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Lettere al Direttore del 14 Marzo

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

16 Marzo 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 14 Marzo

Hanno un manuale?
I politici e le frasi di circostanza
Caro direttore,
non ne ho le prove (nessuno di loro lo ammetterebbe), ma sono quasi sicuro che ad ogni parlamentare venga fornito dopo l’investitura un prontuario tascabile delle ‘frasi di circostanza’ in grado di toglierlo dall’impaccio se chiamato a rappresentare lo Stato in situazioni di particolare criticità. Uno dei pregi dell’utile libercolo, è l’intercambiabilità delle frasi, a garanzia dell’inciampamento in gaffes, se pronunciate nel contesto errato. Due sono particolarmente gettonate, soprattutto in caso di visita nei luoghi colpiti da terremoto, e sono: ‘Non vi lasceremo soli’ e ‘Lo Stato deve dare un segnale forte’! Nel sommario dell’opuscolo, una nota sul fondo dell’ultima pagina, raccomanda una recitazione commossa, ma convincente e decisa; consiglia saggiamente però la fuga alle prime avvisaglie di tumulto tra gli scettici e disillusi ascoltatori che, memori di tanti precedenti, diffidano saggiamente di chi arrivi in ‘pompa magna’ con tanto di scorta, e riparta sgommando dopo poco su di un’auto blu. A tutti è capitato di dire bugie e chi è senza peccato, scagli la prima pietra! Un ‘contentino’ va comunque dato ai politici che visiteranno il prossimo sito colpito da sisma: l’imbarazzo della scelta! Perché, raccolta tra una di quelle delle case crollate, senz’altro la pietra la scaglieranno.
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)

A volte è meglio tacere
Siamo prigionieri di tanti pregiudizi
Signor direttore,
quando una persona afferma, rivolgendosi a un’altra persona ‘mi meraviglio di te’ dovrebbe, in teoria, pensare che sui precedenti giudizi che ha versato su tale persona, sia che lo abbia fatto per complimentarsi, sia per delusione, si è sbagliato. Pertanto, in pratica, gli consiglierei di tacere la sua esplosione di meraviglia e aggiornare il suo giudizio, eviterebbe di fare la figura di chi crede di più al ‘sentito dire’ che alla evidente realtà.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Dimostrato dalla storia
A San Sabba nessun campo di sterminio
Egregio direttore,
le assicuro che leggendo il commento del suo giornale alla mia lettera pubblicata il 6 marzo con il titolo appropriato ‘La solita sinistra specula sulla Storia’, sono rimasto sorpreso con il dubbio che proprio lei, personalmente, ne fosse l’autore. Il contenuto di detto commento va, infatti, al di là dell’oggetto del mio scritto. Abitualmente, prima di manifestare le mie opinioni, mi documento basandomi sugli studi di ricercatori seri ed esenti da ogni speculazione politica.
Confermo, perciò, che un campo di ‘sterminio’ nazista a San Sabba (Trieste) non è mai esistito! Ciò era già stato ampiamente dimostrato da Giorgio Pisanò con varie edizioni degli ultimi anni ottanta del settimanale Candido.
Si faceva allora proprio presente che l’utilizzo dell’ex area della Risiera come luogo di sterminio da parte tedesca era stata un’invenzione, risalente agli anni ‘60 per soffocare la tragica realtà delle stragi slave (e non solo) delle foibe. La pubblicazione, sulla G.U. n. 136 del tre giugno 1965 del decreto presidenziale del socialista Saragat n. 510 del 15 aprile 1965, permise, agli inizi degli anni ‘70, al sindaco di Trieste di stanziare milioni di lire per la sistemazione dei locali della suddetta risiera in modo aderente all’invenzione. A seguito di varie polemiche dopo la sentenza del processo di Trieste, tenutosi con procedura ordinaria, contro i componenti delle forze armate tedesche della risiera, il Gazzettino di Venezia del 15 gennaio 1989, pubblicò l’intervento del prof. Pier Arrigo Carnier sotto il titolo: ‘In Risiera, a Trieste, non ci fu sterminio’. Ulteriori ragguagli, documenti e testimonianze si possono rilevare dal volume ‘Lo sterminio mancato’ scritto dallo stesso Carnier e pubblicato da Mursia nel 1982.
Claudio Fedeli
(Cremona)
RISPOSTA
La definizione di campo di sterminio si riserva solo ai lager in cui era presente la camera a gas. Pertanto la Risiera di San Sabba non lo fu, ma nel campo triestino transitarono migliaia di oppositori politici italiani, persone appartenenti alle minoranze slovena e croata e di religione ebraica, successivamente deportati. A San Sabba ci furono tra le tre e le cinquemila esecuzioni e le vittime furono per lo più uccise a colpi di mazza ferrata. Il campo fu istituito nel settembre del 1943 da Odilo Globocnik, nato a Trieste sotto l’impero austro-ungarico, noto come il ‘boia di Lublino’ e supervisore della costruzione dei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka.


