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Lettere al Direttore del 13 Marzo

Francesco Pavesi

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fpavesi@cremonaonline.it

15 Marzo 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Dopo il 4 marzo/1
Dividiamo l’Italia in 3. E sono tutti contenti
Egregio direttore,
perché non soddisfarli tutti? Tre maxiregioni confederate. Blu al nord, rossa al centro e gialla al sud. Con relativa bandiera dei tre colori. E vissero tutti felici e contenti!
Sergio Cè
(Cremona)

Dopo il 4 marzo/2
Istituzioni dei cittadini e non più dei partiti
Signor direttore,
«Se voi non vi occupate della politica, la politica si occupa di voi». Partirei da questa frase, pronunciata di recente da Matteo Renzi, per rispondere alla lettera scritta da Gabriele Marchetti, pubblicata il 3 marzo scorso. E’ innegabile che il Palazzo si prenda ‘cura’, mi si conceda la battuta, anche di coloro che non ne condividono l’architettura. Quale reale possibilità hanno, i dissenzienti, di modificare l’ordine delle cose? Ai partiti spetta costituzionalmente il diritto-dovere di recepire, interpretare e infine realizzare le istanze del cittadino. E come? Secondo la retorica partitica più diffusa, rimanendo radicati al territorio; la vita di partito, vissuta intensamente dagli iscritti fin nelle sedi più periferiche, dovrebbe essere il segreto per una genuina rappresentanza popolare in ambito istituzionale. Cose da Peppone e Don Camillo, a cui quasi nessuno oggi, per fortuna, crede più. I più sofisticati ritengono che sì, i partiti devono continuare a detenere la delega della rappresentanza popolare, ma solo se disciplinati al loro interno da regole democratiche previste per legge. Ad una esigua minoranza di tesserati, avvolti dal manto rassicurante di norme che regolamentano la loro attività, sarebbe quindi giusto affidare la sovranità di decine di milioni di cittadini? E’ vero, non sono le elezioni che salvano l’Italia, perché la sovranità non appartiene agli italiani, i quali non possono e non potranno mai essere correttamente rappresentati in una democrazia intermediata dai partiti. La laboriosità, la serietà e l’onestà sono doti fondamentali per un popolo, ma non sufficienti quando si parla di regole di funzionamento di una nazione. Cominciamo ad immaginare istituzioni formate da veri rappresentanti popolari, individuati dai cittadini e, attraverso una regolamentata raccolta di adesioni, promossi ad una candidatura che sfoci alla definitiva investitura con elezioni a suffragio universale. (...)
Andrea Giacalone
(Cremona)

Dopo il 4 marzo/3
Al ballottaggio chi ha più del 30%
Signor direttore,
quale governo? Se c’é la buona fede il problema è di facile e semplice soluzione. Come? Centrodestra e 5 stelle si accordano per fare un governo a scopo ed a termine per fare solamente una nuova legge elettorale con il ballottaggio tra forze che abbiano almeno il 30% dei voti (che non sarebbe anticostituzionali come le precedente che non poneva limiti minimi di voti) e poi si torna al voto. Cosí ci togliamo di mezzo il Pd che scende al 10% (se gli va bene) ed abbiamo un governo stabile per 5 anni eletto su volontá popolare.
Certo ci vorrebbe la buona fede.
Alessandro Mezzano
(sandromezz@gmail.com)

