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Lettere al Direttore del 9 Maggio

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

11 Maggio 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 9 Maggio

Addio a Ermanno Olmi/1.
Nelle fasi di crisi ha saputo illuminarci
Signor direttore,
è morto Ermanno Olmi. La notizia ci ha disorientati come sempre accade quando muore una guida, un grande maestro.
Ermanno Olmi è stato per le generazioni nate nella seconda metà del Novecento un punto di riferimento.
Quando il Paese attraversava momenti di smarrimento, arrivava puntualmente un suo lavoro che ci obbligava a riflettere e tornare sulla strada maestra.
Intellettuale lucidissimo e insieme visionario, ci lascia opere che saranno ancora un valido strumento per comprendere e ricomporre un passato recente e un punto di partenza per affrontare il futuro con coscienza e rispetto.
Amava la terra, i boschi, l’arte ma soprattutto amava gli uomini e ci ha fatto avvicinare al loro cuore.
Il suo sorriso aperto era un invito all’abbraccio, ci consolava.
Nella circostanza non abbiamo potuto fare a meno di pensare a Franco Piavoli, suo grande amico e collaboratore e al dolore che questa scomparsa gli procurerà.
Da tempo con lui progettavamo di rendere omaggio al grande Maestro con una retrospettiva dei suoi film e finalmente il prossimo autunno l’avremmo proposta ai cremonesi.
La morte del grande Maestro è giunta prima.
Giorgio Brugnoli e Olivia Barbieri
(Cremona)

Addio a Ermanno Olmi/2.
Scoprì la grandezza dei semplici
Signor direttore,
ci ha lasciato Ermanno Olmi, il cineasta puro e profondo negli intenti e per la sua grandissima umanità. Il ringraziamento ad Ermanno Olmi per ciò che ha donato non può essere rappresentato appieno dai premi cinematografici che pure ha collezionato, bensì c’è qualcosa difficile da descrivere, che va oltre la tecnica del cinema ed il talento artistico. C’è stata la consapevolezza di scoprire la vita, i valori dell’esistenza e del riscatto della storia, attraverso i legami con gli ultimi, esaltando la grandezza dei semplici.
E l’amore infinito per la bontà.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)

Viva il ‘male assoluto’
Si stava meglio quando si stava peggio
Signor direttore,
anche se avremmo mille e mille argomenti per sostenerlo, vogliamo di proposito evitare di elencare tutti i lati positivi del fascismo e quanto esso ha apportato di positivo all’Italia producendo cambiamenti radicali che ancora oggi determinano la vita della nazione. D’altronde, a parte la nostra posizione decisamente ed orgogliosamente di parte, per avere un’idea di quanto il fascismo fosse in realtà positivo e rivoluzionario, basterebbe leggere i giornali dell’epoca o rileggere le relazioni che del regime e della situazione italiana fecero Togwel e Moley, i due inviati che il presidente Usa Roosvelt mandò in Italia nel 1934 per studiare come aveva fatto l’Italia a superare la grande crisi che ancora attanagliava l’America. Noi qui vogliamo più semplicemente proporre un quesito di logica prendendo per un attimo (e con estrema riluttanza) per buona l’asserzione della Kultura post resistenziale seconda la quale il fascismo rappresentò per l’Italia e per il mondo il ‘male assoluto’.
Secondo la vulgata post resistenziale, nulla durante il fascismo andava bene e la corruzione, il malgoverno, la violenza, le ingiustizie sociali e la sopraffazione regnavano su tutto e su tutti.
Ma se tutto ciò fosse vero ed i predicatori dell’antifascismo avessero ragione, allora, con l’eliminazione della malattia, del male assoluto, il paziente nazione avrebbe dovuto guarire ed oggi dovremmo vivere in piena salute sociale, etica e politica in assenza, appunto del male assoluto.
Non ci pare proprio che sia così e basta scorrere i giornali o seguire le cronache delle tv per rendersi conto che, al contrario, la nazione è infestata dalla corruzione a tutti i livelli, pubblici e privati, che le istituzioni funzionano poco e male, che la gioventù è dedita allo sballo ed alle droghe, che la mafia non solo si è sviluppata oltre modo, ma che ha infettato le istituzioni, la politica e le imprese, che gli ideali sociali sono stati sostituiti dagli egoismi privati, che le famiglie sono alla disgregazione e che i furbi hanno sostituito gli onesti, mentre tutto ha il cartellino del prezzo. Ed allora, forse, anzi certissimamente, era molto, ma molto meglio quando c’era il ‘male assoluto’.
Viva il ‘male assoluto’.
Alessandro Mezzano
(Cremona)

