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CAPRALBA/CREMA

Tentato omicidio, arrestati due fratelli indiani

L'aggressione nei confronti di un 35enne, da parte del cognato e della moglie dell'uomo ferito, è avvenuta in una cascina di Capralba nel pomeriggio di giovedì 2 marzo

Daniele Duchi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

03 Marzo 2017 - 09:01

Tentato omicidio, arrestati due fratelli indiani

I sigilli apposti dai carabinieri alla porta dell'abitazione

ROMANENGO - I carabinieri di Crema, con l'ausilio dei colleghi della Stazione di Romanengo, nella serata di giovedì 2 marzo hanno arrestato due fratelli di origine indiana con l'accusa di tentato omicidio. Tutto è nato quando verso le ore 18 giungeva al comando dell'Arma una richiesta di intervento da parte dei sanitari del pronto soccorso di Crema che segnalavano la presenza di uno straniero con gravi ferite al capo. Sul posto si portava immediatamente una pattuglia della stazione di Crema che constatava le profonde ferite alla scatola cranica riportate da un 35enne indiano da anni residente in Italia, mungitore. Ricoverato in terapia intensiva, in attesa di intervento chirurgico, in prognosi riservata, dopo alcune ore si risvegliava per alcuni minuti ed aveva modo di raccontare ai carabinieri che era stato aggredito dal cognato e da sua moglie. L’aggressione era avvenuta in una cascina di Capralba, dove i tre stavano sistemando la nuova dimora in cui doveva andare ad abitare il cognato. La lite era sorta a causa del fatto che la vittima rimproverava al cognato di non tinteggiare bene le pareti di casa. Apostrofandolo, verosimilmente, con frasi offensive, in suo soccorso si era schierata la sorella. Dalle parole ben presto i tre sono passati alle vie di fatto, tant’è che i due fratelli si sono coalizzati ed insieme hanno aggredito il connazionale. E’ spuntato un bastone ed un martello che l’aggressore ha utilizzato colpendolo, secondo il racconto della vittima, più volte al capo mentre la moglie lo teneva fermo. Al termine degli accertamenti i fratelli T.J. e R.H. venivano dichiarati in stato di arresto per tentato omicidio e su disposizione del P.M. della Procura della Repubblica di Cremona, venivano tradotti rispettivamente presso il carcere di Cremona e quello femminile di Brescia.

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Commenti all'articolo

  • anellitoto

    03 Marzo 2017 - 15:11

    Ecco perché è necessario mandare a scuola i figli di questi signori imbibiti di tradizioni incompatibili con la nostra . Non dimentichiamo che ne abbiamo bisogno , per cui iniziamo con i bambini l'enorme impegno dell'educazione civica e morale : la nostra morale !

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