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Lettere al Direttore del 2 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

04 Febbraio 2018 - 04:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Treno deragliato
Viaggio per le vittime Fontana assente
Egregio direttore,
ho appena sentito al Gazzettino regionale lombardo che il candidato di centrodestra Fontana non ha partecipato al viaggio ferroviario in memoria delle vittime della tragedia di Pioltello.
Lo stesso, intervistato, ha dichiarato che preferiva focalizzarsi sui nuovi investimenti regionali.
Questi nuovi investimenti, consistevano in cento nuovi treni pari ad una spesa di un miliardo e seicento milioni. Sarebbe opportuno che qualcuno riferisca al candidato Fontana che in cassa di Trenord ci sono solo settanta milioni (come scritto nel suo articolo di fondo di domenica 29 gennaio). Allora delle due l’una: o nello scrigno della Regione c’è un tesoretto del quale pochi sono al corrente, oppure intendeva i trenini della De Rossi molto belli ma inadatti all’uopo.
L’Ad di Trenitalia (sempre come riportava lei) ha detto che il trasporto regionale lombardo è uno dei peggiori di tutta la penisola gestito in toto dalle Regione lombarda (vedasi la Brescia-Cremona –Parma dove il materiale rotabile risale ai mitici anni Sessanta). Concludo dicendo che l’unica soluzione possibile (ma non so quanto probabile politicamente) un ritorno gestionale in capo a Trenitalia dove sicuramente si potrebbero trovare risorse necessarie per un reale ammodernamento del trasporto ferroviario.
Giancarlo Dati
(Castelleone)


Treno-ponte-tangenziale
Bene la solidarietà. Che duri nel tempo...
Egregio direttore,
vorrei ringraziare il comitato Treno Ponte Tangenziale per l’iniziativa di solidarietà messa in atto presso la stazione di Casalmaggiore. Purtroppo non ho potuto approfittare della colazione offerta perché quando sono arrivata in stazione stava già arrivando il treno... ovviamente non si trattava del ‘mio’ in anticipo, ma di quello precedente in ritardo.
Ho qualche annetto sulle spalle e so come vadano certe cose nel nostro Paese, pertanto mi auguro che la solidarietà non svanisca non appena verrà riaperto il ponte.
Probabilmente chi utilizzava l’auto per recarsi a Parma tornerà a farlo appena possibile, e temo che della condizione dei pendolari si interesseranno di nuovo i pochi che lo facevano anche prima della chiusura del ponte.
Da pendolare che viaggia quotidianamente da Casalmaggiore a Brescia, impiegando circa 1 ora e 30 minuti (quando va bene), spero di poter gustare il caffè solidale in stazione anche tra un po’ di tempo, magari nel 2020...
Michela Fontana
(Casalmaggiore)


Elezioni F.i.g.c.
Senza presidente sempre più in crisi
Signor direttore,
l’assemblea elettiva della Federazione Italiana Gioco Calcio non è riuscita a eleggere, dopo quattro votazioni, il suo nuovo presidente e successore di Carlo Tavecchio che si era dimesso dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio in Russia. I due candidati arrivati al ballottaggio finale dopo tre votazioni nulle, Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina, non sono riusciti ad ottenere la maggioranza, travolti da una raffica di schede bianche. (...) Il mancato esito dell’assemblea elettiva rispecchia il modo in cui si è arrivati a queste elezioni e la situazione precaria del calcio italiano.
Andrea Delindati
(Cremona)
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Proprio ieri, come riportiamo a pagina 40, Roberto Fabbricini, segretario generale del Coni, è stato nominato commissario straordinario della Figc, mentre il presidente del Coni, Giovanni Malagò, guiderà la Lega di Serie A.


