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Lettere al Direttore del 4 Febbraio

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06 Febbraio 2018 - 11:31

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Sul programma economico
Pronta al confronto con i 10 ex del Pd
Egregio direttore,
rispondo volentieri alla lettera della signora Gina Giugni e le anticipo che sono disponibile ad incontrare i suoi dieci amici per confrontarmi sul programma nazionale del Pd presentato venerdì a Bologna da Matteo Renzi. Programma che entra nel dettaglio sui temi che elenca la signora Gina.
Tematiche che conosco perché lo studio e l’analisi delle cose mi hanno sempre accompagnato fin dai tempi dell’università.
Suggerisco pertanto in questa fase di avvio della campagna elettorale maggiore prudenza sull’esito delle consultazioni del 4 marzo. Rispetto ai sondaggi, ciò che conta sono i voti reali dei cittadini.
E sono certa che i cittadini sapranno scegliere tra i candidati territoriali e quelli paracadutati; tra i partiti che stanno dimostrando responsabilità e stanno svolgendo un’azione di buon governo, e chi sta occupando di tutt’altro.
Alessia Manfredini
(candidata Pd per la Camera dei Deputati, collegio uninominale, Cremona)

Contro le insidie della rete
Ai giovani serve maggior disciplina
Egregio direttore,
ogni giorno apprendiamo notizie insidiose della rete uso tecnologico nel mondo dei giovani. Atti di violenza, bullismo, furti ed altre cose negative. Fatti che accadono per una debole educazione comportamentale. Per migliorare l’educazione dei nostri ragazzi, si deve lavorare intensamente nell’ambito famigliare, instaurando il rispetto, e l’autorità. Serve il rinnovamento di noi stessi, che richiede grandi funzioni fisiche, mentali, morali. Se vogliamo provare la gioia di vivere pienamente e di recare il nostro contributo alla civilizzazione della società, dobbiamo imporci una ferrea disciplina comportamentale. A volte sentiamo il bisogno di mettere ordine dove regna la confusione, di vedere chiaro dove regna il buio; queste riflessioni di filosofia di vita vissuta; «ai filosofi quella ragionata», ci aiuta a riscoprire e praticare con vigore la disciplina, sia nelle grandi o piccole cose. Oggi incontriamo difficoltà da orientare e modificare le nostre abitudini.
Spetta a noi genitori, come principali educatori, riuscire ad imporre sin dai primi giorni della loro esistenza la disciplina e farla vivere accanto al loro angelo custode. Così si abitueranno ad accettare con coscienza, responsabilità sempre maggiori, entreranno nella società, nel mondo della scuola con in dote la virtù dell’educazione. Educare oggi è più difficile di ieri; allora le famiglie vivevano in povertà, ed era più facile, per il loro bene, negare il superfluo. In questo presente, giorno dopo giorno, il moderato benessere ha indebolito molti caratteri, rendendo difficile l’insegnamento della rinuncia. Imprimere nel carattere dei giovani la disciplina con metodi che ognuno scoprirà per sé, ne avvantaggeranno la famiglia, scuola, società. Meno disciplina vi è intorno a noi, più deve esservene dentro di noi.
Antonio Danesi
(S. Daniele Po)


