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Lettere al Direttore del 28 Febbraio

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02 Marzo 2018 - 09:38

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Accogliergli è democrazia
Non sono i migranti il nostro problema
Gentile direttore,
in questa campagna elettorale assisto ai toni allarmati dei politici che temono per la sicurezza del Paese e per il grave rischio di una incombente minaccia all’identità nazionale se non addirittura del mondo occidentale. Stante i plurimi significati del termine sicurezza risulterebbe rilevante esplicitare a quale significato si riferiscano. Se ipotizziamo il significato di tutela della vita di ciascun cittadino, viene spontaneo chiedersi chi e che cosa ci minacci e renda insicura, tanto da buttarci nel panico, la nostra esistenza. L’inquinamento, la penetrazione mafiosa nelle attività di ogni genere, l’ignoranza, la fame di lavoro e di pane, il difficile accesso alle cure sanitarie, il gioco d’azzardo possono ritenersi tutti minacce alla sicurezza? Pare invece che l’unica e certa minaccia sia da ritrovarsi nei migranti, i soli che rubano, uccidono, mentono, aggrediscono, uomini e donne con cui non è possibile stipulare alcun patto. A loro la Repubblica non può riconoscere e garantire alcun diritto né esigere da altri «gli inderogabili doveri di solidarietà». Nessuno nega che il fenomeno migratorio, come qualsiasi altro fenomeno che incide sulla vita di ciascuno, vada governato, ciò che si discute è l’assioma in base a cui si afferma l’identità tra straniero e minaccia, teorema che trasforma la paura in odio, la diffidenza in esclusione. Ma il pericolo più grande, a mio avviso, insito in questa logica è la falsità di ritenere che esistano uomini di serie A e di serie B, ovvero che alcuni possano essere liberi ed altri schiavi. Nessuna menzogna è più grave di questa in quanto mina nelle fondamenta l’anima di una società democratica che per sua natura è aperta e plurale. (...) Il candidato Gori affronta la presenza di migranti in Lombardia innanzitutto come cura della persona, conformemente a quanto la costituzione recita, che si concretizza con buone pratiche di accoglienza, di istruzione, di inserimento. Ed è questo il modo per essere più incisivi anche in termini di sicurezza. Qualcuno potrebbe obiettare: «E i nostri figli chi li cura?». Credo che, se non siamo disposti a difendere il diritto di ciascun uomo all’accoglienza, all’istruzione e all’inserimento nel mondo socio-politico anche i nostri figli saranno privati dei fondamentali diritti perché un ipotetico leader di turno potrebbe sostenere che ci sono figli di serie A e di serie B.
Piera Ruggeri
(Cremona)


Tangenziale a Soresina
Toglierebbe il traffico pesante
Egregio direttore,
sono un residente di via 4 novembre a Soresina, nell’articolo si dice che c’è un traffico giornaliero di 5.636 veicoli, e quello pesante è il 12%, cioé oltre 600 al dì (non poco, fossero anche solo automobili che transitano sull’asse Castelleone, Oscasale, Casalmorano e oltre) mi sembra veramente ipocrita dire che la tangenziale sud non toglierebbe comunque i mezzi pesanti quando in quel tratto c’è solo il Famila come meta per alcuni camion, anche la Latteria Soresina potrebbe usufruire della fantomatica tangenziale sud e se è stata progettata male di chi è la colpa? Il polo logistico più proficuo lo hanno progettato bene e chissà quanto durerà la nuova strada con quel traffico, forse la faranno di titanio? Mi rammarico, passano gli anni ma la politica non smette mai di non prendersi la responsabilità dei disagi cittadini (...)
Mauro Beghi
(Soresina)


Oncologia all’Oglio Po
Qui curato bene. L’ospedale non chiuda
Carissimo direttore,
sono un signore di 86 anni. Le rubo due righe per ringraziare i reparti di Chirurgia alta intensità e Day hospital oncologico dell’Ospedale Oglio Po di Casalmaggiore. Sono stato ricoverato e operato per seri problemi di salute e devo dire di essere stato seguito egregiamente da tutto lo staff. Sul nosocomio Casalasco se ne sono dette tante, purtroppo per alcuni sarebbe meglio chiuderlo, invece è un importante e fondamentale punto di soccorso e intervento e mi auguro con tutto il cuore che continui a mantenersi attivo. Nonostante la mia età sono stato trattato come una ‘persona’, con umiltà e umanità, e non come una cavia, venivo incoraggiato ogni giorno e sono stato seguito con naturalezza e amorevolmente. Ringrazio questo spazio del giornale perché da modo a noi utenti finali di esprimere pubblicamente questo tipo di realtà sanitaria, un elogio e un grande merito a tutto il personale dei reparti.
Mario Arisi
(Solarolo Rainerio)


