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Lettere al Direttore del 26 Aprile

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

28 Aprile 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 26 Aprile

Comitato provinciale Inps
Ecco come funziona. A cosa fare attenzione
Egregio direttore,
tramite la sua rubrica mi rivolgo ai residenti della provincia di Cremona per far conoscere il ruolo ed il lavoro che il Comitato Inps provinciale svolge. Formato da rappresentanti del mondo del lavoro e delle istituzioni, ha il compito di verificare e decidere dei ricorsi amministrativi e sanitari che i cittadini e lavoratori presentano all’Inps. Situazioni che quotidianamente si verificano sono le visite fiscali ai lavoratori in malattia da parte di medici convenzionati, vi ricordo gli orari di reperibilità all’indirizzo segnato nel certificato medico, per i lavoratori del settore privato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, per il settore del pubblico impiego dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, le situazioni che spesso non sono una giustificazione per l’assenza alla visita sono: 1) il campanello che non funziona (in questo caso si deve telefonare all’Inps e avvisare del problema); 2) essere dal medico (in questo caso deve essere documentata l’urgenza dal medico); 3) non è stata trovata l’abitazione (in questo caso l’ammalato deve verificare il corretto indirizzo sul certificato medico telematico rilasciato dal medico); 4) non era all’indirizzo segnato nel certificato medico (in questo caso deve essere comunicato al medico, che lo scriverà nel certificato medico, l’indirizzo di reperibilità nel periodo di malattia); 5) il certificato medico copre la malattia dal giorno in cui viene emesso se la visita è ambulatoriale, o può coprire il giorno precedente se la visita è a domicilio.
Questi sono i ricorsi più frequenti per malattia che al 99,99% vengono respinti, ci sono altri casi ma meno frequenti. Per evitare perdite economiche e/o richiami disciplinari vi chiedo di fare attenzione agli eventi sopra descritti e nel dubbio fate una telefonata allo 0372.1809417 oppure tramite mail; medicolegale.Cremona@inps.it. E’ mia intenzione utilizzare questa rubrica, se il direttore del giornale lo consentirà, per informare la cittadinanza del lavoro che all’interno dell’Inps viene svolto dal Comitato Provinciale ma soprattutto dai dipendenti dell’Istituto che ogni giorno con pazienza e professionalità danno risposte chiare e precise a chi si rivolge loro anche se l’organico è decisamente ridotto rispetto alle reali necessità.
Lino Somenzi
(rappresentante Cisl e attuale presidente del Comitato Inps di Cremona)

Quale governo/1.
Grillo: mai col Pd. E ora che cosa farà?
Signor direttore,
era il lontano 18 di gennaio, nel momento in cui è stato depositato al Viminale il simbolo dei M5s, che a Beppe Grillo era stato domandato dai giornalisti: «Farete alleanze con il Pd?».
Oggi 25 aprile, giorno della liberazione da quella massoneria che aveva permesso a Mussolini di arrivare al potere e che poi Mussolini ha fregato, visto che non mi piace dare del bugiardo a nessuno e tanto meno al signor Grillo, che per tanti decenni ed anche prima di fondare i M5s, ha sempre combattuto contro qualsiasi tipo di massoneria, ma se per caso l’inciucio col Pd dovesse avverarsi, mi auguro che durante le notti ‘burrascose’ che passerà finché campa gli venga sovvenuta ‘tirandogli i piedi’ la sua risposta a quella domanda: «Alleanza con il Pd? Come dire a un panda di mangiare carne cruda».
Alberto Nolli
(Soresina)

Quale governo/2.
La sinistra ha perso. Fico è fuori posto
Gentile direttore,
le elezioni dello scorso 22 aprile in Molise hanno visto la vittoria del centro-destra sul Movimento cinque stelle nonché il crollo del Pd.
Non si capisce perché sia stato convocato da Mattarella per le consultazioni Roberto Fico, considerato esponente dell’ala ortodossa del Movimento Cinque Stelle, cosiddetta di sinistra.
Silvio Pammelati
(Roma)

