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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Gloria, Valeria e la nostra coscienza

Marco Bencivenga

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dduchi@laprovinciacr.it

28 Giugno 2019 - 07:46

Gloria, Valeria e la nostra coscienza

Il direttore Marco Bencivenga

Gloria aveva due anni. Ed è stata uccisa dal papà in un appartamento di via Massarotti a Cremona. Per far dispetto alla mamma. Anche Valeria aveva due anni. È annegata nel Rio Grande, abbracciata al papà che stava cercando di portarla oltreconfine, dal Messico agli Stati Uniti, mentre la mamma aspettava buone notizie da casa. Di Gloria - grazie a una bellissima foto - conosciamo il sorriso disarmante e due stupendi occhi neri, spalancanti sulla vita. Di Valeria - nella foto shock che sta indignando il mondo - si intravvedono solo le gambe paffute e un braccio proteso, non il volto, rivolto all’ingiù, verso la terra promessa che avrebbe raggiunto sulle spalle di papà, se all’improvviso le acque limacciose del fiume non avessero inghiottito entrambi. Gloria sorrideva al futuro, Valeria ne cercava uno. Gloria è morta per mano del papà. Valeria l’ha stretta forte, quella mano così grande e forte, durante il lungo cammino da casa al fiume, prima di salire sulle spalle del suo improvvisato Caronte - a cavalluccio, come amano fare tutti i bambini del mondo - per passare da sponda a sponda nel modo apparentemente più sicuro. Anche Gloria, probabilmente, si sentiva al sicuro, in casa, vicino al suo papà: come poteva immaginare quali intenzioni avesse? Alla sua età, come poteva capire le urla e il pianto della mamma, quando lo scorso febbraio il papà le aveva rotto il timpano con una ‘carezza’ troppo forte? Da Cremona al Rio Grande la contrapposizione fra le due tragedie che hanno visto protagonisti un papà e una figlia di soli due anni è troppo stridente per passare inosservata. E non bastano diecimila chilometri di distanza per spezzare l’invisibile filo rosso che lega i due casi deflagrati come bombe negli ultimi giorni.

La storia di Gloria, in verità, non ha varcato i confini cremonesi, salvo qualche rapido servizio nei tg nazionali, perché nella maggior parte dei casi è stata declassata a spaventoso epilogo di una disputa familiare. Una tragedia immensa, certo, ma non un caso esemplare. La morte di Valeria, al contrario, sta facendo discutere il mondo perché dal Messico a Lampedusa squarcia il velo dell’ipocrisia sulla più complessa e controversa questione politica internazionale: la migrazione dei popoli più poveri del pianeta verso la sua parte più ricca e (un tempo) ospitale. Poco importa ai disperati di Africa e Sudamerica se la prospettiva di una vita migliore nella maggior parte dei casi si rivelerà un miraggio, un’illusione, un sogno infranto. La speranza di ogni migrante è la stessa di chi investe i propri risparmi in una lotteria: avere fra le mani l’unico biglietto vincente. Kouao Jacob Danho, il papà di Gloria, in fondo l’aveva trovato: arrivato anni fa dalla Costa d’Avorio, aveva ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e un lavoro come operaio alla Magic Pack di Gadesco Pieve Delmona. E grazie a quello stipendio sicuro lo scorso febbraio aveva preso una casa in affitto in città, non proprio una reggia, ma comunque una sistemazione più che dignitosa. Peccato avesse un’altra famiglia in Africa e non sapesse che in Italia la poligamia è un reato. Soprattutto, una condizione inaccettabile per una moglie che scopre all’improvviso di non essere l’unica, deve dividere i guadagni del marito con un’altra sposa e, per questo, chiede ai giudici la separazione. Scatenando una rabbia assassina. "Isabel Audrey, tu non hai mai amato Gloria, ora vivi senza di noi”, aveva scritto nelle scorse settimane sul retro di una foto-calendario il padre destinato a diventare assassino (anche se negli interrogatori continua a proclamarsi innocente e ad accusare dell’efferato delitto un fantomatico rapinatore). Evidente l’incapacità di accettare le regole di un mondo diverso dal suo: in primis, il rispetto della donna e della vita. E anche questo è un aspetto del fenomeno migratorio di cui non si parla mai abbastanza: accoglienza e integrazione passano - devono passare - innanzitutto dalla condivisione di regole, comportamenti e valori. A patto che regole e comportamenti siano equi e non diventino a loro volta arbitrari: è legittimo costruire muri? Ci si chiede dagli Stati Uniti all’Europa. E chiudere i porti? E respingere in barba ai trattati internazionali navi cariche di persone in fuga da guerre e carestie? Al dunque, quali leggi valgono di più? Quelle condivise e sottoscritte da tutti o quelle di parte, d’emergenza, pensate per arginare un fenomeno che non si riesce più a governare? Sono quesiti che scuotono la società moderna. Come la follia di un padre che arriva a togliere la vita alla creatura che solo due anni prima ha messo al mondo. E la disperazione di un genitore come Oscar Alberto Martinez, pronto a morire per portare in salvo (pensare di portare in salvo) la sua bambina. Gli occhioni di Gloria ci interrogano senza via di fuga. Il corpo semisommerso di Valeria, la bimba senza volto aggrappata alle spalle del papà, ci inchioda alle nostre responsabilità. Basterà immaginare Gloria e Valeria che giocano insieme in Paradiso per lavarci la coscienza?

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Commenti all'articolo

  • Aletti.renzo

    28 Giugno 2019 - 12:57

    Ottima riflessione, grazie direttore.

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