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16 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

16 Giugno 2016 - 15:19

IL CASO
Club dei Borghi più belli
Gradella rischia il ‘rosso’
Signor direttore,
sento in questi giorni parlare di Gradella nel Comune di Pandino e del pericolo di essere espulsa dal Club dei Borghi più belli d’Italia
Ero Sindaco di Pandino, Comune di cui Gradella fa parte, quando oltre 10 anni fa avviammo l’operazione per portare Gradella nel Club e ci riuscimmo con la preziosa collaborazione dell’onorevole Torchio, allora autorevole esponente dell’Anci e l’impegno di molti tecnici del Comune coordinati dal segretario Ruggeri; cito i nomi perché col tempo ci si dimentica spesso dei meritevoli.
Quello che volevamo era il riconoscimento delle rare qualità del borgo (quanti paesi della pianura padana hanno resistito alla tentazione del mattone e alla trasformazione modernistica?) ma anche e soprattutto stabilire l’impegno morale a migliorare ulteriormente il paese con adeguate salvaguardie, interventi strutturali migliorativi e attenta cura del quotidiano.
Tutto ciò allo scopo di promuovere in modo sostenibile il paese a vantaggio dei residenti e dei visitatori sostenendo le attività economiche desiderabili: ristorazione, turismo di prossimità, commercio di prodotti tipici, artigianato di qualità.
Immaginiamo ad esempio l’attrattiva dei vasti campi erbosi completamente pianeggianti e dei fontanili per un giro in bicicletta, magari noleggiata in loco, da concludere con la cena in una trattoria del borgo! Per poi ripartire con un formaggio locale e un salame nostrano. Si tratta di un percorso che avevamo avviato e che ora andrebbe ripreso con rinnovato vigore; tanto più ora che la locale Pro loco sta dimostrando vivacità nell’organizzare eventi che attraggono.
Vorrei pertanto che le parole di questi giorni servano a rinnovare l’attenzione intorno a Gradella e avviare le iniziative virtuose di cui il borgo ha bisogno. Non interrompiamo il percorso avviato nel 2005 con il riconoscimento di Gradella nel prestigioso Club dei Borghi più belli.
Concludo con un pensiero per esorcizzare un sospetto: ho visto che in fregio all’inizio del bellissimo viale alberato che dalla Bergamina porta a Gradella hanno scorticato una ampia superficie.
Non vorrei che qualcuno pensasse di mettere lì una installazione di servizio al metanodotto così come oggi ha messo in bella evidenza, giusto all’imbocco del viale, un magnifico WC chimico di smagliante colore rosso.
Gradella, primo e forse ancora unico borgo rurale nel Club dei Borghi più belli d’Italia, merita un portale di ingresso più dignitoso!
Antonio Picinelli
(Sindaco di Pandino negli anni 1995-2005)

Concordo con lei: Gradella merita di rimanere nei Borghi più belli d’Italia perché basta imboccare il viale alberato di cui fa cenno per respirare un’atmosfera magica. E a proposito della strada alberata, sarà nostra cura approfondire le notizie che lei segnala.
Le unioni civili sono un imbroglio

