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Don Inzoli indagato a Cremona

Abusi su minori: dal procuratore di Martino richiesta di rogatoria al Vaticano

maria grazia teschi

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mteschi@laprovinciacr.it

18 Ottobre 2014 - 10:39

Don Inzoli indagato a Cremona

L’ex parroco di Santa Trinita e leader di Cl don Mauro Inzoli nella foto di repertorio

CREMA - Lo chiamavano «il prete in Mercedes». Sigaro sempre in bocca, auto e ristoranti di lusso, frequentazioni politiche ‘di peso’, uomo forte di Comunione e Liberazione, don Mauro Inzoli. Già punito dal Papa per una brutta storia di abusi su minori, ora anche la procura indaga su «don Mercedes».
Il procuratore, Roberto di Martino, ha aperto un fascicolo e per sapere che cosa abbia accertato l’autorità ecclesiastica, ha chiamato in causa la Santa Sede. Lo ha fatto con una richiesta di rogatoria al Vaticano attraverso il ministero della Giustizia.
L’indagine su don Inzoli, 64 anni, per 15 presidente della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni, nasce dall’esposto presentato il 30 giugno scorso in procura da Franco Bordo, deputato di Sel. Un documento di ventotto righe, più tre allegati, con la richiesta finale di accertare se gli elementi emersi «siano meritevoli di approfondimenti investigativi e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione».
Sarebbe stato il preside di un istituto superiore a denunciare il prete, non, però, all’autorità giudiziaria, ma al vescovo. Lo scandalo scoppia il 9 dicembre del 2012, quando il sito della Curia cremasca pubblica la decisione del Vaticano che riduce allo stato laicale don Inzoli, provvedimento contro il quale il sacerdote ricorre nel febbraio del 2013. Il 12 giugno scorso arriva il decreto, durissimo, della Congregazione per la Dottrina della Fede (il dicastero guidato dall’allora cardinale Ratzinger prima di diventare Papa) che, su incarico di Papa Francesco, lo trasmette al vescovo di Crema.
Il decreto infligge una «pena medicinale perpetua» a don Inzoli. Il Vaticano gli lascia gli abiti sacerdotali, ma riconosce gli abusi sui minori. Così, «in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza». Il sacerdote di Comunione e Liberazione «non potrà «celebrare e concelebrare in pubblico l’eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare ma solo celebrare l’eucaristia privatamente». E ancora, «non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale, non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o di altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo». Dopo i divieti, i doveri: «Dovrà intraprendere per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia».
Linea dura quella prevista da Papa Francesco che fin dal suo insediamento al Soglio petrino, ha voluto inserire la lotta alla pedofilia tra le priorità del suo ministero. E che ha così messo la parola fine al caso partito due anni fa. Chiuso il fascicolo a Roma, se ne è aperto uno a Cremona.

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