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Lettere al Direttore del 6 Marzo

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08 Marzo 2018 - 11:13

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Parcheggio in piazza Sant’Angelo
Si può lasciare così? Eppure costa caro

Caro direttore
in allegato le invio foto del parcheggio di piazza Sant’Angelo in Cremona, domenica 3 marzo alle ore 10,30.
Ora le chiedo se il Comune di Cremona e la società Saba possono mettere a disposizione della cittadinanza e dei turisti uno dei parcheggi più centrali alla ‘modesta’ cifra di 1,70 euro all’ora, in siffatte condizioni.
Danilo Fontana
(Cremona)


Addio ad Astori
Davide era un amico. Uomo serio, caparbio
Egregio direttore,
chiedo cortese ospitalità sul suo quotidiano per questo mio scritto dedicato all’amico Davide.
La morte è un evento ineluttabile che mette fine alla nostra esistenza, ma quando sopraggiunge in una persona giovane, un atleta, un amico la tristezza ti attanaglia e il groppo in gola non riesci a mandarlo giù. Davide Astori l’ho conosciuto che aveva diciotto anni, dalla primavera del Milan, Fogliazza lo ha portato a Pizzighettone, qui sotto l’abile tecnico Venturato è diventato professionista e che professionista!
Io ho avuto il piacere di conoscere Davide facendo parte dello staff di quel magnifico Pizzighettone e come succede in tanti sport il fisioterapista diventa il confidente amico che ti aiuta nei momenti difficili dell’infortunio, e non solo. Ebbene lungi dalle frasi retoriche di circostanza Davide era un volitivo serio caparbio e molto maturo per la sua giovane età. Purtroppo la morte non tiene conto né dell’età né delle doti e nel silenzio ti porta via dai tuoi cari e dagli amici. Ciao Davide.
Bruno Musoni
(Cremona)


Shoah e foibe
La solita sinistra specula sulla storia
Signor direttore,
nel periodo pre elettorale, i sinistri hanno raggiunto il massimo livello della loro spregiudicatezza, già alto se si considera l’azione propagandistica basata sul dramma della Shoah. Non vi è stato giorno, infatti, che non si speculasse sul dramma del popolo ebraico allo scopo di coinvolgere la destra in avvenimenti nei quali non erano implicati i suoi veri predecessori. Il Giorno della Memoria è diventato lo strumento più idoneo alla loro bisogna. Il colmo, però, è stato raggiunto quando l’Anpi ha messo le mani sulle commemorazioni del Giorno del Ricordo. Da quando si scoprirono le foibe, l’antifascismo istituzionale diede una mano per nascondere la verità arrivando, con darne un esempio, con il decreto del presidente Saragat, a mettere a disposizione fondi per far sistemare, a San Sabba di Trieste, i locali di una ex risiera adattandoli in modo che potessero apparire come la sede di un campo di sterminio.
Da parte loro, le organizzazioni italo-slovene degli ex partigiani comunisti organizzarono percorsi informativi dando modo ai loro relatori di presenziare alle manifestazioni di ricorrenza del Giorno del Ricordo per arrivare - come già erano riusciti a fare per quelle del Giorno della Memoria, ad impostarne la conclusione.
Detta conclusione, per dirlo in parole povere, sarebbe quella che sostiene che la responsabilità delle foibe sia da attribuire alla reazione per le precedenti violenze dei fascisti contro gli iugoslavi. Sono convinto che, più o meno apertamente, i dicitori operanti nella provincia di Cremona e nel capoluogo, ove operò l’Anpi, è stato cavalcato detto percorso tipo, il quale può essere rilevato dalla lettura del libro ‘Dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera’, edito nel 1978 dall’Aned, Associazione ex deportati di Trieste.
Claudio Fedeli
(Cremona)
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Detesto ogni forma di negazionismo e di revisionismo storico. Ci sono fotografie, video e documenti che certificano le atrocità compiute nei campi di sterminio. Risiera di San Sabba compresa. Proprio lì, i nazisti in fuga fecero saltare con la dinamite la ciminiera del forno crematorio per nascondere le tracce dei loro crimini.