Si vota e rispunta il problema
Multe quote latte per lo più già pagate
Signor direttore,
cosi in corrispondenza con la campagna elettorale rispunta ancora la storia delle ‘quote latte’, con molto risalto di quotidiani e telegiornali. La Corte Europea di giustizia condanna l’Italia al pagamento di oltre 1 miliardo e 350 milioni di euro di multa per avere superato la quota nel periodo 1995-2009, ma ormai per noi allevatori non fa più neanche notizia visto che è una vicenda che si sta trascinando da svariati anni. L’inizio delle quote risale al 1984, e all’Italia fu assegnata una quota molto inferiore rispetto al consumo interno: allora in Italia c’erano oltre 180.000 stalle, oggi inizio del 2018 poco più di 30.000. Molti allevatori, all’epoca fecero ricorsi ai Tar (tribunali amministrativi regionali) sparsi per il Paese e tutti questi tribunali hanno dato ragione agli allevatori, che hanno ottenuto la sospensione. Ma l’opinione pubblica non sa che molti di questi soldi sono stati già pagati, perché alle aziende debitrici sono state trattenuti, in tutti questi anni, i soldi dei contributi della Pac e si parla di 1 miliardo. Ci sono inoltre state indagini da parte di carabinieri e guardia di finanza dove risulta che la produzione in quegli anni è stata gonfiata con latte in nero di provenienza estera e caricata su stalle fittizie. Un’altra conferma è arrivata prima di Natale, quando è stata depositata una denuncia alla Commissione antimafia da parte di un senatore del Movimento 5 stelle (un certo Luigi Gaetti) che con prove e carte in mano ha scoperto che nell’annata 2014-2015 (ultimo anno di quote) ci sono stalle dichiarate, sicuramente non da agricoltori, che risultano abbiano prodotto latte senza vacche in anagrafe. Solo togliendo queste dichiarazioni infedeli risulta che la multa di 30 milioni di euro di quell’annata cade automaticamente. Il pensiero che alcuni miei colleghi si sono tolti la vita, e a molti altri distrutta la dignità e l’azienda mi rattrista molto. La delusione è enorme, visto poi che una delle presunte stalle più grosse risultava dentro ad una cassaforte di uno studio notarile in piazza Navona a Roma.
Filippo Boffelli
(Codogno)
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Sullo sforamento delle quote latte si sono fatte le ricostruzioni più fantasiose. Tra tante congetture c’è una verità: la maggioranza degli allevatori onesti ha pagato e una minoranza non l’ha fatto. E’ inaccettabile che i primi paghino anche per gli altri ora che dall’Europa è arrivato il conto.


Le liste del Pd per le politiche
Persa l’occasione per differenziarci
Gentile direttore,
sono appena terminate la presentazione delle liste elettorali per le circoscrizioni ed i collegi della Camera e del Senato in regione Lombardia. Nello specchietto da voi pubblicato il giorno 31 gennaio si nota tra i candidati che i cremonesi voteranno, un’innumerevole quantità di nomi sconosciuti oltre ad un considerevole numero di paracadutati. Il giorno 8 dicembre su queste pagine avevo dato la mia disponibilità ad essere candidato a parlamentare del Pd totalmente gratis, richiesta che ovviamente non è stata minimamente considerata dai capi della federazione cremonese dei democratici visto che io non sono di loro gradimento. (...) Ma tant’è, anche stavolta il mio partito ha perso l’occasione propizia per differenziarsi: abbiamo lasciato i temi del lavoro, delle pensioni, della difesa dei diritti, della difesa dei più deboli, della giustizia (e mi fermo qui) nelle mani della destra leghista e dei populisti firmati a cinque stelle, ed abbiamo lasciato in mano ai pentastellati la questione delle retribuzioni dei parlamentari. Faccio una proposta al senatore, Pizzetti , candidato alla Camera nel plurinominale , il cosiddetto listino bloccato garante di futura elezione: lei è già stato due volte consigliere regionale e si appresta per la terza volta ad essere eletto parlamentare, quindi, senza volerle fare i conti in tasca, per il futuro è garantito tra vitalizi e risparmi vari. Sicuramente tutto ciò le può benissimo consentire di svolgere la prossima legislatura a gratis anche senza usufruire del pagamento delle spese di treno ed aereo. Il sottoscritto se fosse al suo posto, anche senza aver svolto nessun incarico dei suoi, l’avrebbe svolto alle condizioni proposte . Perché vuole perdere l’ennesima occasione su un tema per il quale l’elettorato di sinistra ne sarebbe gratificato visto che questo esempio se lo attende da noi e non da parte dei grillini? So già che anche stavolta la doccia sarà molto fredda.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


Smog record a Cremona
Respiriamo gas e nessuno interviene
Signor direttore,
Germania, la Merkel non sapeva. «Ingiustificabile», commenta la signora. Eppure non solo dieci esemplari di scimmie giavanesi, ma anche 25 cavie umane sono state sottoposte, in passato, all’inalazione dei gas di scarico di motori a gasolio nell’ambito di test scientifici condotti dalle principali aziende automobilistiche tedesche. Roba da non credere. Cremona, e noaltri? Noaltri invece lo sappiamo bene che brutta aria tira a Cremona. Sembriamo condannati ad inalare i gas di scarico un giorno sì e l’altro quasi pure. Così mi documento, soprattutto ti documento direttore. Sommando i dati critici per la presenza di ozono e di pm10, si scopre che ci sono persone che hanno respirato aria inquinata un giorno su due. Proprio a Cremona che vanta un triste primato, 178 giorni di sforamento dei limiti (fonte Legambiente). C’è da crederci? Allarmismo ingiustificato? Sempre Legambiente recentemente ha presentato un dossier con la situazione relativa al 2017. E’ soprattutto la Pianura Padana ad essere invasa da polveri sottili, quel catino naturale dove la circolazione d’aria spessissimo è quasi nulla, scoprirei l’acqua calda. I rimedi? Neanche a parlarne, anzi, tanti specchietti per le allodole. Perché le auto, le industrie, i riscaldamenti abitativi la fanno sempre più da padroni. Si amplificano le patologie, i danni permanenti per la nostra salute. Purtroppo l’economia è la sola realtà che conta in questa nostra società dei consumi, che genera degrado ecologico in cui viviamo oggi. E ai bambini? Chi ci pensa a quelle innocenti creature? I bambini sono i più esposti a traffico e inquinamento, soprattutto quelli che abitano nelle città. I bambini costituiscono il nostro futuro. I bambini, capito? Non i fagocitatori manager delle multinazionali. Allorquando vedo bambini a spasso sui passeggini in mezzo al traffico cittadino, che tristezza che ho nel cuore.
Giorgio Carnevali
(Cremona)

