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Lettere al Direttore del 6 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

08 Febbraio 2018 - 11:10

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Dopo il 4 marzo
Vedo il centrodestra al governo senza Lega
Egregio direttore,
ho condiviso alla grande il suo editoriale sui paracadutati a Cremona delle varie forze politiche con la consueta e rassegnata sudditanza delle segreterie locali, nella speranza di raccogliere da sotto il tavolo delle trattative qualche briciola, è uno scandalo che esiste da circa 30 anni. Per quanto riguarda invece le presunte convergenze sui programma dei 5 stelle nel caso il presidente della Repubblica desse loro l’incarico di tentare la formazione del governo, nonostante i 5 stelle sperano attualmente di ottenere l’appoggio dalla Lega o di qualsiasi altro partito per all’attuazione in parte dei loro 20 punti programmatici, presumo che sarà un fallimento totale, in quanto Di Maio e company non hanno fatto i conti con i volponi della politica, li vedete voi i vari capi partiti che accettano di appoggiare un governo 5 stelle senza avere in cambio un ministero un sottosegretario o posti importanti ministeriali o nelle innumerevoli partecipate? Mi domando e chiedo: ma pensate veramente che i partiti attuali si alleino con i 5 stelle per governare senza nulla in cambio? E’ come chiedere al famoso attore Rocco Siffridi di evirarsi. La soluzione finale sarà un governo di centro destra inclusa la quarta gamba, senza la Lega per rassicurare l’Europa e il Pd. Chi vivrà vedrà.
Elia Sciacca
(Cremona)


Ricordo a 50 anni dalla morte
Franco fu vescovo vicino al suo popolo
Egregio direttore,
50 anni fa, il 6 febbraio 1968, si spegneva a San Damiano d’Asti Francesco Maria Franco, vescovo di Crema dal 1933 al 1950; fu vescovo lungimirante: ordinò sacerdote il 27 Marzo 1948 il futuro patriarca di Venezia e cardinale Marco Cè, dopo averlo inviato a studiare all’Università Gregoriana di Roma; fu vescovo di fede granitica: «Nelle sue memorie don Ferdinando Mussi ricorda come avvenne la nomina a consulente delle Acli diocesane da parte dello stesso vescovo monsignor Francesco Maria Franco: «Era un giorno di fine settembre del 1945 quando monsignor Franco mi invitò a colloquio per mostrarmi una lettera (che invitava le diocesi ad attivarsi per costituire le sezioni locali delle Acli). Ricordo che dopo aver letto il testo mi disse: «Ho pensato a te, vedi quello che si può fare … e che Dio ti benedica» (S. Riboldi, ‘Don Ferdinando Mussi un ribelle per amore’, Centro Editoriale Cremasco, 2006, pagina 44); fu vescovo vicino al suo popolo: «Questa vicinanza alla gente e alle parrocchie in tempi difficili fu – secondo le fonti del suo tempo – la maggior caratteristica dell’episcopato di monsignor Franco. In occasione del suo giubileo sacerdotale (29 giugno 1950), dell’Anno Santo e della visita della Madonna Pellegrina alla diocesi, Crema tributò al vescovo Franco grandi manifestazioni di affetto» (W.B., ‘A Crema per 17 anni’, ‘Il Nuovo Torrazzo’ 7 febbraio 1998, pagina 3); fu vescovo attento all’arte ed alla storia: «Nel 1935 grazie al suo interessamento iniziò l’isolamento esterno del duomo con la demolizione degli edifici che si appoggiavano al fianco settentrionale» (W.B., ‘A Crema per 17 anni’, citato); fu vescovo coraggioso: «Ma il merito maggiore di monsignor Franco (…) è stato quello di aver favorito la resa dei gerarchi fascisti (…) il primo pomeriggio del 26 aprile 1945. In tal modo fu risparmiato alla città un bagno di sangue (…). Dopo la resa, il Cln ringraziò il vescovo» (gizeta, ‘Franco: un vescovo discusso’, ‘Il Nuovo Torrazzo’ 7 febbraio 1998, pagina 3). È stato definito «un vescovo discusso»: ma ‘discusso’ fu ai suoi tempi anche Colui che fu detto ‘Signum cui contradicetur’.
Enrico Carioni
(Trescore Cremasco)


