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Lettere al Direttore del 8 Marzo

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gbonali@laprovinciacr.it

10 Marzo 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Elezioni/1.
Come previsto: ingovernabilità
Egregio direttore,
si sono concluse le elezioni politiche con la prospettiva dell’ingovernabilità, tutto come previsto, tranne l’exploit della Lega grazie al venditore di sogni, Matteo Salvini. Basta leggere l’ultimo libro di Alan Friedman ‘Dieci cose da sapere sull’economia italiana’, oppure conoscere il pensiero dell’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, per confermare il giudizio che lei diede in un suo editoriale circa le promesse sentite in campagna elettorale (più o meno): elenco di desideri da letterina a Babbo Natale. Tanto per citare gli argomenti più consistenti: flat tax al 15%, abolizione della legge Fornero, via tutti i clandestini dall’Italia. Strano Paese il nostro, dove esiste la legge sulla pubblicità ingannevole e poi, nella campagna elettorale, si possono prospettare azioni per le quali tutti sottoscriveremmo l’effettuazione ma fuori da una ragionevole previsione. Ma, si sa, le riforme sono impopolari, meglio promettere quello che la gente vuol sentirsi dire; e adesso povero Mattarella, anzi, povera Italia. Se siamo messi così, però, non si può solo dare la colpa al fatto che l’establishment, un po’ in tutta Europa, patisce il malcontento dei cittadini per la situazione economica. Se sono prepotentemente avanzati i partiti o i movimenti di protesta, a fronte della disgregazione di quelli storici, ci sarà pure la responsabilità di chi, anziché restare nel partito e far valere le proprie ragioni, ha dato luogo a scissioni che non hanno portato da nessuna parte. Nel Pdl prima e nel Pd recentemente, vero Bersani?
Luciano Losi
(Cremona)


Elezioni/2.
In molti alle urne. Vince la democrazia
Signor direttore,
sono contento e soddisfatto di questa tornata elettorale, ma non parlo del risultato politico in sé, che non mi rispecchia minimamente, ma della bella dimostrazione di democrazia e partecipazione alle elezioni. I cittadini hanno partecipato in massa alle votazioni, pochissime le schede bianche e nulle tutti segnali questi che indicano la volontà del popolo di non buttare al vento proprio voto ma di esprimerlo sostenendo chi era più vicino al proprio sentore politico nella consapevolezza che il cambiamento si fa nella cabina elettorale e non con il menefreghismo. Ho visto cittadini sorridenti e coinvolti ai seggi, persone che ripongono le loro speranze per un futuro migliore nella democrazia e nella partecipazione politica; certo, tanti dubbi e perplessità, ma pur sempre la voglia di migliorare e far rinascere questo Paese. Questa per me è la più bella vittoria che ci possa essere, una vittoria di democrazia e di senso civico degli italiani. Ora, però, la politica non può permettersi di deludere ulteriormente il popolo e deve dare risposte concrete e reali ai tanti problemi che affliggono il nostro bel paese.
Dennis Buttarelli
(Spineda)


Elezioni/3.
Noi con l’Italia-Udc. Grazie a chi ci ha scelti
Signor direttore,
per Noi con l’Italia-Udc i risultati delle elezioni politiche sono stati molto al di sotto delle aspettative. Ma resto convinta che il progetto di costituzione e consolidamento di un’area moderata e centrista all’interno del Parlamento sia oggi più attuale e necessaria che mai, anche alla luce dei risultati elettorali. Voglio ringraziare i 450mila cittadini che ci hanno scelto ed hanno permesso a Noi con l’Italia–Udc di portare in Parlamento una piccola pattuglia di 4 senatori e 4 deputati che si impegneranno nel prossimo Parlamento avendo come obiettivo principale quello di difendere e sostenere le famiglie, i lavoratori, le piccole e medie imprese, i professionisti e le forze produttive (...).
Simona Vicari
(candidata al Senato per Noi con l’Italia–Udc nel Collegio plurinominale Lombardia 1)


