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Lettere al Direttore del 24 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

26 Febbraio 2018 - 11:38

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Il voto utile
È quello dato con mente e cuore
Egregio direttore,
assistiamo spesso in ogni campagna elettorale al riferimento da parte dei partiti più grandi alla richiesta del voto utile, con lo spauracchio che altrimenti vincono i populisti, vince la destra, vince la sinistra...
Mentre distribuivo i volantini con il programma di Liberi e Uguali, un cittadino mi ha detto di aver sentito in televisione Renzi sostenere che chi avrebbe intenzione di votare per D’Alema , ovvero la lista di Liberi e Uguali, voterebbe per Berlusconi o Salvini.
Come si è ridotta la politica italiana, senza valori, senza ideali, priva di coerenza.
Renzi e il Pd sostengono che il voto utile serve a sconfiggere Berlusconi: questa è un’offesa alla dignità delle persone che come me votano e si impegnano per una positiva affermazione di Liberi e Uguali.
Berlusconi nel momento in cui era in difficoltà politica e morale, ci ha pensato Renzi e il Pd a rianimarlo e a riattivarlo con il patto del Nazzareno. Renzi e il Pd ha confezionato con Berlusconi una legge elettorale, una legge confusa e truffaldina , la quale con ogni probabilità non darà la governabilità, anzi potrebbe aprire la strada alle larghe intese.
Questa legge è passata con 8 votazioni di fiducia (3 alla Camera e ben 5 al Senato), quindi è una legge blindata che il parlamento non ha potuto discutere e modificare.
Quindi che paura ha il Pd e Renzi di questa destra, e di conseguenza di che voto utile parla.
Il voto utile è quello dato con la speranza che qualche cosa cambi, il voto è espressione di una appartenenza, di idee , di speranza per conquiste e diritti duraturi. Il voto utile è quello che dai con passione, con il coinvolgimento, ma non si può chiamare utile il voto sotto il ricatto del salto nel buio.
Racchiudere tutto in un rapporto burocratico, rischia di allontanare sempre di più i cittadini dalla vita politica e dal voto. (...)
Sante Gerelli
(Sinistra italiana - Liberi e Uguali)


Soresina soccorso
Cosa c’è che non va in una bocciofila?
Gentile direttore,
le scrivo in merito all’articolo apparso sul giornale giovedì 22 febbraio a titolo ‘Soresina soccorso...’
Signor presidente di Soresina Soccorso vorrei mi spiegasse cos’è che non va in una bocciofila.
Qualcosa le anticipo io: di sicuro noi non chiediamo niente a nessuno, sicuramente siamo volontari, di sicuro facciamo aggregazione con giovani e anziani, di sicuro qualche bocciofilo è tra i sostenitori della sua Onlus, di sicuro qualcuno è un soccorritore e potrei continuare.
Certo è che fino ad ora le bocciofile non sono mai state coinvolte in fatti incresciosi mentre proprio in questi giorni alcune fra le associazioni umanitarie sia internazionali che nazionali sono alla ribalta della cronaca quindi questi paragoni con un settore sportivo anche altamente educativo - siamo la quarta federazione come numero di affiliati - ci sembra completamente fuori luogo.
Franco Motti
(segretario Bocciofila Tranquillo - Soresina)


Legge elettorale
Non garantisce la governabilità
Egregio direttore,
un paese veramente democratico non può avere una legge elettorale che non garantisce la governabilità immediata. Io sono convinto che solo il ‘maggioritario’ darebbe veramente il potere al popolo di decidere da chi vuole essere governato.
Questa ridicola legge elettorale è stata studiata e attuata da una classe politica totalmente inaffidabile che sapendo di non avere più la maggioranza del consenso popolare ha fatto in modo che il parere del popolo non sia determinante.
Paolo Grossi
(Cremona)