Pomì, c’è l’allenatore giusto?
Rosa, è ora di tirare fuori gli artigli
Signor direttore,
ma i dirigenti della Pomì sono sicuri di aver fatto la scelta giusta nel aver esonerato l’allenatore Abbondanza e di aver scelto il giusto sostituto con Lucchi? Comunque Abbondanza era una persona con un curriculum di prima importanza e nella prima fase del campionato ha avuto sempre una squadra incompleta causa infortuni. Naturalmente la colpa di questa situazione è anche da imputare a chi scende nel rettangolo di gioco. Sta a loro tirare fuori gli artigli per non rovinare il miracolo casalasco. Forza rosa.
Massimo Scotti
(Cremona)


Vincono gli interessi, non le idee
Figc, Tommasi troppo rivoluzionario
Egregio direttore,
era ovvio che un uomo di grandissimo spessore umano come Tommasi non rientrasse nei piani del calcio italiano. Come nella politica gli interessi sono più importanti delle buone idee. Ho ascoltato attentamente il discorso che ha fatto Damiano in conferenza stampa e penso che le sue idee siano innovative e di buon senso. Il calcio italiano ha perso una grande occasione.
Paolo Grossi
(Cremona)


Spia d’allarme dopo Macerata
Al ‘motore’ Italia serve fare tagliando
Egregio direttore,
uso un termine automobilistico per spiegare al meglio e rappresentare la situazione italiana in questo periodo . A Macerata è successo quello che è successo, episodio di odio razziale, ovvero si è semplicemente accesa una spia di allarme, il motore Italia che purtroppo da troppi anni non viene tagliandato, e come succede nelle migliori automobili ,si possono avere dei problemi. Il tagliando periodico consente lunga durata al motore senza intoppi o problemi. In Italia, molto semplicemente, il tagliando, che da troppi anni o decenni non viene eseguito , consisterebbe in poche ma basilari operazioni . Certezza delle pene, equità tra codice civile e codice penale, interruzione immediata dell’immigrazione clandestina, libertà per quanto riguarda la legittima difesa abitativa e tante altre cose atte a migliorare la sicurezza e di conseguenza la qualità della nostra vita. Condanno sì l’episodio accaduto a Macerata, ma attenzione se la situazione non migliora purtroppo penso che sia solo l’inizio di una lunga serie di rivendicazioni.
Giovanni Benaglio
(cipalele@gmail.com)


Cittadinanza tolta a Crema
Ai tempi del Duce l’Italia era più sicura
Signor direttore,
domenica 4 febbraio leggevo la lettera del signor Corada sulla cancellazione della cittadinanza onoraria al duce illustre signor Benito Mussolini, il quale affermava che tale atto era dovuto al fatto che il fascismo è stato una tragedia. La storia io l’ho studiata pregi e difetti sono sempre stati presenti in ogni azione storica, ma quello che scrive nella lettera mi ha lasciato a dir poco sgomento. Volevo ricordare al signor Corada che tentare una sostituzione etnica come stanno facendo le sinistre facendoci invadere da immigrati e clandestini è molto peggio del fascismo, qui si sta tentando la cancellazione del popolo italiano. La tragedia è vedere morire italiani al freddo su panchine e immigrati in hotel, è il non poter difendersi in casa propria pena prendersi condanne assurde, è non avere più la sicurezza di muoversi pena il rischio di venire ammazzati da qualche immigrato. E ancora, è sentire di adolescenti che richiamati all’ordine si trasformano in omicidi di genitori, professori ed educatori, vedi l’alunno che ha accoltellato un’insegnante, oppure sentire di una ragazza di appena 18 anni ammazzata fatta a pezzi e messa in due trolley da un clandestino che era già destinatario di espulsione, ma chissà perché ancora sul territorio nazionale. Corada non dimentichi che ai tempi del fascismo questo ‘macello sociale’ non esisteva.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)


Voucher dalla regione
Regalo elettorale a chi sta nella Rsa
Signor direttore,
mi permetto di segnalare l’iniziativa della Regione Lombardia che destina un voucher di mille euro alle persone residenti in Rsa, di cui nessuno ha fino ad ora ha fatto cenno. Ben venga un sostegno economico alle famiglie che hanno parenti in strutture residenziali. Personalmente però, la vedo come una campagna elettorale sulla pelle di queste persone.
Giorgio Rampi
(joeelapi@alice.it)
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Le è sfuggito che il giornale ha trattato diffusamente l’argomento.