Elezioni/4.
Se io fossi Mattarella...
Egregio direttore,
sono vecchio e presuntuoso. Sono talmente presuntuoso che l’altra notte ho sognato di essere il presidente della Repubblica e di aver preso senza indugio le seguenti decisioni: lascerò svelenire i risultati elettorali facendo governare per molti mesi il presidente Gentiloni; avendo vinto sia la destra che i 5 Stelle li convincerò a raggiungere un programma condiviso al fine di consolidare i nostri mercati e quindi più occupazione, e soprattutto di modificare la politica europea; favorirò la rinascita del Partito democratico che avrà il grande compito di essere l’ago della bilancia tra le due grosse coalizioni.
Claudio Piccinelli
(Casalmaggiore)


Corruzione ed evasione
Mali endemici e politici ipocriti
Signor direttore,
da troppo tempo e da tutte le parti politiche sentiamo dire che si dovrebbe fare qualche cosa per arginare la corruzione e l’evasione fiscale che sono i due peggiori mali della nostra società (in)civile. Dopo le chiacchiere però nulla di concreto viene fatto ed i propositi restano vuoti ed inutili come le famose grida manzoniane. E’ un atteggiamento che conferma l’ipocrisia della casta politica che nella corruzione e nell’evasione è grandemente implicata e per tale motivo non ha nessun interesse a punire se stessa. Se solo si volesse fare un’azione concreta per debellare quei due cancri sociali, si potrebbe trovare il sistema. In Usa adoperano un sistema che si chiama ‘test di integrità’ e che consiste nel mandare persone sotto copertura a proporre la corruzione dietro compenso ai politici ed agli operatori economici. Chi rifiuta i soldi passa l’esame e chi invece li accetta è arrestato e va in galera. Quanto all’evasione fiscale, oltre ai controlli capillari incrociati ed all’analisi dei patrimoni acquisiti si potrebbe stabilire una taglia a favore di quei cittadini che denuncino gli evasori. Se lo stato desse a chi fa scoprire degli evasori il 20% di quanto andrà ad incassare, gli resterà sempre in cassa l’80% al posto di un nulla. Denunciare chi non paga le tasse non sarebbe un fare la spia perché denunciare un reato (ed evadere le tasse è un reato.. ) è non solo opera meritoria, ma un preciso dovere per ogni cittadino onesto così come lo sarebbe denunciare un assassino, uno stupratore, un ladro o un pedofilo. Come si vede i mezzi ci sono. Quella che manca, al solito, è la volontà politica di attuarli a causa delle riserve mentali che nascono dall’ipocrisia e dalla corruzione della casta politica nazionale.
Alessandro Mezzano
(sandromezz@gmail.com)


Ai funerali di Morassi
Comune assente. Che figuraccia
Signor direttore,
mi associo alla lettera del signor Nicolini riguardo al Maestro Morassi, il Comune di Cremona ha fatto una figuraccia non mandando nessuno ai funerali di chi ha portato il nome di Cremona nel mondo.
Francesca Bertelli
(Cremona)