Non abbiamo paura di dire la verità
Egregio direttore,
alla faccia della democrazia, dello stato laico e di tutti i miti di progresso sulla libertà con annessi e connessi! La polemica innescata da Mario Daina & Company a suon di lettere sul quotidiano ‘La Provincia di Cremona’ contro don Ottorino Baronio, parroco di Vicomoscano e vicario di zona, si sta tramutando in ciò che voleva essere davvero: messaggi intimidatori. ‘Colpirne uno per punirne 100’ era uno degli slogan tristemente in voga negli anni di piombo dai tanti ‘compagni che sbagliano’.
L’ultima lettera da lei pubblicata il 14 giugno 2016 ha tutti i toni della missiva punitiva di stampo terroristico. Rive Gauche, Casalmaggiore la Nostra Casa insieme al Pd casalasco, puntano la pistola: ‘Scriveremo a tutti i cittadini chi si cela veramente dietro alle Sentinelle in Piedi, al Popolo della Famiglia, chi sono le persone che hanno coadiuvato la catechesi ai ragazzi della parrocchia, da dove vengono e come la pensano. Dettagliatamente’. Siamo alle liste di proscrizione. O poco ci manca. La ‘colpa’? Essere fedeli al Magistero e all’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa: dichiarare pubblicamente che la famiglia è e continua ad essere fatta da un uomo e una donna, che la famiglia è tale se è finalizzata a generare la vita, che i figli non si pagano, che l’utero in affitto è un atto criminale, che la vita e la morte naturale vanno difese e rispettate e che — dunque — le unioni civili sono un imbroglio perché sono solo il primo passo verso l’effettiva equiparazione con il matrimonio (ma se tutto è famiglia niente più è famiglia…), nonché il mezzo per legittimare l’orribile pratica dell’utero in affitto.
Non abbiamo paura di dire la verità. Abbiamo facce e storie alla luce del sole, non abbiamo di che nascondere e di che vergognarci. Anzi. Certamente abbiamo chiara una cosa che forse gli amici complottisti del Pd casalasco non vogliono cogliere: per noi la verità non ha bisogno dell’eliminazione dell’altro per essere affermata, ci basta la nostra coscienza e la libertà di espressione che, per ora, esiste ancora in questo Paese. Almeno fintanto che non prevarrà la voce arrogante e astiosa di chi vorrebbe eliminarla in modo patetico (come ad esempio inventarsi losche trame parrocchiali ordite da un diabolico prete di campagna) pur di contrastare chi non intende omologarsi al pensiero unico. Avete invitato a parlare a Casalmaggiore la dottoressa Michela Marzano, icona dell’amore libero e del gender. Giusto. Bene. Abbiamo scritto letteracce, criticato, inveito? No. Non fa parte delle nostre abitudini. Ci sia permessa un’ultima considerazione. ‘Continueremo — affermano nella lettera — sia come laici che come cattolici per l’affermazione di uno Stato laico (…). Il contrario di laico non è credente: ma bigotto, fondamentalista’.
Felici di passare per bigotti e fondamentalisti perché — da cattolici e da laici — non facciamo altro che seguire quel fondamentalista di Papa Francesco. (...)
Circolo ‘La Croce’
(Cremona)

Ora Corona è alla prova
Dimostri di essere cambiato
Egregio direttore,
il caso di Fabrizio Corona è da tenere molto in considerazione perché i suoi comportamenti (prima che andasse in carcere) erano i peggiori insegnamenti e pessimi riferimenti per gli altri giovani. Gonfio di alterigia, irrispettoso e deciso ha dimostrato di non sapersi fermare prima che gli si aprissero decisamente le porte del carcere. Qualcuno ha sostenuto: «Pena eccessiva». Le pene si accumulano. Eccessivo è stato il periodo di anni di abbuono, presso don Mazzi. Don Mazzi ha molta comprensione; la dovrebbe riservare per altri soggetti meno spavaldi e più docili. Ora Corona è alla prova. C’è da sperare che ne sappia trarre vantaggio e insegnamento affinché non si senta il ‘superior man’ che non è come non lo sono tutti coloro che non sanno arrestarsi in tempo.
Geo Monti
(Cremona)

