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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Salvare il mondo? Lo insegna Cremona

Marco Bencivenga

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

29 Settembre 2019 - 07:51

Salvare il mondo? Lo insegna Cremona

C'era una volta, non molto tempo fa, un prodotto industriale di indiscutibile successo: la bottiglietta di plastica da mezzo litro, quella che ognuno di noi - quando ha sete - scarica dal distributore automatico dell’ufficio, quella che ogni mattina tutte le mamme infilano nello zainetto dei figli in partenza per la scuola e che gli sportivi portano con sé per reidratarsi durante una partita o una maratona (ma anche quella che gli allenatori di calcio lanciano a terra con rabbia se il loro centravanti sbaglia un gol o l’arbitro gli nega un rigore). Trasparente, pratica, leggera, ermeticamente sigillata, atossica, facile da trasportare, a basso costo di produzione, la bottiglietta di plastica da 500 cc si è rapidamente imposta come il contenitore più sicuro e pratico per trasportare l’acqua da bere. E insieme alla sorella maggiore da un litro ogni anno viene acquistata a livello mondiale in quantità siderale: 500 miliardi di unità, un milione al minuto, 20 mila al secondo. Complimenti a chi l’ha inventata. Se non fosse che... Se non fosse che è fatta di plastica, per la precisione di Pet, Polietilene tereftalato, un polimero potenzialmente riciclabile, in realtà altamente inquinante perché talmente indistruttibile da diventare eterno. Quindi, una minaccia per il pianeta. In particolare, ogni anno milioni di tonnellate di bottiglie e bottigliette di plastica finiscono in mare, con il rischio di soffocare i pesci e l’intero ecosistema, oltre a creare mostruose isole galleggianti di rifiuti alla deriva negli oceani. Così, il prodotto perfetto è diventato all’improvviso un disvalore. Ed è bastato che un’irriverente ragazzina con le trecce puntasse l’indice per rimettere in discussione un intero modello di business.

La riprova più eclatante arriva dal mondo della pubblicità, la più attenta a cogliere i mutamenti del sentiment popolare e più rapida nel riposizionarsi, sintonizzandosi sui nuovi gusti del mercato. Avete notato su cosa puntano le ultime campagne dei produttori di acque minerali? Dopo la stagione salutista (meno sodio, meno potassio, meno residuo fisso...), ora l’attenzione si è spostata dal contenuto al contenitore, dalla qualità del prodotto all’ecosostenibilità dell’involucro. La bottiglia è diventata eco-friendly, «ottenuta con una riduzione del 43% di plastica» o «al 30% di origine vegetale», e i produttori si impegnano a «compensare le emissioni di anidride carbonica generate dall’intero ciclo di vita delle confezioni contraddistinte dalla grafica a Impatto Zero». Basta plin plin, vite snelle e proprietà digestive, i nuovi slogan promettono «meno plastica e più natura». Un cambiamento epocale, che la dice lunga sulla nuova sensibilità dei consumatori e fa il paio con la scelta di un numero sempre più grande di enti pubblici (Comuni, scuole, università, eccetera) di dichiararsi «plastic free» e di mettere al bando le Pet-bottiglie a favore dell’acqua di rubinetto e delle borracce riutilizzabili all’infinito. Una svolta che vede la provincia di Cremona all’avanguardia su ben due livelli: la qualità dell’acqua erogata dalla rete pubblica (un risultato tutt’altro che scontato, perché non basta garantirne l’indispensabile salubrità, l’acqua del rubinetto deve anche essere gradevole al gusto: senza andar troppo lontano, a Brescia nessun assetato avvicinerebbe mai il bicchiere al lavandino di casa...) e l’uso diffuso delle borracce riciclabili. La più famosa è Goccia («Non un gadget, ma un simbolo», la definisce il presidente di Padania Acque Claudio Bodini), simpatica e funzionale antesignana del nuovo che avanza. Venerdì mattina fra i vincitori del concorso fotografico «In vacanza con Goccia» che sono stati premiati nel salone dei quadri del Palazzo Comunale spiccavano tre cremonesi che si sono fatti un selfie a Time Square, la piazza simbolo di New York e per molti ombelico del mondo: ebbene, quell’immagine rappresenta esattamente la consapevolezza e l’impegno di chi vuole difendere il pianeta con gesti e fatti concreti. Perché un conto è portarsi Goccia in ufficio (meritorio, ma tutto sommato facile), un altro infilarla nella valigia quando si parte per gli Stati Uniti occupando il poco spazio disponibile a fronte dei costi aggiuntivi del bagaglio e delle rigide norme aeroportuali. In questo caso servono una convinzione profonda e una feroce determinazione. Altrettanto significativo l’impegno di Gualtierina e Gino, due maturi coniugi cremonesi che hanno portato Goccia a Molveno, dimostrando che la sfida di «salvare il mondo» non ha età, non coinvolge soltanto i giovani che nelle stesse ore di venerdì hanno sfilato a Cremona, Crema e Casalmaggiore in contemporanea con milioni di coetanei di tutta Italia e del mondo. «Anziché manifestare saltando la scuola con tanto di giustifica ministeriale, gli studenti avrebbero potuto pulire un parco o le rive del Po», ha eccepito qualcuno. Obiezioni legittima. Eppure, scendere in piazza a volte è necessario. Perché il mondo della politica è così lontano, potenti come il presidente Usa Donald Trump si permettono si snobbare perfino l’assemblea dell’Onu e gli appelli che da lì partono dopo gli allarmi lanciati dagli scienziati di tutto il mondo, e allora le buone azioni sono meritorie, ma serve di più: per fare la rivoluzione, per cambiare i modelli di business e imporre una reale svolta green, c’è bisogno di una carica utopica, di uno slancio ideale, di un sentire il più possibile diffuso e condiviso. Se è vero che gli affari contano più del potere, è su quelli che si può e bisogna incidere, con scelte coraggiose dal basso, se quelli che stanno in alto non hanno la forza o la volontà di assumerle. Le vera «class action» contro chi inquina non si pratica nei tribunali, ma condividendo una vision, un orizzonte, un obiettivo. E più si è, meglio è. Perché è la massa critica a spostare i consumi e imporre il cambiamento. Sempre più persone pretenderanno dai propri governanti acqua buona da bere dai rubinetti di casa, sempre meno saranno costrette ad acquistare le bottiglie di plastica che inquinano il pianeta. In questo Cremona è all’avanguardia, insegna, dà lezioni a tutti. Per una volta al centro del mondo, anziché alla periferia del futuro.

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