Castelverde
La nostra replica al sindaco e al suo vice
Egregio direttore,
le chiediamo gentilmente un po’ di spazio per poter replicare ad alcune imprecisioni (volute?) espresse da sindaco e vice sindaco di Castelverde, apparse in un paio di articoli pubblicati nei giorni scorsi.
Capitolo contributi alle varie associazioni: il sindaco si vanta di aver erogato parecchi soldi , ma omette di dire alcune cose. Tali contributi sono sempre stati versati anche dalle amministrazioni precedenti e soprattutto dimentica di dire di aver tagliato di quasi il 30% il contributo all’unica scuola materna presente nel capoluogo. Un taglio di circa 11.000,00 euro che ha messo in ginocchio la scuola stessa.
Per non parlare dei cavilli imposti alla società AC Castelverde: una serie di assurde richieste per giustificare un contributo (circa 19.000,00 euro) di cui 3.000 circa, da restituire alle famiglie e altri 10.000 euro che la società sostiene per la cura e la manutenzione delle strutture per conto del comune stesso., In definitiva circa 6.000 euro di aiuto ad una società che segue un numero altissimo di atleti del teritorio ( almeno 130 ragazzi).
Capitolo presunti debiti: il vice sindaco, come risulta dal verbale di deliberazione n. 72 del 29-12-2017, dichiara, in modo del tutto falso e pretestuoso, di aver ereditato dalle amministrazioni precedenti, dei grossi debiti. Niente di più falso.
Ci ha pure accusato di non aver saputo spendere i soldi in pancia al comune, per trasformarli in beni e servizi per la collettività. Egli dimentica (o fa finta di non sapere) che gli anni dal 2009 al 2014 sono stati caratterizzati da asfissianti norme restrittive - il famigerato patto di stabilità- che impediva a tutti i comuni di spendere le proprie risorse, obbligandoli ad accantonare somme considerevoli a discapito di servizi e manutenzioni.
Tali norme si sono via via addolcite, sino a scomparire del tutto, permettendo agli attuali amministratori di utilizzare l’avanzo di amministrazione, che hanno ereditato dalla precedente gestione, per far fronte alle varie spese, che si son fin qui incontrate.
Andrea Lena e Maria Paglioli
(consiglieri di minoranza Castelverde)

IL CASO
Violenza in famiglia: fate come me denunciate e troverete chi vi aiuterà

Signor direttore,
non ho mai amato la ricorrenza della festa della donna ma in questi ultimi anni la vivo in modo diverso, nel suo più ampio significato; l’8 marzo infatti sta entrando nell’animo delle persone in modo più profondo, non a caso in questa giornata vengono promosse iniziative molto utili ed interessanti a favore delle donne. Proprio in occasione della festa della donna, ho pensato di utilizzare qualche riga del suo quotidiano per rendere pubblico quello che mi è accaduto.
Sono una mamma di due splendidi bimbi e circa un anno e mezzo fa ho cercato disperatamente, per diversi mesi, di risolvere una questione molto delicata che riguardava direttamente sia me che i miei amati figli. Ho bussato invano la porta di vari uffici sia pubblici che privati, ho chiesto aiuto ad alcune forze dell’ordine ma sempre senza esito, fino a quel 7 novembre 2016 nel quale ho avuto la fortuna di incontrare tre agenti della polizia locale di Cremona che hanno prontamente capito la gravità della situazione ed hanno immediatamente agito per proteggerci ed aiutarci. Vorrei tanto poter scrivere qui a caratteri cubitali i loro nomi! Queste mie poche righe vogliono solo avere un unico significato cioè quello che, in Italia esistono istituzioni che funzionano grazie a persone meravigliose che mettono a disposizione la propria professionalità e soprattutto la propria sensibilità ed umanità ma troppo spesso non vengono riconosciute o addirittura non si è nemmeno a conoscenza che esistono uffici specializzati nel risolvere problemi legati alla violenza sulle donne.
Voglio gridare a gran voce a tutte quelle donne che ogni giorno subiscono qualsiasi tipo di violenza: «Denunciate prima di tutto e sappiate che ci sono persone pronte ad aiutarvi molto più vicine a voi di quanto possiate immaginare».
P. G.
(Cremona)
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A un concerto organizzato dalla questura di Cremona al quale ho partecipato come moderatore, è stata sottolineata l’importanza della denuncia anche dei primi atti di violenza che una donna subisce. Il personale è preparato a prestare assistenza e a fornire adeguata protezione.