Gli eccessi non pagano
Centri commerciali e negozi di vicinato
Signor direttore,
leggo sui giornali la crisi dei piccoli negozi costretti alla chiusura, con qualche sbavatura di troppo di chi si ostina ad ignorare l’evidenza, adducendo che ad ogni serranda chiusa corrisponde una riapertura di altra tipologia di esercizio commerciale. Forse perché amministrativamente c’è molto interesse a minimizzare le responsabilità dell’inserimento dell’ultimo centro commerciale in zona urbana decisamente centrale... E magari in un’area comunale. Ed è che ha dato la botta finale al commercio locale. Questo per dire che la grande distribuzione fa testo in senso destabilizzante del commercio al dettaglio, nella misura in cui la si asseconda. Detto questo bisogna che le istituzioni scendano dal fico sul piano non solo fiscale, bensì con aiuti economici veri e propri per mantenere in vita quelle tabelle commerciali che sono fondamentali per una vita dignitosa della cittadinanza, in alcune aree urbane e nei piccoli borghi. Nemmeno in Africa esiste che un villaggio manchi un posto in cui non si trovino generi di prima necessità. (...)
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)


La proposta politica
L’idea è la partenza. Poi c’è la democrazia
Signor direttore,
i nostri eletti, forse non hanno capito, che le idee sono il prodotto dell’immaginazione, in particolare quella senile, da più parte invocata per applicarla generare innovazione da immettere nel sistema economico al fine di contenere l’attuale crisi contrastando il consequente e altrimenti inevitabile declino del sistema politico. L’idea è il punto di partenza, di ogni proposta, campagna elettorale, di ogni ragionamento politico e lo scopo ultimo verso cui tende la mente protesa alla vittoria, è il motore di ogni forma di ragionamento. Essa però deve essere sottoposta sempre a un criterio di esame che nella democrazia è una prova. Nessuno può fare a meno di questo criterio, ma tutti debbono applicarlo sia alle proprie idee sia a quelle degli altri. Idee quindi da applicare, senza tante balle da chi è stato scelto per illuminarci, in politica.
Olivo Sudati
(Cremona)


Ospedale di Cremona
Grazie agli angeli di Oncologia
Gentile direttore,
con queste poche righe desidero esprimere tutta la mia gratitudine nei confronti del reparto di Oncologia dell’ospedale Maggiore di Cremona. E questo non solo per la competenza ma anche per l’umanità e la disponibilità di tutto il personale verso coloro, me compresa, che si trovano a lottare ed a combattere, a vario titolo, la battaglia della vita. Grazie davvero a questi angeli.
Filomena Stoia
(San Martino del Lago)


Sono anche malato
Litigi e scenate. Mi serve un aiuto
Signor direttore,
in riferimento alla lettera pubblicata il primo marzo 2018 - dove spiego la mia situazione che si è creata in quest’ultimo anno di matrimonio mai andato bene anche in passato - vorrei dire dei frequenti ligiti ogni giorno, parole, offese, minacce che ho subìto e percosse, essendo io malato oncologico. Questo non solo a me, ma frasi anche alla mia ex moglie e scenate fatte davanti a mio figlio di 13 anni. Chiedo che questa persona venga allontanata da me. Tutto questo per non aggravare la mia situazione di malattia, sennò sarò costretto a prendere seri provvedimenti, visto che la persona danneggiata moralmente e psicologicamente sono io. Ho anche una serie di telefonate anonime fatte l’altra sera. Vorrei mi fosse assegnato un avvocato di gratuito patrocinio, per poi procedere ad eventuali denunce se fosse necessario.
M. B.
(Cremona)