IL CASO
In tutto il Canada 4.200 rangers, nella sola Sicilia 26mila forestali

Signor direttore,
se Torquemada, il più intransigente e sanguinario inquisitore della storia, si trovasse ai nostri giorni ad accendere roghi purificatori per incenerire il ‘diverso pensiero’ a Pioppo di Monreale (Palermo), avrebbe senz’altro molte difficoltà; lì infatti non sfuggirebbe fiamma libera ai 383 operai forestali (su 2.000 abitanti) che si precipiterebbero all’unisono ad evitare il rischio di ulteriori danni al già compromesso patrimonio boschivo dell’isola. Stesso problema avrebbe a Solarino (Siracusa) dove 437 vigilanti e manutentori (su 9.000 abitanti) sopprimerebbero sul nascere ogni tentato innesco.
Anche a Godrano (Palermo) 180 tutori del verde (su 1.000 abitanti) gli renderebbero difficile agire se non convertendo le atroci sentenze in altro supplizio. Pure Cecco Angiolieri, poeta senese vissuto a cavallo tra 1200 e 1300 sarebbe costretto a rivedere i suoi propositi (s’i fosse foco arderei ‘l mondo) e costretto a precipitosa fuga con la ‘penna tra le gambe’ sicuramente colto in flagranza di reato. Le cifre sono controverse ma si parla di più di 26.000 addetti a vario titolo alla tutela del patrimonio forestale della Trinacria. 21.000 di costoro (circa) operano a tempo determinato per conto dell’assessorato all’agricoltura, mentre 7.000 (sempre circa) sono in forza all’assessorato al territorio, pure loro precari.
La truppa presta i suoi servigi da giugno a dicembre percependo nel periodo 1.200 euro mensili e rimanendo a carico dell’Inps nei restanti sei mesi. Chissà se in Canada con 400.000 chilometri quadrati di foreste e soli 4.200 rangers si riscontra la stessa efficienza dei ‘nostri’ impegnati su 25.700 chilometri quadrati?
Non si scherza comunque anche in Calabria dove gli addetti al patrimonio verde sono 10.500 per 6.500 chilometri quadrati di territorio. Noi nel nostro piccolo, possiamo comunque contribuire a tenere in allenamento questo scalpitante esercito nel periodo di ‘letargo’ invernale, punzecchiandone il mai sopito fervore interventista: «Qualcuno ha da accendere?».
Luciano Lazzari
(Casalmaggiore)
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Quelli da lei elencati sono dati ormai noti da tempo, che devono solo essere integrati annualmente, purtroppo in peggio e che non mancano di suscitare indignazione ogni volta che vengono evidenziati.

LA POLEMICA
Mia madre è morta ma paga ancora l’abbonamento Rai

Signor direttore,
in data 16.12.2016 viene a mancare mia mamma Piccioni Rosa, titolare di abbonamento televisivo Rai n.6420617. In data 28.12.2016 spedisco una raccomandata r/r all’Agenzia delle entrate di Torino sportello Sat, oggetto: disdetta abbonamento Rai scaricato dal sito a cui allego il certificato di morte della mamma. In data 17.02.2017 e 10.05,2017 arrivano ancora a nome della mamma due fatture di LineaPiù energia elettrica con addebitati euro 9 per abbonamento Rai di gennaio 2017 ed euro 9 abbonamento Rai febbraio 2017. Mi reco da Linea Più per informazioni, ma mi rispondono che gli addebiti Rai non dipendono da loro. Vado allora all’Agenzia delle entrate di Cremona e mi suggeriscono di provare ad inviare un loro modulo ‘Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione ad uso privato’, spiegando il mio problema. Spedisco il tutto ai primi di maggio 2017. Visto che non mi arriva nessuna informazione, mi reco presso l’Ascom di Cremona, dove un pomeriggio al mese passano due incaricati Rai a disposizione del pubblico per chiarire eventuali problemi. Spiego il tutto e mi dicono che ho diritto alla restituzione dei 18 euro erroneamente pagati nelle due fatture citate precedentemente. Mi consegnano il modulo ‘Richiesta di rimborso del canone di abbonamento alla televisione ad uso privato mediante addebito nelle fatture per energia elettrica’. Spedizione a mezzo pec in data 26.07.2017. Dopo un paio di mesi, visto che nessuno si degnava di rispondere, ho rimandato sempre via pec lo stesso modulo sollecitando una risposta. Io vorrei solo sapere se per qualche motivo devo pagare, da parte mia non ci sarebbero problemi: mi dicano solo perché devo pagare. Allo stesso modo se mi devono restituire i soldi lo facciano, ma che facciano qualcosa una volta per tutte.
Maurizio Pagliarini
(Cremona)

 

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