LA POLEMICA
Popolo della famiglia, sconfitta annunciata: Adinolfi si dimetta

Signor direttore,
attraverso il giornale vorremmo inviare questa lettera aperta a Mario Adinolfi e ai dirigenti de Il popolo della famiglia.
I dati definitivi delle elezioni politiche confermano che il Popolo della Famiglia non ha raggiunto nemmeno l’1%. Ci costa dover dire «l’avevamo detto», perché mai come questa volta avremmo preferito essere smentiti dai fatti e assistere ad una significativa affermazione del PdF.
Così come avevamo ampiamente previsto i possibili vantaggi che il PdF - suo malgrado - avrebbe potuto portare alla Sinistra e al M5s. Le potenzialità per giungere ad un esito migliore c’erano tutte, ma troppi errori hanno compromesso il risultato: la mancanza di dialogo con tutte le componenti del Family Day, una conduzione personalistica del movimento, la poca democrazia al suo interno e la totale assenza di una organizzazione capace di gestire con metodo la campagna elettorale.
Spiace, perché noi - come tanti altri - avevamo creduto, e tuttora crediamo, alla necessità di essere rappresentati in Parlamento.
Nonostante il grande impegno di una base militante, meritevole di sinceri encomi, ciò non è stato possibile. Di fronte ad una débacle di queste dimensioni qualsiasi serio leader di partito avrebbe ammesso con franchezza la sconfitta, assumendosi le proprie responsabilità e traendone le dovute conseguenze.
Purtroppo da Mario Adinolfi non abbiamo sentito nessuna autocritica, nessuna ammissione circa la necessità di correggere la rotta. Tutto ciò ci appare segno di una miopia politica che non potrà far altro che condurre il PdF ad altre sconfitte e, infine, alla sua estinzione. Lo abbiamo detto prima delle elezioni (pagando il prezzo di rimanere isolati e criticati) e lo ribadiamo ora; per ritrovare slancio, il PdF deve chiudere una stagione, caratterizzata da una conduzione del movimento tutta incentrata su Adinolfi (e pochi dirigenti nominati dal capo) ed aprirsi ad una fase nuova, aperta al confronto interno e al dialogo con tutte quelle forze che, seppur in modi e con forme diverse, hanno mostrato di avere a cuore le medesime istanze che il Popolo della Famiglia intende difendere.
Superiamo la tentazione di un partito confessionale, superiamo l’irrealizzabile desiderio di concludere la stagione della diaspora politica dei cattolici e puntiamo a costruire una formazione politica che, senza mettere in discussione la propria identità, non tema di cooperare con altri soggetti politici. Questo il nostro auspicio.
Il PdF potrà ripartire con una rinnovata energia, se saprà far tesoro delle esperienze dei suoi primi due anni di vita, riscoprendo l’umiltà e il realismo che qualche dirigente (più avvezzo a vivere su Facebook che nella realtà) sembra al momento aver smarrito. Se ciò avverrà, noi ci saremo. Pronti a ricominciare con determinazione il lavoro di sensibilizzazione e radicamento territoriale che per due anni - con buoni risultati - abbiamo svolto nella nostra provincia. Ci aspettiamo tuttavia che qualcuno, responsabile dei macroscopici errori commessi, faccia un passo indietro. Può essere utile per il bene del PdF e dei valori che vuol tutelare.
Flavio Rozza e Marco Mantovani
(esponenti locali de Il Popolo della Famiglia’, Crema)