Una stufa ‘irriverente’
O produce calore o si ricarica
Egregio direttore,
leggo di una fantomatica stufa irrispettosa delle leggi fisiche, in particolare dei principi di conservazione della massa e dell’energia. In virtù di tali principi, infatti, la massa non può essere né creata né distrutta (così come pure l’energia) ma solo trasformata in qualche cosa d’altro, ovvero se brucio combustibile otterrò la sua trasformazione in calore, residui di combustione e gas.
Cosa vuol dire? Vuol dire che non può esistere, se non solo teoricamente, una macchina a moto perpetuo come apparirebbe tale stufa. Nessuna stufa al mondo (anzi nell’universo) è in grado di trasformare qualche cosa in calore e contemporaneamente ‘ricaricarsi’ di combustibile perché parte della massa è stata trasformata, appunto, in calore, altre energie ed elementi vari, dunque o utilizziamo il calore per riscaldare la stanza o lo utilizziamo per ‘ricreare’ il combustibile perduto.
Tutti e due assieme non si può. Mi spiace.
Giulio Bottini
(Cremona)

Lo stallo politico/1.
Subito un governo che si occupi di lavoro
Egregio direttore,
guardo con disaffezione una classe dirigente che aspira a governare, inadempiente, litigiosa lontana e assente verso i veri bisogni della collettività.
Sono molto critico verso coloro che svolgono funzioni pubbliche, li guardo con distacco quasi con sospetto sino al punto di percepire nei loro confronti un forte rancore.
Sono evidenti gli elementi di rabbia etica contro le disfunzioni, le diseguaglianze presenti nella società. Ma riconosco che non mi è lecito sparare nel mucchio e misconoscere i tanti politici onesti, amministratori scrupolosi degni di stima e riconoscenza.
Fare politica come ha scritto Paolo VI, è una manovra esigente benché non unica di vivere l’impegno cristiano del servizio agli altri.
C’è un estremo bisogno di gente che faccia il proprio dovere verso gli esclusi, ai bisogni delle famiglie che vivono in povertà, per dare risposta al dramma della disoccupazione, a quello degli anziani riconosciuti invalidi e bisognosi di accompagnamento, ai portatori di handicap, per la loro difficoltà di inserirsi nel processo produttivo, alle numerose famiglie che non trovano alloggi.
È il grido accorato che i cittadini rivolgono a coloro che aspirano a governare. Per non aver dato risposte, tanti elettori hanno cessato di credere nelle istituzioni sapendo attribuire le responsabilità a ben individuate persone.
Si faccia il governo e attivi direttive politiche chiare per il lavoro, il caro vita, per le pensioni, la povertà perché come ha scritto l’indimenticabile uomo politico cremonese senatore Vincenzo Vernaschi nella «Breve raccolta di testimonianze e scritti 1999» i poveri non sopportano di essere commiserati.
Antonio Danesi
(San Daniele Po)

Lo stallo politico/2.
Rosatellum uguale ingovernabilità
Gentile direttore,
è a tutti comprensibile che la legge elettorale Rosatellum riproduce un bassissimo tasso di governabilità.
Si rende opportuno cambiare la legge per approdare ad un maggioritario a doppio turno.
Silvio Pammelati
(Roma)

Lo stallo politico/3.
5 maggio 2108. Ei fu: senza parole
Egregio direttore,
5 maggio 2018. Palazzo del Governo due mesi dopo le elezioni.
Ei fu. Come ‘immobile’,
dopo aver esalato l’ultimo respiro,
stette ‘la soglia’ senza più ricordi
e privata di tanta anima,
così chiunque, saputa la notizia,
rimane scosso, senza parole.
Bruno Tanturli
(Crema)

