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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il metro di comodo del M5S cremonese

Marco Bencivenga

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dduchi@laprovinciacr.it

20 Giugno 2019 - 08:03

Il metro di comodo del M5S cremonese

Il direttore Marco Bencivenga

Quanto è lungo un metro? Universalmente 100 centimetri. Qualcuno li misura usando la barra di platino-iridio conservata dal 1889 al Bureau internazionale che ha sede a Sèvres, in Francia; altri dividendo per dieci milioni la distanza fra Polo Nord ed Equatore calcolata sul meridiano di Parigi; altri ancora contando la variazione di lunghezza d’onda di un raggio laser nella transizione fra due livelli di un atomo o la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un infinitesimo di secondo. Metodi diversi e complicatissimi per arrivare allo stesso risultato finale: un metro è lungo 100 centimetri. Questo per la scienza e per i comuni mortali. Non così, invece, per certi esponenti del Movimento 5 Stelle, usi a valutare fatti e situazioni con un proprio personale metro di giudizio, elastico anziché di platino-iridio, così da potersi allungare o accorciare a piacimento: a volte misura 80 centimetri, altre 120, altre ancora 60, in alcuni casi addirittura 100. L’ultima riprova si è avuta grazie al consigliere regionale cremasco Marco Degli Angeli, 42 anni, una laurea in Scienza informatiche, project manager «competente ed esperto», come rivendica nel cv pubblicato online (in inglese, perché fa più chic) sul sito ufficiale del Consiglio regionale della Lombardia. L’esimio Degli Angeli martedì ha inviato una lettera al direttore de La Provincia «per esprimere disagio e disappunto» in relazione a due titoli apparsi sul giornale: «Investiva in droga il reddito di cittadinanza: arrestata dai carabinieri» e «Spacciatrice a nostre spese».

