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IMPRESA ETICA E SVILUPPO

Oro dai vecchi cellulari: la rivoluzione della Ecomet

Riciclo e attenzione all’ambiente: l'impresa di Spino d’Adda benedetta dal Vaticano

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

24 Novembre 2022 - 05:25

Oro dai vecchi cellulari: la rivoluzione della Ecomet

SPINO D'ADDA - Negli smartphone c’è un tesoro: da una tonnellata di cellulari da buttare alla Ecomet refining riescono ad estrarre 300 grammi d’oro, che sul mercato raggiunge un prezzo di 50 euro al grammo.

Significano 15 mila euro, da cui vanno ovviamente tolti i costi di produzione. L’azienda di via dell’Industria, fondata 10 anni fa dall’oggi 37enne ingegnere Alberto Tosoni, è una delle poche in Europa. «In Italia siamo gli unici con questa tecnologia» conferma l’amministratore delegato.

Tra l’altro la Ecomet è al 91° posto nella classifica delle top 400 imprese provinciali, lo studio sulla competitività ideato dal quotidiano la Provincia, con partner Confindustria.

Nel 2021 ha fatto un balzo in avanti di 48 posizioni, risalendo dalla 139ª del 2020. L’azienda ha un fatturato 2021 di 25 milioni di euro e conta 20 dipendenti che lavorano 24 ore su 24 distribuiti su tre turni.

Ecomet tratta duemila tonnellate di rifiuti all’anno in maniera totalmente sostenibile, utilizzando pochissima energia e senza dispersione in atmosfera di sostanze pericolose o inquinanti. Recupero e affinazione di metalli preziosi, di questo si occupano a Spino.

Da una tonnellata di queste materie circa 300 chilogrammi vengono recuperati e altri 700 utilizzati come materiale per le fonderie di rame oppure nelle ditte di bitume per realizzare l’asfalto. Niente va perduto. In un servizio che le ha dedicato l’Osservatore romano, il quotidiano della Santa Sede, si sottolinea come questo lavoro sia in linea con le parole di Papa Francesco nell’enciclica «Laudato si’».

Un sistema di riciclo che argina la dilagante cultura dello scarto denunciata dallo stesso Santo Padre. Altro punto cruciale è l’inquinamento. Ci sono metalli che possono rilasciare sostanze inquinanti nel terreno per anni, pensiamo al litio di cui sono composte le batterie degli smartphone. E poi c’è la questione dello sfruttamento dei minatori, in zone del mondo povere ma ricche ad esempio di giacimenti auriferi: queste persone lavorano in condizioni drammatiche, senza giusto salario, senza alcuna sicurezza, a contatto stretto con agenti chimici nocivi per la salute, scavano nel ventre della terra per portare alla luce quello che poi magari sarà trasformato in un orecchino o in un braccialetto venduto in una boutique in Occidente a centinaia, migliaia di euro. E questo non è più accettabile.

Alla Ecomet ricevono materiale da tutto il mondo. In vista c’è anche un importante ampliamento. Con base a Treviglio. «Ma a Spino rimarrà il nostro cuore pulsante», assicura Tosoni. Nella cittadina bergamasca è in fase di realizzazione un nuovo impianto, 10 volte più grande di quello attuale, per arrivare a lavorare 20 mila tonnellate all’anno.

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