La banda del Sisal-Lottomatica
È essenziale denunciare le truffe
Signor direttore,
ho letto della truffa al tabaccaio soresinese: nei primi mesi del 2012 imperversava una banda che riusciva a sottrarre gran parte del denaro ricaricato su carte prepagate attraverso le ricevitorie collegate al sistema Sisal-Lottomatica.
Attraverso la denuncia presentata dai titolari nelle zone di Piacenza e di Chivasso, le competenti sezioni di polizia postale e delle telecomunicazioni hanno potuto individuare i colpevoli. L’attività d’indagine è stata coordinata dalla procura della Repubblica di Napoli ed ha permesso di arrivare al processo penale che si è concluso a gennaio 2018. Confido che sorte analoga possa toccare a chi non si accontenta di rubare, ma sente la necessità di insultare le sue vittime.
Stefano Bandioli
(Castelvetro Piacentino)

Il caso del piccolo Alfie
I medici sbagliano ma ancora pontificano
Signor direttore,
ora che il piccolo Alfie miracolosamente è scampato al primo tentativo di farlo morire riuscendo a respirare da solo, dovrà superare anche quello di farlo morire di fame e sete, infatti invece di lasciare che se ne vada in Italia o a casa sua con i suoi genitori lo obbligano a rimanere in ospedale, a che pro?
Alcune considerazioni vanno fatte.
1) Visto che i medici specialisti non sono stati in grado di fare una diagnosi e visto che hanno errato perfino su quello che doveva accadere una volta staccata la ventilazione, a che titolo pontificano sulla qualità della vita del piccolo Alfie?
2) La magistratura che ha l’ultima parola sulla vita del piccolo, espropriando la volontà dei genitori nel paese della ‘più antica democrazia del mondo’, dovrebbe essere vista dai cittadini come un nemico da combattere.
3) La solidarietà umana verso il piccolo Alfie che è scaturita spontanea e genuina si è macchiata della verminosa critica e condanna per il tentativo di salvare Alfie da parte dei gruppi radicali di sinistra, per i quali su Alfie c’era accanimento terapeutico e che quindi Alfie doveva morire. C’è da capirli, la pratica legislativa di emettere sentenze di morte su vite da loro considerate inutili sono il risultato delle loro lotte per la conquista di questi ‘diritti’.
giuliano.galassi@libero.it

Usiamo troppi inglesismi
Per esprimerci usiamo l’italiano
Caro direttore,
la civiltà di un popolo la si rileva anche dalla sua capacità di tutelare e valorizzare la propria lingua. E’ da troppo tempo che nel nostro Paese è in corso una incomprensibile e assurda sudditanza linguistica a quella inglese. C’è chi sostiene trattarsi di una pigrizia mentale di molti nostri connazionali nel rinunciare all’uso di parole italiane nel conversare quotidiano. Tv e radio nazionali e private, quotidiani ed altri media, nel trattare fatti di cronaca e di avvenimenti vari, fanno un uso abbondante di vocaboli inglesi.
Di questo passo andiamo verso una vera remissività alla lingua d’oltre Manica. Ne sono una eloquente prova questi esempi: molte donne vessate da mariti violenti e gelosi sono vittime di stalking, anziché maltrattamento; la maggioranza dei cittadini britannici ha voluto la brexit, anziché uscita dall’Europa; nell’hinterland anziché circondario di Caserta sono attivi vari clan, anziché gruppi di camorristi.
Nulla da eccepire se la lingua inglese sia divenuta una lingua mondiale, il cui impiego è ormai diffuso in campo economico, diplomatico, informatico e turistico. Però in casa nostra sarebbe preferibile un lessico rigorosamente italiano.
Questo mio auspicio non deve essere considerato come un fanatico nazionalismo linguistico. Mi preme rammentare a certi immemori che in Gran Bretagna i mezzi di informazione e i cittadini, nell’uso quotidiano della propria lingua si guardano bene dall’utilizzare parole italiane. I linguisti si domandano se siamo in presenza di un decadimento dell’italiano, di un processo involutivo della nostra parlata, o piuttosto di un lassismo nei confronti della lingua inglese. Se vogliamo rendere un doveroso e rispettoso pensiero al sommo Dante Alighieri e far sì che le sue spoglie non si rivoltino nella tomba in quel di Ravenna, cominciamo a bandire dal nostro vocabolario personale vocaboli quali: gossip, stalking, hinterland, brexit, shopping, privacy, trekking, guardrail e molti altri. Se saremo capaci di compiere questa scelta di buon senso avremo certamente reso un buon servizio alla nostra bella lingua italiana.
Carlo Capurso
(Cremona)