Gita a Madonna di Campiglio
Mancanza di rispetto e disagi patiti
Signor direttore,
rispondo all’organizzatore della gita del 21 gennaio a Madonna di Campiglio, ribadisco che la mattina siamo partiti alle 6,45 circa; anche partire in ritardo è mancare di rispetto!
Che il costo della gita prevedeva una brioche e forse la colazione la si poteva fare a bordo anziché al bar visti tempi di guida da «rispettare».
Che la mattina non c’è stata una sosta, al rientro è stata fatta, quindi si è aggiunto ulteriore tempo alla tabella di marcia dell’autista.
Che ero in contatto telefonico con mio marito da quando si è reso conto di essersi perso, non c’è stato bisogno che mi chiedessero di farlo.
Mancare di rispetto significa fare qualcosa di proposito, gli imprevisti non si prevedono e non capirlo è mancare di rispetto a chi già si trova nei guai, può succedere purtroppo di perdersi, niente è stato voluto; mancare di rispetto è anche non chiedere cosa è successo e quali disagi abbiamo avuto.
A casa siamo tornati e resta il fatto che è stata una gita da dimenticare.
G.C.
(Gerre de’ Caprioli)

IL CASO
TROFEI DELLA BISSOLATI GETTATI: SBAGLIATO MA CHI HA FATTO LE FOTO INFANGA LA SOCIETÀ

Egregio direttore,
scrivo su ‘Scandalo e bufera sui trofei Bissolati’. Sono il vicepresidente sportivo di questa società, ma vorrei fare alcune considerazioni da socio che ha dedicato, come tante altre persone, tempo, entusiasmo, passione, competenza e come forse tutti non sanno volontariato a titolo completamente gratuito. Premesso che quanto è successo non doveva succedere, ci sono delle responsabilità e verranno perseguite, il tutto è un falso problema. Fra poco ci saranno le elezioni del nuovo consiglio e i 3-4 professionisti della delazione, delle polemiche e del lamento facile, anziché rivolgersi immediatamente alle autorità preposte, non si sono fatte perdere l’occasione di munirsi di macchine fotografiche per immortalare il misfatto e postarlo su Facebook e in cambio di qualche ‘mi piace’ hanno spalato gratuitamente letame su una società e indirettamente sugli amministratori. Ma è possibile che queste persone che hanno la fortuna di appartenere ad una delle società più belle e invidiate d’Italia siano mosse da un rancore inconcepibile. Mah! Società finanziariamente sana che in questo quadriennio ha fatto opere importanti di manutenzione e investimenti che sono sotto gli occhi di tutti. La Leonida Bissolati che investe nello sport da quasi cent’anni, lo fa solo con finanziamenti dei propri soci, senza interventi pubblici. Vogliamo rovinare tutto per dei trofei che sono già stati recuperati? Sono sicuro che tutti i nostri campioni del passato, che sono persone intelligenti, capiscano che è stato fatto un grave errore, in buona fede e sicuramente rimediabile.
Daniele Poli
(Sesto e Uniti)
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Non vedo alcuno scandalo nel diffondere le fotografie. Per fortuna non siamo in Corea del Nord. Quanto lei afferma sulla Bissolati è certamente vero e lo sottoscrivo. Ma ritengo anche giustificata l’indignazione per i trofei in discarica.