Lo stallo politico/4.
Serve una nuova stagione di lotte
Signor direttore,
mentre i partiti politici della borghesia si stanno in questi giorni dividendo su chi dovrà dirigere un nuovo governo al soldo dei padroni, le condizioni di vita di milioni di lavoratori peggiorano rapidamente.
Il rischio che oltre 50.000 maestre e maestri vengano licenziati nei prossimi giorni diventa sempre più alto. Sono centinaia le crisi aziendali che colpiscono impiegati, operai, immigrati in tutto il Paese.
Di fronte a questo attacco assistiamo però a segnali di ribellione. Dalla logistica, ai trasporti, dalla cantieristica alla scuola, milioni di proletari non si rassegnano a un futuro fatto di precarietà e miseria. Come in Nicaragua, Brasile, Venezuela e Francia, è ora che anche in Italia si riavvi una nuova stagione di lotte e di mobilitazioni contro le politiche di austerità imposte da governi e padroni.
Ne discuteremo giovedì 10 maggio dalle ore 20.30 presso il Circolo Arci Signorini in via Castelleone 7 a Cremona in una serata dal titolo La situazione delle lotte in Italia e nel mondo.
La riunione è aperta a tutte le persone interessate a discutere con noi.
Partito di Alternativa Comunista
(sezione di Cremona)

Lo stallo politico/5.
Al prossimo voto andrò in montagna
Signor direttore,
dicono: «Vai a votare è un dovere e poi il tuo voto fa cambiare l’Italia!». Una bufala! Vediamo chi votare. Forza Italia: il partito che ha sfasciato l’Italia per 20 anni per l’egocentrismo di uno scudiero. Ora nonostante una condanna passata in giudicato, vorrebbe gestire il Partito e governare l’Italia?
Movimento 5 stelle: fondato da un comico da commedia ridanciana, adesso il Movimento è gestito da un ex cameriere/manovale che vorrebbe somministrare degli amari agli italiani.
Partito Democratico: nato dalle ceneri di vari partiti di sinistra (comunisti) che la parola democrazia non sapevano cosa fosse. Ora litigano in casa per una poltrona e mandano in rovina loro stessi e l’Italia.
La Lega di Salvini: un partito che ha cambiato faccia e pelle come un camaleonte. Comunque ha mantenuto un connotato da estrema destra, antieuropeo e con istinti razzisti. Un Italia e un partito che ricordano il Ventennio.
Italiani a chi affidare allora l’Italia, ad un condannato, ad un cameriere, ad un comunista o ad un antieuropeista?
Ma non si trova un medico, un ingegnere, un economista o un politico d’altri tempi con le mani pulite?
Sono trascorsi 60 giorni e buttati alle ortiche 400 milioni di euro per non togliere un ragno dal buco, e intanto l’Italia naviga agli ultimi posti nello scacchiere europeo.
Sapete cosa vi dico?
Alle prossime elezioni mi vado a fare una passeggiata in montagna, ci guadagnerò certamente in salute.
Renato Verini
(Cremona)

Casalmaggiore
La Città dei bambini progetto innovativo
Egregio direttore,
Casalmaggiore ha dimostrato spesso, in passato, di saper costituire un laboratorio di sperimentazione che precorre i tempi. Oggi quel laboratorio si chiama ‘Città dei bambini’. Non un semplice evento, non una semplice manifestazione, ma un modo innovativo di ripensare la viabilità, l’ambiente, il commercio e il vivere la città, proprio partendo dai più piccoli e, più in generale, dall’utenza debole. Giunta ormai alla sua terza edizione, quest’anno la Città dei bambini, che partirà venerdì 11 maggio, vedrà - insieme agli attori di sempre, in primis i commercianti - protagoniste anche alcune frazioni, andando a comporre la tradizionale (e talvolta simpatica) contesa che per ragioni campanilistiche vede contrapposti ‘casalaschi’ e ‘maggiorini’, in una prospettiva di reciproca collaborazione. Un progetto che trova poi un punto cardine nel coinvolgimento delle scuole e quindi dell’arma più potente per ripensare il futuro: l’educazione. Ringraziamo l’Associazione Slow Town, che con impegno e perseveranza ha organizzato anche quest’anno un’offerta così ricca, inclusiva, capace di proiettare la nostra cittadina in una visione futura e innovativa.
Questa é davvero la Casalmaggiore 2.0. Coesa, solidale, equa, sostenibile. Dove i cittadini si riappropriano degli spazi, dei parchi, delle strade. Dove in un momento di evidente difficoltà, dovuta anche a una particolare situazione di disagio di tipo infrastrutturale, si promuove un' economia circolare e uno sviluppo sostenibile. Grazie davvero!
Alessandro Rosa e Giovanni Vitolo
(Il Listone-la comunità che dialoga, Casalmaggiore)

