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Lettere al Direttore del 1 Marzo

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gbonali@laprovinciacr.it

03 Marzo 2018 - 07:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Stanco di soli slogan
O vado ai monti o scheda bianca
Gentile direttore,
durante le campagne referendarie si è spesso sentito l’invito dei partiti interessati ad ostacolare l’approvazione del quesito proposto, di andare al mare, piuttosto che a votare. Vista la stagione sono quasi convinto che domenica 4 marzo andrò in montagna. Votare per chi? Qualunque sia il voto espresso, vista la presenza in ogni lista di parassiti, di approfittatori ed anche di delinquenti abituali, l’elettore deve essere consapevole che rischia di investire di una carica tanto importante qualcuno che farà i propri interessi, nei migliori dei casi, o quelli di gruppi ristretti di cittadini a lui collegati. Mi si obietterà che è sempre stato così, che è un rischio, ma «Viva la democrazia!». Un secondo elemento allontana dalle urne. Mai come quest’anno gli attori della campagna elettorale si sono proposti all’elettore attraverso slogan ad effetto in una gara al chi offre di più. Pagare meno tasse ed andare in pensione prima sono forse i messaggi più veicolati in questi mesi. Nessuno però parla di debito pubblico, di invecchiamento della popolazione, di inefficienza della pubblica amministrazione, di criminalità organizzata, di falsi invalidi, di giustizia lenta, di decine di centinaia di milionari sconosciuti al fisco, di disoccupazione e sotto occupazione giovanile che genera spesso in loro sfiducia, apatia e rassegnazione. E poi, mi consenta, nel 2018 ancora i due compari Massimo D’Alema e Silvia Berlusconi che a vario modo governano anche questa campagna elettorale! Non ne posso più! La coscienza però mi ricorda che votare è anche un dovere oltre che un diritto. Non mi rimane forse che rassegnarmi a recarmi nonostante tutto al seggio e imbucare le schede bianche. Consapevole che probabilmente in qualche collegio ad alta densità criminale dell’Ital sud o dell’Ital Sicilia l’elettore che la pensa come il sottoscritto non ha neanche questa libertà di voto vista l’alta probabilità che qualcuno in sede di scritinio compili secondo i propri gusti la scheda lasciata in bianco.
Alfio Crotti
(Offanengo)


Si va verso un svolta
Addio dicotomia tra destra e sinistra
Signor direttore,
probabilmente la vera svolta nella politica sarà diversa rispetto al prevalere di una forza politica sull’altra. E sarà un aggiornamento del concetto di democrazia che avrà la principale caratteristica nel superamento della contrapposizione maggioranza-opposizione così come quella di destra-sinistra. Sarà una svolta epocale all’insegna della massima collaborazione con l’unico obiettivo di favorire il bene comune e la cosa pubblica. Nessuno si ergerà a giudice proclamando di essere il migliore. L’impegno disinteressato sarà reale perseguito con umiltà. A tutto ciò corrisponderà un deciso, concreto e sostanziale miglioramento nei rapporti sociali e del mondo del lavoro. Spariranno i padroni, come i dipendenti, mentre prevarranno operatori che perseguiranno lo stesso obiettivo ed i cui benefici saranno suddivisi in modo equo, concordato e condiviso, così da soddisfare le esigenze di tutti. Il benessere sociale sarà uno status collettivo normale. La convivenza sarà più che civile, bensì felice poiché tutti saranno rispettosi degli altri. La lotta contro l’ingiustizia sarà sostituita dalla comprensione e dalla collaborazione per la giustizia. E noi, pensate che bello, ci saremo. Sì, noi ci saremo.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


Sepolcri imbiancati
Il ‘pio’ Salvini reciti un’Ave Maria
Signor direttore,
il ‘pio’ Salvini avrebbe fatto bene a recitare un’Ave Maria e leggere la pagina del Vangelo che cita i sepolcri imbiancati. Comunque non è il solo, perché di ‘topi di sacrestia’ ne abbiamo conosciuto e conosciamo, che una volta eletti dimenticano subito il ‘Credo’. Penso che una politica così ridotta meriti solo un pietoso velo.
Olivo Sudati
(Cremona)