Gussola, auto a velocità folli
Ma c’è sempre la ‘Mille Miglia
Signor direttore,
sono passate alcune settimane da quando mi sono espressa, magari in tono molto ironico, denunciando l’alta velocità sostenuta dalle vetture che hanno dato vita alla ‘Mille Miglia’. Ma in questo tratto di strada, dove risiedo, la mille miglia continua, sempre, ogni giorno con vetture che sfrecciano ad altissima velocità e rendono pericoloso ogni attraversamento: a piedi, in bicicletta, in automobile. Per non parlare del quotidiano sterminio di animali domestici (principalmente gatti, ma anche cani). A Gussola passa la SP85 dove esiste un limite di 50 km/h, come in ogni centro abitato che si rispetti, che regolarmente viene disatteso. Questo limite esiste anche davanti casa mia dove è presente una curva molto pericolosa (chiedo scusa: non è la curva ad essere pericolosa ma il comportamento di certi automobilisti), all’inizio o alla fine del paese (dipende da dove si arriva e comunque in periferia). E non sto parlando di vetture che superano tale limite di 20 o 30 chilometri, noh! Sto parlando di vetture che sfrecciano a 120 km/h e oltre, senza che qualcuno ci metta occhio e mano: nessun controllo. Perché? Non è mia intenzione fare la bacchettona, ci mancherebbe, però qualche dispositivo dissuasore da parte di qualcuno (provincia o comune) ci vorrebbe, non vi pare? Mi rivolgo alle autorità competenti: fate qualcosa!
Gabriella Pasini
(Gussola)

Fondazione UNA Onlus nasce dal confronto tra vari settori
Signor direttore,
in merito alle polemiche suscitate dall’omonimia tra la Fondazione U na (Uomo, Natura, Ambiente) Onlus e l’associazione Una (Uomo, Natura, Animali) di Cremona, emerse in seguito alla presenza della Fondazione al corso di formazione organizzato dalla Provincia di Cremona il 31 maggio scorso e dedicato al controllo della nutria, la Fondazione Una Onlus ritiene doveroso effettuare le seguenti precisazioni. La Fondazione Una nasce dal confronto tra mondo ambientalista, agricolo, venatorio, scientifico e accademico, per far compiere un salto di qualità nella tutela e nella gestione della natura. Tale sinergia si è concretizzata in progetti di livello nazionale dedicati alla salvaguardia e alla valorizzazione della biodiversità. La serietà dell’impegno della Fondazione Una Onlus è dimostrata dalla collaborazione progettuale con associazioni di indiscussa credibilità come Coldiretti (...), Federparchi, Symbola, Legambiente, associazioni venatorie come Federcaccia e Arcicaccia, il sistema di imprese rappresentato da CNCN ed EPS e prestigiose università. (...) All’interno del ricco programma di attività della Fondazione va collocato il corso di formazione di Cremona dedicato al controllo della nutria. Si tratta di un vero cambiamento culturale che mette in connessione idee e progetti in cui i valori tradizionali delle comunità, il presidio del territorio e le attività ecologiche diventino un nuovo modo di agire dell’uomo, finalmente in equilibrio con l’evoluzione della natura. È evidente, quindi, che la mission e la vocazione nazionale, anzi europea della Fondazione Una Onlus non siano confondibili con quelle di altri soggetti. Per queste ragioni esprimiamo rammarico per l’equivoco occorso, che mina uno dei pilastri dell’agire della Fondazione Una Onlus: la proficua collaborazione con tutte le realtà territoriali, anche associazionistiche. (...)
Fondazione Una Onlus
(ufficio stampa)

Via Sesto da allargare
Assessore, sono solo 450 metri
Egregio direttore,
vorrei tanto che il suo ottimismo sull’allargamento di via Sesto (località Picenengo), si riveli contagioso come un’influenza invernale, ma, leggendo con attenzione la parte finale della lettera dell’Assessore alla mobilità, Alessandra Manfredini pubblicata il 14 giugno, l’ottimismo crolla! Nella sopra citata lettera, si dice testualmente che per la messa in sicurezza e il raddoppio della via Sesto, c’è un’attenzione condivisa con la Provincia per redigere un primo studio di fattibilità con possibili soluzioni tecniche. Si prosegue evidenziando la mancanza di risorse necessarie e s’ipotizzano possibili soluzioni da affrontare per lotti funzionali, alcuni a breve termine, altri a medio lungo termine. Signor Assessore, si sta parlando di 450 metri lineari di strada. Per tutto quanto si è detto nell’incontro di mercoledì 9 giugno 2016, come ho scritto nella mia precedente pubblicata lunedì 13 giugno (pur confermando la mia delusione), senza contraddittorio non entro nel merito. Mi rendo disponibile a proseguire il dibattito, con contraddittorio e nelle sedi opportune. Chiedo solo che in un eventuale incontro non si punti il dito contro l’appartenenza politica di chi l’ha preceduta nelle vesti di amministratore ‘pro-tempore’, disattendendo dal 1989 a oggi l’impegno assunto. La responsabilità delle negligenze verso il Comune di Sesto ed Uniti non è da attribuire alla politica (come lei scrive), ma sono solo personali di chi era a conoscenza dell’impegno assunto. Ora, che anche lei è a conoscenza degli impegni che il Comune di Cremona ha preso verso il Comune di Sesto, se insiste nel non volersi assumere la responsabilità morale di quanto le ho evidenziato, ai miei occhi, anche lei sarà inadempiente.
Mario Rossetti
(ex Sindaco del Comune di Sesto ed Uniti)