Uno spreco di denaro
I manifesti elettorali come reperti storici
Egregio direttore,
nell’attuale epoca digitale i manifesti sui tabelloni distribuiti nelle varie zone cittadine sono paragonabili ai reperti storici che rappresentano anche uno spreco di denaro, talvolta pubblico, e un impegno abbastanza gravoso per il comune. Gli attuali manifesti sui tabelloni non servono quasi a nulla se non a mostrare il faccione del candidato. La stragrande maggioranza degli elettori si informa nei dibattiti televisivi, sui social e soprattutto nei vari talk show delle emittenti televisive. Per chi non lo sapesse negli incontri locali le persone presenti scarseggiano se poi consideriamo i 5 stelle che, nonostante i sondaggi li diano al 27%, quando presentano i candidati - tra i quali un noto parlamentare frequentatore dei salotti televisivi - il pubblico presente quando va bene ammonta ad una ventina di persone. Questo non significa che non avranno successo, questo significa semplicemente che le persone normali sono stufe di sentire promesse di pulcinella e sparate grossolane, dei candidati che non potranno mantenere in quanto è risaputo anche dai sassi, che abbiamo un debito pubblico stratosferico e pertanto, come prevedibile non ci saranno le coperture economiche per realizzare il solito e patetico libro dei sogni che si ripropone da circa quarant’anni. Ma come noto ai più, gli italiani, sebbene vengano continuamente derisi, sono considerati dalla classe politica dei mansueti sudditi, da sfruttare in eterno, e questi in risposta, inaspettatamente continuano imperterriti a credere alle solite bufale elettorali.
Elia Sciacca
(Cremona)


Le alternative ci sono
Fare le pulizie è come fumare
Signor direttore,
fare le pulizie equivale a fumare. Possiamo, così, riassumere, sinteticamente, i risultati di una ricerca dell’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Gli effetti, a lungo termine, dei prodotti utilizzati per le pulizie, inalati dagli addetti, anche domestici, diminuiscono il funzionamento polmonare. Le mucose, infatti, sono danneggiate dalle sostanze chimiche presenti nei prodotti per le pulizie.
Che fare? Utile è non inalare tali sostanze. Per esempio, non usare spray o contenitori che nebulizzano i prodotti per pulizie: l’effetto aerosol è conseguente e la nebulizzazione è respirata.
Alcuni prodotti sono particolarmente irritanti come la soda caustica, usata per pulire i forni, l’acido solforico utilizzato come disgorgante o gli antibatterici (non ne capiamo l’utilizzo), impiegati per le pulizie dei pavimenti, ecc. Ci sono prodotti ‘ecologici’? Si. L’aceto diluito è un detergente per pavimenti, forno, frigorifero e bagno; il bicarbonato di sodio diluito è dai molteplici usi: sgrassa e assorbe i cattivi odori.
Insomma, l’alternativa c’è e costa anche poco!
Primo Mastrantoni
(Segretario Aduc - Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)


Via dai 5 stelle
Una ‘fuoriuscita’ interessata
Egregio direttore,
vorrei rispondere alla lettera del signor Alex Conti.
Carissimo Alex Conti, partendo dal presupposto che di quello che fai o decidi di fare non interessa a nessuno infatti non sei così importante da fare tendenza non capisco poi questa tua esigenza di renderne partecipe tutti di una decisione che sarebbe stata valida 5 anni fa (come hanno fatto altri più coerenti) ma adesso è solo sputare nel piatto dove si è mangiato solo perché non hai ottenuto quello che ti interessava e con la rifondazione del movimento da parte di cremonesi, spero sani, dopo la distruzione che è avvenuta appunto 5 anni fa e di cui tu sei stato attore non so fino a che punto protagonista o semplice comprimario illuso di ottenere cose che ad un vero pentastellato non sarebbero neppure passate nell’anticamera del cervello ma comunque ti sei schierato con la parte che meno rispecchiava i valori grillini! Adesso parli di delusione a livello nazionale per il governo. Ma scusa, a parte che non hanno ancora governato per cui non possono aver deluso, quale sarebbe mai potuto essere il problema che ti ha così schifato da farti prendere una decisione così drastica e renderla partecipe sui media se non mettere in cattiva luce questa forza politica, come già fatto in altre occasioni, tanto che grazie a te e il tuo gruppo il M5S a Cremona è così in ribasso che la maggior parte dei cittadini manco sa se esistono più in questa città!
G. G.
(Cremona)