Dopo il 4 marzo/4
L’unica certezza è il sonoro ko del Pd
Egregio direttore
le elezioni avvenute il 04 marzo hanno determinato una situazione non chiara per cui a distanza di oltre una settimana non si riesce a comprendere bene cosa accadrà. Questa situazione la conoscevamo perché la legge elettorale, ad indirizzo proporzionale, scritta e voluta da un esponente Pd e votata anche da altre frange politiche presenti in Parlamento, non poteva che produrre effetti nefasti. L’unica certezza manifesta è stata la cocente sconfitta del Partito Democratico punito sonoramente dall’elettorato italiano, stanco di sentire e subire boutades e smargiassate di varia natura e specie. (...)La cosa più sbalorditiva alla quale siamo costretti ad assistere è quella che i due noti vincitori della consultazione, in obbedienza anche al messaggio lanciato dall’attuale inquilino del Quirinale che pletoricamente chiama la politica al senso di responsabilità per costituire una maggioranza, ricerchino con tensione emotiva la collaborazione di politici perdenti e inqualificabili. Ricercare l’appoggio politico del Pd per mettere in piedi un qualsiasi tipo di governo significa pregiudicarsi il futuro e i successi politici nei prossimi 15 anni. Per quanto riguarda invece il Movimento 5 Stelle, divenuto il primo partito italiano, non comprendo per quali motivi non abbia ancora interpellato i propri attivisti (tramite la piattaforma Rousseau), al fine di conoscere quali siano le prossime alleanze da intraprendere quindi gradite alla stragrande maggioranza dei suoi adepti. Chi scrive comunque vorrebbe si giungesse a nuove elezioni, che a questo punto di stallo costituirebbero una forma di ballottaggio il cui risultato decreterà la vera vittoria di uno dei attuali duellanti e che in ultima analisi certamente ci consegnerà la catastrofe del Partito democratico.
Dante Benelli
(Castelfranco d’Oglio)

Nella lettera al giornale
Pensieri di ragazzo o solo una barzelletta?
Egregio direttore,
leggo la Provincia odierna e rimango esterrefatto. Nelle lettere al direttore, ai «i pensieri di un adolescente» riconosco quello che è una barzelletta, tra l’altro vecchia, del buon onnipresente Pierino al quale veniva appunto chiesto un tema contenente l’avverbio probabilmente. La variante era Pierino che abitava in campagna, il nonno in mezzo all’aia al posto della nonna, ed il Times sottobraccio. E dal momento che il nonno non conosceva l'inglese, probabilmente stava andando...
Giulio Bottini
(Cremona)

Cala sempre nella ripresa
Età e poco tatticismo i mali della Cremo
Egregio direttore,
da un po’ di tempo nella Cremonese si nota, in particolare nella seconda parte della partita, un marcato calo fisico che spesso penalizza il risultato finale. Le possibili cause di questa preoccupante flessione si possono, a mio avviso, trovare analizzando l’età e l’assetto tattico dei nostri giocatori. Nell’ultimo incontro con il Cittadella, la Cremonese ha regalato all’avversario ben quattro anni di ‘gioventù’ (età media 29 vs 25) e questo nonostante la presenza di Marconi (28 anni) e Cinaglia (23) che recuperavano qualche anno di anzianità’ rispetto ai titolari Claiton (33) ed Almici (25). Questa sfavorevole differenza di età risultava ancora più marcata nel confronto fra i reparti di centrocampo (età media 33,6 vs 28,3anni), una zona nevralgica dove il calo fisico oltre a limitare la fase d’attacco rende più vulnerabile la difesa. Un’età media ‘avanzata’ oltre a determinare fisiologici problemi di resistenza nel corso della partita è spesso causa di frequenti infortuni muscolari che oltretutto richiedono, quasi sempre, tempi di recupero prolungati (vedi Paulinho). Infine l’assetto tattico della squadra rigidamente ancorato ad un unico modulo di gioco anche di fronte ad evidenti cambiamenti tattici dell’avversario è spesso causa di sbandamenti ed incomprensioni fra reparti che porta a perdere palloni il cui recupero richiede un ulteriori spreco di energie. Che piaccia o no, il calcio di oggi è fatto di tatticismi che impongono, come in una partita a scacchi, continui e tempestivi cambiamenti delle ‘strategie’ (moduli ) oltre che dei ‘pezzi’ (giocatori).
Antonio Boschi
(Cremona)