Centrosinistra in affanno
Ora punta tutto sul ‘suo’ Minniti
Egregio direttore,
sto notando che la sinistra sta esaltando in modo esagerato il suo ministro dell’Interno Minniti: ha dato motovedette alla guardia costiera libica come già da tempo veniva consigliato dagli esponenti del centro-destra; ha controllato e ristretto l’operato delle Ong, ora ne operano meno, ma la verità è che le Ong operavano su richiesta della guardia costiera italiana, me l’ha sempre comunicato Medici Senza Frontiere in quanto sono iscritto; sulle Ong bisogna constatare che già il centro-destra da tempo e un magistrato di Catania avevano segnalato che alcune non avevano un comportamento corretto, naturalmente la sinistra li aveva tacciati di falsità; è favorevole allo ius soli, ma scusate, in un Paese in cui entrano clandestinamente o coi barconi, meno ma ne arrivano ancora diverse migliaia al mese, come è possibile parlare di ius soli quando da noi in italia l’immigrazione la subiamo, contrariamente a quasi tutti i Paesi del mondo dove è il governo della nazione che decide chi far entrare o meno nel proprio territorio; guardo sempre la trasmissione su canale 5 Striscia la notizia e ho notato che il nostro ministro buonista Minniti almeno in 2 circostanze prende provvedimenti subito dopo la segnalazione effettuata dalla trasmissione, la prima volta dopo che avevano segnalato che un’immobile confiscato alla mafia era occupato clandestinamente e la seconda dopo che la macchina blindata dell’inviato Blumotti era stata bersagliata da pietre lanciate dalle case del quartiere Zen degradato e dedito allo spaccio della droga di Palermo.
Evidentemente la paura concreta di perdere le prossime elezioni politiche, fa miracoli.
dalicr@alice.it


Lombardia, Gori lo fa
E’ ora di investire sul capitale umano
Signor direttore,
sentimenti di impotenza, di sfiducia e di rabbia abitano buona parte dell’elettorato. L’impotenza si manifesta allorquando la consapevolezza della complessità di alcune questioni fa percepire la mancanza di competenze idonee ad affrontarle. La classe politica sembra aver tradito l’onestà del voto più volte espresso, dimentica di valori fondativi di una comunità. Lo straniero e il diverso appaiono ai più come pericolosi e minacciosi per la sicurezza nostra, dei nostri figli e delle nostra case. Mi sembra, però, che il sentimento prevalente sia la rabbia, una sorta di irritazione violenta che toglie colore alle cose e impedisce di distinguere i lineamenti di volti diversi. Tali sentimenti generano risposte diversificate. Alcuni ritengono che ritirarsi dal dibattito pubblico e astenersi dall’esercizio del voto possa essere una forma di protesta capace di scuotere la classe politica. Sappiamo che questo comportamento porta all’anarchia che, massimo, può durare un anno dopo di che arriva sicuramente un uomo solo al comando. Altri ripongono fiducia in forze nazionalistiche e egalitarie: le prime anacronistiche nell’era della globalizzazione la cui gestione richiede più Europa, le seconde deboli sul piano delle proposte d’intervento nel contesto attuale. I rimanenti si dividono tra chi pensa con il cuore e la testa e chi pensa con la pancia. I primi guardano a chi sa fare proposte credibili in quanto realisticamente praticabili, i secondi si fanno convincere da soluzioni miracolistiche. Risulta anche rilevante comprendere quali siano i criteri che ispirano le proposte politiche messe in campo. Se assumiamo come valore la persona, fine dell’agire non potrà che essere la sua tutela e la sua promozione; se di contro scegliamo il godimento e il gradimento si escluderà qualsiasi scelta che richieda differimento del piacere. Gori ha scelto come valore di riferimento della sua proposta politica la persona e la sua cura vedendo nel capitale umano e nel capitale sociale le risorse fondamentali per generare sviluppo (...).
Luisa Tinelli
(candidata lista Gori Presidente)