Infrastrutture/1
FI e Pd scoprono oggi la Paullese
Egregio direttore,
surreali le dichiarazioni sulla Paullese di oggi da parte di Forza Italia e Pd, già uniti nelle larghe intese delle promesse elettorali: oggi scoprono che è un’opera strategica e fondamentale!
FI con il suo consigliere regionale Malvezzi dice che è una delle priorità che porterà all’attenzione del prossimo governo regionale: uno che è già stato al governo regionale negli ultimi cinque anni scopre una nuova priorità a dieci giorni dal voto per il rinnovo del Consiglio regione dove è candidato.
Il Pd con Pizzetti, che negli ultimi anni è stato al Governo del Paese, rilancia: condivisione del progetto ed esclusione di qualsiasi pedaggio. Benissimo, chi non sarebbe d’accordo ed è chiaro che il diritto della mobilità non può essere fatto pagare ma nel frattempo la situazione dei pendolari che ogni giorno viaggiano come bestiame non solo non è migliorata ma è tragicamente peggiorata fino al disastro di Pioltello che è costato la vita a tre persone.
Pizzetti ha pure la sfrontatezza di tirare in ballo il valore delle risorse umane che esiste all’interno di CentroPadane, che ha realizzato lo studio di fattibilità dell’opera: proprio lui, il cui Governo ha prima introdotto la precarizzazione a vita delle risorse umane con il Jobs Act che adesso Pizzetti scopre che applicato al caso CentroPadane è una catastrofe, poi ha imposto attraverso le direttive del ministero dei Trasporti non il passaggio diretto dei lavoratori al nuovo gestore come previsto dalla legge e garantito fino a poco fa dai politici interessati ma l’assunzione individuale, ovvero riservando ai rapporti di lavoro lo stesso trattamento riservato a qualsiasi contratto con tutto quello che ne consegue.
Spero che i cittadini cremonesi e non solo se ne ricordino il 4 marzo e non si facciano fregare da chi fa promesse che non ha mai mantenuto.
Danilo Toninelli
(deputato uscente e candidato del Movimento 5 stelle)


Infrastrutture/2
Serve un progetto per il Sud Lombardia
Egregio direttore,
da nuove arterie stradali ad una rete ferroviaria profondamente riqualificata: serve un progetto globale per il Sud Lombardia. Non è più possibile procedere con soluzioni tampone ed emergenze: dai ponti al trasporto ferroviario. Se da un lato si pensa al raddoppio dell’asse viario Cremona-Crema a completamento della Paullese mentre il Casalasco langue con una rete stradale penalizzata verso il mantovano, dall’altro si pensa al raddoppio selettivo ferroviario Cremona-Piadena, senza risolvere il problema, sempre più drammatico, del trasporto ferroviario da Cremona a Fidenza e Piacenza, da Brescia a Parma e da Milano a Cremona, tra mille disagi di pendolari e studenti che ogni giorno affrontano ritardi e soppressioni.
Bisogna quindi procedere a definire un piano generale dei trasporti Sud Lombardo che, protocolli a parte, dia il via a investimenti di nuove opere (ferro-acqua-gomma) che tengano conto non di questioni parziali, ma che affrontino e intersechino la mobilità di tutta la Lombardia e in particolare da Pavia a Mantova. Qui davvero serve un tavolo con tutti i territori con un preciso cronoprogramma tecnico e finanziario che finalmente, dopo anni, affronti e risolva le lacune infrastrutturali del sud Lombardia.
Non servono nuove società né nuove intese ma bisogna solo procedere spediti versa la risoluzione definitiva partendo appunto dagli evidenti deficit della mobilità locali. Se vinceremo su questo ci impegneremo a tutti i livelli: partendo dalla concertazione locale, per le imprese, per i cittadini, per il territorio.
Giuseppe Trespidi
(‘Noi con l’Italia – Udc’)