Grazie alla tecnologia
L’uomo cocreatore dell’universo
Signor direttore,
se ci si pensa tra noi e la generazione dei nostri genitori sono trascorsi in media 20/30 anni. Eppure sembra siano passati secoli. In mezzo ci sono state rivoluzioni culturali e del costume. L’informatica.
Senza scordare il benessere sociale e le conquiste che hanno determinato il progresso tecnologico. In sostanza si è modificata la realtà. La riflessione di come è cambiato il mondo in pochi decenni, può indurre a recepire che l’uomo è cocreatore dell’Universo, nel senso che è creatore per quanto attiene il passato (la storia umana) il presente ed il futuro, su questo pianeta. Se l’uomo è cocreatore e lo dimostrano i fatti, la consapevolezza delle proprie facoltà potrebbe incidere al punto da non porre limiti al conseguimento dei risultati? La Bibbia parla di una similitudine tra l’uomo e Dio che potrebbe significare le potenzialità creative? Seppure qualcosa sia evidente, lo è altrettanto la mancanza di consapevolezza di quanto si possa ottenere fissando l'intenzione.
E riguarda non solo le scoperte degli scienziati, bensì ogni conseguimento umano. E si consideri che il primo e più grande scienziato quantico è stato Gesù. Egli disse: «Qualsiasi cosa chiederete con fede, la otterrete». Ed intendeva il conseguimento di un risultato quale potrebbe essere una guarigione miracolosa o inspiegabile, tramite la fede in Dio, nella misura in cui si è in grado di fissare l’intenzione, quindi di credere nell’ottenimento del risultato.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


L’italia delle urne
M’aspettavo il trionfo dell’estrema destra
Signor direttore,
lo schifo, l’amaro in bocca, la delusione totale e la sfiducia per il futuro dopo queste elezioni, sono i sentimenti che mi travolgono raggelandomi il sangue. Dopo tutto ciò che ha combinato il Pd tra tasse, barconi di clandestini, terribili ingiustizie sociali, mi sarei aspettato un trionfo schiacciante dell’estrema destra e invece è successo tutt’altro. La Lega che tanto canta vittoria, forse non si è resa conto che al Senato è stata sorpassata per un punto percentuale dal Pd al 18% ancora lui, il centrodestra trionfa come coalizione, ma il primo partito è il Movimento 5 stelle. Regnano il caos l’incertezza, ancora non si sa bene chi governerà definitivamente e la sinistra nonostante le nefandezze atroci delle quali si è macchiata anche se ora è la minoranza ha preso ancora un mare di voti. Tutto ciò mi lascia attonito sgomento, atrocemente rassegnato ho preso piena consapevolezza nel mio essere interiore che il problema non è la politica, bensì il popolo italiano. Infatti vige un vecchio proverbio che recita a mali estremi estremi rimedi e con i mali dell’Italia mi sarei aspettato un voto estremo e invece centro di qui, centro di la, con vittoria però di un partito che nulla ha a che fare con le coalizioni. La situazione si fa grave e triste, non spero più che le cose cambino visto l’ignoranza del popolo bue e rassegnato mi incammino in un futuro terribile tragico e a tinte foschissime.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