Stanco di promesse deluse
Politica lontana dalla gente comune
Signor direttore,
io sono dalla parte delle persone che si guadagnano il pane con il sudore della fronte e che in silenzio e con sacrificio, tutte le mattine prendono il treno per recarsi nei posti di lavoro.
Sono stanco e deluso nell’ascoltare alla televisione i nostri politici che con prolissi discorsi, poco comprensibili alla gente di strada, si prendono i meriti di chi lavora e fanno solo promesse per difendere il loro posto di deputato, tradendo il vero mandato dato da noi per perseguire la giustizia sociale ed il vero bene dei cittadini.
Il caotico e dissennato sviluppo del trasporto su gomma, ha portato a fare della Lombardia, una delle zone più inquinate e trafficate del mondo, portando ad un livello di pericolosità inaccettabile le nostre strade (vedi incidente sull’autostrada A21 con quattro morti ). Si è preferito sviluppare la rete ferroviaria ad alta velocità, dimenticandosi dei lavoratori che usano i treni e che contribuiscono, con il loro lavoro al benessere economico dell’Italia: l’incidente della scorsa settimana a Pioltello lo dimostra.
Bisogna seguire gli esempi di trasporto merci di Francia, Svizzera e Austria, che hanno perseguito e incrementato un trasporto merci su ferrovia con trafori ed aree di interscambio modale. Bisogna potenziare e sviluppare i mezzi di trasporto pubblico come ha fatto la Germania nelle sue estese aree industriali per consentire ai lavoratori di raggiungere i loro posti di lavoro incolumi ed in orario.
I politici non devono pavoneggiarsi di fronte alle platee televisive con discorsi inutili ed inaccettabili da dottori della legge, con incomprensibili giri di parole. Cerchiamo di essere concreti nell’affrontare i problemi e dare delle risposte precise alla gente.
Signore Gesù illumina i nostri governanti nelle loro scelte fa che non si irrigidiscono in una mentalità burocratica, ma con coraggio perseguano la vera giustizia dettata dalla legge di Dio per il bene della collettività.
Quando andremo alle urne alle prossime votazioni, useremo bene l’arma del voto e sapremo eleggere chi sa difendere gli interessi di chi lavora!
Silvano Poli
(Monte Cremasco)


Treno deragliato
Colpa dell’euro che strozza le imprese
Signor direttore,
nei giorni scorsi si è appreso che oltre i quattro manager delle Ferrovie, altre persone sono state indagate nell’ambito dell’indagine sul disastro ferroviario di Pioltello, indagine che dovrà fare piena luce su quanto accaduto, ed accertare le responsabilità civili e penali degli indagati. Indagine che per ovvi motivi si presenta complessa, tutto è ancora in ma, in se, in forse, gli indagati non saranno mai imputati fino ad accertamento definitivo, ma un imputato sicuro e certo c’è già ed è sempre lui l’euro.
Mi spiego: tralasciando per un attimo i vergognosi tagli alla manutenzione, alla sicurezza, al personale delle ferrovie, in nome del profitto e delle cattive intenzioni, vorrei concentrarmi sulle buone intenzioni delle Ferrovie come di tutte le aziende produttive che a causa dell’euro non riescono più ad andare avanti e che si trovano per forza di cosa a tagliare in modo massiccio su tutto sicurezza compresa con i disastrosi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
L’euro voluto da tutti come un demonio che ha lasciato senza liquidità, che strozza le aziende, impossibile da sostenere per un’economia, quella italiana, già stremata e dissanguata dalle tasse della sinistra. L’euro che ha costretto aziende statali come le ferrovie ad appalti e subappalti in una miriade di piccole aziende per tentare di risparmiare sempre più e riuscire a sostenere questa diabolica moneta.
Piangiamo tre vittime innocenti e decine di feriti, ed a causa dell’euro ho la triste sensazione che purtroppo l’incidente di Pioltello non sarà l'ultimo.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)


Trofei Bissolati in discarica
Una battuta davvero infelice
Egregio direttore,
la sua risposta e la riproposizione della fotografia la rispetto ma non la condivido. Ho l’impressione che il suo giornale da Lei diretto ci voglia ‘marciare su’. Naturalmente spero di sbagliarmi.
In quanto alla battuta sulla Corea del Nord se la poteva risparmiare, oltre a urtare la mia sensibilità, da Lei non me lo sarei mai aspettato.
Daniele Poli
(Cremona)
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Non era certo mia intenzione urtare la suscettibilità di nessuno. Ricordo che la vicenda è quella dei trofei della Bissolati finiti in discarica. Ribadisco che nutro il massimo rispetto per la società canottieri e per le sue molteplici attività.