La vera ‘Liberazione’
Basta con l’odio del passato
Signor direttore,
la vera Liberazione sarebbe un passo avanti rispetto a tutti i lacci che ci legano continuamente con il passato. Gli italiani (a parte chi ne è finalmente consapevole) non saranno liberi finché saranno prigionieri di un passato fatto di divisione, di contrapposizione e di odio.
Non sarete e non siete liberi nonostante sventoliate le bandiere di qualunque fazioni esse siano. Anche tu che ti credi più avanti perché hai scelto di stare dalla parte giusta. Ma come ancora non capisci che quella parte era giusta allora, ma che adesso é anacronistica poiché la parte giusta é superare l’odio ed abbracciare la convivenza civile e la riconciliazione?
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)

È tempo di scampagnate
Quelle gite anni ’60 con la 1100 bicolore
Gentile direttore,
con la primavera si apre la stagione delle scampagnate domenicali. Che non sono un fenomeno solo dei nostri giorni. Con la motorizzazione di massa, già negli anni Sessanta erano molto popolari. Nella mia famiglia sin dal venerdì si pensava a dove andare. Nessuno aveva un’idea precisa, e al mattino della domenica, tutte le mete ipotizzate erano puntualmente scartate. E allora mio padre decideva di improvvisare, di andare all’avventura.
Che poi, era sempre un bosco o un borgo a qualche ora di macchina da casa. E così, dopo aver caricato la millecento bicolore con vettovaglie di ogni genere, finalmente si partiva. E dopo mille «papà quando arriviamo?», «mamma ho sete», «ma papà, non era meglio andare al mare?», si arrivava a destinazione.
Il posto scelto era quasi sempre in collina, con cura cercavamo una radura ombreggiata, e spesso in lontananza si scorgeva il mare. Il mio fratellino mugugnava, al verde prato con le margherite, avrebbe preferito l’azzurro mare con la sabbia. Contemplata la poesia del paesaggio, un languore ci portava a godimenti più prosaici: alla lasagna di mamma.
Era il momento di stendere sull’erba la bella tovaglia a quadretti rossi e bianchi. Al centro troneggiava l’oggetto del desiderio: il cestone di vimini con i viveri. Ospiti non invitate erano le formiche. Arrivavano da tutte le parti, il richiamo della lasagna era irresistibile. E così, tra formiche scacciate e altre probabilmente mangiate, il pranzo terminava. Mio padre si appisolava sotto un albero ascoltando alla radio ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, mia madre pigramente sfogliava ‘Epoca’. Per noi ragazzi era invece l’ora delle sbucciature. Giocando a pallone il ricorso ai cerotti era obbligatorio.
Al termine delle partite, mio padre spegneva la radio e accendeva il motore dell’automobile. Si ritornava a casa. Si azzardavano i primi commenti, la gita era piaciuta a tutti. Il lunedì, anche noi avremmo potuto raccontare di essere stati in un «delizioso posticino che nessuno conosce».
Michele Massa
(Bologna)

Gli arbitri casta di incriticabili
La Cremo paga ancora l’effetto Bonfrisco?
Signor direttore,
è innegabile che, nei vari sport dove è previsto, fare l’arbitro è alquanto impegnativo. Pure assolutamente necessario ed insostituibile. Specificatamente nel calcio è oltretutto difficile anche perché il gioco moderno è parecchio veloce. Sono molti i fattori interpretativi di giudizio: i giocatori che spesso non aiutano; le posizioni del direttore di gara con rispettivi angoli visivi; regolamenti spesso male interpretati e/o, a volte, applicati approssimativamente; le capacità di quella che una volta era definita giacchetta nera; la buona fede nelle decisioni; comportamenti (magari inconsapevoli) che a volte sconfinano nella mania di protagonismo; la scarsa collaborazione od intesa (supposta) con gli assistenti collaboratori; i molti altri fatti contingenti; eccetera. Però quando si notano evidenti giornate storte e/o con poca serenità, portano a pensare ad una sorta di incapacità arbitrale. Quindi l’idea si concretizza in una forma di prevenzione e/o finanche di malafede. Oltre che amareggiare, nella globalità, fanno supporre che possa esistere una parte di casta precostituita di intoccabili (incriticabili), di raccomandati e di presuntuosi. Al riguardo, in riferimento specifico alla ‘beneamata’, che si stia pagando ancora l’effetto Bonfrisco?
Adriano Manfredini
(Cremona)