Troppo esclusiva
Sauna? In Italia è più facile rinunciare
Signor direttore,
dal rilassante romano ‘calidarium’ alla sauna. Attraverso gli altrettanto romani preparatori ‘frigidarium e tepidarium’. La sauna francese/parigina però intendo, non quella italiano/milanese. Proprio così: abbiamo insegnato a mezza Europa (quella neolatina) il proficuo rapporto della mente col corpo (mens sana in corpore sano) ed oggi, per entrare in una sauna in Italia, essendo richiesta una tessera di appartenenza, ti può perfin venire la voglia di rinunciare. A Parigi basta invece essere maggiorenni e, pagato preventivamente il servizio, ti consegnano ciabatte e asciugatoio copripudende, e la sauna è pronta perché tu te la possa godere. Evviva la sauna… parigina!
Gianfranco Mortoni
(Mantova)


Chi paga la scuola?
Università gratis? Meglio informarsi
Egregio direttore,
le sinistre nel mondo hanno in comune molte cose. Ad esempio, che lo Stato paga l’università agli studenti. E per questo non è giusto che una volta laureati si rechino all’estero per lavorare.
A queste persone dico di essere molto caute nell’affermare queste stupidate. Lo sapete quanto costa ai genitori degli studenti l’università? Informatevi prima e poi parlate, altro che il diritto allo studio!
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

Il caso di Malagnino
Scuole chiuse per neve. Ma erano 5 centimetri
Egregio direttore,
la ringrazio per lo spazio che vorrà dedicare a queste mie poche righe e confesso di essere molto sbalordita per la mentalità di alcune persone e di alcune istituzioni comunali.
Sono una mamma di Cremona che porta il bimbo nelle scuole di Malagnino e con grande smarrimento nei giorni scorsi queste scuole sono rimaste chiuse causa neve! Ritiene normale una decisione del genere per solo tre, e dico tre centimetri di neve? Se queste persone abitassero in zone collinari o di montagna, che farebbero? Terrebbero le scuole chiuse per l’intero anno? Ci lamentiamo per il comportamento e mentalità di certe zone della nostra Italia, ma vedo che pure noi siamo simili e questa normale situazione lo dimostra! Da che esiste mondo, tutti i bambini si divertono con la neve (specialmente in questi ultimi anni che si fa desiderare) e alcuni insegnanti che operano in zone di montagna (dove la neve certamente è più copiosa e per diversi mesi all’anno) raggiungono quotidianamente il posto di lavoro percorrendo decine di chilometri sia all’andata che al ritorno a casa. Ritengo quindi assurdo chiudere le scuole per queste ridicole situazioni. Forse sono i genitori che hanno la convenienza di ti evitare il ‘manto nevoso’, barricandosi dietro la scusante che le scuole sono chiuse? Forse la causa di ciò, sono i sindaci interessati che per non incorrere in critiche si comportano in questo modo?
Vittoria Ferrari
(Cremona)


La fede non basta
Per i miracoli serve anche ottimismo
Signor direttore,
nella lettera del signor Maffei dell’ll marzo è interessante seguire l’episodio di un miracolo: la nascita di una bimba che, secondo i medici, non doveva nascere e invece, grazie oltre alla volontà della nascitura anche alla sinergia di preghiere di anime virtuose quali quelle dei genitori e del medico che si erano rivolti al beato Paolo VI, nacque. A questo punto vorrei citare un caso inverso accaduto al filosofo tedesco Schiller che perse la figlia al momento del parto.
Il filosofo si consolò dicendo: mia figlia ha dimostrato di aver posseduto una buona dose d’intelligenza poiché, quando si trattò di entrare in questo mondo di dolori, sofferenze, disgrazie di ogni genere, non volle nascere e fece dietro-front.
Ora mi chiedo se per ottenere miracoli bisogna avere, oltre la fede, anche una buona dose di ottimismo e di fiducia nella bellezza della vita che ti impedisca di vedere tutti i guai, le sofferenze che comporta.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Gregge di pecore tra Casanova e Cremona
Signor direttore, non è certo un caso eccezionale vedere un bel gregge di pecore pascolare nei campi di casa nostra ma la cosa suscita sempre curiosità, soprattutto nei bambini. Questa fotografia è stata scattata da mio figlio mentre in auto percorrevo la strada di campagna che collega Casanova del Morbasco a Cremona
C.F.
(Sesto ed Uniti)