Troppi disastri annunciati
L’incauta routine di certi ‘scienziati’
Signor direttore,
noi bipedi pensanti non siamo Dio e quindi non possiamo maneggiare la materia od i nostri simili come se fossero semplici elementi, al pari di certi ‘scienziati’ che agiscono se non con l’intento di andare avanti e non indietro, così mi sono posto una semplice domanda: che differenza esiste tra quella rotaia già incrinata o delaminata (visto che qualcuno l’aveva semplicemente sorretta da un piccolo pezzo di legno) che ha causato quel disastro sulla nostra linea Cremona -Treviglio e l’errata somministrazione di un farmaco anestetico (senza aver prima sottoposto un paziente ad esami allergologici) a quella bambina, di appena un anno, deceduta all’Ospedale di Cremona, per sottoporla ad un esame gastroscopico? La risposta è semplice: l’incauta routine del fidarsi ciecamente di chi fa il proprio lavoro con la sola presunzione dovuta all’esperienza. Però ora mi vien da dire non volendo giudicare «quale esperienza... quella di un giudice?» visto come vanno da sempre a finire in Italia queste fatalità. Noi bipedi pensanti non siamo Dio e non possiamo maneggiare la materia o le persone come se fossero semplici elementi come fanno da sempre certi ‘scienziati’ che non sempre agiscono con l’intento di andare avanti e non indietro e quindi chi potrà ridare a quelle famiglie cremonesi la presenza di quei viaggiatori inermi del treno o di quella bambina? (...).
Alberto Nolli
(Soresina)

Alla mensa scolastica sì
Al ristorante non pago prima di sedermi
Egregio direttore
recentemente è cambiato il metodo di riscossione per i pasti consumati a scuola dai bambini. Mi riferisco ai giovani studenti che frequentano il tempo pieno presso le scuole elementari di Rivarolo del Re, ma la formula vale per diverse altri istituti del territorio. Mentre prima si pagavano le fatture il mese successivo a quello del periodo di riferimento, adesso viene chiesto il pagamento anticipato. In pratica si deve creare il cosiddetto ‘borsellino’ recandosi presso la farmacia del paese e versare una certa cifra corrispondente al numero dei pasti che si prevede il bimbo consumerà. Una volta esaurito il ‘deposito’ un messaggio telefonico avviserà del credito esaurito ricordando la necessità di un nuovo versamento. Tante sono le versioni per motivare simile metodo. Qualcuno dice per sgravare il compito degli uffici comunali che hanno cosi affidato l’incarico ad aziende esterne. Altre parlano di sistema per impedire evasioni da parte delle famiglie. A me sembra una scelta leggermente costrittiva. E’ come se al ristorante mi chiedessero di pagare il conto prima ancora di sedermi a tavola. Ciò che stupisce che i responsabili non ammettono si tratti di pagamento anticipato dicendo che i soldi sono sempre a disposizione delle famiglie. Sì , ma sul loro conto corrente, non sul nostro.
Rosario Pisani
(Spineda)

IL CASO
Non differenziamo i rifiuti a Soresina perché sappiamo che è inutile

Caro direttore,
sono veramente basito dalle affermazioni del sindaco Vairani in merito alla raccolta differenziata. Ritiene veramente così stupidi i soresinesi?
Non sono capaci di differenziare vetro e plastica quindi hanno bisogno di anni di pratica per esercitarsi?
Non solo; nonostante i due anni di prova gli ‘stupidi’ non sono ancora in grado di farlo... (solo il 15% ci riesce).
Prevede dei corsi di recupero che dureranno anni?
Forse semplicemente i soresinesi non sono così ‘stupidi’ come crede e sanno perfettamente che alla piazzola niente viene smistato ed il loro sarebbe un lavoro inutile. Caro signor sindaco, basta fare proclami, meno apparizioni sui giornali all’inseguimento delle baby gang e più fatti, per cortesia.
M. P.
(Soresina)
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Effettivamente ha il sapore della beffa la richiesta ai cittadini di differenziare i rifiuti per poi riunirli in discarica. Quello di Soresina, secondo voci che girano da tempo, non sarebbe un caso unico e riguarderebbe altri Comuni, tra i quali Cremona. Corrispondono al vero? Lo chiedo ai responsabili del servizio.