Una violenza criminale
Caccia ai fascisti che non ci sono più
Caro direttore,
una violenza continua e criminale e impunita continua a imperversare sul territorio nazionale da parte dei rossi antifascisti che vanno a cercare i fascisti che non esistono più dal lontano 1945. Solamente i candidati di sinistra possono fare i comizi indisturbati, ma tu guarda che fortuna!
Giuliano Galassi
(Cremona)


Sono contro tutte le violenze
Arginare sul nascere i rigurgiti di fascismo
Egregio direttore,
la lettera di L.G. (peccato il mancato coraggio di firmarsi per esteso) mi dà l’occasione di chiarire il mio pensiero circa la violenza in politica e non solo.
Io condanno la violenza da qualunque parte essa provenga. Credo che l’affermazione delle proprie idee debba avvenire con la forza del ragionamento, della convinzione e dell’esempio di vita.
In questo senso ritengo che le ragioni, spesso condivisibili dal mio punto di vista, dei Centri sociali, vengano danneggiate proprio dalla loro tendenza ad usare violenza nelle loro manifestazioni o quanto meno dal non sapersi distinguere dalle frange violente che in esse si infiltrano.
Si può anche essere contrari alla presenza o all’azione della polizia in determinate circostanze, ma picchiare un poliziotto caduto a terra non può trovare alcuna giustificazione.
Rispetto al tema della violenza è stata magistrale e fantastica l’affermazione fatta l’altro giorno a Cremona dalla senatrice a vita Liliana Segre che, al Ponchielli, ha dichiarata di essere stata ‘fortunata’, nella sua terribile vicenda di prigioniera ad Auschwitz, ad essere stata una vittima anziché un carnefice. Perché era dalla parte dei giusti. Identica testimonianza contro la violenza la si può trovare nella lotta che fece il Mahatma Ghandi per liberare l’India dalla tirannia inglese. E certamente la si ritrova, nella sua forma più alta, nella predicazione e nell’esempio di Gesù di Nazareth.
Detto questo non posso, con altrettanta chiarezza, non affermare che si deve agire con determinazione assoluta per bloccare il risorgere del fascismo (e del razzismo intrinseco a questa ideologia) e della sua violenza, perché il fascismo, nelle sue varie espressioni, è contrario ai nostri principi costituzionali e la sua ricostituzione vietata da precise leggi.
In questo senso le posizioni che l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini sta esprimendo nella sua campagna elettorale sono assolutamente condivisibili e a lei, per queste ragioni spesso attaccata e minacciata, va tutta la mia solidarietà e quella del movimento di Liberi e Uguali, per il quale convintamente mi candido al Senato.
Paolo Bodini
(Cremona)


Una vulgata resistenziale
Sicuri che il fascismo fosse il ‘male assoluto’
Signor direttore,
anche se avremmo mille e mille argomenti per sostenerlo, vogliamo di proposito evitare di elencare tutti i lati positivi del fascismo e quanto esso ha apportato di positivo all’Italia producendo cambiamenti radicali che ancora oggi determinano la vita della nazione.
D’altronde, a parte la mia posizione decisamente ed orgogliosamente di parte, per avere un’idea di quanto il fascismo fosse in realtà positivo e rivoluzionario, basterebbe leggere i giornali dell’epoca o rileggere le relazioni che del regime e della situazione italiana fecero Togwel e Moley, i due inviati che il presidente Usa Roosvelt mandò in Italia nel 1934 per studiare come aveva fatto l’Italia a superare la grande crisi che ancora attanagliava l’America.
Voglio più semplicemente proporre un quesito di logica prendendo per un attimo (e con estrema riluttanza) per buona l’asserzione della cultura post resistenziale seconda la quale il fascismo rappresentò per l’Italia e per il mondo il ‘male assoluto’.
Secondo la vulgata post resistenziale, nulla durante il fascismo andava bene e la corruzione, il malgoverno, la violenza, le ingiustizie sociali e la sopraffazione regnavano su tutto e su tutti.
Ma se tutto ciò fosse vero e i predicatori dell’antifascismo avessero ragione, allora, con l’eliminazione della malattia, del male assoluto, il paziente nazione avrebbe dovuto guarire e oggi dovremmo vivere in piena salute sociale, etica e politica in assenza, appunto del male assoluto.
Non mi pare proprio che sia così e basta scorrere i giornali o seguire le cronache delle televisioni per rendersi conto che, al contrario, la nazione è infestata dalla corruzione a tutti i livelli, pubblici e privati, che le istituzioni funzionano poco e male, che la gioventù è dedita allo sballo ed alle droghe, che la mafia non solo si è sviluppata oltre modo, ma che ha infettato le istituzioni, la politica e le imprese, che gli ideali sociali sono stati sostituiti dagli egoismi privati, che le famiglie sono alla disgregazione e che i ‘furbi’ hanno sostituito gli ‘onesti’, mentre tutto ha il cartellino del prezzo! E allora era molto meglio quando c’era il ‘male assoluto’.
Alessandro Mezzano
(Cremona)