Aragona di San Giovanni in croce
Con la zia per 10 anni empatia e competenza
Signor direttore,
noi, nipoti di Lidia Feudatari vogliamo esprimere riconoscenza a tutti coloro che, in questi 10 anni, hanno seguita la zia con premurose cure e con costante assistenza, durante la sua lunga permanenza in casa di riposo presso la Fondazione Ospedale Giuseppe Aragona di San Giovanni in Croce. Un grazie di cuore al personale medico che con tanta professionalità ha reso sereno ogni suo giorno. Un ringraziamento particolare al personale infermieristico, di fisioterapia e all’animatrice. Una profonda riconoscenza al personale ausiliario per l’accoglienza, la disponibilità e la pazienza dimostrate in ogni occasione, soprattutto verso la cara zia Lidia ma anche verso noi che le siamo state vicine. La vostra competenza ed empatia hanno accompagnato zia Lidia nel suo lungo e impegnativo percorso, facendola sempre sentire parte integrante di questa grande famiglia.
Flaminia e Luciana
(San Giovanni in Croce)


La libertà è a repentaglio
Il fascismo torna sotto mentite spoglie
Egregio direttore,
se donare un libro ad un avversario politico non è considerato un invito alla lettura ma una provocazione - come è stato scritto sul giornale - vuol dire che siamo arrivati al capolinea del qualunquismo. Già lo scrittore Carlo Cassola nel suo romanzo ‘La ragazza di Bube’ con molto anticipo paventava la rinascita del fascismo sotto le mentite spoglie dell’uomo qualunque mentre le ferite della guerra erano ancora aperte e il protagonista esortava i compagni di lotta a tenere gli occhi addosso a chi meditava tremende rivincite. Generazioni impazienti di assolversi ne hanno cresciute altre nell’ignoranza di quello che è stato un passato imbarazzante riuscendo a coltivare nell’indifferenza del tempo i lati peggiori degli italiani tant’è che ritroviamo la stessa mutazione antropologica nei gruppi dell’attuale estrema destra. Oggi i qualunquisti hanno cambiato nome e vengono definiti populisti, suprematisti, sovranisti, neofascisti, ma comunque si chiamino si ripresentano tutti con forti connotazioni ideologiche di intolleranza fanatica, xenofobe e cariche di minacce tali da mettere a repentaglio la libertà e la convivenza civile perché l'obiettivo è la sostituzione stessa dello Stato democratico. Nessuno è al sicuro se dimentichiamo che cosa rischiamo tutti quando cominciamo a pensare che il fascismo è solo un’opinione, perché subdolamente questi gruppi di fascisti camuffati reclamano la loro libertà di pensiero ma sono pronti a negare le nostre libertà.
Sergio Noci
(Soresina)


Campagna elettorale assurda
Legge elettorale vergognosa
Egregio direttore,
se fosse tutto vero ciò che promettono i nostri politici, sono arrivati ormai a 1.000 miliardi di euro di spesa, senza mai dirci dove li vanno a prendere, vorrei vivere in una campagna elettorale permanente, dove va tutto bene, dove stiamo alla grande, dove procediamo come fusi, pieni di strette di mano, abbracci, sorrisi, pollici su, ottimismo, entusiasmo e overdosi di simpatia. I nostri politici, in questa fase sono tutti perfetti e perfettibili, tutti rassicuranti come nonnette tanto che ci mettono di buon umore e ci fanno pensare ad un futuro radioso dove si va al lavoro entusiasti come i sette nani, quando al mattino vanno a lavorare in miniera cantando. In questa prima fase della campagna elettorale, sembra quasi di aver ritrovato il paradiso perduto, infatti, e così strabordante e così bella da essere etichettata moralmente inaccettabile, perché ingannevole, come quando si promettono delle cose che già si sa di non poter mantenere, come hanno ribadito alcuni giorni fa sia il Papa sia la Cei. Tra poco finirà questa assurda campagna elettorale e la fase degli sgoccioli sarà brutta perché alla fine salteranno fuori i giochi sporchi di potere, gli sgambetti, le macchie di fango, il discredito, l’insulto, la rabbia. Tutto ciò e accaduto e accadrà a causa di questa vergognosa legge elettorale che costringe anche gli incompatibili a stare insieme, cosa che non produrrà affidabili soluzioni di governo tanto che si parla già che il futuro parlamento ne varerà una nuova in previsione di nuove elezioni. Non c’è che dire, proprio un bel risultato di cui i politici che l’hanno votata, possono andare fieri. (...) Questa legge elettorale, a mio parere, approfondirà ancora di più la frattura tra elettori ed eletti.
Giorgio Zerbini
(Cremona)


