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CREMA

Lo diffama sui social, «condanna» con multa

Aveva insultato il candidato Chicco Zucchi durante la campagna elettorale del 2017

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

22 Aprile 2021 - 10:50

Lo diffama sui social, «condanna» con multa

Chicco Zucchi

CREMA (22 aprile 2021) - Quella di quattro anni fa era stata la campagna elettorale dei veleni. Bersaglio, in particolare, il candidato del centrodestra Chicco Zucchi che, in più occasioni, si era sentito diffamato sporgendo querele.
Uno degli episodi in questione è arrivato in aula di tribunale. L’autore della diffamazione aggravata a mezzo stampa (C.R., 52 anni, residente a Crema) ha parteggiato. Lo aveva fatto attraverso la sua pagina Facebook.
La pena per il reato contestato prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni o la multa non inferiore a 516 euro. A seguito del patteggiamento C.R. pagherà 600 euro di multa oltre a sostenere il rimborso per le spese di costituzione di parte civile.
L’imputato aveva realizzato il profilo «Candidato sindaco di merda starter pack» che faceva riferimento a Chicco Zucchi e sul quale, di volta in volta, pubblicava messaggi diffamatori accusando il leader dell’onda fucsia di «condividere foto di mongolini per far credere di essere una persona sensibile» oppure di «ispirarsi ai valori cristiani che è come sentire Alvaro Vitali che si ispira a Cary Grant» o dichiarando in riferimento al duello con Stefania Bonaldi che «se l’altra si occupa delle minoranze, a lui restano i minorati». Altri messaggi denigravano il candidato per le sue caratteristiche fisiche o lo descrivevano come indegno del ruolo pubblico. Zucchi si è presentato nel tribunale del capoluogo accompagnato dal suo legale di fiducia Paolo Sperolini mentre l’imputato era difeso dall’avvocato Massimo Madelli. «Sono soddisfatto della sentenza di condanna – ha commentato Zucchi che ora siede nei banchi del consiglio comunale e che è il presidente della società di calcio AC Crema 1908 oltre a guidare l’organizzazione nazionale datoriale Sistema Impresa in qualità di segretario generale – che ho atteso per quasi quattro anni nella consapevolezza che il mio diritto all’onorabilità sarebbe stato riconosciuto. Non è la prima né sarà l’ultima udienza per diffamazione che fa riferimento ad un periodo nel quale, da persona della società civile estranea alla politica, ho accettato la sollecitazione di numerosi concittadini affinché mi candidassi. L’ho fatto per il bene della mia città e perché credo nel valore dell’impegno pubblico. Purtroppo, insieme ai tanti segnali di affetto e di fiducia che ho ricevuto, sono diventato il bersaglio di innumerevoli attacchi, gravi e infami, che hanno procurato un grande disagio personale e soprattutto hanno ferito i miei cari. L’esito della sentenza mi conforta e mi spinge ancora di più a perseguire la via della giustizia legale. È una strada lunga, indubbiamente, ma nella quale credo con fermezza e che intendo percorrere ogni volta che sarò costretto a farlo».

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