LA POLEMICA
I CALCIATORI DILETTANTI NON SONO OGGETTI DA VENDERE

Egregio direttore,
mi sento di lanciare un messaggio ai vertici della Figc dilettanti. Io penso seriamente già da molti anni che sia opportuno togliere il vincolo che lega i giocatori dilettanti fino all’età di 25 anni alle società di appartenenza. Oggi un giocatore dilettante se non ha compiuto 25 anni non è nelle condizioni di cambiare casacca autonomamente. I giocatori non sono degli oggetti da vendere e da comprare ma esseri umani che devono assolutamente avere il diritto di scegliere dove e con chi giocare.
Da uomo di calcio sono consapevole e convinto che per attuare questa importante riforma senza penalizzare le società, bisogna regolamentarla con dei ‘premi di preparazione tabellari prestabiliti’ in base alla categoria, come già in uso per i settori giovanili.
Paolo Grossi
(Cremona)
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Il vincolo per un giocatore dilettante fino a 25 anni risulta un limite fino al momento in cui non esiste accordo per il trasferimento tra due società. La ragione probabilmente sta proprio nel limitare il più possibile il fenomeno di giocatori che si vendono al miglior offerente prima ancora che seguire amici in altre squadre e se fra le parti c’è un accordo il vincolo non rappresenta alcun ostacolo. Il presidente regionale Baretti ha ribadito che il vincolo non verrà modificato, né messo in discussione. Al momento infine, non risulta siano allo studio tabelle per premi di preparazione come avviene invece per i giocatori dei settori giovanili.

L’INTERVENTO
SHOAH, GULAG COMUNISTI E ABORTO: TUTTI OLOCAUSTI

Signor direttore, il suo confronto col sindaco e vicesindaco di Bonemerse, successivamente con Mario Pedrini su gli Olocausti: Shoah, Gulag comunisti ed aborto è all’insegna della franchezza, perché nessuno è a caccia di consenso elettorale ma ricerca la verità per quanto possibile nel mistero del male. Bini, Guarneri e Pedrini sono andati alla radice delle tre forme suddette di olocausto: la radice -secondo loro- è la negazione del diritto naturale, cioè la negazione della «suprema dignità della persona dal concepimento alla morte naturale»( Pedrini); a questa dignità dovrebbero ispirarsi le leggi dello Stato. Bini, Guarneri e Pedrini sono andati oltre i modi con cui son stati eseguiti gli olocausti: col gas i nazisti; soprattutto per fame i comunisti come è avvenuto per i 6 milioni di coltivatori diretti in Ucraina; tagliando a pezzi il feto nel seno materno o afferrarlo con un attrezzo nella placenta come ha visto Reagan diventando poi antiaborista. Tu ribadisci, nella risposta a Pedrini, che sarebbe «fuori luogo il parallelismo tra Shoah ed aborto». Eppure nei tre tipi di olocausto l’«altro» essere umano (ebreo, proprietario di mezzi di produzione, vita destinata a nascere) sono considerati una minaccia. Eppure è sintomatico che ad esser antiaboristi, con conseguente obiezione di coscienza, siano, in grande maggioranza, infermieri e ginecologi che dovrebbero eseguire l’uccisione dei ‘cuccioli umani’. Il fatto ha preoccupato persino un dispiaciuto Consiglio d’Europa! E’ poi significativo, ma comprensibile, che non siano riprodotti i nomi delle mamme, che hanno accettato l’uccisione della loro creatura: l’anonimità è il rispetto legalizzato verso la loro tragedia. L’uccisione di un ‘cucciolo umano’ non è l’estrazione di un dente. I tre orrori suddetti sono il frutto di un pensiero de-reale, che non esprime cioè la realtà della persona: essa è tale è fin dal momento in cui uno spermatozoo feconda un ovulo. Gli stessi componenti della Corte Costituzionale, che con la sentenza 27 del 1975 spalancarono la via all’aborto di Stato, derivavano, loro stessi, dall’ovulo della rispettiva madre fecondato dallo spermatozoo del padre. Una sostanziale differenza tra questo inizio microscopico della persona ed una figura umana nella sua fioritura non c’è, come non c’è tra il chicco di grano e la spiga; a meno che non si inventi, come è successo a livello accademico(!) che quel ‘cosino là’ nel seno materno sia un banale grumo di cellule fino… al sesto giorno. Inconsciamente e in situazioni drammatiche di vita (scandalo, carriera professionale pregiudicata, malattie, forme di indigenza…) quel feto insinua con forza la sua non-umanità: che sia una ‘cosa’ ‘grumo’ che mi danneggia sembra evidente, come il fatto del sole, che tramonta e rispunta girando intorno alla terra. E’ talmente evidente che Galileo nel 1616 venne condannato dall’Inquisizione (riferendosi alla lettera della Bibbia) perché, fedele alla realtà-verità, sosteneva il contrario; gli fu imposto di smettere nelle sue ricerche, ma lui pubblicò ad Amsterdam, dove la libertà di pensiero era ammessa, il suo libro sui massimi sistemi, subendo nel 1632 la condanna a recitare una raffica di pateravegloria ogni giorno. Zichichi, smentendo la leggenda del ‘martirio’ del Fiorentino, ha dimostrato che sempre la realtà-verità irride ogni illusione, ogni forma di delirio, che può colpire non solo i cardinali, ma anche gli stati liberali, le loro corti costituzionali ed i referendum. E’ evidente l’inarrestabile crescita esponenziale del nostro potere grazie alla tecno-scienza. Oggi -per esempio- conosciamo il nostro dna; sappiamo che ben 100 miliardi di neurini presiedono alle nostre percezioni. Però questo potere-conoscenza esige una crescente consapevolezza della dignità di ogni persona fino a lambire il nostro essere immagine di Dio e non degli dèi. Diversamente ci prepariamo degl’inferni più colossali rispetto a quelli del passato.
Giovanni Borsella
(Cremona)

