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Lettere al Direttore del 4 Marzo

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06 Marzo 2018 - 16:16

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Il carcere deve riabilitare
Nessuno si erga a giudice degli altri
Egregio direttore,
chiedo spazio per rispondere al signor Antonio Pagliarini di Isola Dovarese, che con la sua lettera del giorno 28 febbraio, lanciava accuse pesanti al carcere di Cremona. Sono una volontaria del carcere e ho modo di frequentare questa realtà. Innanzitutto vorrei chiedere a questo signore chi gli dà il diritto di atteggiarsi a giudice di persone che non conosce e come può affermare che ‘non c’è niente da recuperare’. Certamente è molto più facile avere compassione e misericordia per persone ammalate, altra storia invece è quando siamo chiamati a provare questi stessi sentimenti per qualcuno che ha sbagliato e che ha infranto la legge. Ma vorrei ricordare a questo signore che non tutti sbagliano per pura cattiveria, quasi sempre queste persone arrivano da realtà di forte disagio senza nessuno che le abbia aiutate ma sopratutto che le abbia amate. Credo fortemente che l’egregio lavoro che sta svolgendo la direttrice del carcere, fornisca a queste persone una valida opportunità di crescita a tutti i livelli ed è una vera testimonianza di misericordia nel vero senso della parola a cui ogni essere umano ha diritto. Il carcere a mio avviso deve essere un luogo dove le persone abbiano la possibilità di riabilitarsi e non un luogo senza speranza. Tutti possiamo commettere errori ma sino a quando qualcuno ci darà la possibilità di riscattarci, il mondo avrà ancora una speranza. Concludo facendo mie le parole scritte nel libro ‘Vivere a colori’ di Angelica Tiraboschi morta di tumore a 19 anni: ‘Non vi chiedo miracoli ma la forza di affrontare il quotidiano. Non datemi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnatemi l’arte dei piccoli passi’.
Manuela Buttarelli
(Sospiro)


In Iitalia sistema crudele
Pensioni, l’Europa la pensa diversamente
Egregio direttore,
da una recente indagine è emersa una situazione a dir poco preoccupante per i lavoratori italiani: la soglia della pensione di vecchiaia risulta molto più lontana se confrontata con quelle degli altri Paesi europei, fattore che colloca l’Italia al penultimo posto in Europa, ultima la Grecia nella graduatoria. Alcuni esempi: Francia, uomini e donne a 60anni, Svezia, uomini e donne a 61 anni, Ungheria, uomini e donne a 62 anni, Spagna, uomini e donne a 65 anni, idem il Belgio e la Germania, Italia, uomini a 67,donne a 66 anni. La normativa italiana è stata definita da molti analisti una crudeltà per i lavoratori. La famigerata legge Fornero ha portato il limite a quasi 70 anni e vedrà molti lavoratori ‘passare a miglior vita’ e addio pensione. Recenti studi hanno dimostrato che l’età critica è tra i 58 e 68 anni...
Niente viene per caso, chi legifera è sempre stato contro il popolo, solo le caste vengono risparmiate. Fanno ridere i polli quando i vertici dell’Inps affermano che la riforma era doverosa, senza l’innalzamento dell’età il sistema pensionistico rischiava di saltare... Balle spaziali. I Paesi sopracitati dimostrano il contrario. Sarebbe più corretto dire che il sistema salta sapendo che in Italia ci sono quasi quattro milioni di invalidi civili, il triplo che in Germania, Francia, Inghilterra e Spagna.
Andrea Zecchini
(Camisano)