Invasi dagli Ogm
In Italia l’agricoltura è tartassata da tutti
Egregio direttore,
proprio in questi giorni una ricerca dell’università di Pisa dice che non solo l’Ogm è sicuro ma addirittura che è anche migliore: oltre ad essere più produttivo è meno contaminato da micotossine, meno colpito dalla piralide che in questi anni ha infestato le piante del mais di tutto il nord Italia. Anche se in questi giorni è passata l’etichettatura su riso e pasta 100% italiano, quasi un terzo della terra coltivata nel mondo è seminata Ogm e la superficie è in continuo aumento. Più volte ho scritto su questo argomento, e posso concludere che in Italia ormai non si può essere favorevoli o contrari visto che l’agricoltura italiana è quasi del tutto scomparsa. Non mi sembra di dire delle idiozie: grazie ad una politica nazionale che sottostà ai voleri dell’Europa comandata a sua volta da multinazionali e affaristi. Basti pensare che importiamo il 50% di cereali (orzo, frumento, mais) e addirittura oltre l’80% di soia (spudoratamente e rigorosamente Ogm) e che servono per alimentare gli animali allevati in tutta la Penisola. Oltre a questo importiamo il 40% di carne suina, bovina, latte e addirittura il 70% carne ovicaprina a discapito di una regione come la Sardegna che in questo settore è alla bancarotta! Negli ultimi 15 anni stiamo importando frutta e ortaggi a queste cifre. Perciò parlare di agricoltura italiana è superfluo e anche il governo che sta per finire la sua legislatura, è causa di questo male.
I nostri politici si vantano della nascita di qualche migliaia di nuove aziende agricole gestite da giovani imprenditori (quando invece la maggior parte sono subentrati ai familiari) e non parlano delle decine di migliaia di aziende produttive che hanno chiuso e che ancora oggi stanno chiudendo.
Filippo Boffelli
(Codogno)
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Non sono d’accordo con lei. E’ ampiamente e scientificamente dimostrata l’innocuità degli organismi geneticamente modificati. Privarsene e bloccare la ricerca come sta facendo l’Italia evoca l’oscurantismo medioevale. La nostra agricoltura deve cogliere tutte le opportunità che il progresso offre, a cominciare dalle biotecnologie.