Ne parlo con...

Il lavoro c’è ma non si vede
IL GRANDE IMBROGLIO DELLE AGENZIE INTERINALI

Caro direttore,
come tantissimi ragazzi del meridione sono emigrato nel 2007 in cerca di una possibilità di lavoro che mi desse modo di avere una prospettiva dignitosa, seppur lontano dai miei luoghi d’infanzia. Sono arrivato in una grande metropoli, immaginavo e programmavo la mia esistenza in funzione di un futuro meno incerto. Con tanto entusiasmo incanalo tutta la mia voglia di fare, alla ricerca di un primo lavoro. Inizio con l’inviare curricula a destra e a manca, ma intuisco che un modo più rapido e concreto di entrare nel mondo lavorativo sono le agenzie interinali. Invio le candidature alle posizioni che loro propongono nei loro siti e inizio a fare i primi colloqui conoscitivi. Specifico che i suddetti colloqui, nell’intero periodo di ricerca del lavoro, saranno sempre e comunque colloqui conoscitivi, anche fatti più volte con la medesima persona. Mi propongono le prime esperienze, io ovviamente da neofita accetto umilmente questo o quel lavoretto. Mi viene evidenziato che saranno certamente per lo più impieghi a tempo determinato, con poca o nessuna possibilità di tempo indeterminato. Alla fine dei conti bisogna pur cominciare a metter fieno in cascina. (...) Inizio in quella società, poi nell’altra, poi in un’altra ancora, sempre per brevi periodi. Gli anni passano, le aspettative si abbassano. All’interno di questa girandola, di contratti stabili non si vede l’ombra. Intanto continua la trafila di colloqui conoscitivi sempre più ripetitivi, svolti anche con personale diverso della stessa agenzia interinale o della stessa società a cui è legata quella specifica agenzia interinale, ma nulla: il filone lavorativo rimane imperterrito sempre il medesimo. Provo allora a ritagliarmi nuove strade, inizio a fare un master per poter migliorare ed essere maggiormente appetibile sul mercato, intraprendo qualche corso su programmi gestionali utilizzati dalle società, organizzato da enti satellite che collaborano con le stesse. Sia nel primo che nel secondo caso non ricevo né chiamate né risposte alle posizioni alle quali mi iscrivo. Gli enti che organizzano questi corsi e che richiamerò successivamente, svolgono il loro bel ruolo di propagatori del nulla e di ventilatori burocratici, non di incubatori di impresa, in questa farsa lavorativa che debbo necessariamente chiamare a questo punto così, dato che dopo anni non vedo barlumi anche flebili di miglioramento. Passa il tempo inesorabile e mi convinco che è forse meglio andare via da questo Paese. (...)
Gianluca Gramuglia
gralucgg@gmail.com