IL CASO
Ascensore del cimitero, guasti gravi si lavora per ripararli al più presto

Egregio direttore,
a seguito della lettera a firma Luigi Negri riguardante gli impianti di elevazione del gruppo G del Civico Cimitero, per una corretta e doverosa informazione dei lettori, si rendono opportune alcune precisazioni. Il locale macchina degli impianti di elevazione nei mesi scorsi ha subito infiltrazioni e percolazioni che ne hanno intaccato in modo molto serio alcune componenti.
I danni sono stati consistenti al punto che hanno di fatto rese inservibili e non riparabili le parti elettriche. Si è così reso necessario uno specifico e particolare controllo da parte di esperti per individuare altri danneggiamenti o compromissioni non facilmente identificabili. Fatte tutte le verifiche, è stato accertato che, per riportare l’impianto alla sua corretta funzionalità, si deve procedere alla sostituzioni di numerosi componenti, peraltro già ordinati. Si tratta di un intervento non semplice e per il quale, finalmente, si sono determinate le condizioni, anche meteorologiche, per poterlo eseguire (l’affidamento dei lavori è già avvenuto). Non appena saranno disponibili le parti da sostituire, si procederà speditamente con l’esecuzione dei lavori in modo da ripristinare nel più breve tempo possibile l’impianto di elevazione.
Ufficio Stampa Comune di Cremona
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Prendo atto di questa vostra precisazione. Mi limito a sottolineare che sono ancora molti i problemi del camposanto monumentale in attesa di soluzione. Lo abbiamo evidenziato proprio in questi giorni. Cito, ad esempio la ‘battaglia’ di molte famiglie di defunti contro l’invasione dei piccioni, che costringe a coprire le lapidi con cellophane. Mi schiero al loro fianco nella richiesta di interventi finalmente risolutivi.

LA DENUNCIA
Sul corso divieto assurdo

Signor direttore,
qualcuno ha visto il cartello che proibisce l’immissione in corso Campi per i giorni 21 e 22 aprile?
Non possono passare i taxi, i pullman e udite udite gli andicappati in carrozzella.
Ps: le bici passano. Come volevasi dimostrare: l’imbecillità davvero non ha limiti.
Mario Feraboli
(Cremona)

LA POLEMICA
Nei quartieri c’è una falsa ‘neutralità’
Caro direttore la presidente del Quartiere Po si è dimessa, assieme ad altri due consiglieri, per dispute interne riguardanti la nuova viabilità e le difficoltà oggettive nel quartiere dovute dalla costruzione in via del sale delle pista ciclabile. Negli anni ’70 i quartieri presenti a Cremona e in altre città erano un importante luogo di confronto/scontro sui problemi del quartiere e della città in generale, favorivano la partecipazione di molti cittadini alla politica. (...) I contrasti portavano molte volte a soluzioni alla fine condivise fra le varie parti, e i quartieri inviavano istanze in consiglio comunale. Questa pressione democratica dal basso però alla lunga fu mal accettata dai partiti al potere della città. Con una decisione antidemocratica a Cremona furono aboliti, nonostante la legge nazionale permettesse alle città capoluogo di continuare ad avvalersi del contributo delle circoscrizioni (quartieri) e i relativi organi eletti dal popolo. L’attuale regolamento dei ‘comitati di quartiere’ non prevede per essi alcuna veste giuridica e non viene definito alcunché in merito alle istanze di fatto politiche che vi vengono votate. Questa neutralità, che è stata pensata per tenere i partiti fuori dalla porta, sta diventando un problema che rischia di allontanare i cittadini che volontariamente vorrebbero contribuire a risolvere i problemi della città. L’affermazione che vorrebbe il comitato di quartiere «una realtà di rappresentanza apolitica e apartitica» è nei fatti smentita e errata. Se i partiti sono formalmente esclusi in fase di formazione delle liste dei candidati e di partecipazione nell’organo di rappresentanza del quartiere dall’attuale regolamento, è impossibile escludere l’idea politica che ogni cittadino porta dentro di sé. E questo per me è un bene. (...) Nel comitato di quartiere come in altri gruppi di persone responsabili, dopo una votazione democratica, si può essere messi in minoranza e si può decidere di dimettersi per rendere palese il proprio dissenso. Quest’ultima opzione è avvenuta, a mio avviso, anche nel mio quartiere (Q2, Boschetto-Migliaro). Anch’io per questo motivo ho ritenuto di dimettermi, ma per questo non mi sottraggo all’impegno politico e invito i cittadini a partecipare alle attività del proprio quartiere.
Enrico Gnocchi
(partito della Rifondazione Comunista di Cremona)

