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La 'Nonnitudine', malattia più dolce che ci sia: Ervas il 3 novembre a Crema

Incontro in sala Bottesini dell'istituto Folcioni al teatro San Domenico (ore 20.45, ingresso libero) nell'ambito del Caffè Letterario

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

23 Ottobre 2017 - 18:54

La 'Nonnitudine', malattia più dolce che ci sia: Ervas il 3 novembre a Crema

CREMA - Dopo il clamoroso successo di 'Se ti abbraccio non aver paura', con la sua dolcezza incantatrice Fulvio Ervas racconta ora un nuovo viaggio: il viaggio molto avanti e molto indietro nel tempo che intraprende un uomo che diventa nonno. È così piccolo, eppure cambia tutto: la sua risata è un’onda anomala di felicità.

L'eco di questa risata arriverà fino al Caffè letterario di Crema, la sera di venerdì 3 novembre (in sala Bottesini dell'istituto Folcioni al teatro San Domenico, con inizio alle 20,45 e ingresso libero), quando Ervas darà vita a una delle prime presentazioni di questo dolcissimo libro appena mandato in libreria da Marco y Marcos. L'intervista è a cura di Greta Mariani e la serata sarà accompagnata dagli intermezzi musicali curati dagli allievi della classe Imparerock del Folcioni.

Anche questo appuntamento del caffè Letterario è reso possibile dal fondamentale contributo degli sponsor che sostengono l'attività del Caffé Letterario di Crema: Associazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Fapes di Sergnano, Comitato Soci Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema, Icas di Crema, il quotidiano La Provincia di Cremona e Crema e, naturalmente, la Fondazione San Domenico che ospita gli appuntamenti.

Il romanzo. Il nipotino è appena nato, e lui, giovane vecchio, cultore della Tavola periodica degli elementi, si sente improvvisamente dotato di superpoteri. L’attimo si dilata, suoni remoti diventano percepibili, l’orizzonte è molto più lontano.
Dalle camminate in fila indiana lungo il Piave, quando mancava il pane, al nonno investito in bicicletta dall’auto del console americano, il passato lo sommerge a ondate, in una nuova luce di radice futura; il presente è la nuova, lucente meraviglia dell’istante. Il futuro si fa di colpo più vicino, e richiama una fortissima responsabilità verso il pianeta che ci ospita, e che dovremmo lasciare migliore di come l’abbiam trovato. "Il bimbo è arrivato. Sono un uomo felice», scrive nel suo diario l’autore la sera stessa dell’annuncio. Ci vuole coraggio di questi tempi a parlare di felicità e Ervas dimostra di averlo nello stendere in terza persona la cronaca dei pensieri e delle emozioni provate nel diventare per la prima volta nonno. E lo fa con una levità e una grazia mozartiane. Questa strana malattia benefica, che cambia di colpo la realtà, decide di chiamarla 'nonnitudine' e sa che non colpisce solo lui. Un gruppo di neononni si incontra al bar, corre lungo l’argine, accanto a birra fresca e ordinarie vanterie, cresce la voglia di discutere, esplorare, tornare a correre insieme, vivere per durare. Il piccolo vive e cresce in un paesino delle Asturie: per vederlo e raccontargli fiabe provvede Skype. E lui, il nonno felice, inventa storie per il nipotino lontano. Come quella di una comunità sotterranea, i bambini che leggono generano energia. Le parole escono dai camini, il vento le porta lontano, ma c’è ancora qualcuno, là fuori, dopo il grande temporale che ha sconvolto la terra? Chi avrà il coraggio di avventurarsi fuori? E quale sarà la risorsa potente che ci salverà? Occupa il 30 per cento del libro, 70 pagine con i caratteri bianchi scavaiì nel nero. Sembrerebbe una distopia, con gli abitanti della Terra ridotta al buio perenne, costretti a vivere in bolle nellè quali l'energia è generata dalle parole lette ad alta voce. Ma il rimedio c'è, è la risata neo natale dei bambini. La favola finisce ma il sogno continua e si fa strada la proposta di indire una giornata mondiale per celebrare il riso dei bambini.

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