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Pasto da casa consumato in mensa: «Il ricorso al Tar è una tegola»

La dirigente scolastica torna a spiegare le motivazioni del no: «Nel caso venga data ragione a quei genitori dovrò cercare risorse per garantire la sorveglianza»

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

28 Luglio 2019 - 17:24

Pasto da casa consumato in mensa:  «Il ricorso al Tar è una tegola»

QUINTANO (28 luglio 2019) -  «Se il Tar darà ragione ai ricorrenti, dovrò togliere risorse da una parte per impiegarle per la mensa di Quintano-Pieranica». Così Albertina Ricciardi, dirigente dell’istituto comprensivo di Trescore, sulla questione del ricorso contro il no del consiglio d’istituto al pasto da casa presentato da quattro famiglie quintanesi iscritte al servizio di mensa alternativo promosso dall’associazione locale «Il buon cibo» che chiede che i bambini possano pranzare in mensa con il pasto portato da casa assieme ai loro compagni iscritti al servizio di refezione comunale tradizionale.
«Vale ciò che è scritto nelle delibere del consiglio d’istituto – afferma la dirigente - e cioè che non ci sono le risorse per garantire la sorveglianza ai non iscritti al servizio di mensa comunale. Il modulo da 30 ore settimanali, com’è quello della primaria di Pieranica-Quintano, non lo prevede: ho 23 collaboratori scolastici per 13 plessi. Le sentenze che danno ragione a chi opta per il pasto da casa, sono riferite al tempo prolungato. Ed infatti la sorveglianza è prevista in caso di tempo prolungato, come per le scuole medie di Trescore, dove le 36 ore settimanali prevedono il tempo-mensa».

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