In difesa della vita
Sì ai valori del Popolo della famiglia
Signor direttore,
nella prossima tornata elettorale del 4 marzo noi del PA.C.E - Partito Cristiano Europeo — non siamo pronti per presentarci alle elezioni e non prevedo nemmeno quando lo saremo. Si presenta però, dimenticato dai media il Popolo della Famiglia che difende la famiglia formata da marito, moglie e figli ed è impegnato nella difesa di ogni forma di vita dal concepimento alla morte. Ogni partito per avere il diritto a suoi rappresentanti in Parlamento deve ottenere almeno il 3 per cento dei votanti. Invito tutti pertanto i nostri iscritti e tutti i cristiani a votare il Popolo della Famiglia.
Rocco Rossetti
(presidente del PA.C.E, Corte de’ Frati)


Se no, istituzioni a rischio
Confermiamoci. Paese solidale
Signor direttore,
a pochi giorni dalle elezioni l’agone politico risulta, per molti versi, confuso anche per le invenzioni aleatorie diffuse da alcune forze politiche. A risultati acquisiti, se i vincitori saranno coloro che stanno spargendo a piene mani odio nei confronti di chi arriva qui disperato (disperazione di cui siamo in larga parte storicamente responsabili), se saranno coloro che screditano e irridono le Istituzioni democratiche, credo che si profilerà uno scontro culturale nel Paese che quelle istituzioni metterebbe a rischio. Pilastri di fondamentale importanza come la scuola e gli enti periferici dello Stato, e tutti coloro che hanno operato per ricostruire, dopo la guerra, la nostra bella Italia tramite l’educazione alla convivenza democratica, vedrebbero annullati quei riferimenti normativi che ci hanno resi cittadini collaboranti. E’ innegabile che comportamenti criminosi a tutti i livelli abbiano minato il valore della ‘politica’ come buona amministrazione della vita pubblica e come espressione di valori alti e non negoziabili. Ma è altrettanto innegabile che uomini coraggiosi e consci del proprio ruolo abbiano combattuto e combattano, anche a rischio della vita, la criminalità a tutti i livelli.
Convinta che la grande maggioranza dei cittadini, di qualunque ‘razza, religione, etnia…’, siano persone oneste, impegnate nel lavoro, rispettose del bene comune e partecipi della vita democratica del proprio territorio, ho fiducia che il 4 marzo sceglieranno di contribuire al risveglio sociale, di confermare le conquiste di solidarietà, di continuare a preservare i beni culturali e materiali acquisiti in 70 anni di sacrifici da donne e uomini di buona volontà. Non lasciamo che la cronaca nera o le antipatie personali o chimere vaghe ed inconsistenti orientino le nostre scelte politiche. Andiamo a votare per esercitare un diritto conquistato con il sangue ed il sacrificio, consapevoli che il voto di ciascuno di noi ha il potere di confermare o cancellare la scelta democratica alla base della nostra convivenza dal dopoguerra ad oggi.
Mariella Laudadio
(Cremona)

Al sindaco di Casalbuttano
Ginnastica dolce. Rifate il corso
Signor direttore,
siamo un gruppo di donne (adulte) e chiediamo al signor sindaco Gianpietro Garoli di farsi promotore di corsi di ginnastica dolce adatti a noi, iniziativa che è stata sospesa a maggio dopo una bella esperienza, molto professionale, all’oratorio femminile.
Nella Delfino e le sue amiche
(Casalbuttano)