L'ANALISI
CITTADINANZA REVOCATA A MUSSOLINI PERCHÉ IL FASCISMO FU UNA TRAGEDIA

La discussione che si è aperta, in alcuni consigli comunali, sulla stampa e tra le forze politiche, a proposito della revoca o meno della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, concessa nel 1924 da quasi tutti i Comuni della nostra provincia dietro esplicita richiesta (imposizione?) del ministero degli Interni rivela più di quanto non appaia. Le obiezioni alla revoca sono state le più diverse. Alcune obiettivamente fragilissime. «Non è una priorità», hanno detto certi. E chi mai sostiene il contrario? L’importante è che si faccia. Se non domani, perché c’è il bilancio o un provvedimento urgente, postdomani. Per esperienza posso assicurare che vi sono tempi morti nell’attività amministrativa, punti all’ordine del giorno o mozioni di scarsa rilevanza e di nessuna urgenza. «Ma era uno statista», hanno motivato altri. E’ una obiezione insussistente. Apro un vocabolario a caso: «Statista: uomo di Stato, esperto di affari dello Stato». Un altro: «Statista: chi governa uno Stato». A governare l’Italia sono stati in tanti e nessuno di loro è cittadino onorario dei nostri paesi e città. Altra obiezione alla revoca: «Non cambiamo la storia, quello che è stato è stato». Certo che ciò che è stato è stato. Ma lo studio del passato deve servirci per il presente ed il futuro. Se ragionassimo così su tutto, stagneremmo in un permanente conservatorismo. Il fatto è che, purtroppo, dietro queste obiezioni (come pure dietro a quelle, che già prevedo, circa l’obbligo di dichiarare lealtà alla Costituzione antifascista se si vuol ottenere sale o suolo pubblico), sta quasi sempre un giudizio su Mussolini ed il fascismo molto diffuso ma molto sbagliato. Potremmo riassumerlo così: «Il fascismo ha fatto anche cose buone. Le leggi razziali sono state un errore, l’entrata in guerra è stato un errore. Ma il fascismo ha creato lo stato sociale, ha inventato le pensioni, ha fatto le bonifiche, ha creato l’Eur...». Non posso, ora, entrare nel merito delle singole questioni. Il primo progetto di pensioni risale in Italia a Crispi, con grande ritardo sul resto d’Europa; le proposte di bonifica delle paludi pontine risalgono a Leonardo... ma diamo per buono tutto quello che si dice. La bonifica delle paludi, l’Eur, una edilizia pubblica di pregio... Tutto ciò che in 23 anni un regime assoluto ha avuto la possibilità di realizzare. Ebbene, tutto ciò non deve impedire un giudizio assolutamente negativo sul fascismo, come ha fatto recentemente notare il presidente Mattarella. Mussolini ha creato un regime autoritario, violento, in cui non era consentita alcuna libera espressione. Lo Stato era tutto e la libertà individuale negata, così come quella collettiva. Senza peraltro che corruzione, privilegi ed arricchimenti indebiti fossero banditi. L’ingiustizia sociale regnava sovrana. La guerra, da Mussolini voluta, era la conseguenza, il punto finale di un