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Diritto di critica, le recensioni degli studenti di 'Signori si nasce'

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

04 Gennaio 2018 - 14:15

Diritto di critica, le recensioni degli studenti di 'Signori si nasce'

Terzo appuntamento con 'Diritto di critica'. Ecco le recensioni di 'Signori si nasce', degli studenti cremonesi. Scegli la migliore e VOTA. C'è tempo fino a giovedì 11 gennaio.

LAURA LANFRANCHI – 4 GHISLERI  Decisamente un’ottima scelta quella del Teatro Ponchielli di finire l’anno e iniziare il nuovo con lo spettacolo della compagnia de I LEGNANESI “Signori si nasce…e noi?”, titolo che richiama l’omaggio al grande Antonio De Curtis, in arte Totò, a cinquant’anni dalla sua scomparsa. Con citazioni di frasi celebri “Vedi Napoli e poi muori”, i brani musicali la “Malafemmena”, “O’ sole mio” e “Funiculì Funiculà”, tutta la rappresentazione può considerarsi una dedica al grande personaggio della comicità napoletana, essendo la vicenda ambientata in parte a Napoli oltre che nel consueto cortile lombardo della famiglia Colombo. Anche il testo, per essere aderente al contenuto, al dialetto lombardo affianca una parte con battute nella tipica parlata napoletana, testimoniando quanto questo gruppo teatrale non conosca confini. Il sipario si apre con i festeggiamenti per il compleanno di Teresa che, una volta rimasta sola nel cortile, non riesce a trattenere la curiosità per un messaggio arrivato sul telefonino che il marito ha dimenticato sul tavolo. In questo modo scopre che, dopo quasi cinquant’anni di matrimonio, l’uomo è attratto da un’altra donna, la padrona di casa, una ricca marchesa napoletana. Segue una discussone tra i due coniugi; Giovanni dice addio a Teresa e se ne va al Sud per seguire la nuova fiamma. La donna, abbandonando l’idea di una separazione, decide di partire per Napoli con la cugina Pinetta e la figlia Mabilia, dove cercherà un modo per riprendersi il marito. Accurate e ricche si presentano le scenografie e magnifici sono i costumi che si alternano, con piume e glitter dorati, indossati per i pezzi cantati e danzati, questi più curati del solito grazie anche all’inserimento nel corpo di ballo di cinque nuovi professionisti. Un mix di parti recitate e cantate con coreografie degne di un musical di tutto rispetto, come gli applausi del pubblico hanno decretato sia durante che al termine della rappresentazione. Antonio Provasio, Enrico Dalceri e Luigi Campisi, divertenti come sempre con la loro comicità pulita e coinvolgente, capace di catturare l’attenzione degli spettatori per più di due ore, nel finale salutano il pubblico suggerendo una riflessione su quelli che sono, anche se spesso dimenticati, i veri valori importanti della vita, quali l’affetto dei propri cari e la salute, contrapposti al potere del denaro.

SILVIA ANDREA RUSSO - 2° C LICEO CLASSICO “D. MANIN” Il Teatro Ponchielli saluta il 2017 e accoglie il nuovo anno con una effervescente “fusion culturale”. La ormai storica compagnia dei Legnanesi, in occasione dei 50 anni della scomparsa del celebre Antonio de Curtis, abbraccia la maschera tragico-comica di “Totò” con uno spettacolo frizzante e spiritoso, una coinvolgente danza che scivola dai cortili popolari di Legnano fino ai tipici ristoranti di Napoli in un intreccio di amori, tradimenti, desideri celati nei cuori dei personaggi, inaspettati festeggiamenti e prevedibili riappacificazioni. Signori si nasce… e noi? È questa una storia di ringhiera ridipinta in chiave musical: un susseguirsi di vicende paradossali che esplodono all’interno di una quotidianità umile quale quella della famiglia Colombo, un gioco in continuo crescendo di fusione tra realtà culturali distanti, dal quale scaturisce il cuore comico dell’intera rappresentazione. Una moglie relativamente autorevole, un marito che si ribella alla sottomissione alla donna, una figlia rapita dal desiderio di denaro. Il pubblico viene fin da subito catturato da una realtà che si manifesta nell’incontro di luoghi comuni, credenze popolari, stereotipi culturali ormai “ storici” e nel dialogo tra “diversi”. Come non ammirare i tentativi maldestri di una Teresa, esponente dell’ignoranza popolare, difronte al linguaggio retorico e tecnico di un avvocato amante del latino?! E come non rimanere affascinati dall’abile cucitura di termini appartenenti al dialetto lombardo con citazioni famose, parole dell’italiano corrente ed espressioni tratte dalla tipica parlata napoletana! Ancora una volta i Legnanesi hanno saputo ben guidare alla scoperta di una tradizione popolare e di un’unità culturale oltre “i campanili”. In un quadro accattivante, tra luci e colori vivaci, non sfuggono, però, quei dettagli non proprio superflui: una performance canora non allo stesso livello dei recitativi, i passi semplicemente abbozzati di una tarantella napoletana, incastrata forzatamente nella trama di note del celebre O Sole Mio. Sotto la maschera di forte comicità, emerge l’intenzione di spingere il pubblico ad una profonda riflessione sulle debolezze della società odierna, servendosi, così, della tradizione come chiave di lettura dell’attualità, in un equilibrio costante tra passato e presente. 

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