L'INTERVENTO
CREMA NON SVOLGE IL RUOLO DI GUIDA E L’AREA OMOGENEA È GIÀ FUORI GIOCO

Il dibattito sulla leadership nel Cremasco mi stimola a fare alcune considerazioni che vorrei condividere con coloro ai quali sta a cuore la sorte del nostro territorio. Concordo con il sindaco di Casale Cremasco sulla necessità di un confronto pacato, ma necessario se si vuole dare un futuro, non dico luminoso, ma accettabile al Cremasco, inteso come entità politica e culturale dotata di una specifica identità legata alla propria storia e tradizione e con un leader che lo guidi con autorevolezza e un obiettivo preciso. Quel che manca oggi al Cremasco, ma anche il passato non ha brillato, è proprio un leader riconosciuto da tutti i comuni. Oggi, infatti Crema, che naturalmente dovrebbe essere il Comune di riferimento del territorio, non svolge questo compito. Non aggrega, anzi divide. A questo si aggiunga il risultato delle recenti elezioni e balza evidente come la neonata Area omogenea, organismo politico che dovrebbe rappresentare i comuni del territorio, di fatto, non lo rappresenta. In questo organismo, composto da 15 membri, è presente un solo esponente della Lega, la quale ha trionfato in tutto il Cremasco e il vicepresidente è un sindaco che ha pubblicamente dichiarato di non considerarsi cremasco, ma della Terra di mezzo e che avrebbe deciso dove collocarsi secondo le circostanze. In altre parole avrebbe scelto da che parte stare secondo convenienza. Aggiungiamo che il presidente è schierato con il centrosinistra e si capisce come l’Area Omogenea non rappresenti l’attuale situazione politica del Cremasco. Bastano queste due considerazioni per capire come l’Area omogenea è già fuori gioco ancora prima di diventare non dico adulta, ma adolescente. Apro una parentesi. Certo non tutte le colpe sono del centrosinistra. Molte sono da imputare anche al centrodestra e alla Lega che nel nostro territorio sono riusciti a regalare il comune di Crema al centrosinistra. Per quanto mi riguarda, essendo io della Lega, vorrei che coloro i quali hanno mosso le pedine, in maniera esplicita o in quella più o meno occulta, si facciano da parte e permettano un rinnovamento del partito partendo dai territori. Chiusa parentesi. Se analizziamo il braccio operativo del territorio, cioè Scrp, allora la situazione diventa tragica. La società ha dimostrato di essere inadeguata. Lo dimostra l’assurda odissea durata tre anni, e alla quale il mio comune non ha partecipato, per assegnare l’appalto dell’igiene urbana. Oppure il valzer dei progetti per assegnare l’appalto dei varchi elettronici non condiviso da un gruppo di Comuni, ma che dovrebbero contribuire a sostenere la spesa e che non hanno ancora ricevuto risposte sulla loro legittima richiesta di compensazione. Senza dimenticare i soldi spesi in consulenze per arrivare alla kafkiana vicenda del nuovo statuto, già cassato ancora prima di diventare operativo. Il mio Comune e altri hanno espresso la volontà di far valere il diritto di recesso per uscire dalla Società, ma si ha l’impressione che i vertici Scrp, con presidente di area Pd, vogliano dilatare i tempi della fuoriuscita. Per completare il quadro vorrei sottolineare che il mio Comune negli ultimi sette anni non ha mai utilizzato Scrp, circostanza che dimostra l’inutilità della Società per quanto riguarda la realtà di Palazzo Pignano. Se così stanno le cose è corretto far sapere a chi esercita la leadership senza averne l’autorevolezza, che non tutti i sindaci sono pecoroni come qualcuno li ha definiti. Comunque, si sappia che i pecoroni possono stancarsi di belare e ogni tanto possono anche ruggire.
ROSOLINO BERTONI
(Sindaco di Palazzo Pignano)