IL CASO
E’ morto un giovane calciatore l’Italia intera si ferma, non ha senso

Egregio direttore,
est modus in rebus, scriveva Orazio. Una locuzione entrata anche nel linguaggio comune per dire che c’è una misura nelle cose. In tutte le cose. La misura è fondamentale: segna il confine in cui il giusto sfuma nell’ingiusto. Domenica, più o meno tutti i telegiornali nazionali hanno dato come prima notizia - o tra le prime - la morte del calciatore della Fiorentina, con un profluvio di dettagli. Il Tg2 della sera - non un rotocalco sportivo quindi - ha dedicato a questo fatto nientemeno che cinque servizi consecutivi. L’enfasi pareva suggerire che l’Italia - non solo il campionato di calcio - si era fermata. Certo, si tratta di un episodio molto triste, non tanto perché era un calciatore, ma perché quell’uomo aveva solo 31 anni. Ma, appunto, est modus in rebus. Come non pensare, allora, che nello stesso giorno sono morte in Italia quasi 1.800 persone e che di tante, tantissime, nessuno ha speso e spenderà mai neppure una sola, misera parola di commiato. Certo, si dirà, quello era il capitano della Fiorentina. Appunto. Non il presidente della Repubblica, non il Papa, non un industriale di lungo corso che ha segnato mezzo secolo di storia economica del Paese. Ma l’Italia è fatta così, sempre tragicamente avvinta nella spirale di una endemica mediocrità di cui sembra compiacersi continuamente. Il buon senso e la misura non esistono più, si fa di tutto per metterli da parte. Qualche settimana fa la notizia che la commissione parlamentare di inchiesta sulle morti dei nostri militari per l’uranio impoverito e l’amianto aveva terminato il suo lavoro con un rapporto pesante più del Cervino circa le colpe dei vertici militari - colpe gravissime reiterate per decenni - è passata quasi inosservata. Il giorno dopo nessuno più ne ha parlato. Millecento morti e malati di cancro come macabra contabilità della sola Marina dimenticati subito dai media. Erano solo militari, dei reietti, dei paria. E allora millecento uomini, morti in quelle vergognose circostanze, valgono molto meno di uno. Povero Orazio, poveri noi.
S. M.
(Cremona)


Signor direttore,
l’importante è esagerare, sicuri, in tal modo, di attirare l’attenzione. Come si è fatto, in questi giorni, col calciatore della Fiorentina Davide Astori, morto a 31 anni, reso capace di spostare il calendario calcistico e di rubare spazio alle notizie sulle elezioni politiche: bastava, a mio parere, senza interrompere il campionato, ricordarlo in modo sobrio ed essenziale, e anche a lui, dall’aldilà, sarebbe piaciuto. A meno che tutta codesta attenzione preluda all’inoltro di una causa di beatificazione, per farne un protettore dei calciatori, un protettore che, a quel so, manca. Nel qual caso, con rispetto parlando, i requisiti complessivi mi paiono insufficienti, requisiti che invece avrebbe - prego sfogliare i manuali della pelota - un tale Juan Alberto Schiaffino. Cordialcalcisticamente.
Gian Franco Mortoni
(Mantova)
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Sono convinto che disputare regolarmente la giornata di campionato di domenica non avrebbe tolto nulla al dolore e allo sgomento per la morte di Davide Astori. Anzi, forse sarebbe servito a esaltarne il ricordo.

LA POLEMICA
Via Dante al buio, lo diciamo ma non succede nulla

Signor direttore,
dopo ripetute chiamate ad un call center che risulta spesso staccato e in cui, se il personale risponde, lo fa con sufficienza e poi non risolve nulla, mi rivolgo al quotidiano ‘La Provincia’, per segnalare un problema che va avanti ormai da alcuni mesi: il tratto di via Dante compreso tra la stazione ferroviaria ed il cavalcavia del Cimitero è quasi sempre al buio totale. Si accendono regolarmente i lampioni pubblici del tratto da piazza Risorgimento fino alla stazione e quelli dal cavalcavia a piazza Libertà, ma questo tratto rimanente resta spento. Ne consegue che la strada, peraltro non propriamente sicura neanche a luci accese, diventa ancor più pericolosa, risulta difficile attraversarla e percorrerla, soprattutto dopo le 19,30, quando ormai anche gli ultimi negozi e gli esercizi pubblici sono chiusi ed anch’essi spenti. Io e i miei vicini abbiamo più e più volte chiamato il call center indicato per manutenzione luce pubblica che pare sia data in appalto a ditte fuori Cremona e per le quali non è semplice intervenire o incaricare il personale della riparazione. Risultato: da mesi siamo al buio e impotenti davanti a questo problema! Chiedo con la presente se si possa segnalare maggiormente il fatto e di conseguenza arrivare ad una soluzione definitiva. Grazie.
Lara Zucchetti
(Cremona)

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