IL CASO
Sanità cremasca, dopo le elezioni ritrovare l’unità per contare di più

Egregio direttore,
ho partecipato al convegno sul tema dell’autonomia Azienda Ospedaliera di Crema, leggendo casualmente una locandina che preannunciava la partecipazione dei candidati alle prossime elezioni.
Ci sono andato anche perché, da pensionato, sto coordinando una equipe del Centro Galmozzi che si occupa di fare la storia di questa importante istituzione, con particolare attenzione all’attualità.
Arrivato in sala mi sono reso conto che si trattava sostanzialmente di una iniziativa elettorale della Lega, alla presenza dei soli candidati di partito.
Siamo in campagna elettorale, nulla da obiettare, men che meno la voglia di criticare, l’opinione pubblica ne ha piene le tasche di scontri, spesso conditi da insulti.
Invitata la Direzione generale con relazioni del dottor Ablondi e del dottor Cominelli che hanno dato un quadro chiaro e soprattutto illuminante sul tema, considerate le verifiche di fine anno previste dalle normative regionali.
La nostra Azienda ha saputo, nel rispetto di pesanti vincoli nazionali e regionali, investire in tecnologie, in nuove professionalità, nella qualità dell’accoglienza alberghiera... Quasi tutti gli indici esprimono qualità, alcuni servizi sono di ‘eccellenza’ con utenza anche di fuori regione.
Alcune criticità permangono.
Tutto ciò è il risultato di una conduzione manageriale saggia e innovativa, ma anche del contributo quantitativo e qualitativo di tutto il personale, medici infermieri tecnici amministrativi.
Ebbene il 4 marzo vinca il migliore!
Ma deve essere chiaro a tutti che se teniamo all’autonomia del nostro sistema ospedaliero, dal 5 marzo, bando alla propaganda, sarà essenziale che tutti i partiti ritrovino unità come nel passato, coinvolgendo istituzioni, forze sociali e mondo del volontariato che svolge un ruolo di supporto importante.
Questa volta serve nuova unità ricercando ad esempio isorse aggiuntive nel territorio per far fronte ai bisogni crescenti delle persone anziane e della cronicità (la cui cura assorbe circa tre quarti del bilancio) e alle risposte emergenti dal disagio sociale specie giovanile.
So che il tema dell’unità non è di moda nell’agenda politica, ma anche la lunga esperienza personale mi ha insegnato che l’unità rende se è lavoro costante, intelligente, condito da capacità di confronto e di ascolto, alla ricerca di convergenze. Tutti nella testa la convinzione che la politica deve dare risposte ai bisogni delle persone in carne ed ossa.
Buona parte dei cittadini si aspetta questo modello di unità.
Felice Lopopolo
(Crema)
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E’ difficile darle torto. Portare avanti insieme le istanze di un territorio - pur nel rispetto delle diverse opinioni politiche - è la chiave giusta per contare di più. Questo vale per la Sanità - per ciò che riguarda la difesa della autonomia e per i ‘nuovi bisogni’ legati a cronicità e disagio sociale giovanile - ma vale più in generale come metodo di lavoro da adottare in qualsiasi situazione. Gli esempi sono tanti: il più eclatante credo che sia quello dell’annosa questione del raddoppio della Paullese che andrebbe affrontata e risolta una volta per tutte.

LA POLEMICA
Globalizzazione ? Non ci si può indignare a giorni alterni

Egregio direttore,
una massima andreottiana diceva che ‘in politica a parlar male si fa peccato ma raramente si sbaglia’. Oggi a distanza di dieci giorni dalle elezioni il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha scoperto il fenomeno della delocalizzazione industriale non più verso lidi asiatici ma verso Paesi europei e di area euro e mi viene da pensare, se non ci fossero state le elezioni imminenti, come si sarebbe comportato, se avesse usato gli stessi toni perentori apparsi sui giornali e se fosse andato comunque in sede europea a ‘battere i pugni’. Mi si dirà che lui non è candidato ma io rispondo che essendo non candidato lo è più degli altri in quanto è già dato come possibile Presidente del Consiglio di un governo tecnico in caso di non vittoria dei vari schieramenti elettorali.
Il fenomeno della delocalizzazione non è nuovo non è nato ieri o ieri l’altro ma sono anni che procede e guarda caso ha subito una forte accelerazione proprio con la nascita dell’euro. Ha interessato non solo le multinazionali ma anche tantissime ditte nostrane e per capire a quali livelli siamo giunti (per non dire al punto di non ritorno) basta semplicemente alzare la cornetta del telefono comporre un numero verde di qualsiasi compagnia che si occupa di utenze: luce, acqua, gas e telefono e risponderà nella maggior parte dei casi una persona anche gentile ma che solitamente capisce O per A perché non è italiano ma risponde dalla Romania o dall’Albania quando anche dalla Tunisia e dall’Algeria. È stato detto che così si abbassano i costi e ne beneficeranno gli utenti con tariffe più basse ma intanto, almeno per l’energia elettrica, si è deciso di far pagare a chi già paga regolarmente le bollette le morosità di chi invece le bollette non le paga. E tornando al caso Embraco (che è una ditta brasiliana) sono anni che alcuni operai italiani facevano la spola con la Slovacchia per insegnare il lavoro nella nuova fabbrica. Ovviamente la dirigenza rassicurava tutti, che lo stabilimento slovacco non avrebbe fatto concorrenza a quello italiano ma come si poteva credere a ciò quando il mercato dei frigoriferi (la Embraco fa i motori per i frigoriferi) non è in espansione ma è da considerarsi il classico mercato ‘maturo’ come lo è quello delle automobili?
La morale della favola è che purtroppo non sappiamo difenderci forse non abbiamo neanche i mezzi per poterci difendere, politici e sindacati appaiono sempre più smarriti e impotenti con anche una buona dose di contraddizioni perché non si può inneggiare alla globalizzazione e poi quando colpisce l’Italia fare lo sdegnato. Contro la permanenza di sedi industriali in Italia giocano sempre gli stessi problemi che ci trasciniamo da anni: burocrazia, tassazione elevata, lentezza della giustizia. Una volta per sopperire a queste disfunzioni svalutavamo la moneta ma oggi con l’euro non è più possibile. Si dice che proprio per questi motivi dobbiamo mettere ordine in casa nostra; giusto ma per far funzionare la giustizia, diminuire il carico fiscale (che presuppone secondo le regole europee anche una diminuzione del deficit), semplificare la burocrazia e dare efficienza alla macchina statale servono anni probabilmente decenni e nel frattempo non possiamo permetterci il dilagare della disoccupazione perchè le fabbriche emigrano dove costa meno produrre. Ne va della ‘tenuta democratica del Paese’: se ne ricordino coloro che verranno eletti il 4 marzo!
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