IL CASO
Cremasco orientato a centrodestra, contrastiamo l’arroganza di Crema

Egregio direttore,
mi pregio scriverle per fare alcune considerazioni sulla posizione che il Comune di Crema, spalleggiato da altri sindaci cremaschi dell’area Pd, sta prendendo in merito al tema del cremasco. II recente voto (nel mio comune oltre il 73% vota centro destra) dimostra come il nostro territorio abbia una posizione chiara su come la politica debba approcciare l’amministrazione dei nostri territori. Controllo del territorio, sicurezza, contenimento dei flussi dei migranti economici rappresentano per la nostra gente temi centrali. Se a ciò uniamo il tema delle tasse (flat tax... o quanto meno riduzione delle stesse) ci rendiamo conto che i principali fattori di scontro a livello amministrativo debbano essere riconsiderati. Io da quasi 3 anni chiedo di essere liquidato con vendita o recesso dalla partecipazione in Scrp.
Unico votai contro al bilancio 2015 e oggi con un gruppo di coraggiosi sindaci vorremmo dimostrare come il rispetto dei nostri concittadini passi per la liquidazione di una società che non fa altro che andare verso un azzeramento del patrimonio nel giro di due/tre anni. Unico (insieme a Casale, credo) non ho aderito all’area omogenea (nata solo per difendere l’egemonia di Crema e i suoi interessi particolari) ennesimo tentativo di voler primeggiare in un territorio dove la crisi economica passata, i tagli dei trasferimenti, le conseguenti tasse che a livello locale abbiamo dovuto imporre, devono farci carpire come le Amministrazioni debbano essere snelle, dirette e volte ai diretti interessi dei cittadini. Mi sembra che l’arroganza dello stile Bonaldi sia simile a quella renziana che crede di poter disporre per volontà ‘divina’ o comunque super partes perché il bene comune lo sanno capire solo loro. La rappresentanza che il centro destra dovrebbe avere porterebbe ora a rivedere completamente le assemblee in Scrp, con sindaci leghisti quintuplicati e con un approccio opposto (e con maggiore coraggio da parte dei sindaci di Forza Italia). Casorati nell’ultima assemblea Scrp ci disse se avremmo proprio voluto cancellare una bella società cremasca (Scrp), che avremo quella colpa (?!). Lo dica davanti a tutti i cremaschi che pagano tasse, gabelle e diritti.
Si discutesse tra sindaci come far pagare meno tasse, non come sperperare soldi in consulenze per tacitare sindaci coraggiosi che pensano solo al bene del loro Comune e della loro gente.
Ps. La difesa dell’Università cremasca è la difesa di uno stabile, di interessi locali, a me interessa che l’Italia abbia atenei qualificati e quotati, non localizzati vicino a casa. E già sento numerosi sindaci che nulla faranno. Beh, piano piano le coscienze emergono
Luca Cristiani
(sindaco di Casaletto di Sopra)

RISPOSTA E’ evidente che il risultato delle ultime elezioni politiche si ripercuote anche sui rapporti di forza a livello locale. In questo caso siamo nel Cremasco, la cui nota situazione di fibrillazione è destinata a inasprirsi. Attendiamo altri contributi sul tema.

LA POLEMICA
Guadagnino, la pesca e l’ironia incompresa

Gentile direttore,
dunque il simpatico lettore Marco Pedrabissi, in una lettera al suo giornale, ha dichiarato di essere scoppiato in «una solenne e colossale risata» nel leggere la mia lettera in cui avrei ringraziato il regista Guadagnino per aver fatto conoscere, grazie al suo film, Crema nel mondo; città che, mi è parso di capire, lui detesta parecchio. A parte il fatto che io non ho mai ringraziato il regista, mi corre l’obbligo di ricordare al Pedrabissi il detto: ‘ride bene chi ride ultimo’. E l’ultimo a ridere sono io, nel constatare che il mio presunto antagonista non ha affatto capito lo spirito della mia lettera, che era totalmente ironico. L’ironia, signor Pedrabissi, è quella figura retorica con la quale facciamo capire l’opposto di quello che diciamo. Sempre che l’altro capisca, appunto. Probabilmente (come me) lei non ha visto il ‘bellissimo’ film di Guadagnino, dunque non ha potuto apprezzare la pesante critica che facevo a questa pellicola, sottolineando lo squallore della scena della pesca, e auspicando (ironicamente) che la Pro loco regalasse ai turisti proprio tale frutto, in modo da ricordare loro l’uso non proprio pudico (anzi, direi assai morboso) fattone da uno dei protagonisti. Con il suggerimento del cocomero (da regalare ai turisti dopo le pesche) mi preparavo sarcasticamente all’annunciato sequel del film. Che Dio ce ne scampi! Comunque, signor Pedrabissi, fa sempre bene ridere, quindi la ringrazio. E lo dico, questa volta, senza ironia.
Guido Antonioli
(Pandino)

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