percorso imperialistico. Le leggi razziali il corollario di una visione razzista. L’alleanza con Hitler, le stragi terribili, le camere a gas, scelte precise di un regime totalitario. Come si può concepire ‘onorario’ (cioè da onorare) chi è stato responsabile di simili atrocità? E non mi si dica che anche altri si sono macchiati di delitti: le bombe atomiche sul Giappone, Stalin ed i gulag, le foibe... Bene, nessuno s’è mai sognato di concedere loro la cittadinanza onoraria! La visione che ho sommariamente esposto dovrebbe essere condivisa dalla gran parte dei cittadini e delle forze politiche. Una forma di ‘patriottismo costituzionale ed antifascista’ dovrebbe essere patrimonio di tutti. C’era e c’è un antifascismo di destra pienamente legittimo. De Gaulle era di destra, Churchill era di destra... Anche in Italia, basta leggere l'intervista a ‘la Repubblica’ del 1 dicembre 2017 di Roberto Maroni per capire che intendo. Perché in Italia (a parte le eccezioni, come Maroni appunto) così non è e l’antifascismo è visto ancora come qualcosa di sinistra e la destra si smarca? Rispondere è difficile e complesso. La destra italiana è poco liberale? La sinistra ha lasciato poco spazio? Il Paese non ha fatto i conti col proprio passato, come invece è avvenuto in Germania? La classe dirigente che si richiama ai valori dell’antifascismo è poco credibile, nell’insieme, poco coerente al punto da far crescere corruzione, privilegi e ingiustizie? Un po’ tutto insieme. Ciò non toglie che il sistema democratico sia il migliore finora costruito; che abbia molti difetti ma che la Costituzione ci offra gli strumenti per superarli. Quando non c’è libertà, neppure puoi migliorare. Oggi la democrazia è in crisi e deve evolvere. Ma non è certo guardando all’indietro che lo può fare ed un errore grave sarebbe sottovalutare la minaccia del fascismo. La Costituzione, conoscendone la pericolosità, lo vieta, sotto qualsiasi forma. Le leggi Scelba e Mancino rafforzano questo divieto. Eppure, negli ultimi mesi vi è stata una decisa ripresa, anche in termini di risultati elettorali in elezioni locali e di azioni eclatanti, di movimenti che si richiamano all’estrema destra identitaria, ‘sovranista’ e fascista, quando non apertamente nazista. «Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?». I dati sono impressionanti: negli ultimi anni i militanti di CasaPound, Forza Nuova eccetera, destinatari di provvedimenti da parte di forze dell’ordine e tribunali, sono stati 576; le azioni, a volte violente a volte no, decine e decine; i voti presi, laddove si sono presentati alle amministrative, raggiungono spesso il 10% dei votanti. Certo, non vinceranno le elezioni! Ma la democrazia, se vuole vivere, deve da un lato migliorare ed epurare se stessa e dall’altro, con fermezza, impedire che gruppi fascisti usino la libertà per distruggerla.
Gian Carlo Corada

Ne parlo con...

Chiedo al sindaco di Gadesco
ASSUNZIONI ‘TERRITORIALI’ MA CHE SENSO HANNO?