Ne parlo con...

Doppio flop al voto
Ormai è residuale. Il PD è da rifondare
Gentile Direttore,
In attesa che il mandato esplorativo affidato a Fico stabilisca se ci sono i presupposti ed i margini per formare un governo tra M5S ed il Pd, la cronaca ci informa dell’ennesimo disastro elettorale in Molise dei democratici. Il segretario nazionale piddino , ‘l’autoreggente’ Martina, ha commentato il risultato constatando che anche in questo caso l’elettorato ha deciso di mandare il Pd all’opposizione, come se questa condizione fosse un titolo di merito. Io invece ritengo che gli elettori molisani congiuntamente alla maggioranza dei votanti italiani, hanno deciso (scusatemi il linguaggio fin troppo franco) di invitare il partito democratico a svolgere una funzione organica. Questo partito ormai è finito ed ha fallito clamorosamente il suo compito ed è necessario a questo punto dar vita ad altro soggetto politico col compito di ricostruire una comunità, trovare rapporti simbolici e concreti, mettere insieme con pazienza e lungimiranza una maggioranza politica che risponda ai bisogni delle maggioranze sociali. Chiamiamolo pure di nuovo Pd, ma il personale politico che lo rappresenterà non può essere quello attuale, vista la sua responsabilità di questo fallimento. Mi sono convinto di quanto dico subito dopo l’assemblea provinciale dello scorso 19 marzo ascoltando il segretario provinciale Piloni che si è esentato dal dare alcun suggerimento ed interpretazione sul risultato elettorale limitandosi ad esprimere la sua soddisfazione dell’elezione sua e di Pizzetti a fronte di una percentuale di voti ai minimi storici. Forse era meglio esprimere soddisfazione su un risultato elettorale pari ed oltre il 40% dei voti senza avere nessun riscontro in termini di seggi piuttosto che beatificarsi su eletti con un partito ormai residuale. Lì ho capito che la lezione del disastro elettorale non è servita a nulla ed il suggerimento dato dal sottoscritto di indire riunioni degli iscritti più frequenti al fine di riattivare il partito con relative iniziative sul territorio, è stato archiviato da parte del presidente dell’assemblea provinciale con maleducazione ed arroganza dicendo che era lui che decideva e se mai era mio dovere presentare la richiesta con una mozione scritta e se non mi stava bene scrivere il tutto sul giornale ‘La Provincia’. Lascio ai lettori ed ai pochi elettori ed iscritti al Pd ogni commento.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


Caro direttore, le invio quest’immagine da me scattata dell’affascinante ‘Podalirio’ che ogni primavera, mi diverto ad immortalare. E’ un lepidottero appartenente alla famiglia Papilionidae e, nello stesso punto di argine dove lo incontrai l’anno scorso, mi volteggiava sopra la testa posandosi ogni tanto sull’erba ed anche su questa foglia. E’ diffusa in Europa, Africa settentrionale, Asia temperata e parte della Cina; in Italia è presente dalle zone di pianura a quelle montuose.
ale.mann81@gmail.com
(Cremona)

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