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Lunedì 17 Giugno 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Una poltrona per due, così uguali così diversi

Una poltrona per due, così uguali così diversi

Il direttore Marco Bencivenga

Gianluca Galimberti o Carlo Malvezzi? Carlo Malvezzi o Gianluca Galimberti? A due settimane dal voto del 26 maggio oggi 56.470 cremonesi sono richiamati alle urne per scegliere il sindaco che, salvo imprevisti, governerà la città per i prossimi cinque anni. Quindi fino al 2024, anno che per i nati a fine ‘900 esisteva solo nei film di fantascienza e invece è ormai dietro l’angolo.

Chi vincerà? Difficile prevederlo. Facesse testo l’esito delle Europee, sarebbe favorito il candidato del centrodestra, sostenuto dalla straripante Lega di Matteo Salvini, da una Forza Italia in flessione sì, ma capace di rimandare a Strasburgo Massimiliano Salini, dai Fratelli d’Italia in grande ascesa e dalla lista civica Viva Cremona che al primo turno delle Comunali è stata votata da oltre il 4 per cento degli elettori. Il problema (per Malvezzi) è che nel segreto dell’urna quasi 4 mila potenziali sostenitori su 19.235 gli hanno voltato le spalle. O quantomeno gli hanno remato contro rispetto alle Europee. Così, due settimane fa il sindaco uscente, teoricamente sotto di ben 20 punti, a un certo punto dello spoglio ha addirittura accarezzato l’idea di essere rieletto senza neppure passare dal ballottaggio grazie alla significativa tenuta del Pd (primo partito in città con il 30,3% dei consensi alle Comunali, tre punti in più rispetto alle Europee), grazie al buon risultato di Fare Nuova La Città (6,4%) e grazie ai voti rastrellati dalla altre liste civiche di supporto (4.5 per cento Cremona Attiva, 2.6 Sinistra per Cremona, 1.7 Cittadini per Passione, 0.6 Patto Civico). Risultato finale: 17.134 a 15.381. Per Galimberti.

Da qui si riparte oggi, con un tesoretto di ben 4.423 voti in libera uscita, contendibili da entrambi i candidati dopo la rinuncia a ogni possibile apparentamento con gli sconfitti del primo turno: sul piatto sono rimasti i 2.114 voti ottenuti dal Movimento 5 Stelle (candidato sindaco: Luca Nolli), i 1.226 della lista Giovetti - La cura per Cremona, i 534 di Cremona Cambia Musica (Francesca Berardi), i 304 di Casa Pound (Diego Ratti) e i 245 di Alternativa Comunista (Alberto Madoglio). Non solo. Al primo turno sono finite nell’urna oltre mille schede bianche o nulle. E 18.508 elettori (in media uno ogni tre!) sono rimasti a casa, anziché andare a votare.

Il distacco fra Galimberti e Malvezzi è talmente esiguo (1.753 voti) che uno solo di questi fattori potrebbe bastare per spostare l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra. L’incognita delle incognite è l’affluenza: quanti cremonesi parteciperanno oggi al ballottaggio? E quanti invece preferiranno trascorrere la giornata in riva al Po, se non addirittura al mare o in montagna? Alle 23, quando si chiuderanno le urne, il numero dei votanti sarà il primo indicatore decisivo, per capire che aria tira, dopo 40 giorni di campagna elettorale ordinaria e altri 14 riservati ai due candidati più preferenziati del primo turno. I “tempi supplementari” non hanno riservato particolari colpi di scena, ma potrebbero aver spostato qualche voto. Oppure no.

Il Centrodestra ci spera grazie all’”effetto Salvini” (piazza Roma stracolma, centinaia di fans in coda per fare un selfie con il Capitano...), il Centrosinistra grazie al sostegno e all’esempio di Emilio Del Bono e Giorgio Gori - sindaci di Brescia e di Bergamo, rispettivamente -, il primo capace di confermarsi dodici mesi fa in pieno boom di Lega e M5S, il secondo rieletto al primo turno solo due settimane fa in una provincia per oltre la metà apertamente leghista. “Imprese” solo apparentemente sorprendenti, perché un conto sono le elezioni politiche, dove prevale la scelta di campo e spesso l’elettorato vota di pancia, e un altro conto sono le Amministrative, dove a fare la differenza sono i candidati, la loro storia, il loro profilo, i loro programmi, perfino il loro carattere.

In questo Cremona è fortunata, perché non ha portato in finale due outsider, ma due volti noti, due amministratori di comprovata esperienza, con visioni e programmi diversi, certo, ma animati da identico, sincero, amore per la città. Non a caso entrambi hanno chiuso la campagna elettorale parlando di “energia”: nel segno della continuità Galimberti, in una prospettiva di cambiamento Malvezzi. Uno auspicando sempre maggior partecipazione da parte dei cittadini e promettendo ascolto e spirito di servizio da parte del sindaco; l’altro invocando meno burocrazia, per costruire una città “più efficiente, più moderna e più sicura”. E via con progetti e proposte su entrambi i fronti: dai trasporti ai servizi sociali, dall’impiantistica sportiva al rilancio del commercio, dalla rigenerazione degli immobili dismessi alle politiche culturali, dalla tutela dell’ambiente al turismo, dall’istruzione alle attività produttive, dalla sicurezza alla lotta alla povertà, dalla gestione dell’accoglienza all’innovazione tecnologica, dal prendersi cura degli anziani alle prospettive di lavoro per i più giovani che in larga maggioranza vedono il loro futuro lontano da Cremona, secondo quanto ha rilevato e rivelato lo studio Ambrosetti. Per trattenere le nuove generazioni, per offrire sostegno alle famiglie (in particolare alla terza età) e per onorare tutte le promesse fatte durante la campagna elettorale, in realtà, una soluzione ci sarebbe. Peccato sia impraticabile. Basterebbe prendere le qualità e le doti migliori di entrambi i candidati e fonderle in una sola persona. Il nuovo sindaco? Presto fatto: Carlo Galimberti. O Gianluca Malvezzi...

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15 Giugno 2019