Egregio direttore,
qualcuno mi classifica polemico, affermazione che ormai non mi tocca più, mentre ritengo corretto dire la mia senza offendere e nel rispetto del pensiero altrui. Il punto di partenza della mia riflessione è legato al mio paese e particolarmente ad una situazione anagrafica decrescente. Su questa logicamente influisce anche il semplice fatto che, sono arrivati nuovi insediamenti occupazionali ma non si sono messi vincoli occupazionali sui residenti, un tempo avevamo insegnanti, dipendenti di servizi pubblici che abitavano in paese, oggi non più, i tempi sono cambiati, anche se non lo condivido lo accetto. Ma pensavo fosse un cambiamento di mentalità generale invece dal suo quotidiano di giovedì 1 febbraio vedo, che anche per chi, per sue scelte certamente coraggiose, ha oggi una crescita anagrafica evidente, non c’è stato alcun cambiamento e condivido che abbia operato nell’interesse della sua comunità. Non me ne voglia il sindaco di Gadesco, Davide Viola, del quale ho rispetto e amicizia, però a questo punto mi chiedo se sia corretto che vengano fissati questi confini sul reperimento di forze lavoro «l’operatore si impegna a riservare il 40% della futura occupazione a residenti di Gadesco, l’ulteriore 60% attingendo ai territori di Cremona, Grontardo, Malagnino, Persico Dosimo, Vescovato, come da accordi presi in sinergia con i comuni interessati».
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)

In via Massarotti
SPUNTONI ARRUGGINITI DENTRO IL PARCHEGGIO

Signor direttore,
questi spuntoni di ferro arrugginito sono in un parcheggio in via Massarotti (il quarto dal lato della polizia stradale): non sarebbe il caso di intervenire?
Gabriele Groppi
(Cremona)

LA GIOIA DI SALVARE UNA POIANA

Signor direttore,
la nebbiolina della notte si stava dirada do all’orizzonte ed una pioggerellina quasi autunnale dissetava la vegetazione sugli argini che costeggiano l’inceneritore in zona via San Rocco. Eravamo proprio là, io e Paola Pizzi, l’altra mattina, quando la sua cagnolina Lady, improvvisamente si addentrava nel fossato che costeggia il campo sottostante l’argine; al richiamo di Paola risponde abbaiando ma non si sposta, ci guarda, abbaia di nuovo e rimane ferma come se dovesse segnalare e custodire qualcosa. O qualcuno. Arriviamo da Lady e con grande sorpresa un rapace bellissimo ed impaurito, con un maestoso becco che si apriva al nostro avvicinarsi, ma con una toccante richiesta di aiuto negli occhi, non poteva volare!
Dopo numerose telefonate, anche per ricevere consigli sulla modalità di cattura, ci siamo organizzate per il salvataggio. Non potevamo lasciarlo là, vista la non disponibilità, nell’immediato, degli organi competenti. Le emozionate mani di Paola lo raccoglievano avvolto in un telo per metterlo nello scatolone preparato e poi via, in auto, per consegnarlo, al sicuro, nel Centro recupero animali selvatici di Calvatone. Si tratta di una poiana, denutrita, ferita e con un’ala spezzata.
Nonostante ritenga importante «l’unione che fa la forza», tutti noi, anche singolarmente, possiamo agire in favore degli animali e dell’ambiente, senza necessariamente appartenere ad associazioni animaliste, dedicando un po’ del nostro tempo, fermandoci per aiutare senza demandare ad altri. Non dimenticheremo mai quello sguardo fisso, scrutatore e austero nello stesso tempo, una grande emozione.
Purtroppo l’habitat si è modificato e questi magnifici rapaci si nutrono con difficoltà; le sostanze chimiche, l’inquinamento hanno alterato la catena alimentare, impoverendo le nostre campagne di piccoli animaletti che permettono la loro sopravvivenza.
Grazie alla signora Laura e al signor Loris del Cras di Calvatone per la cortesia, disponibilità e competenza e grazie a Paola Pizzi per aver dedicato il tuo prezioso tempo.
Manuela Leani
(Cremona)

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