L’INTERVENTO
Sulla morte improvvisa di Astori: fare sport è comunque salutare

Fin dall’antichità c’è sempre stato un posto speciale nell’immaginario collettivo per coloro, uomini o donne, che dotati di facoltà naturali o preparati sapientemente e valorizzati erano più forti, più rapidi, più veloci e meglio coordinati nelle loro prestazioni atletiche.
Progressivamente si è diffusa la convinzione dell’utilità dello sport non solo nel mantenere lo stato di salute, nel temprare un carattere positivo con educazione alla perseveranza, allo spirito di sacrificio, alla resistenza alla fatica ed al rispetto degli avversari, ma anche nel ridurre l’incalzare delle malattie e dell’invecchiamento. Lo sport raccoglie milioni di partecipanti, miliardi di spettatori, ha il consenso del pubblico e dei media in tutti i Paesi del mondo, in tutte le età e classi sociali. Anche in queste settimane stiamo seguendo con trepidazione i timidi segnali di disgelo fra le due Coree germogliati all’ombra delle competizioni Olimpiche.
Crea quindi incredulità, rabbia, sospetto vedere un’atleta morire improvvisamente sul campo di gara per un problema clinico che fino a quel momento non gli aveva impedito di allenarsi, di gareggiare e di raggiungere i massimi risultati sportivi nella sua disciplina. Il caso drammatico del giovane atleta Astori è un evento che ancora più ci turba e ci confonde: la morte improvvisa è arrivata di notte nel sonno senza testimoni (oggi siamo abituati a vedere in diretta tutto) e senza sintomi premonitori di alcun tipo in un soggetto in piena attività sportiva, sano e controllato. Il caso di Astori si colloca nella ristrettissima percentuale di arresti cardiaci giovanili che si verificano di notte, durante il sonno, non testimoniati, in soggetti del tutto senza sintomi. Sono rarissimi i casi di morte improvvisa insorta nel sonno di atleti e di giovani sani descritti in letteratura. Sappiamo che possono essere causati da una patologia strutturale coronarica silente evolutiva che in particolari momenti di sbilanciamento simpato-vagale durante il sonno possono arrivare a scatenare una tragica sequenza di eventi rappresentati da un’ischemia acuta del cuore che induce un disordine elettrico totale rappresentato dall’aritmia mortale che è la fibrillazione ventricolare. Invece la patologia coronarica congenita nell’atleta,  pur rara, è legata ad anomalie di origine e  di sviluppo delle  arterie coronariche che è di difficile diagnosi in vivo, dovrebbe scatenare il tragico evento sotto sforzo. Vi sono anche una serie di patologie cardiache aritmogene silenti che  nell’atleta possono estrinsecarsi con fibrillazione ventricolare notturna, quali patologie del muscolo cardiaco su base genetica che possono colpire sia la parte destra che sinistra del cuore (come nel caso Morosini) ma che portano a  morte durante il sonno in casi estremamente rari soprattutto se non accompagnati da alterazioni elettrocardiografiche e cliniche evidenziabili all’Ecg degli screening. Vi sono infine altre patologie genetiche in cui è possibile la morte durante il sonno nel giovane e nell’atleta che sono la sindrome del Qt lungo e la sindrome di Brugada, ma che di solito vengono facilmente diagnosticate dalle indagini elettrocardiografiche di routine se correttamente eseguite.
I medici ed i cardiologi dello Sport conoscono bene questo tipo di patologie ed è vanto della cardiologia italiana aver suggerito l’obbligo dell’elettrocardiogramma fra le indagini da eseguirsi per il rilascio dell’idoneità sportiva nell’atleta. Inoltre la diffusione del defibrillatore semiautomatico negli ambienti dove si pratica sport competitivo o di allenamento e la sempre maggiore diffusione della competenza nel suo utilizzo sta realizzando buoni risultati con la rianimazione immediata sul campo di gara dell’atleta colpito da arresto cardiaco. Il caso di Astori è doppiamente tragico e sfortunato perché insorto di notte nel sonno, in solitudine, e quindi con impossibilità dell’uso del defibrillatore diversamente da quanto avviene per l’arresto cardiaco sul campo di gara o di allenamento. Rimane la profonda tristezza nel constatare la possibilità di  persistenza di casi di  arresto cardiaco sia pur rari e di morte improvvisa nell’atleta nel terzo millennio che sfuggono a  tutte quelle indagini diagnostiche preventive  che le Linee  guida prescrivono nello screening dell’atleta. Ma perché possono succedere questi tragici eventi in giovani atleti sani, controllati ed allenati? Troppo giovani per morire!
La letteratura scientifica internazionale più autorevole ci dice che arresti cardiaci in corso di sport in atleti giovani possono verificarsi con una incidenza di 0,5 su 100.000 atleti/anno. La percentuale aumenta con l’età arrivando a 3,0 su 100.000 atleti/anno nell’atleta master. Ma gli arresti cardiaci nella popolazione generale non sportiva ed insorti al di fuori dello sport arriva a 30 X 100.000 soggetti anno, 10-15 volte di più. Questa è la fragilità della vita!
Pur in presenza di questi rari ma tragici eventi, dobbiamo stare attenti a non creare allarmismo ed ansia; lo sport non deve essere scoraggiato e l’attività fisica va sempre promossa nei giovani e negli adulti anche cardiopatici per sconfiggere la sedentarietà che è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare e di mortalità precoce.