Addio a Cesare Zilioli
Campione di canoa e anche di sportività
Signor direttore,
nei giorni scorsi ci ha lasciato Cesare Zilioli, uno dei più grandi canoisti italiani. Era nato a Cremona il 21 aprile 1938. La sua specialità era la canoa (Kayak): era un grande uomo dal fisico possente. Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente in quanto, in primis era amico di famiglia, inoltre perché anch’io ho praticato la canoa. Erano altri tempi. (...)
La sua carriera è iniziata nel 1958: conquistò ad Auronzo due titoli nazionali juniores in K1 sui 1000 metri e nella gara di fondo. Nello stesso anno fu campione anche in K1 seniores sui 10.000. Esordì poi ai Mondiali di Praga con un interessante 11° posto in K1 sui 10.000 m. Successivamente, si impose ai campionati italiani assoluti nei 500 e sui 1000 metri. Nel 1960, partecipò alla sua prima Olimpiadi, a Roma: fu finalista (nono posto) nel K1 sui 1000 m. Nel 1962, vinse numerosissimi titoli nazionali e internazionali di K1 sui 500, sui 1000 e sui 10.000. Poi venne il momento del K2 con Cesare Beltrami: erano i campioni da battere, una coppia perfetta, non solo in Italia ma a livello internazionale.
Alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 arrivò sesto sia in K2 sui 1000 m. Alle Olimpiadi del Messico del 1968 fu ottavo in finale in K2, sempre con l’inseparabile compagno di voga.
Del grande Cesare Zelioli ho un ricordo indelebile che mi preme menzionare per il quale divenne famoso anche per la sua generosità. Si tratta di un episodio avvenuto ai Mondiali di Jaice (Bosnia) nel 1963 nella gara di K2 sui 10.000 Zilioli sempre in coppia con Beltrami (...) al primo giro di boa abbordò l’equipaggio ungherese di Sollosy e Fabian, che perse la pagaia; con gesto istintivo Zilioli la recuperò e la rilanciò ai legittimi proprietari che vinsero, mentre gli azzurri finirono al settimo posto per la rottura del timone. Dopo la premiazione, Fabian si tolse dal collo la medaglia e la donò a Zilioli, il quale per il suo gesto, alcuni anni dopo, fu insignito dal Panathlon international del premio Fair play intitolato al barone Pierre de Coubertin.
Andrea Delindati
(Cremona)


Marciapiedi innevati
Non ho visto profughi con una pala in mano
Caro direttore,
leggendo e guardando il giornale di questa mattina (2 marzo) vedendo quanto c’è da fare in città e provincia per tenere pulite strade e marciapiedi e quant’altro, non vedo un profugo o richiedente asilo con una pala in mano. Come mai? Sono per le strade vestiti di tutto punto, con telefonini e smartphone a fotografare e telefonare! Mi chiedo: una pala in mano per contraccambiare l’accoglienza è forse troppo pesante? Chiedo a chi li ospita di darsi da fare visto che sono giovani e forti e ben mantenuti.
L. R.
(Cremona)

Alle urne con il dubbio
Temo di essere deluso già il giorno dopo
Gentile direttore,
domenica 4 marzo si torna al voto dopo una lunga attesa. Invidio tantissimo quelli che sanno con certezza chi votare, quelli col sacro fuoco del partito dentro e qualche fetta di salame sugli occhi, quelli che votano col cuore convinti che non saranno mai traditi dal loro candidato preferito e quelli che votano con la testa perché hanno ben chiare tutte le mosse e contromosse economiche e sociali per poter governare il Paese, e non sanno nemmeno organizzare una riunione di condominio. Io più modestamente cercherò con qualche difficoltà, dopo aver sentito interviste e dibattiti, letto articoli e cercato di districarmi tra notizie vere e fake news, visto candidati immolarsi per la patria e non per l’ambita poltrona, cercherò dicevo di trovare tra i simboli quello degli onesti, che difficilmente troverò, e allora farò come diceva un vecchio (forse saggio) scrittore, mi turerò il naso e darò la mia preferenza. Sperando di non dovermene pentire già il giorno dopo.
Ernesto Gastaldi
(Cremona)


