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Lettere al Direttore del 31 Marzo

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

02 Aprile 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 18 Marzo

La lezione di Mondonico
«Io non conto niente i miei ragazzi sì»
Signor direttore,
ho conosciuto Emiliano Mondonico lo scorso scorso 25 ottobre, durante una partita della ‘sua’ squadra, quella della Riabilitazione dipendenze di Rivolta d’Adda: insieme all’istituto di ricerca Galmozzi sto preparando un libro sui 50 anni dell’Ospedale Maggiore di Crema e mi interessava capire cosa ‘ci azzeccasse’ il calcio con il lavoro del dottor Giorgio Cerizza.
Pensavo di incontrare il personaggio pubblico, ed invece ho trovato un uomo di grandissima umanità e semplicità, riluttante a farsi intervistare perché «io non conto niente, sono i ragazzi che sono importanti». Con una commozione che si percepiva a pelle mi ha raccontato delle soddisfazioni che ricavava dall’allenare questa squadra così speciale, e del ruolo dello sport in un percorso tanto difficile. Una persona modesta e gentile, come solo gli uomini veri sanno essere. Grazie, Mister.
Nicoletta Bigatti
(ricercatrice dell’istituto Galmozzi di Crema, Legnano)
Ecco l’intervista citata nella lettera [VIDEO].

Capa di Cremona
Una convocazione inopportuna
Gentile direttore,
volevo portare alla sua attenzione un episodio di inopportuna calendarizzazione di corsi aggiornamento professionale obbligatori, che lascia trasparire una ben scarsa attenzione alle esigenze di una impresa agricola, da parte di un soggetto, il Capa (Centro addestramento professionale agricolo) di Cremona, che per sua natura dovrebbe essere attento e rispettoso del calendario dei lavori in campagna.
Per adempiere agli obblighi di cui sopra ci siamo infatti da tempo affidati al Capa. Con grande stupore e molta irritazione abbiamo ricevuto nei giorni scorsi la convocazione per il corso di ‘addetti alla conduzione di pale frontali’ e di ‘escavatori idraulici’ per i tre dipendenti agricoli della nostra impresa, corsi da tenersi giovedì 28 marzo.
Orbene, come può un ente che si occupa in modo esclusivo di addestramento professionale agricolo programmare attività formative nel pieno delle attività di campagna dopo la pausa invernale (quest’anno particolarmente lunga visto il bizzarro andamento climatico) sottraendo così alle aziende personale indispensabile?
Perché da novembre a febbraio non sono riusciti a dar luogo a queste attività didattiche? Chi è responsabile di questa inopportuna programmazione? Mi piacerebbe avere risposte in merito dal presidente dell’ente, credo che la cosa riguardi parecchi colleghi imprenditori, e soprattutto mi piacerebbe che nel futuro si tenessero maggiormente in conto le necessità lavorative di un settore così legato ai cicli stagionali.
Marco Pizzamiglio
(Soresina)

Casalbuttano e uniti
Si può abbattere la roccaforte rossa
Gentile direttore,
a seguito della vittoria alle recenti elezioni politiche, sia in campo nazionale, che nella locale realtà di Casalbuttano ed Uniti, da parte del partito della Lega, in qualità di segretario del movimento politico di Nuova Linea auspico, che il centro destra trovi donne e uomini capaci di tramutare il successo ottenuto in una vera proposta politica di rinascita amministrativa per il nostro comune.
Dopo 15 anni, finalmente, è una realtà, la Lega è il primo partito nel comune storico della sinistra. La vittoria sia di stimolo agli spenti amministratori locali, solo lo scrivente è ben motivato e desideroso della rivincita per il maggio 2019.
Vorrei consigliare gli amici di coalizione di prendere spunto dalle parole di Marine Le Pen, al congresso di Lille del 10-11-marzo «la spettacolare progressione e l’arrivo in cima alla coalizione della Lega guidata dal nostro alleato e amico Matteo Salvini è una nuova tappa per il risveglio dei popoli»; confido che le segreterie politiche provinciali con senso di responsabilità, diventino protagoniste e stimolatrici del consenso avuto in una vera proposta politica di cambiamento. Nuova Linea è pronta a fare la propria parte solo interagendo con i partiti con risposte politiche chiare, convincenti e determinate.
Giacomo Mondini
(segretario politico di Nuova Linea, Casalbuttano e Uniti)

