Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMA

«Pamiro si è lanciato dal tetto probabilmente dopo una rincorsa»

La Procura sta per chiedere l’archiviazione sulla morte dell'insegnante di informatica con la passione per la musica rinvenuto cadavere la mattina del 29 giugno scorso

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

02 Dicembre 2020 - 18:34

«Pamiro si è lanciato dal tetto probabilmente dopo una rincorsa»

CREMA (2 dicembre 2020) - "Si è lanciato dal tetto della villetta bifamiliare in costruzione, probabilmente dopo una rincorsa". La Procura sta per chiedere l’archiviazione sulla morte di Mauro Pamiro, 44 anni, l’insegnante di informatica con la passione per la musica rinvenuto cadavere la mattina del 29 giugno scorso, lunedì, nel cantiere in via don Primo Mazzolari, a circa duecento metri dalla sua villetta in via Biondini, nel quartiere Sabbioni. Nella notte tra il 27 ed il 28 giugno, Pamiro era uscito dalla sua abitazione e aveva raggiunto il cantiere. Era scalzo. Soprattutto, era solo. La certezza arriva dal video girato dalla telecamera agli atti dell’indagine compiuta dal Commissariato di Crema e dalla Squadra Mobile di Cremona, coordinata dal pm Davide Rocco. Già l'autopsia, disposta per chiarire le cause del decesso, aveva parlato di lesioni compatibili con una caduta dall’alto. Escludendo, così, un omicidio, ipotesi di reato contestata inizialmente alla moglie Debora Stella, grafica pubblicitaria, risultata estranea.

Com'è precitato l'insegnante? E da quale altezza? La dinamica è stata ricostruita con un manichino da crash test effettuato dal Politecnico di Milan. Tre le ipotesi prese in considerazione. La prima: il professore si è arrampicato dall’esterno sull’impalcatura, è scivolato ed è caduto. Ipotesi scartata. La seconda: quella notte, qualcuno ha spinto Pamiro, ancora vivo, per ucciderlo. Ma il manichino è caduto a ridosso del muro, in un punto diverso da quello in cui è stato trovato il corpo del professore. La terza ipotesi, quella della rincorsa: il manichino ha impattato nel punto e nella stessa posizione supina in cui è stato trovato il corpo di Pamiro. E’ la dinamica più precisa, quella più vicina alla realtà. L'autopsia aveva già accertato che "l’edificio in costruzione del cantiere ha altezza coerente con il meccanismo lesivo produttivo del decesso". Soprattutto, il medico legale non aveva riscontrato sul corpo di Pamiro "lesioni che potessero ricondurre con certezza all’azione di terzi, quali segni di pugni, graffi, di afferramento, costrizione del collo ecc. E’ possibile affermare che Mauro Pamiro al momento del decesso risentisse degli effetti della cannabis, droga assunta in epoca prossima al decesso". In conclusione, "si ritiene che l’evento traumatico che ha determinato il decesso possa essere ascrivibile ad un gesto di natura suicidaria, ovvero accidentale". "Si è trattato di un drammatico fatto che riguarda la vita privata delle persone", ha sostenuto sin dall’inizio il procuratore Roberto Pellicano.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400