La ‘bottega’ della giustizia
Rubi una pera: in cella. Ma se rubi il frutteto...
Signor direttore,
la ‘bottega’ della Giustizia in Italia funziona così: se tu rubi una pera, commetti un reato e finisci in galera. Se tu rubi un frutteto, intanto che viene nominato il perito per quantificare le pere sottratte e la difesa nomina il perito che contesta il quantitativo numerico delle pere rubate e si passa ad eleggere un perito al di fuori dalle parti, il reato va in prescrizione. Tutto qui.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Castelverde
Sterile polemica. E’ ora di chiuderla
Egregio direttore,
confermo quanto scritto nella mia precedente lettera e mi auguro che questa sterile polemica possa chiudersi.
Graziella Locci
(sindaco di Castelverde)


IL CASO
L’Iva aumenterà e lo ‘zero virgola’ sarà un guaio per le imprese
Egregio direttore,
sembra ormai quasi sicuro che l’Iva aumenterà dal 2019 e la frequenza con cui ne parlano i telegiornali serve solo a far abituare gli italiani alla prossima batosta, un po’ come la vasellina...
La cosa meno conosciuta è che per il 2019 sarà del 24,2% e passerà al 24,9% nel 2020.
Si, ci hanno messo anche il ‘virgola nove’, tanto per prenderci in giro ancora di più, noi popolo bue. E lo sanno questi politici che molti programmi di contabilità non prevedono l’Iva con la virgola? Lo sanno che molti registratori di cassa non sono pronti per questa percentuale? Ma i politici italiani ed europei hanno mai preso in mano una fattura?
Hanno una idea di quanto il cittadino dovrà spendere, oltre alla nuova Iva, per aggiornare programmi e registratori di cassa? Soldi buttati via.
Ma va bene così, noi siamo solo da mungere e nessuno, come al solito, si lamenterà.
Stefano Dellanoce
(Cremona)
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Ciò che lei evidenzia è uno dei ‘danni collaterali’ dell’incapacità dei partiti e degli eletti alle Camere di mettersi d’accordo per trovare finalmente una maggioranza che governi il Paese. Come sempre, le lacune della politica si riflettono poi sui conti dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.


LA REPLICA
Lotta alle nutrie, il Governo frena la Regione
Caro direttore,
ho accolto di buon grado il suo editoriale che consente di accendere i riflettori su un tema molto delicato. Al di là delle opinioni, non si può negare come la trovata del sindaco Marchi sia stata dannosa per il comparto.
Quello sì un tentativo di buttarla in vacca. E mi permetta di dire che il problema nutrie è serio e anche grave, visto che danneggia migliaia di operatori e in certe zone rappresenta anche un pericolo per la sicurezza dei cittadini.
L’agroalimentare lombardo subisce attacchi continui dall’Unione europea su etichettatura d’origine e sanzioni a zone di mercato vitali come la Russia. Ci facciamo del male da soli se non capiamo che si parla di un settore che nella nostra regione dà lavoro a decine di migliaia di persone.
Per questo scherzerei poco. Se il gioco è quello di fare battute, allora lanciamo la stessa provocazione anche per le altre specie di fauna selvatica che danneggiano la Lombardia: cuciniamo cormorani, gazze ladre e i piccioni di piazza Duomo?
Alcune rapide considerazioni: dispiace rimpallare le colpe, ma sul tema delle risorse voglio ristabilire la verità. Da anni la Regione chiede al governo centrale di poter svincolare 1 milione di euro dalla lotta al randagismo per utilizzarlo in incentivi alle azioni di contenimento della nutria, ma la risposta è stata sempre negativa.
Anche le normative nazionali fanno danni. Una riguarda proprio lo status giuridico della nutria che è stata sottratta dal Governo all’elenco delle specie classificate come fauna selvatica ed è stata equiparata a talpe e ratti. L’altra è relativa al mancato riconoscimento a livello nazionale dell’operatore volontario, figura di cui si avvalgono le polizie provinciali, ossia cacciatori o agricoltori abilitati che a titolo gratuito danno supporto al contenimento della fauna selvatica.
Questa figura è prevista anche nella nostra legge regionale, ma è contestata dalle procure proprio per il mancato riconoscimento nazionale. Sono questi ostacoli normativi a limitare pesantemente il contrasto alla nutria, molto più della carenza di risorse. Regione Lombardia continuerà a lavorare per l’obiettivo. Se le Regioni avessero più poteri sicuramente riscontreremmo problemi di minore entità.
Fabio Rolfi
(assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Regione Lombardia)

Ne parlo con...