Monasterolo di Robecco d’Oglio
Che sacrilegio  ambientale
Egregio direttore,
sono una delle persone non più residenti a Monasterolo di Robecco d’Oglio, ma rimasta molto legata a questo luogo per motivi sia familiari che religiosi.
Sabato 10 febbraio, come molto spesso faccio, mi sono recata con mio marito nella piccola frazione e siamo rimasti sconcertati e dolorosamente colpiti davanti allo scempio paesaggistico che si presentava ai nostri occhi. Al posto di quella oasi di pace e di serenità c’era uno spettacolo desolante, triste, e privo di significato: infatti degli splendidi tigli piantati all’epoca della costruzione della chiesa non restavano che le ceppaie. In mezzo poi al campetto di calcio adiacente la chiesa e del cui complesso è parte integrante, c’erano i tronchi ben allineati sui carri e pronti per essere portati ad ignota destinazione. Ho visto persone passare in macchina e in bicicletta: scuotevano la testa sconsolate. Tante furono le domande che mi assalirono: ma chi ha fatto tutto ciò? Con quali autorizzazioni? Quale agronomo abilitato ha firmato il permesso per una simile strage? Come mai nessuno del paese è stato informato con assemblee pubbliche anche da parte del sindaco, che invece si è limitato a commentare, come da vostro articolo del 13 febbraio 2018: «Tanto rumore per nulla». Cosa voleva, che crollasse la chiesa per esprimere un commento diverso e soprattutto adeguato? Il mio sconcerto però è stato totale quando ho saputo, sempre dal vostro giornale, che l’ideatore di tutto è stato il nuovo parroco. Mai avrei pensato che un sacerdote, arrivato da pochissimi mesi calpestasse in questo modo la storia di tantissime persone che soprattutto avevano testimoniato la loro fede attraverso il sacrificio nella costruzione di tutto il complesso religioso. Infatti, se si fosse informato, avrebbe saputo quanto la popolazione di Monasterolo sin dal 1954 avesse dimostrato attenzione e amore per la propria chiesa. Una persona del posto aveva donato il terreno perché fosse costruito tutto il complesso religioso, e a seguito, su progetto architettonico della scuola del Beato Angelico di Milano si erano cominciati i lavori a cui tutti partecipavano: donne, uomini e ragazzi che dopo l’attività nei campi seguivano con tenacia i muratori. Molte persone di allora non ci sono più, ma molte sono ancora presenti e anche disorientate davanti a questo scempio che ha calpestato un passato fatto di dedizione di vero amore per la propria terra di origine. Ecco io sono una di queste persone, i cui genitori, ormai defunti hanno firmato con tutti gli abitanti di Monasterolo quella famosa pergamena custodita in una cassetta sotto la chiesa, perché lì la mise il vescovo monsignor Cazzani quando pose la prima pietra del piccolo santuario: ed è proprio per i miei genitori che mi sono sentita di scrivere questa accorata lettera. (...) Grazie direttore per avermi dato l’opportunità di dar voce a chi non c’è più e a chi seppur dispiaciuto non ha saputo bloccare questo «sacrilegio» come dai più è stato definito il tutto.
Mariateresa Gazzina Bertoletti
(Corte de’ Frati)