Liberi e uguali
Per le sfide di oggi una nuova politica
Egregio direttore,
le sfide globali di oggi richiedono una nuova politica, per i molti e non per i pochi. Per battersi contro il crescere delle disuguaglianze, contro l’illegalità, contro i nuovi fascismi, contro lo strapotere degli interessi finanziari, contro i cambiamenti climatici, per un Piano straordinario in grado di creare lavoro, dare un futuro di pace alle giovani generazioni, parità tra uomo e donna, occorre una mobilitazione diffusa di energie: le buone leggi non cadono dal cielo, non ti vengono regalate dall’uomo solo al comando. Sono il frutto di conquiste di attori politici e sociali attivi.
In Germania il sindacato Ig Metall ha appena strappato un accordo-pilota agli imprenditori per dare la possibilità, su base volontaria, a 900.000 metalmeccanici di scendere a 28 ore settimanali, a parità di salario, per un periodo da 6 a 24 mesi.
Il nostro programma è cambiare il Jobs Act, un fisco giusto, avere una visione forte del ruolo della scuola pubblica e dell’Università, sostituire gli inceneritori con l’economia circolare, diminuire le spese militari, approvare lo ‘Jus soli’ e governare l’immigrazione a livello europeo, ratificare il Trattato di interdizione delle armi nucleari. In Lombardia occorre fermare la privatizzazione della Sanità, lo spreco di suolo e impostare un Piano Verde di riconversione ecologica dell’economia che riduca drasticamente smog, emissioni di CO2, polveri sottili e potenzi il sistema ferroviario.
Agli incerti, ai delusi, a chi è tentato di non andare a votare, diciamo: in democrazia i giochi sono sempre aperti, anche se ci sono regole sbagliate come la legge elettorale Rosatellum. In questo quadro, serve una forza autonoma e indipendente, satellite di nessuno, come Liberi e Uguali, per impedire le larghe intese e aprire una pagina nuova. Noi di Liberi e Uguali intendiamo essere non solo argine nei confronti delle forze di destra, ma alternativa al centrodestra. Contribuire ad un cambiamento che veda di nuovo la sinistra protagonista di una democrazia rigenerata.
Annamaria Abbate, Paolo Bodini
(candidati al Parlamento - Liberi e Uguali)
Lapo Pasquetti, Marta Andreola, Fabrizio Aroldi, Roberta Mozzi
(candidati al Consiglio regional - Liberi e Uguali)


Dati da valutare con cura
Il Pil è un ‘inganno’ che i partiti usano
Egregio direttore,
alla vigilia del voto il Pd ha tirato fuori dal cilindro il suo coniglio elettorale: la crescita del Pil. Pura casuale coincidenza che proprio ora l’Istat decida di far emergere questo dato, guarda caso ai valori più alti nell'ultimo decennio, a tutto altrettanto casuale e presunto vantaggio di chi voleva cavalcarlo a fini elettorali, come Gentiloni e Renzi si sono affrettati a fare.
Convinti forse che la maggioranza degli italiani si sarebbero fatti prendere ancora una volta per il naso, a forza di dare i numeri, così come hanno fatto con il milione di posti di lavoro. Già, bel lavoro, visto che per l’Istat di regime basta lavorare un ora al giorno, per figurare come occupati.
Questi riscontri dimostrano quanto il Pil sia un indice facilmente manipolabile e a documentarsi un po’ emergono cose a dir poco inquietanti sul suo conto, che hanno sollevato sempre più numerose contestazioni al suo impiego e spinto alla ricerca di indici alternativi del livello di benessere sociale. E non è tanto questione della veridicità o meno dei numeri sfornati dall’Istat e cavalcati dal Pd, quanto dell’essenza stessa del Pil, ovvero di ciò a cui esso veramente fa riferimento.
Tra le contestazioni ricevute, una delle più importanti fu senz’altro quella del senatore americano Robert Kennedy il quale, ad un discorso tenuto alla Kansas University il 18 marzo 1968, definì il Pil come un indice che «tutto misura eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta», e cioè «l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, i programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini, quindi le bombe al napalm, i missili e le testate nucleari...».
Inquietante e forse tutt’altro che casuale coincidenza fu che quel senatore, a poco più di due mesi da quel discorso e cioè il 5 giugno del 1968, fu ammazzato.
Il Pil in effetti, risulta non avere morale perché a lui interessano per crescere tutte le transazioni di denaro interne, indipendentemente dalla loro provenienza. È evidente pertanto che ogni attività illecita può contribuire alla crescita del Pil passando attraverso il riciclaggio del denaro... ma nel computo del Pil entrano pure attività non di per sè illecite ma non certo benefiche per la società quali, ad esempio, la vendita degli alcolici e il gioco d’azzardo che tra l’altro si sta diffondendo casualmente anche nella nostra città.
Tutto quanto invece riguarda attività non profit, come il volontariato, o il lavoro domestico,.. comunque attività di alto valore sociale non monetizzabili, non viene computato nel calcolo del Pil, il che dovrebbe far riflettere sulla bontà di questo indice e quindi in particolare tutti i nostri politici, Gentiloni e Renzi compresi, a considerare se non sia il caso di lasciar perdere, almeno nelle loro campagne elettorali, questo indice che appare non solo poco attendibile in merito al reale stato di benessere del Paese, ma anche e soprattutto portatore di ‘valori’ fortemente ambigui e pericolosi, di cui abbiamo tutt’altro che andarne fieri...
Lettera firmata
(Cremona)