LA POLEMICA
Il Pd ha ‘divorziato’ dalla sua base: responsabili i suoi dirigenti

Egregio direttore,
sto seguendo, sia pur con modesto interesse, i vari interventi e commenti presenti sui social sui recenti risultati elettorali da parte dei responsabili politici e amministrativi del Pd e dei semplici iscritti o simpatizzanti , in gran parte ossequenti alle esternazioni dei capi. Rilevo in quasi tutti questi commenti un ineffabile alone di ipocrisia perché tutti adesso riscoprono la necessità di ritorno al popolo, alle vere esigenze della società, alle ingiustizie, al lavoro e alla sua tutela, alle afflizioni di migliaia di italiani oltre la soglia di povertà, alla disoccupazione e alle prospettive giovanili, agli errori di valutazione compiuti. Ma dove eravate voi, sì voi, che parlavate in nome del Pd, tesi solo a far digerire quanto vi veniva propinato dai vertici nazionali. Come rispondevate voi, sì voi, a chi cercava di far presente che era una realtà illusoria quella che proponevate, che bisognava cambiare tono e proposte, che bisognava capire meglio il malcontento sociale sempre più crescente. Vi beavate della vostra saccenteria, della vostra superiorità nel presumere di conoscere meglio degli altri i problemi della società e nel dare le soluzioni migliori. Cosa facevate mentre anche qui nella nostra comunità locale i movimenti populisti aumentavano i consensi. E come avete reagito, come vi siete atteggiati nei confronti di chi dissentiva e manifestava incredulità e diffidenza per la vostra propaganda. Ricordo bene le valutazioni ironiche, anche da un punto di vista semantico, nei confronti di Liberi e Uguali, iniziativa anch’essa fallita ma l’unica che avrebbe potuto ricucire le anime della sinistra.
No, non potete chiamarvi fuori e dare oggi consigli o indicazioni su come ci si deve comportare o su quella che è la strada migliore. Anche voi siete compartecipi dello sfacelo nel quale siete precipitati. E oggi vi rifugiate nel ‘dilemma’ se appoggiare o meno un governo dei cinquestelle, senza ancora conoscere quale programma un tale governo intende proporre e quali eventuali proposte del pd possano essere accettate. Qualche autorevole rappresentate locale ha scritto che bisogna farlo nell’interesse del Paese. Ma anche voi qui avete considerato nell’interesse del Paese scalmanarvi per il si allo stravolgimento della Costituzione e avete considerato sempre nell’interesse del Paese subire questa porcata di legge elettorale, senza nulla opporre anzi sostenendola perché così vi veniva chiesto. No, non potete chiamarvi fuori e dare indicazioni serie.
Certo la crisi della sinistra arriva da lontano, attraversa l’Europa e se approda tardi in Italia è perché si sentono ancora i lontani influssi della presenza del più forte partito comunista d’Europa. Mi auguro che tale declino possa non essere irreversibile, che il divorzio tra sinistra e popolo possa essere in qualche modo arginato ma senza dubbio occorre cambiare tono, mentalità e presupposti, occorre innovare progetti e proposte, occorre essere seriamente credibili. Certo è anche problema di uomini. E quando leggo le dichiarazioni dell’ex potente parlamentare cremonese, ripescato dall’annegamento, che ‘la battaglia delle idee va condotta con maggior rigore e vigore’ mi chiedo se davvero il rinnovo della classe dirigente, dallo stesso auspicato, rappresenti una ulteriore presa in giro per una breve e misera sopravvivenza. Ma per favore, fatevi da parte. O quantomeno, abbiate il pudore di tacere.
Ermete Aiello
(Crema)

IL CASO
Nella nostra ricca Cremona c’è chi in via Zaist vive in queste condizioni

Caro direttore,
mi rivolgo a lei con il cuore pieno di vergogna per la mia città. Vorrei che queste fotografie fossero pubblicate. Vorrei che i cittadini sapessero in che condizioni vive una famiglia con minori allo Zaist. Nella nostra ricca Cremona.
Una casa mal costruita coacervo di ponti termici che ne fanno un ambiente malsano privo di dignità, agibilità e vivibilità. Non voglio entrare nei tecnicismi (del tipo a riscaldamento spento si forma la condensa, indi, se gli inquilini lo accendono i fenomeni passano), non voglio tirare in ballo questioni che esulano le condizioni materiali dell’edificio. Queste case sono marce e devono essere completamente ristrutturate.
Spesso si parla di Cremona in termini lusinghieri, per la sua cultura, per la sua arte, per il suo cibo... Forse sarebbe il caso da oggi di parlare della città per la povertà!
Ci sono famiglie povere a Cremona, molte, che devono essere aiutate ricostruendo intorno a loro il senso di comunità, parola tanto amata e destra e sinistra ma di certo mal conosciuta.
Roberto Maria Dilda
(Cremona)
RISPOSTA Le fotografie parlano da sole e la sua lettera pone in modo chiaro una questione reale: in una città sostanzialmente ‘benestante’ le sacche di povertà si stanno paurosamente allargando. Non è facile ma ognuno deve fare la sua parte.

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