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IL PUNTO DEL DIRETTORE

I doni che mancano. Il coraggio che serve

Marco Bencivenga

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dduchi@laprovinciacr.it

22 Dicembre 2019 - 08:14

Babbo

Sotto l’albero di Natale Cremona non troverà i due pacchetti regalo più attesi: né la revoca al declassamento della Tin dell’ospedale Maggiore (l’assessore regionale Giulio Gallera ha soltanto rinviato al primo marzo 2020 il trasferimento a Brescia dei neonati prematuri più gravi, per dar modo a medici e operatori di ottimizzarne le modalità di trasporto in ambulanza, ma ormai il dado è tratto e indietro non si torna) né il via libera all’autostrada Cremona-Mantova (un’infrastruttura invocata da tutte le categorie economiche e da tutte le realtà istituzionali del territorio, eccezion fatta per il M5S, alcuni comitati ambientalisti e Articolo 1, la formazione di sinistra che pure sostiene in Comune il sindaco Gianluca Galimberti, leader indiscusso dei Sí Autostrada). Quest’anno solo carbone, dunque, per i cittadini cremonesi? Non proprio. I due doni più attesi rimarranno nella gerla di Babbo Natale, così come senza risposta resteranno le letterine inviate dai pendolari che chiedevano a Trenord collegamenti puntuali ed efficienti, ma Cremona potrà consolarsi con altre quattro preziose strenne, che in un modo o nell’altro riguardano il Grande Fiume che lambisce il territorio provinciale e ne fissa il confine meridionale. La prima è la conferma da parte del Governo Conte della disponibilità dei 250 milioni di euro necessari alla messa in sicurezza dei ponti sul Po, fondi che rischiavano di essere destinati ad altre opere.

La seconda è lo stanziamento di 12 milioni di euro in tre anni per la cosiddetta navigazione interna, in pratica incentivi fiscali destinati agli imprenditori che movimentano le proprie merci sull’acqua anziché su strada, un piccolo passo verso il rilancio dell’idea di collegare con un canale il mar Adriatico e Milano - via Cremona - che è stata prevista da una legge dello Stato nel 1941, ormai ottant’anni fa - e prima ancora vagheggiata da Cavour, Napoleone e Leonardo Da Vinci - e in tempi recenti è tornata d’attualità come modello di mobilità sostenibile, tanto da essere inserita dall’Unione Europea fra le possibili reti strategiche del Corridoio mediterraneo. Molto meno ambiziose, ma di immediata fruibilità, sono le altre due strenne natalizie recapitate a Cremona dalla Regione Lombardia: uno stanziamento da quasi un milione di euro per la progettazione definitiva ed esecutiva del tratto della Ciclovia VenTo che unirà San Rocco al Porto (Lodi) a Stagno a Lombardo e un finanziamento da altri 400 mila euro per rifare l’attracco sul Po in città. Quando queste due opere saranno completate, Cremona potrà calare un asso sul tavolo del cosiddetto turismo lento, ecologico o green che dir si voglia. Un turismo alternativo alla rotte di massa, scelto da chi preferisce la tranquillità ai locali notturni, la natura alle spiagge superaffollate, le mete culturali e ambientalistiche alle luci al neon stile Las Vegas. Un mercato cui Cremona può ambire a pieno titolo grazie alle sue tradizioni storiche, al valore esclusivo del distretto della liuteria, all’eccellenza dell’offerta enogastronomica e alla più grande risorsa che non ha mai davvero sfruttato appieno: il Po, appunto. Probabilmente è presto per immaginare gli argini del Grande Fiume simili al lungo Tevere (a Roma), al lungo Senna (a Parigi) o all’artistico lungo Loira (a Nantes), con ristoranti affacciati sulla riva, piste ciclabili che scorrono parallele al corso d’acqua, barconi trasformati in locali galleggianti, opere d’arte in esposizione «open air» e percorsi protetti per la corsa frequentati dai runners o, semplicemente, da chi si vuol godere una bella passeggiata lontano da auto e rumori. Ma il potenziale c’è. Basterebbe crederci di più. E scommetterci con convinzione. Già oggi, è vero, a Cremona si può andare a correre o a pedalare lungo il Po, durante la bella stagione è attivo un risto-bar galleggiante sotto il ponte in ferro e le varie canottieri lambiscono la riva. Ma sono circoli privati, riservati ai soci, con tanto di (legittima) recinzione e «danno le spalle» al fiume. Per trasformare il Po in un polo di attrazione turistica oltre i confini provinciali, al contrario, oltre alla futura pista ciclabile e al nuovo approdo, servirebbero un’illuminazione adeguata, un arredo urbano di qualità, chioschi attrezzati e locali con uno speciale appeal. In sostanza, servirebbero investimenti e coraggio imprenditoriale, quella capacità di osare e di sognare in grande che a Cremona a volte sembra far difetto. O si esclude per scelta. Ma il «Po per tutti» potrebbe diventare una grande occasione persa. Con il rischio concreto di doverla rimpiangere in futuro. D’altra parte, se non si sogna a Natale, quando mai?

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