Omissioni e disservizi
La ‘mangiatoia’ Ferrovie Nord
Signor direttore,
le notizie che stanno emergendo dalla stampa dai controlli alla rete ferroviaria lombarda a un mese dalla tragedia di Pioltello confermano le nostre peggiori paure così come quelle dei comitati dei pendolari: le omissioni nei controlli obbligatori, il mancato rispetto delle scadenze per la manutenzione, le carenze nelle analisi dei rischi. Uno dei motivi per votare M5S alle prossime elezioni regionali e nazionali è proprio questo: per rilanciare su altre basi il trasporto pubblico locale, una battaglia che portiamo avanti non all’indomani del tragico deragliamento ma sin da quando siamo entrati nelle istituzioni. (...) C’è un altro elemento che abbiamo appreso delle organizzazioni sindacali: la circostanza per la quale Trenord versa 100 milioni di euro annui per il noleggio di materiale rotabile a Trenitalia e Fnm, cioè alle società che ne detengono la proprietà. Cento milioni di euro annui che in totale ammonterebbero finora a 800 milioni di euro versati da Trenord, che non investe in nuovi treni (uno dei quali costerebbe circa 8 milioni) e che Trenitalia e Le Nord non prevedevano, nei loro bilanci prima della costituzione di Trenord. Per quale motivo le società che hanno costituito Trenord non prevedevano questa spesa? Si tratta di una spesa giustificata e giustificabile alla luce del servizio offerto e dei recenti e purtroppo drammatici sviluppi? Nella nostra battaglia per la legalità e la trasparenza siamo già riusciti a ottenere un risultato storico e concreto anche solo come opposizione: la legge sul whistleblowing, una legge che siamo riusciti con grandi sforzi a far approvare al Parlamento – perché anche il livello nazionale è essenziale in questa battaglia – per far sì che una pratica già presente altrove sia propria anche del nostro Paese; è stato attraverso il whistleblowing, che un eroico funzionario di Trenord, senza essere tutelato dalla legge, ha fatto emergere suo malgrado lo scandalo del presidente Achille, che ha speso mezzo milione di euro di soldi della società per spese personali, uomo di quel Formigoni che ancora oggi è candidato in ben tre collegi della Lombardia. Un caso che è però solo il più noto di una lunga serie che hanno trasformato l’azienda e le Ferrovie Nord in una mangiatoia ai danni dei pendolari che solo una forza politica che con chi ne ha approfittato può davvero smantellare.
Danilo Toninelli
(portavoce alla Camera dei deputati candidato al Senato della Repubblica per il M5S)


Politiche da cambiare
Ma abbiamo bisogno degli immigrati?
Gentilissimo direttore,
vorrei fare alcune considerazioni su una cosa che mi ha fatto riflettere molto alla luce di tutti gli immigrati che entrano in Italia con la scusa della guerra e di altre calamità immaginarie. Ho visto pubblicata una foto di un bimbo o bimba riverso morto nella polvere tra le macerie siriane e subito mi si stringe il cuore pensando alla tenerezza di quella vita spezzata. Il mondo e anche il nostro Paese ne parla poco di queste cose e ne parla con notizie frammentarie soffermandosi soprattutto sugli sbarchi oppure sui clandestini che protestano per la qualità del cibo mentre mostrano le loro facce paffute e irridenti in segno di sfida verso di noi. Chiedo: ma abbiamo veramente bisogno di queste persone? Queste persone hanno veramente bisogno del nostro aiuto? Queste sono due domande alle quali la maggior parte dei nostri politici non esiterebbe a rispondere positivamente ma senza una motivazione, basta arrivare in Italia e dichiararsi rifugiati facendo sì che tutte le porte si aprano, ma il vero scopo è quello che queste persone o almeno la maggior parte, viene nel nostro bel Paese per — uso una bella frase dei nostri nonni - taca ià el capel.
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)