Il tramonto dell’Italia
La Resistenza è un mito divisivo
Egregio direttore,
sugli interventi di Ada Ferrari i lettori dovrebbero riflettere mettendo alla prova i propri sentimenti, i propri pensieri e le proprie opinioni come si fa nei cosiddetti ritiri spirituali, che spaziano al di là di ogni possibile esperienza. Parlando dell’attuale crisi del sistema del nostro Paese, apprezzo e condivido la citazione del ragionamento dello storico Galli della Loggia implicante il «tramonto di una nazione», che è ben più importante dell’odierno stallo politico istituzionale. Detto questo, arrivo al punto dove Ada Ferrari si chiede come e perché siamo giunti a questa situazione chiamando in causa «fatalmente una biografia nazionale che riesce a far uso divisivo e contundente persino del suo mito fondante (ossia) quella Resistenza che pare volerci mantenere ostaggi di un litigioso passato che non passa». Il «pare» è superfluo poiché è proprio essa la causa del disgregamento dell’Italia facendola retrocedere nel tempo troncando quella Rivoluzione, nata nel Ventennio, che stava cercando di riportare in piena luce lo spirito tradizionale - nel senso proprio del termine - che si basa su quei principi che sono l’antitesi e la negazione di tutte le tendenze materialistiche, specificamente moderne, incorporatesi nella mentalità comune fino a diventare parte integrante di un modo di concepire la vita.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Ma non rispolveriamo i re
Democrazia da ripristinare
Signor direttore,
(...) c’è ancora chi vive nella convinzione che solo la monarchia possa portare ordine in questa Italietta delle inefficienze e del malaffare. Ignorando la storia oppure facendo finta che nulla nel recente passato sia successo, si ritiene che i Savoia abbiano meritato a tal punto da rendere quasi obbligatoria la sepoltura nel famedio romano della gloria che è il Pantheon. (...) I fatti più incresciosi e determinanti della disfatta italiana che rappresentano tuttora l’onta delle responsabilità che ricadono sugli ignari pretenziosi eredi della corona. Per ultimo intendo ricordare a fattor comune che in Italia la democrazia con le sue regole hanno avuto un buon inizio, salvo poi aver tramutato questa forma storica di governo dei popoli in un sistema corrotto e deviato nel quale si premiano le cordate dei furbi e si affossano i meno abbienti. Non dobbiamo dimenticare i governi monocolore democristiani, di unità nazionale, di responsabilità, del compromesso storico eccetera, vale a dire quelli che (fra l’altro) hanno determinato l’attuale mastodontico debito pubblico che attualmente ci attanaglia e ci schiaccia nei modi che sappiamo. (...) Il messaggio che intendo trasmettere è il ripristino delle regole democratiche e non il rispolvero di degradate teste coronate.
Dante Benelli
(Drizzona)

L’affetto di ‘Mia’
Gatti sottovalutati rispetto ai cani
Signor direttore,
l’altra sera, essendomi coricato prima del solito, avevo dato l’incarico a mia moglie di fare uscire la gatta (Mia) che abbiamo abituato a passar la notte fuori. Ero già addormentato da tempo quando sento che qualcuno mi sta toccando ripetutamente la schiena. È la gatta che mi avvisa che è l’ora di farla uscire e di aprirle la porta. Non poteva andare da mia moglie ed indicarle la porta? No, ha voluto che fossi io a farlo. Poveri gatti! Quanto siete sottovalutati rispetto ai cani. Ma ci sarà un motivo perché molta gente vi preferisce a loro.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