Piadena
Pd e Prc uniti sul programma
Egregio direttore,
le chiedo ancora poche righe per dare una doverosa risposta al signor Benelli che non riesce proprio a capire come, a Piadena, «uno di Rifondazione» come me possa stare con il Pd. Informo innanzitutto il signor Benelli che io aderisco e aggiungo orgogliosamente al Partito della Rifondazione Comunista dal 2009 e non dal 2011 come erroneamente ha riportato nella lettera pubblicata domenica 25 febbraio 2018. Ma andiamo oltre e arriviamo al punto oscuro che il signor Benelli proprio non riesce a comprendere ovvero la mia decisione da segretario Prc di Piadena di far parte e appoggiare la lista che per ben due volte (2014 e 2016) ha ottenuto la fiducia della maggioranza degli elettori piadenesi. Tutto questo arriva da lontano e soprattutto lontano dalle logiche nazionali dei partiti. Gli incontri pre elettorali fatti dal direttivo Prc di Piadena e Pd di Piadena si sono concentrati esclusivamente su di un programma che fosse il più efficace e valido possibile per il territorio piadenese, per il nostro Comune, per il nostro piccolo centro. Al tavolo non ricordo ci fosse Matteo Renzi e/o nessun’altro membro del Governo renziano e non parlammo di trivelle, ‘patti nazzareniani’, Jobs act, o riforme costituzionali bensì parlammo di cosa, in quel momento, potesse servire a Piadena, parlammo di servizi sociali, dell’Istituto Comprensivo, di cosa le associazioni del paese e società sportive avessero davvero bisogno e quali servizi potenziare per i cittadini di Piadena e cercammo, trovandolo, un punto di incontro. Sono contrario e contesto la maggior parte delle azioni politiche del Pd a livello nazionale e il mio intervento indicato dal signor Benelli mirava a denunciare la poca presenza di contenuti nella campagna elettorale nazionale ma noi qui nel piccolo paese di Piadena dobbiamo affrontare altre problematiche e mischiare le due cose non credo sia azione intelligente. Ovvio che il signor Benelli avrebbe preferito vedere per l’ennesima volta una lista Prc e una Pd così da consegnare nelle mani della parte politica a lui più vicina l’amministrazione del Comune di Piadena ma per vedere ciò credo che dovrà aspettare ancora qualche anno. (...)
Andrea Volpi
(Vho di Piadena)

Concessione A21
In ordine i conti di CentroPadane
Signor direttore,
in relazione alla missiva a firma Giorgio Demicheli, pubblicata dal vostro giornale in data 25.02.2018, si ritiene doveroso precisare che la mancata partecipazione al bando per la concessione dell’autostrada A21 non è in alcun modo imputabile all’indebitamento di CentroPadane: la società, infatti, ha sempre avuto i conti in ordine, senza debiti aggiuntivi rispetto a quelli contratti per la realizzazione delle opere programmate per il territorio. L’esclusione di Centropadane fu giustificata unicamente con i requisiti di capitale e fatturato fissati dal ministero nel bando di partecipazione alla gara, criteri che - peraltro - nel bando in questione hanno trovato la prima, e a quanto risulta ultima, applicazione in Italia.
Ufficio stampa CentroPadane