Giuseppe Inama
(past presidente della Società italiana di cardiologia dello sport primario di Cardiologia all’Istituto Figlie di San Camillo di Cremona consigliere Panathlon International) 

Ne parlo con...

Piloni lascerà, va in regione
Il Pd a chi amministra. Il sindaco Azzali segretario

Egregio direttore,
desidero approfittare della suo ospitalità, se me la concederà, per una riflessione post voto relativamente all’organizzazione futura che si renderà necessaria nel Partito democratico cremonese alla luce della elezione dell’attuale segretario provinciale Matteo Piloni all’assemblea regionale Lombarda. Nella consapevolezza che nel disastroso risultato del partito a livello locale un argine importante lo hanno avuto i sindaci o gli amministratori iscritti, se andiamo a vedere i dati nei comuni troviamo che in alcuni comuni il Pd è riuscito a raggiungere percentuali discrete, guarda caso comuni nei quali i sindaci sono un riferimento importante per i cittadini. Ricordiamo che a fine dicembre 2016 in occasione del referendum costituzionale a Corte de Frati vinse il sì grazie all’appoggio del sindaco. In sostanza alla luce di quanto sopra espresso proporrei ai vertici cremonesi del Pd la candidatura del sindaco di Corte de’ Frati Rosolino Azzali, un amministratore preparato onesto rispettato dagli avversari, stimato dagli amici.
Sergio Rossi
(Cremona)

Usiamo più termini italiani
Task force, no grazie. E' gruppo di lavoro

Signor direttore,
non pretendo di ritornare a quell’eccesso di purismo della nostra lingua a cui giunse chi vietò che in essa vi fosse alcunché di straniero, arrivando al punto di tradurre ‘SaintLouis blues’ in ‘Le tristezze di San Luigi’ o ‘Touring Club’ in ‘Consociaizone Turistica Italiana’ o addirittura ‘Copacabana’ in ‘Capocabana’ ma, in verità, perché dobbiamo usare termini che non tutti capiscono come: task-force, step, blitz, vip, back to service, orientaday, orienteering, news letter, pace-maker, by-pass, fake news, pubblic speaking, black-out, party, gossip, agrinnovation, summit, stage, briefing, welfare, flat tax, light, resort, eccetera eccetera, come se non avessimo termini per dire queste cose in italiano.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Caro direttore, sicuramente una foto del duomo vista dal porticato del comune sarà stata scattata milioni di volte con e senza neve, ma questo scatto ci preannuncia l’arrivo della primavera attraverso i colori dell’ombrello retto da una dolce fanciulla che immobile rimane incantata a guardare i fiocchi di neve che vengono giù. Se hai il coraggio di guardare la luce, imita la primavera e vai avanti verso di essa. La primavera sta arrivando? Come è fatta? E’ il sole che brilla sulla pioggia, ed è la pioggia che scende sotto il sole.
Salvo Liuzzi
(Cremona)

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