L’astensionismo è di due tipi
Due riflessioni per combatterlo
Gentile direttore,
il fenomeno dell’astensionismo in Italia è in crescita perenne. I rinunciatari li possiamo inserire in due categorie: astensionisti apatici, del tutto indifferenti delle sorti del nostro Paese, e astensionisti di sfiducia-protesta che sono comparsi dopo la fine della prima repubblica. Ai primi ricordo il monito di Bertold Brech: ‘Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare’. Se ciò si verificasse sarebbe troppo tardi poi affermare ‘è tutta colpa nostra come abbiamo fatto a non capire’. Gli appartenenti alla seconda categoria, che per protesta si astengono dal votare, sono elettori che si sentono traditi dall’omologazione, dalla bellicosità, dall’arroganza e dalla rinuncia alle lotte ideali da parte dei rispettivi partiti. A questi, disgustati da questa rissosa politica satura di nauseanti torcicolli storico-ideologici, che intendono protestare astenendosi dal voto, ricordo loro una frase di Indro Montanelli: ‘Turatevi il naso, votate il meno peggio ma andate a votare’.
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Il terrorismo non ci faccia dimenticare la magia di Parigi
Gentile direttore,
in questi anni si è parlato di Parigi soprattutto per i tristi eventi legati al terrorismo. Mi piacerebbe invece ricordarla per le straordinarie emozioni che mi ha regalato. Come dimenticare lo stupore davanti alle 8.000 tonnellate di ferro della Torre Eiffel ma anche la delusione per la Gioconda? Il profumo delle baguette appena sfornate, i tetti d’ardesia che si stagliavano nell’azzurro cielo delle giornate più belle. Dove sarà quel giovane pittore di Montmartre tanto bravo quanto bugiardo nel ritrarmi più bello di George Clooney? Ho ancora nelle orecchie il suono di quella fisarmonica che accompagnava quel triste canto aspettando un’elemosina mai generosa! E quanti tricolori esposti ovunque con orgoglio, curati, rispettati. Le file davanti ai cinema, ai ristoranti, alle fermate dei taxi, la popolazione multietnica, la babele di lingue, le ricche vetrine del faubourg St-Honoré, il popolare quartiere della Goutte d’Or. Una passeggiata dai boulevard ai vicoli offre lezioni di storia, di bellezza ma anche riflessioni sul senso della vita. Parigi sarà per sempre una buona idea: conquista e rimane nel cuore, proprio come una canzone di Edith Piaf.
Michele Massa
(Bologna)