Per Degli Angeli si trattava di «un uso strumentalmente e fuorviante di un caso di banale cronaca giudiziaria».
«Certo – ammetteva il consigliere regionale nella sua lettera - una donna che spacciava droga ha percepito per un mese il reddito di cittadinanza. Nell’articolo però non c’era alcuna correlazione diretta tra lo spaccio di stupefacenti e il reddito di cittadinanza». Di più: secondo il consigliere regionale «i massimo 100 euro in contanti dei 700 euro di reddito di cittadinanza percepiti dalla donna» non sarebbero stati sufficienti per mettere in piedi una florida attività di spaccio, stanti l’esiguo quantitativo di droga sequestrato e il numero ridotto dei clienti. Seguiva il commento politico: «Il reddito di cittadinanza per la sua portata nella lotta alla povertà e per il suo valore nel reinserimento sociale non merita di essere denigrato come una misura utile a mettere in piedi attività di spaccio. E sono numerosi i casi affrontati dalla cronaca di storie positive legate alla dignità che può restituire un piccolo aiuto come il reddito di cittadinanza». Da qui, «dopo quell’articolo denigratorio», la richiesta di leggere sulle pagine de La Provincia «storie virtuose sull’uso del reddito di cittadinanza» perché «i lettori meritano un’informazione completa ed equilibrata». Opinione discutibile, ma legittima. Una critica severa, certo, per noi priva di fondamento, ma accettabile, perché tutto sommato rispettosa. E la risposta alla lettera era già pronta: «Del reddito di cittadinanza e del concorso per la selezione dei navigator cremonesi abbiamo scritto più volte. E diamo conto anche oggi, pur prendendo atto che la misura destinata ad ‘abolire la povertà’, come promesso del vicepremier Luigi Di Maio, si sia ridotta a un ‘piccolo aiuto’ per ammissione dello stesso De Angelis. Quanto alla spacciatrice arrestata, da parte nostra non c’è stato alcun intento denigratorio: solo un dato di fatto prodotto dalla cronaca giudiziaria. La doppia vita della signora emerge chiaramente dall’inchiesta condotta dai carabinieri, di cui abbiamo dato conto. Stupisce semmai la mancanza assoluta di ogni forma di condanna di tale odioso reato da parte del consigliere regionale Degli Angeli. Anzi, non stupisce neppure troppo, dato che per il M5S, si sa, garantismo e giustizialismo sono da sempre concetti molto dinamici. Dipende da chi coinvolgono. Perché nessun esponente cinquestelle, per esempio, ha espresso lo stesso ‘disagio e disappunto’ quando un alleato leghista ha accusato i richiedenti asilo cremonesi di frequentare ‘a nostre spese’ una sala scommesse della città?». Domanda d’obbligo: perché mai l’espressione «a nostre spese» può essere usata dai tesserati della Lega o dai «portavoce» del M5S (come si chiamavano una volta) e non dai giornalisti de La Provincia? Quei due titoli erano forti, forse provocatori, va bene. Ma legati a circostanze ben precise, sulle quali indaga la magistratura. Per Degli Angeli, invece, non avremmo dovuto scriverne. Addirittura, secondo il post che ha pubblicato ieri sulla sulla sua pagina Facebook - si è trattato di una «fake new» (letteralmente: una notizia falsa) tanto da fargli vergare in rosso una sentenza senza appello: «La Provincia di Cremona – Vergognosa disinformazione». Eh, no, egregio consigliere regionale: La Provincia non fa vergognosa disinformazione, ma con proprie inchieste o attingendo da fonti qualificate, credibili e documentabili, da 72 anni informa i cittadini cremonesi con grande professionalità e impegno su tutto ciò che avviene sul territorio provinciale, iniziative elettorali, battaglie e attività del M5S comprese, come possono ben dimostrare le raccolte cartacee e on line dell’ultima campagna elettorale. Che la consultazione popolare non si sia conclusa come sperava il Movimento si può ben comprendere, ma questo è un dato che dovrebbe far riflettere il consigliere Degli Angeli e il popolo a cinque stelle sugli errori commessi, di certo non è il frutto di scelte faziose o di un boicottaggio da parte de La Provincia, testata che dal primo all’ultimo giorno della campagna - come doveroso - ha garantito adeguata visibilità e pari dignità al candidato sindaco pentastellato Luca Nolli (a sua volta autore di un illuminato post su Facebook in cui, dopo averci ampiamente sfruttato per 40 giorni, ci ha simpaticamente definiti «ridicoli e faziosi»). Dal consigliere Degli Angeli non accettiamo alcuna lezione di giornalismo e di democrazia. Tanto meno dai suoi followers che, così argutamente imbeccati, hanno condiviso il sublime post quasi 200 volte e lo hanno commentato con becere offese e insulti gratuiti alla nostra redazione, non si sa su quali basi o disponendo di quali informazioni sconosciute agli investigatori. Tale Claudio Icardi ci ha definiti «sciacalli, casta corrotta, timorosa dei poteri forti e soprattutto di perdere i privilegi» (quali privilegi, signor Icardi? Per esempio il privilegio di lavorare di notte o nei giorni festivi ben più dei dipendenti dei centri commerciali che pure sono da sempre nel mirino del Movimento? Se crede, siamo disponibili a confrontarci sul tema). Tale Antonio Misciali ha aggiunto a «sciacalli» gli aggettivi «luridi, ignoranti e falsi»; tale Rita Bisegna ci ha chiamato «pennivendi» (forse voleva scrivere «pennivendoli», ma evidentemente non ha completato il corso di grammatica italiana); l’arguto Luca Boccabella ha invocato «qualche denuncia» così «la stampa IMPARA a scrivere» (se è disponibile a illuminarci con lezioni a domicilio, lo aspettiamo fin da oggi in redazione, al civico 2 di via delle Industrie). Dall’alto della sua cattedra, tale Stefano Norcia ci ha definiti «un’accozzaglia di somari che manco sanno un’argomento» (lui, in compenso, non conosce l’uso dell’apostrofo), mentre secondo tale Giuseppe Buffardo saremmo semplicemente «un giornale di m...» (opinione condivisa da tale Sandro Meletta e tale Roberto Mazzolini: se lo dicono loro... evidentemente se ne intendono!). E se tale Daniele Taricco invoca una sanzione per La Provincia (da parte di chi? del sottosegretario all’editoria Vito Crimi, noto per la testardaggine con cui punta alla soppressione dei finanziamenti pubblici ai giornali e all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti?) e tale Carmine Porcelli vorrebbe impugnare «la spada per tagliare i tentacoli della disinformazione», secondo tale Paola Tacchini certi cronisti andrebbero denunciati «per reato di disinformazione ai danni del Governo». Posto che da denuncia sono solo alcuni di questi insulti, non certo i nostri titoli, una cosa dovrebbe essere chiara al consigliere Degli Angeli che, raggiunto ieri al telefono, si era dissociato dai commenti offensivi dei suoi seguaci, impegnandosi a rimuoverli tempestivamente e scusandosi per non averlo ancora fatto all’alba delle 12.42 perché «impegnato in Commissione», salvo poi farlo solo parzialmente: le parole - ecco la lezione - hanno un peso sempre, sia quando le usiamo noi giornalisti de La Provincia sia quando le usano un consigliere regionale e i suoi followers. Se il nostro titolo era forte, i loro insulti sono inaccettabili. Sempre a patto di usare lo stesso metro di giudizio, naturalmente. Il nostro resta di 100 centimetri. Il loro, chissà..

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