Un bel progetto educativo

A come Agropolis...la scuola è all’aperto
Egregio signor direttore,
chiedo, cortesemente, uno spazio come articolo, per un interessante progetto educativo didattico, ‘A come Agropolis..., B come Bambino..., C come Conosciamo il nostro territorio’, effettuato con il gruppo di bambini ‘grandi’ della scuola infanzia di Cavatigozzi.
In collaborazione con la Cooperativa Sociale Agropolis, nel mese di aprile, sono riprese le uscite presso la cooperativa che trova la sua sede in una classica cascina lombarda a corte chiusa; i bambini hanno gioiosamente avuto la possibilità di ‘mettere le mani in pasta’, utilizzando la terra con vari semini e piantine, l’argilla e vari tipi di farina.
E’ stata offerta loro un’ottima opportunità di far scuola all’aperto. Accompagnati dalle insegnanti Antonella Ghizzoni e Mariateresa Iuso, e accolti cortesemente dal referente del progetto, signor Daniele Dolcini e dal coordinatore dei servizi, signora Deborah Dazi, i bambini hanno acquisito alcune conoscenze relative all’ambiente e alla realtà rurale (le caratteristiche, i ritmi stagionali, le pratiche di coltivazione e trasformazione) attraverso metodi ludici e creativi, si sono sperimentati i passaggi di trasformazione dei prodotti, migliorate le capacità manuali e le competenze cognitive tramite stimoli ed esperienze preziose offerte dall’ambiente cascina, si è migliorata l’autostima di ogni bambino/a attraverso il conseguimento di risultati tangibili (dalla semina alle piantine da orto; dalla macinatura del grano alla produzione del pane, dalla manipolazione dell'argilla alla realizzazione di oggetti di terracotta), favorendo un efficace lavoro di gruppo, accettando l’altro con pregi e difficoltà.
Mila Melgari
(Cremona)

Quante auto nei fossi
La causa: ‘drogati’ da telefono cellulare
Signor direttore,
tutti ’sti automobilisti che finiscono nei fossi, donne in particolare, «per cause ancora da accertare».
Ve la dico io la causa: la droga dei cellulari!
Claudio Mantovani
(Crema)


Il 25 Aprile giorno della liberazione e dell’amore
Caro direttore,
passeggiando per il centro nel giorno del 25 Aprile Festa della Liberazione, non ho potuto fare a meno di raccogliere questo straordinario momento di libera espressione d’amore ma guarda caso proprio all’altezza della galleria 25 Aprile stesso giorno della festa, che dire più di così? Viva l’amore e ancor di più nel giorno della Liberazione, viva l’amore quello che libera, che ti da gioia che ti fa star bene che ti aiuta a migliorare e ad amare il prossimo più di se stessi. Viva l’amore quello incondizionato.
Salvo Liuzzi
(Cremona)

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Commenti all'articolo

  • giuliobo

    29 Maggio 2018 - 11:00

    E' tutto molto poetico e romantico, però il punto è sempre quello. Fredda o Calda la fusione dell'atomo ha bisogno di combustibile. Come la sua stufa.

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  • ilgurzo2003

    11 Maggio 2018 - 13:19

    Ma Brasile e Venezuela non avevano eletto presidenti operai, sindacalisti, gente venuta dal basso, compagni veri? Come mai, ci si chiede, oggi i loro popoli gli si rivoltano contro? Non c'è dubbio sulla risposta, ma se ti chiami "Partito di Alternativa Comunista" è difficile che tu sia disposto a discutere con gli altri. E a 40 anni dall'omicidio Moro è bene che ce lo ricordiamo tutti

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  • lz.alfaguzzi

    10 Maggio 2018 - 20:14

    Att. Sig. Giulio Bottini. . Voglio replicare alla messa in evidenza della della sua incredulità, al mio progetto. Certo è che si il mondo avesse la maggioranza di persone come lei, certamente non saremmo arrivati dove siamo adesso. Basti pensare alla fusione dell' atomo in versione fredda. dello studioso Carlo Rubbia. A Guglielmo Marconi. a Nikola Tesla. per citarne solo tre persone che nella storia unana hanno creato cose che il mo do incredulo non capiva. Spero che lei non sia uno dei tanti professori, che poco sanno, ma tanto scrivono e a sproposito parlano. La informo che tale progetto è perfettamente funzionante presso la mia abitazione. E che al momento, ho richieste, da due aziende, che vorrebbero produrla. Saluti.

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