Non così per il referendum
Voto 2018, rispettata la par condicio
Egregio direttore,
seguendo questa campagna elettorale per il rinnovo del parlamento tramite le varie reti televisive, mi sembra che la par condicio sia abbastanza osservata. Purtroppo non è stato così per il referendum del 4 dicembre 2016 dove i fautori del No sono stati favoriti in modo sfacciato. Sempre presenti in tv: dal grande De Bortoli all’immancabile Travaglio... Non sono mancati neanche i presidenti delle varie associazioni tra questi ultimi qualcuno ha pontificato anche tramite il suo giornale (vedi Corada per l’Anpi). E un certo Michele Fusari per Mcl il quale sa benissimo che i suoi seimila tesserati ci sono non perché condividono le idee del movimento cristiano lavoratori ma semplicemente perché quando vai al Caf per il 730 ti dicono con la tessera (15 euro) paghi tot, senza paghi il doppio (caso mio 80 euro non ho voluto la tessera ho pagato 160 euro). Mi chiedo: forse questi Caf ricevono sovvenzioni in base al numero degli iscritti?
Bene direttore, io che non sono presidente di niente e mi permetto di dire ai suoi lettori di votare Pd perché è l’unico partito formato da una buona squadra. Renzi ha coraggio, Gentiloni è diplomatico, Padoan è un bravo economista, Del Rio è bravo... Le donne poi, sono tutte brave e preparate (compresa la Boschi). Forza Renzi non vogliono confrontarsi con te perché sanno che sei il migliore.
Rosalba Fusar Bassini
(Montodine)


Appello agli elettori
Liste, di qualcuno ci dovremo pur fidare
Signor direttore,
l’ora fatidica delle elezioni si avvicina, per cui mi sento di fare un appello.
‘Oh, elettore che nel paesello andrai tranquillo il tuo voto a dare, / tu sai ben ch’è un tuo dovere / che di qualcun ti devi fidare. / I candidati ti hanno riempito / l’ingenua testa di promesse di soldi, sgravi fiscali, / ma stai attento: non tutti al mondo, come tu pensi, sono leali. / Alcuni son furbi come volpi, altri, per dirla completa, veri imbroglioni. / Per cui, attenzione, il voto tuo dallo solo a quello / che tu sai sincero e di virtù modello / come un fratello.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

IL CASO
Giulio batte l’autismo anche sugli sci contro l’esclusione e l’ignoranza

Caro direttore,
c’è una gara di sci, sulle piste di Macugnaga, stamattina ci sono un centinaio di ragazzini che sfilano uno dopo l’altro dal cancelletto di partenza, fra i paletti colorati e giù dritto fino allo striscione dell’arrivo. Urlano, si incitano, si spingono per veder il tabellone dei tempi... C’è chi è felice di essere lì e chi è lì per arrivare primo...
Sono gli alunni della scuola media Anna Frank di Cremona, sono in settimana bianca... sono tantissimi! Tra loro, alcuni professori, un dirigente, e qualche assistente alla persona, si quelli... quelli che assistono i ragazzini più fragili.
Sulle piste, con tutti i suoi amici, c’è Giulio. Bardato come uno sciatore provetto, con tanto di casco e occhialoni in faccia.
Sta facendo la sua gara: restare senza famiglia, per tutta la settimana bianca, insieme ai suoi compagni di scuola, dal primo all’ultimo giorno.
Giulio ha fatto il corso di sci. Giulio ha varcato il cancelletto di partenza, con sci e scarponi, racchette tra le mani... sta scendendo e passa tra le bandierine colorate e poi giù dritto... anche lui, fino all’arrivo.
Alza le braccia e urla: ‘Ho vinto’!
Io non c’ero (per fortuna... sennò non sarei riuscito a raccontarlo) ma urlo con lui! Ha vinto Giulio!
Ha vinto con i suoi amici, con i suoi assistenti (tutti quelli che ha avuto sinora), con tutti i suoi insegnanti, con la sua scuola, con la sua famiglia.
Ha vinto Giulio, contro l’indifferenza, contro l’esclusione, contro la rassegnazione, contro l’ignoranza e la diffidenza. Ha vinto Giulio! Lasciando indietro il nostro autismo, ha vinto contro tutto, grazie a tutti!
Pronti e più forti, per la prossima sfida, la vita.
Simone Pegorini, un papà felice...
(Cremona)
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Una testimonianza che apre il cuore. Mettere in pagina una lettera come questa è davvero un piacere e dà la misura delle cose che davvero contano. In questo caso mi piace rimarcare anche il ruolo della scuola, troppo spesso criticata senza cognizione di causa.