Cosa si sa dei fondatori dell’Anpi e dei loro epigoni?
Egregio direttore,
mi riferisco al suo ‘Punto’ del 29 maggio e alla reazione di Stefano Araldi ne ‘Il Caso’ del 2 giugno. Fino ad ora, mi ero astenuto dall’intervenire, ma lo faccio adesso dopo aver letto la sintesi della storia del fascismo fatta, il 6 giugno da Angelo Rosa poiché mi rendo conto, ancora una volta, della grave responsabilità degli antifascisti che hanno elaborato una narrazione egemonica, menzognera, perfida e vile della nostra storia del ‘900. Nel suo Punto, lei tratta problemi politici di attualità con professionalità ma, quando accenna a cose di pertinenza storica — personaggi cremonesi inclusi — rivela l’influenza negativa subìta dalla sua generazione da parte della suddetta narrazione. Araldi — che non conosco — non scrive invece della Resistenza reale bensì del mito della stessa. Ciò è confermato dalla tirata d’orecchie che egli diede ai centri sociali il 6 febbraio chiamandoli ‘fascisti’ con accezione degradante. A questo punto, mi chiedo — limitandomi alla città di Cremona — cosa si sappia, in verità, dei fondatori dell’Anpi e dei loro epigoni. Chi erano? Chi sono? Da dove provengono, tutti quanti? Chi furono i loro maestri? Le università di detti maestri erano proprio soltanto le galere e le osterie? Chi era e da dove proveniva la gente ‘di fuori’ — in particolare quella comunista — sbarcata o importata a Cremona durante e subito dopo la fine della guerra? E infine, quali furono e sono i rapporti interessati tra gli antifascisti incalliti, responsabili della guerra civile — i cosiddetti ‘resistenti’ — e i partigiani veri o finti?
Claudio Fedeli
(Cremona)

I nuovi hooligans dell’est interrogano tutta l’Europa
Signor direttore,
le scene di guerriglia che accompagnano gli Europei di calcio non sono una novità. Ma nel clima in cui viviamo è difficile non leggerle come la metafora delle tensioni che attraversano l’Europa. Ora tocca al calcio. I bollettini che arrivano dalla Francia parlano di scontri tra tedeschi e ucraini sulla Grande Place di Lilla, di tafferugli a Nizza tra irlandesi e polacchi e, soprattutto, di una vera e propria guerra tra inglesi e russi a Marsiglia. Solo fenomeni marginali, lontanissimi dagli smottamenti della geopolitica? Può darsi. Eppure colpiscono alcune coincidenze. Difficile ad esempio non mettere in relazione la virulenza dei nuovi hooligan dell’est Europa con lo sviluppo, in quelle regioni, di regimi sempre più autoritari e intolleranti. A Mosca gli incidenti di Marsiglia sono stati condannati dal ministro per lo sport, ma elogiati da Igor Lebedev, uno dei capi della federazione calcistica, che è anche deputato e addirittura vicepresidente del parlamento russo. «In nove casi su dieci», ha dichiarato «i tifosi vanno alle partite per combattere, ed è normale. I tifosi hanno difeso l’onore della madrepatria e non hanno permesso agli inglesi di dissacrarlo». C’è poco da aggiungere.
Andrea Delindati
(Cremona)

Quale accoglienza, i profughi restano parcheggiati anni
Egregio direttore,
il vocabolo ‘emergenza’ riferito agli extracomunitari ha un solo significato a detta di qualsiasi dizionario: situazione pubblica pericolosa. È buona cosa riepilogare come stanno le cose: abbiamo una situazione deficitaria in tutti i sensi, il lavoro latita, di case per i meno abbienti non ve ne sono a meno che uno si faccia riconoscere come extracomunitario, futuro per i giovani nessuno e allora? Dal 1 gennaio al 10 ottobre 2015 sono sbarcati in Italia 136.432 migranti, contro i 147.377 dello stesso periodo dell’anno precedente (-7,4%). Secondo i dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza, i minori stranieri (e coloro che si dichiarano tali) non accompagnati, sbarcati nel 2014, sono pari a 13.026, il 50% di tutti i minori sbarcati (26.122). Nel 2015 (fino al 10 ottobre) sono pari a 10.322, il 73% del totale dei minori soccorsi (pari a 14.109). (...)
Caro direttore, a fronte di questa mastodontica ‘migrazione etnica’ non diciamo che non siamo in grado di offrire una adeguata accoglienza strutturale. Parcheggiamo (letteralmente) questi profughi per prassi burocratiche e giuridiche per una media di tre anni nei quali non fanno nulla se non imparare la lingua italiana. (...)
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

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