Ne parlo con...

Aumento dei prezzi con l’euro
Il mancato controllo attribuibile al governo di centrodestra

Signor direttore,
capita ancora, talvolta, di sentir raccontare la ‘fola’ che attribuisce, principalmente a Prodi e al centrosinistra, la responsabilità dell’aumento dei prezzi rilevato a partire dal 1° gennaio 2002, data di introduzione della moneta europea.
Il signor Vincenzo Montuori, con lettera pubblicata il 2 febbraio in Spazio aperto ricorda, giustamente, alla signora Ada Ferrari e a tutti coloro che ‘continuano a menare il torrone’, che fu il secondo governo Berlusconi, rimasto in carica dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005, a non esercitare alcun controllo sulla stabilità dei prezzi e sul giusto cambio lira/euro.
Vale la pena di ricordare che, tre giorni prima della data in cui l’euro divenne moneta corrente, fu proprio il governo di centrodestra (Forza Italia, Lega Nord e AN), con Giulio Tremonti ministro dell’Economia, a lanciare il primo segnale distorto, il primo attacco alla regola di conversione del rapporto lira/euro. Di fatto, il Decreto - legge 28 dicembre 2001, n. 452, dal titolo ‘Disposizioni urgenti in tema.... di giochi e scommesse’, poi convertito in legge, modificò il valore della posta minima del gioco del lotto che passò da 1.000 lire a 1 euro. Tale decisione costituì un inequivocabile avvertimento, raccolto poi da alcune categorie commerciali che, potendo autonomamente determinare i prezzi di prodotti e servizi, non si lasciarono sfuggire l’occasione di ritoccarli verso l’alto, talvolta anche sensibilmente. Ciò, causò una importante perdita del potere d’acquisto di pensioni, stipendi e salari che, al contrario, furono convertiti nel rispetto del cambio previsto.
Romano Pasquali
(Cremona)

Allerta in viale trento trieste
Finti addetti del gas truffa porta a porta

Egregio direttore,
a Cremona sono in circolazione due giovani (zona viale Trento e Trieste) che fanno il porta a porta cercando di convincere anziani a comperare apparecchiature di controllo emissione gas nocivi. Si presentano come addetti della famigerata ditta TU.GAS SRL di Brescia esibendo un tesserino e tentano di entrare negli appartamenti. È una truffa.
Emanuele Bettini
(Cremona)

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