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CREMA E CREMASCO

Cupido pericoloso, Bettinelli: «Poteva pure uccidere»

L'arciere campione italiano: «Il 34enne denunciato non è di certo un atleta»

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

13 Aprile 2021 - 10:45

Una freccia d’amore? «No,  poteva pure  uccidere»

L’arciere campione italiano Giancarlo Bettinelli con la figlia Lisa

CREMA (13 aprile 2021) - L’avventato e pure pericoloso Cupido, 34enne senza precedenti penali, che ha scagliato una freccia sull’anta in legno dell’abitazione della ragazza che aveva conosciuto solo in una circostanza, con attaccato un biglietto nel quale chiedeva un appuntamento, è l’argomento del giorno. E non solo a Crema. L’episodio, infatti, si è ritagliato spazi su quasi tutti i media nazionali.

Un commento a questo gesto lo abbiamo chiesto a Giancarlo Bettinelli, l’arciere cremasco più titolato. Campione italiano a squadre con la Chizzoli Archery Team nel 1982 con l’arco olimpico e poi tecnico a vari livelli con un’esperienza anche alla guida della Nazionale della Grecia, Bettinelli non nasconde lo stupore per l’episodio che ha letto sulle colonne de La Provincia. «La prima cosa che mi viene da dire è che le persone sono davvero strane. L’autore di questa bravata, qualche problema ce l’ha».

Dal tipo di dardo utilizzato, l'ex campione può affermare con certezza che non si tratti di un atleta. «Le frecce di legno con la punta in metallo si usano per la caccia o per la pesca che, oltre ad essere diverse sono anche più pericolose. Le frecce di chi pratica lo sport del tiro con l’arco sono solitamente in carbonio o in alluminio e non porterebbero mai un messaggio. In aggiunta, costano anche parecchio».

Quello che voleva essere un gesto ad effetto per conquistare la donna della quale si è invaghito il novello Robin avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. «Una freccia di quel tipo – prosegue Bettinelli – potrebbe tranquillamente uccidere. È stata scagliata con un arco da caccia, di quelli interi, più duri, che servono per un tiro istintivo. C’è chi pratica caccia grossa con questi archi. Da noi li usano per la caccia al cinghiale. I nostri archi sono leggeri e smontabili; stanno in una valigetta. E comunque, a un atleta non passerebbe nemmeno per la testa di poter compiere un gesto del genere».

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