IL CASO
DENUNCEREMO L’ITALIA: QUESTE ELEZIONI SONO LE PIÙ ANTI DEMOCRATICHE DI SEMPRE

Signor direttore,
le prossime elezioni sono le più antidemocratiche che si siano mai svolte nel nostro Paese e non è questione solo della legge elettorale che per l’ennesima volta è stata approvata a ridosso del voto contro precise raccomandazioni del Consiglio d’Europa, ma perché la legge stessa è fuori (come le due precedenti, del resto) da qualsiasi principio costituzionale, soprattutto in ragione del fatto che l’elettore che mette una X sulla scheda non può sapere con certezza a quale lista e a chi andrà a finire il suo voto. Inoltre, il sistema dell’informazione pubblica, para-pubblica e privata, ha, con ancora più sfacciata determinazione che nel passato, scelto liste e candidati da promuovere ad ‘eletti’, fuori da ogni regola democraticamente stabilita. Gli elettori non disposti a partecipare al gioco elettorale truccato vengono trattati alla stregua di sabotatori della Nazione persino dal presidente della Corte costituzionale che nei giorni scorsi ha definito l’astensione sul piano dell’etica sociale «non ammissibile» e il partecipare al voto «un dovere», scordandosi lui, giudice delle leggi, che dovrebbe esprimersi solo con le sentenze relative alla costituzionalità delle stesse - che solo nei paesi dittatoriali non votare è inammissibile e votare più che un dovere, è un obbligo. Ricordo che nella Germania della dittatura comunista si votava spesso ed i partiti erano tantissimi. Non c’è più tenuta, da qualsiasi parte ci si giri. Occorre allora fare in modo che il massimo numero di cittadini neghi a queste elezioni dignità e legittimità democratiche, con comportamenti capaci di ammonire i ‘competitori’ a cambiare nella direzione dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, o a farsi da parte. Incrociamo le braccia e prepariamoci a presentare ricorsi alle giurisdizioni superiori per l’attentato ai diritti civili e politici di cui sono vittime i cittadini elettori persino nella fase preparatoria che ha preceduto la presentazione delle liste e delle candidature. Il Partito Radicale denuncerà lo Stato italiano alle giurisdizioni superiori internazionali, come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Questo è quel che occorre continuare a fare di fronte a istituzioni che in spregio allo stato di diritto violano le proprie stesse leggi, a partire dalla legge delle leggi, cioé la nostra Costituzione. Come ammoniva Marco Pannella «senza democrazia non vi sono elezioni, ma solo violente finzioni contro diritti civili e umani».
Gino Ruggeri
(segretario radicalicremona.it)
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Il Rosatellum è senza dubbio una delle peggiori leggi elettorali, non la peggiore, che il parlamento italiano abbia approvato. Vedremo se i ricorsi e le iniziative annunciati dal Partito Radicale avranno qualche effetto. Non sono d’accordo invece sul suo appello all’astensione anche se confesso che la voglia di disertare le urne è diffusissima e ampiamente giustificata.

LA POLEMICA
Quali sono i conti veri del ‘porcellum marconi’?

Egregio direttore,
ho seguito l’iter del ‘porcellum Marconi’. Inizia il 29.11.2000 con il progetto/offerta Astaldi (costo euro 8.547.360). Il 25.03.2002 il parcheggio, con un progetto/offerta migliorativo, passa nelle mani di Saba (costo euro 8.629.478). Sulla piazza qualche lavoro si vede e Saba il 25.10.2006 presenta il nuovo conto in euro 13.433.516. Nel frattempo inizia la girandola dei parcheggi su strada: se ne creano di nuovi (ospedale) per Saba; altri da Aem passano di mano a Saba; altre righe blu vengono sparse per la città in conto perdite Aem. Intanto il ‘porcellum Marconi’ passa di mano politica: dalla seconda giunta Bodini alla giunta Corada. Si arriva al 07.02.2008 e l’unica cosa che si è mossa rapidamente sono i conti (guarda caso) di Saba saliti ad euro 15.916.600. Un amento dell’84,45%. Forse un po’ troppo: la soluzione è diminuire i lavori a carico di Saba togliendo i costi per la finitura della piazza euro 1.600.000 (chi li pagherà?). Così i conti di Saba diminuiscono ad euro 13.729.667 e la % di aumento scende al 59,10. Una grande operazione! Siamo così al 2008, sei anni sono trascorsi e nella piazza si vede solo un buco ripulito dai reperti archeologici il cui costo è aumentato da euro 2.794.000 del 25.10.2006 ad euro 4.299.000 del 07.02.2008. Successivamente, anno 2009, il ‘porcellum parcheggio’ passa nelle mani della giunta Perri, ma si discute ancora se fare il parcheggio da 4 o 3 o 2 piani. Il buco, unico a non muoversi, è sempre lì. Il sorgere di difficoltà tecniche che, mai considerate ma sempre esistite, obbligano a costruire 2 piani immersi nell’acqua di falda. Saba presenta il conto: i tempi di esecuzione si allungano (da 2 a 3 anni) ed i costi aumentano così come la giostra dei parcheggi a raso. (...) La giunta Perri, in carica nell’anno 2009, decise di chiudere il buco a fronte di una certezza del protrarsi dei lavori per un periodo indefinito ed un continuo e non definibile aumento dei costi. Non ultima considerazione, la certezza di perdere l’occasione dell’intervento privato, Fondazione Arvedi-Buschini, per la realizzazione del Museo del Violino. (...) I lavori, finalmente, presero avvio e terminarono con Perri sindaco. Da allora ricorre l’abitudine politichese di addossare a Perri tutti i mali funzionali ed economici del ‘porcellum Marconi’. L’ultimo che ricordo è l’intervento dell’assessore Alessia Manfredini che dichiara «la responsabilità è del sindaco Perri (falso) ed io l’ho ereditata (vero)». Peccato che il linguaggio politichese dimentichi le cose più semplici: l’asse ereditario se rimane aperto ricade sulle spalle di chi, via via, vi subentra: la prima giunta Bodini l’ha aperto; poi toccò alla giunta Corada; quindi alla giunta Perri; attualmente alla giunta Galimberti. (...) Egregio direttore mi permetta l’invito al dottor Manzi assessore alla partita: provi ad aprire tutto il capitolo di spesa parcheggio Marconi e dica il costo onnicomprensivo ad oggi.
A. M.
(Cremona)