IL CASO
QUELLO TRA GALIMBERTI E GRUPPO GASPARDO È UNO SCONTRO CHE DANNEGGIA CREMONA
Egregio direttore,
voglio proporre una riflessione, prendendo spunto da quanto letto sul vostro quotidiano, ieri ed oggi, a proposito dello ‘scontro’ Galimberti-Gaspardo. Nella dialettica appare evidente che l’azienda vorrebbe potenziare lo stabilimento di Cremona ma non può e - lo detta il buonsenso - non ‘deve’ farlo. Per due elementari motivi: primo, lo stabilimento attuale dev’essere ristrutturato in toto. Un intervento in tale senso richiederebbe risorse maggiori di quelle necessarie per costruirne uno nuovo più performante. Secondo: l’attuale collocazione dell’insediamento non consente altri sviluppi urbanistici, essendo ormai in fregio al centro abitato e alla tangenziale. Considerazioni entrambe elementari. Ma per i politici non è così!
Lo ritengono un «brutale atteggiamento ricattatorio». Mentre invece è il corretto modo di agire dell’imprenditore lungimirante e saggio: se realizzo le risorse economiche procedo con il nuovo; diversamente lascio tutto. Il sindaco cosa chiede - inutili tanti giri di parole - in sostanza: la garanzia assoluta della certezza che lo spostamento dell’attività avvenga come prospettato, senza tentativi postumi di fuga (furbate...) dagli impegni assunti. E lasciamo perdere la «...polarizzazione, eccetera», tutte affermazioni pretestuose: si guardi l’interesse del territorio (Bergamo insegna), in tempi di magra. Quindi siamo allo scontro che porterebbe solo a conseguenze negative per l’occupazione cremonese. Anche per la Maschio-Gaspardo sarebbe pure una perdita in quanto, dopo lo sforzo economico per rilevare il complesso aziendale ex Feraboli, assisterebbe impotente alla morte dell’azienda senza alcun riscontro positivo. Chi sarebbe, infatti, interessato a quell’area se restasse di tipo produttivo? Nessuno!
E poi, il Comune avrebbe interesse a mantenere un’altra attività produttiva in quell’insediamento? E allora signori, che si fa? Non è il caso che sindaco e amministrazione facciano una ponderata e realistica riflessione? Chiedano, come sarebbe giustissimo, le necessarie garanzie all’imprenditore - i modi, volendo, si sa che ci sono - e quindi procedano con la variante richiesta. Sarebbe solo un bene per il l’imprenditoria cremonese e una potenziale possibilità d’incremento dell’occupazione. Ognuno fa i propri interessi: l’imprenditore se si vede aiutato a reperire le risorse, le reinveste, e l’amministrazione non rischierebbe di piangersi addosso assistendo ad un ennesima perdita in un territorio già malmesso. Non si deve fare lo scontro, che produrrebbe solo danni. Anche se, come ben sappiamo, i danni creati dai politici non si ritorcono mai, ripeto mai, contro gli stessi, ma solo contro i residenti nei territori da loro amministrati con poca lungimiranza.
Quindi che riflettano bene, sindaco e amministratori, e procedano come chiesto dall’azienda. Ma nel contempo si attivino per ottenere le giuste e dovute garanzie affinché tutto proceda correttamente in sincronismo. Direttore, lei ritiene che sia, come dichiara il sindaco, «... un ricatto che suona in termini brutali...», quanto richiesto dal gruppo in questione? Che ne pensa?
Luigi Olivetti
(Pontevico Bs)
RISPOSTA Ci auguriamo che la vicenda si concluda presto e in modo positivo. Il che significa mantenere l’azienda in città e trovare una soluzione condivisa e che possa garantire il futuro dell’area evitando così che venga abbandonata.

LA POLEMICA
Giunta regionale, noi ignorati: e i nostri problemi?
Signor direttore,
come spesso accade in molte realtà che dovrebbero vederci riconosciuti e rappresentati quali città e provincia, vedi trasporti, viabilità, università e iniziative socio-culturali-teatrali, anche la recente formazione della giunta regionale ci ignora escludendo un rappresentante di zona. Ora mi chiedo se veramente in qualsivoglia panorama politico e partitico nessuno si ponga un dubbio su come un cremonese possa essere soddisfatto ed essere fiducioso di ottenere attenzione alle tematiche di questa parte di regione dove il termine ‘zona riconosciuta economicamente depressa’ è ben visibile e diffuso. Non sarà certo una mia piccola considerazione a cambiare l’orientamento comportamentale, però auspico che faccia riflettere giovani e non più giovani, pendolari e disoccupati, studenti e potenziali risorse di un futuro reso piatto per consuetudini troppo abitualmente avverse ad una riqualificazione della provincia tutta.
Corrado Guerreschi
(Cremona)

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