Basta con la violenza
Troppa criminalità e carceri come hotel
Signor direttore,
è ora di finirla con giornali e tv quotidianamente parlando di crimini rapine furti spiegando da capo a fondo i motivi di tutto ciò, incoraggiando la delinquenza di come comportarsi, vedendo che quasi mai vengono puniti con una giustizia incompetente. Basta vedere e sentire tutto ciò che capita tutti i giorni, con numerosi furti, rapine, fatti del 90% da stranieri, dove vengono presi, processati e subito liberi per il prossimo appuntamento, qui ci vorrebbe subito l’espulsione dal nostro Paese. Altro problema il femminicidio e omicidi con leggi schifose dove non esiste più l’ergastolo, con processi che durano anni, con avvocati e giudici che per soldi difendono assassini; con carceri che non sono carceri, ma alberghi a 3 stelle, vedi nel nostro piccolo a Cremona, carcerati trattati come persone da elogiare per quello che hanno fatto, con pasti buoni e abbondanti, con la possibilità di studiare, tv, sport, cinema, palestra, spettacoli. Il carcere deve essere trattato da carcerato, non c’è niente da recuperare, forse da recuperare sono certe persone che non hanno subìto il male e la morte per poter capire certe cose. Altro problema le violenze a scuola da bulli e quant’altro, dove la violenza inaccettabile di genitori che prendono a botte il professore, per aver sgridato il proprio figlio, questi atti devono essere pagati a caro prezzo, con la sospensione per sempre dalle scuole. Mi ricordo, io, da bambino che la maestra aveva sempre sulla cattedra una bacchetta, una volta io ho rovesciato un calamaio in inchiostro, lei mi ha fatto mettere le mani sul tavolo e via una bacchettata sulle mani, a casa i miei genitori mi hanno detto che avevo le mani arrossate, dissi che era stata la maestra, mia madre replicò: ha fatto bene un’altra volta stai attento.
(...)
Antonio Pagliarini
(Isola Dovarese)

IL CASO
Fatemi un bel regalo di Pasqua: un parcheggio disabili alla banca

Gentile direttore,
abito alla periferia di Cremona , e da molti anni sono affetta da una malattia rara che rende particolarmente difficile la deambulazione e sono pertanto munita di contrassegno per invalidi in quanto questa malattia mi rende invalida all’80 %. Sono correntista in un istituto di credito di via Cesare Battisti. Quando mi reco in banca, non trovo mai un parcheggio vicino all’entrata della banca. Non credo di essere l’unica correntista in queste condizioni e pertanto i permetto di chiedere cortesemente a chi di dovere di adibire uno stallo ‘Riservato ai disabili’ possibilmente fronte entrata banca (il posto c’è, basta adeguarlo a noi poveri invalidi). Non è una velleità ma , una esigenza di vita un tantino più agevolata. Confidando nella comprensione di chi o coloro debbono procedere all’istallazione, spero presto di trovare quanto richiesto magari come regalo di Pasqua.
Lettera firmata
(Cremona)
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Mi associo al suo appello. Credo che la civiltà di un territorio sia testimoniata anche dall’attenzione alle disabilità.

LA POLEMICA
Il delitto perfetto della sinistra

Signor direttore,
il carnevale è da poco terminato e la sinistra italiana ha gettato le sue maschere. Dopo aver dominato l’audience al chiassoso festival Viareggino con il suo carro preferito ‘Caccia al fascista-razzista’ e la maschera da ‘Paladino dei diritti umani’ ecco che in Quaresima è stata costretta, dagli eventi, a mostrare il suo vero volto. Così è se vi pare affermerebbe Pirandello. Fatti. Realtà. Un partito che va in piazza contro l’emergenza ‘nera’ (politica) e alla fine getta la sua maschera, da buon attore recitante: abbracci agli immigrati africani, prossimo bacino elettore facilmente manipolabile, cori offensivi verso le vittime delle foibe (italiani) botte alla polizia (Torino, Piacenza, Napoli, picchiatori (Palermo). Appare quindi uno scenario (fatti) contraddittorio rispetto alla bontà dei fini per cui la sinistra-progressista afferma di ‘immolarsi’ da anni. Patos: disturbo di personalità. Sempre di più. Malata di una struttura personologica narcisistica cronica, necessita quindi di proiettare, tipico della sintomatologia di cui soffre, con modalità manipolatorie e primitive, sugli ‘altri’ (cioè tutti i non allineati al suo sistema di pensiero) le proprie colpe rimosse e nascoste, etichettandoli poi, i nemici, in forma difensiva-riduzionistica («razzisti» eccetera). Dietro quegli striscioni rossi un lungo corteo funebre. La realtà (insieme olistico di fatti) ‘parla’ chiaro e dimostra che sono loro che hanno rinnegato e utilizzato la classe operaia finché gli fruttava voti e potere e poi l’hanno venduta ai commercianti capitalisti; sono loro i veri sessisti che hanno strumentalizzato la donna all’interno di falsi ruoli e modelli; sono loro gli squadristi violenti che devastano città e spaccano vetrine; sono loro i responsabili del genocidio dei bambini mai nati in Italia ed ora vogliono farlo anche con il fine vita confondendo deliberatamente e pervertendo i concetti di libertà e responsabilità; sono loro i veri razzisti che fanno sentire stranieri e stigmatizzati gli italiani in Patria; sono loro che stanno sfruttando le migrazioni incontrollate per finalità economiche-politiche; sono loro che hanno appiattito il valore dell’Istruzione con il 18 politico. Altro. Non c’è spazio. Poco elegante lista della spesa. Necessari e drammatico dato di realtà. Assessment. Ma il delitto perfetto della sinistra, il più cruento, un lento avvelenamento, è l’avere smantellato in Italia il tripude su cui si basa ogni sistema sociale: Patria (simbolo del confine esterno-protettivo), Famiglia (nucleo affettivo intimo, simbolo di un necessario confine-identitario interno/interiore) e Dio (il meta fisico-limite). E’ corretto ricordare che questi tre cardini sono fondanti ogni campione di società, anche quella più primitiva e prescindono da razza, credenze, morale e religione. Anzi nelle società primitive, ci insegna l’antropologia, le credenze sono ancora più salde ed identificarie. Necessarie alla loro sussistenza-esistenza afferma Levi Strauss. Una società statuale, quindi, priva di queste fondamenta, non è più una società in senso stretto, si sradica in essa il concetto di appartenenza simbolica del soggetto-cittadino, in quanto, questo, non ha più un costrutto simbolico in cui identificare il sè più profondo (e che lo guida) condivisibile e replicabile, ma resta estraneo, quindi straniero, sul proprio suolo (scissione interna ed esterna). Straniero a se stesso. (...)
Claudio Merlini
(pedagogista, Cremona)