 

Ne parlo con...

Chiedo un aiuto
Malato oncologico mi trovo in strada

Egregio direttore,
mi trovo ad essere nuovamente in strada dopo un anno e due mesi di matrimonio. Sono malato oncologico da 5 anni sotto terapia ogni due settimane. Sono senza casa, senza auto, e non vedo mio figlio dal 28 dicembre. Ora c’è anche il problema che nessuno può darmi la residenza dove poter ricevere la posta. Ho parlato con il Comune e le assistenti sociali ma non si riesce bene a capire il perché, devo togliere assolutamente l’attuale indirizzo entro qualche settimana per averne un altro, ma dove? In passato ho avuto residenza in Comune, ora mi dicono che non è più possibile. Dove faccio la residenza? Sui treni? Un malato oncologico deve rimanere in queste condizioni? Per quanto? Vorrei che qualcuno facesse qualcosa, perché non c’è mai nessuno che tutela queste cose specie gli uomini.
M.B.
(Cremona)

La partita si poteva rinviare
Si gioca sottozero rinuncio alla mia Cremo

Egregio direttore,
(...) mentre scrivo dovrei essere allo stadio a tifare Cremo, squadra che amo. Ma questa volta è più forte di me, non ce l’ho fatta e ho disertato. Sono anziano e sono cresciuto da ragazzo a vedere i vecchietti inumidirsi il dito per vedere da dove arrivava il vento per indovinare il tempo. Ora viviamo in mezzo ai satelliti, da una settimana ci propinano a tutte le ore neve, gelo, ghiaccio e cosa pensa di fare la Lega di serie B? Giocare alle 20,30, di sera (era in programma, dicono). Secondo me, non essendoci impegni pressanti per queste categorie, si poteva (diciamo) rimandare la giornata a un martedì di fine marzo, di fatto è ciò che è successo, rimandando metà degli incontri. Io sono a casa, sto finendo un magnifico libro, ascolto musica, al caldo, ma sono con la testa allo Zini. Penso agli eroici spettatori, ai calciatori che non riusciranno a donare lo spettacolo che vogliono, penso ai dirigenti della Lega calcio, che se ne fregano di tutto e tutti, al calduccio in qualche ristorante, a pensare anche in questo caso di essersi levate le brache, di fronte alle esigenze delle televisioni.
P.s. Mi sa che l’anno prossimo, dopo più di quarant’anni non mi abbonerò più ma deciderò partita per partita.
Alessandro Apolli
(Pontevico, Bs)

Egregio direttore, dopo un gennaio che gli esperti hanno classificato il più tiepido di questi ultimi anni, inaspettatamente giorni fa nel nostro giardino sono apparse alcune viole. La «stagione amica» le aveva illuse, ma poi fra lo stupore genera-le la gelida sorpresa, l’arrivo di Burian, il vento sferzante della Siberia.
Antonietta e Gian Luigi Pettenuzzo
(Sospiro)

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