LA POLEMICA
Treno preparato in ritardo, questa è l’emergenza neve per Trenord

Caro direttore,
l’altra sera ero in attesa a Rogoredo del Mantova delle 20.32, annunciato con 25’ di ritardo, e, tra un annuncio funesto e l’altro, l’altoparlante scandiva come un mantra quest’altra notizia: ‘Per l’attivazione del Piano Neve, oggi 2 marzo sono previste variazioni e diminuzioni delle offerte di Trenord’. Ho impiegato del tempo a capire quali fossero le offerte di Trenord per i pendolari, e in cosa consistesse il Piano Neve. Mi è servita un’ora. Quella che ho dovuto passare insieme ad altri disperati cremonesi nei corridoi sotterranei di Rogoredo, dato che il ritardo è presto lievitato a 40’ e poi finalmente 60’. Come noto, da tempo la sala d’attesa è stata soppressa, e si sa che la biglietteria offre quei 10 metri quadrati caldi solo fino alle 20.30. Il bar chiude prima delle 19, e quindi ci si deve arrangiare come si può, a -2 per un’ora intera. Si noti che il Piacenza delle 20.30 e quello delle 21.30 sono transitati in orario, e dunque mi risultava difficile attribuire il nostro ritardo alle cattive condizioni della linea, anche perché la neve era cessata già dal primo pomeriggio. All’arrivo del treno ho chiesto lumi all’ottimo capotreno, che mi ha delucidato in merito. Il treno semplicemente era stato preparato in ritardo, ed è perciò uscito tardi dal deposito. Un inconveniente che è capitato già altre volte, anche in estate. Altro che Piano Neve. Si noti anche che detto capotreno si era premurato di segnalare ai ‘piani alti’ il disguido, proponendo di far invertire la rotta al Mantova in arrivo a Rogoredo alle 20.26, senza aspettare altro ‘materiale rotabile’. L’idea geniale, già sfruttata in passato in casi d’emergenza, è stata bocciata. Si sa, le menti superiori di chi organizza tutto a tavolino, da un ufficio caldo. Così mi son goduto le impagabili ‘offerte’ di Trenord, e mi sono immerso in pieno, come sotto una doccia scozzese, nel magico mondo del Piano Neve. Ringraziando come al solito i geni che gestiscono Trenord, Rfi e, per inciso, anche le vite di noi pendolari, li invito ad andarsene, magari in scia ai risultati delle elezioni, senza clamori.. La vergogna infinita continua...
Paolo Battiloro
(Pizzighettone)

Il pupazzo di neve e i ricordi di quando ero bambino

Caro direttore,
dopo pranzo ho deciso di fare quattro passi e bere un caffè in centro ma mentre mi incammino per il ritorno a casa passando dal retro del Duomo ecco che trovo questa gradita e divertente sorpresa adagiata sui gradini all’angolo del muro che ride e subito i miei pensieri mi hanno riportato indietro nel tempo quando ero ragazzino e con gli amici di scuola alla prima occasione di nevicata si usciva per realizzare il pupazzo di neve. Che bei tempi.
Sembra che faccia la guardia come un vero soldato ma basta una goccia di pioggia ed è presto andato.
Inizia piano piano a sciogliersi e svanisce all’improvviso restano solo le sue cose e forse il suo sorriso!
Salvo Liuzzi
(Cremona)

Ne parlo con...