Ne parlo con...

Portiamo il gioco nelle scuole
Le bocce non sono uno sport minore

Egregio direttore,
chiedo gentilmente un po’ di spazio sul ‘nostro’ giornale per mettere in evidenza ciò che mi sta a cuore (e non solo a me). Essendo un amatore del gioco delle bocce rilevo mio malgrado quanta poca considerazione è a questo sport, forse perché ritenuto marginale rispetto di maggior rilievo ed è questo il punto che mi piacerebbe venisse sfatato!
Posso dire che giocare a bocce non è cosi semplice anzi occorre concentrazione teoria, capacità di organizzare il gioco, sintonia col socio se giochi in coppia, ma anche sacrifici per gli allenamenti, non sono solo pensionati che praticano questo sport.
Divulgare il gioco delle bocce anche nelle scuole non sarebbe male.
Anche i mass-media hanno o potrebbero avere il ruolo notevole per incentivare l’avvicinamento di ragazzi e ragazze ai bocciofili e colgo l’occasione per sottolineare ciò che ho letto lunedì sul giornale a riguardo delle finali che si sono disputate sui campi di Soresina sabato 10 febbraio scorso. Vedendo le foto dei primi classificati delle varie categorie mi sono compiaciuto e ho apprezzato per quello spazio dovuto e quasi mai avuto per le bocce ma leggendo l’articolo mi sono rammaricato nel vedere scritto il cognome di tanti giocatori che hanno partecipato non corrispondenti alla realtà, passi ‘storpiare’ un cognome ma 4/5 mi sembra improbabile un errore di scrittura! Il top comunque è stato l’aver omesso i nomi di coloro che si erano piazzati al secondo posto nella categoria B.
Ci sono sicuramente cose più importanti da mettere in risalto ma questi piccoli momenti di gloria in uno sport che viene considerato a torto sport inferiore è scorretto ma credetemi che se tanti altri provassero potrebbero stupirsi.
ettoresacchili@libero.it
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Mi rammarico per gli errori commessi relativamente al nome dei giocatori in campo, per i quali mi scuso con i diretti interessati e con tutti i lettori. Noi non consideriamo affatto le bocce uno sport minore e dedichiamo sempre spazio sia alle manifestazioni importanti che a quelle locali. Sappiamo bene che il gioco delle bocce vanta una grande tradizione sul nostro territorio e le posso assicurare che la nostra attenzione non verrà mai meno.

Signor direttore, questa sì che è una nevicata, non quelle che stanno paralizzando mezza Italia in questi giorni. Se a Roma è stato chiamato l’esercito per affrontare l’emergenza causata da pochi centimetri di neve cosa avremmo dovuto chiedere noi nell’inverno 2004-2005 quando successe quello che ci ‘racconta’ questa fotografia, scattata nel cortile del palazzo dove abito?
Giusi Paroni
(Cremona)

 

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