Brutta campagna elettorale
Certe norme spacciate per conquiste di libertà ci portano all'abisso

Signor direttore,
vedo che il suo quotidiano sta prendendo il posto di ‘La Vita Cattolica’ morta dopo 100 anni, quando ha smesso di fare battaglie e anticipare il futuro. Andando controcorrente, ‘La Provincia’ pubblica degli interventi a favore della vita e in ‘Spazio aperto’, scritti che riguardano questioni importanti in sua difesa dal concepimento alla morte naturale. In questa campagna elettorale, che credo sia la peggiore nella storia d’Italia, ho l’impressione che nessuno si sia accorto che siamo sull’orlo di un abisso, tranne alcuni come don Alberto Franzini dal punto di vista religioso, quindi onnicomprensivo, seguito da Ada Ferrari sull’involuzione verticistica della politica, succube della finanza internazionale (il tremendo caso Soros: speculatore e finanziatore dell’orgoglio gay, dei traffici di migranti, ricevuto da Gentiloni!) e seguito da Claudio Merlini che ha denunciato le conseguenze della rimozione dell’etica cristiana Dio-Patria-Famiglia. L’accecamento è tale che nessuno dei concorrenti a ‘Palazzo Chigi’ ha fatto un discorso sulla politica estera nel momento in cui in Medio Oriente, sulla nostra soglia di casa, maturano le condizioni della replica di ‘Sarajevo: quella del 28 giugno 1914’: due colpi di pistola sparati contro due personaggi e le conseguenze furono due guerre mondiali, la Guerra Fredda e quella in atto a macchia di leopardo.
‘Avvenire’ del 2 marzo riporta uno scritto allarmante del Papa: denuncia quello che don Alberto ha scritto sul suo giornale e spiegato nelle sue catechesi: il modo di pensare generale di battezzati e non battezzati è un ‘cifut’: un impasto di avanzi di alimenti messo sotto la cenere del focolare finché faceva la crosta e lo si mangiava. Oggi il ‘cifut’ è composto da tanti messaggi, che inducono a vivere ‘serenamente’ in mezzo alle perversioni legalizzate, frequentando Chiesa e sacramenti, rimuovendo crimini legalizzati.
È infernale utilizzare categorie di pensiero cristiane pervertendole in delitti spaventosi: è avvenuto con la ‘libertà-uguaglianza- fraternità in Francia e il primo genocidio nella Vandea seguito da tutti gli altri genocidi compreso il nostro con aborto e pillole abortive; fra poco anche con gli intrugli dell’eutanasia. Temo infatti che la Corte Costituzionale, dopo aver legalizzato negli anni ‘70 l’uccisione dell’innocente nel seno materno, approverà anche l’eutanasia. È mai possibile che non si rendano conto quelli della Consulta che la libertà non crea ‘valori’, che sussistono ben prima dell’uso della nostra libertà?
Perciò mi permetta, signor direttore, di rivelare che voterò per ‘Il Popolo della Famiglia’: la fionda di Davide contro il Golia del Male generalizzato.
Dorella Azzolini Molo

Don Primo Mazzolari
Persona appassionata ma dal pensiero 'debole'

Egregio direttore,
sono andato in Duomo a sentire alcuni passi di Don Primo Mazzolari. Ho capito subito che era persona appassionata, innamorata dell’uomo, molto preoccupata dei suoi infiniti bisogni; ma anche, ahimè, dal pensiero costantemente raso terra. Così, a forza di star basso, dopo un po' comincio a dormire. Spero di non aver russato, nel caso approfitto del giornale per scusarmi.
Claudio Bettinelli
(Cremona)

Caro direttore, sarà pure un gelo polare dappertutto, ma guardate che lago, che clima, che sole... La fotografia è stata scattata il 27 febbraio ma sembra un pomeriggio estivo. Quando si dice che il Garda è super protetto ed è il paradiso terrestre, si dice solo il vero.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

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