LA REPLICA
RAZZA: IL MALE NON E’ NEL TERMINE MA NELL’USO DISTORTO CHE NE VIENE FATTO

Egregio direttore,
mi riferisco alla lettera di Paolo Bodini, dal titolo ‘Il termine razza non s’addice alla specie umana’ per alcune precisazioni.
1) Giustamente Bodini afferma che si può usare questo termine e che «non è di per sé una brutta parola», oltre ad essere utilizzata dalla Costituzione. Non è corretta invece la spiegazione che fornisce quando spiega il motivo per il quale questo termine non può essere utilizzato con riferimento all’uomo, ovvero il fatto che le razze non possono incrociarsi tra loro (come avviene invece tra gli uomini) oppure, quand’anche è possibile, danno origine a prole sterile. Al contrario e com’è noto, razze diverse di una medesima specie domestica possono incrociarsi e originare prole fertile. Talvolta anzi ciò è possibile persino tra specie diverse (non solo tra razze e sottospecie, dunque), come avviene tra molti Canidi: cane e lupo sono specie separate ma possono originare prole fertile. Peraltro, l’esempio riportato - cavallo e asina - è sbagliato in quanto non si tratta in questo caso di razze, bensì di due specie diverse.

2) In zoologia l’individuazione di diverse sottospecie (concetto molto simile a quello di razza, quest’ultimo di solito utilizzato per gli animali domestici) è talvolta supportata solo da caratteri fenotipici (afferenti quindi all’aspetto esteriore). Per analogia, in campo umano potremmo parlare di caratteri somatici. Se lasciassimo l’individuazione delle razze umane ai caratteri morfologici non vi sarebbe alcunché di scandaloso. Peraltro è da osservare che ancora in tempi non lontani importanti autori, per esempio nell’ambito delle scienze geografiche, hanno utilizzato il termine «razza» senza suscitare scandalo alcuno.

3) C’è chi sostiene che il termine «razza» sia un costrutto politico-sociale. In tal caso, mi pare che anche l’accanimento nella negazione dell’esistenza di diverse razze abbia la stessa matrice. Non per nulla, tale fenomeno ha avuto origine pochi decenni fa e non per nulla ha trovato un terreno fertilissimo ai giorni nostri, nell’era dell’imperante political correctness, la stessa che ha portato a mettere in un angolo vocaboli, come «negro», del tutto corretti dal punto di vista antropologico, pur se talvolta scioccamente utilizzati in senso dispregiativo. L’annosa diatriba sull’esistenza o meno delle razze nell’uomo appare a ogni modo stucchevole e sorprendente. Sorprendente perché siamo in un’epoca in cui per fortuna la diversità viene vista come una ricchezza, al punto da favorire, in molti casi, provvedimenti di tutela. Giustamente ci preoccupiamo di tutelare la biodiversità, così come importante, in campo umano, è la conservazione delle lingue e la tutela delle minoranze etnico-linguistiche (stabilita anche dalla Costituzione). Per analogia, il riconoscimento di diverse razze dovrebbe portare caso mai a un arricchimento della nostra specie e una consapevolezza in tal senso. Il male non sta del resto nei termini, ma nell’uso distorto che ne viene fatto. Non possiamo restare prigionieri sine die delle aberrazioni generate dalla molto confusa ideologia nazista, di cui non va stigmatizzato il ricorso al termine «razza», ma casomai l’idea che una razza sia superiore a un’altra, questa sì tesi priva di qualunque fondamento in qualsivoglia disciplina scientifica.
Sergio Mantovani
(Cremona)

 

Ne parlo con...

PRODI, EURO E CAMBIO CON LA LIRA
IL MANCATO CONTROLLO FU COLPA DI BERLUSCONI

Egregio direttore,
l’editoriale della professoressa Ada Ferrari su ‘La Provincia’ del 1 febbraio si presta a una serie di precisazioni che vorrei sottoporre alla sua attenzione.
Intanto, aldilà delle valutazioni politiche ‘umorali’ che la opinionista riserva alla sinistra, al Pd e ai 5Stelle, ricalcando luoghi comuni ormai abusati come ad esempio la storia della coppia Massimo D’Alema-Pierluigi Bersani ( il «perfido per eccellenza» e il «suonato»), valutazioni che, però, non entrano nel merito delle scelte politiche fatte negli ultimi anni; aldilà delle divagazioni sulle figure dello «sceriffo» e del «buon selvaggio», l’intervento contiene alcune critiche condivisibili come l’ambiguità della Commissione Europea rispetto alla ‘questione Italia’.
Ciò che, però, non risulta accettabile, non per una questione di opinioni politiche diverse ma per rispetto alla verità dei fatti, è il trattamento ironico che la professoressa Ferrari riserva a Romano Prodi, colpevole di aver voluto adottare l’euro e di aver così determinato il declino dell’Italia.
Voglio ricordare a lei e a tutti quelli che continuano a ‘menare il torrone’ su questa storia che: è vero, Prodi e Azeglio Ciampi vollero l’adozione dell’euro in Italia secondo un cambio precedentemente stabilito; ma chi avrebbe dovuto, dal 2001 in poi, dato che era al governo, controllare sull’osservanza del corretto cambio e, quindi, sulla stabilità dei prezzi, era il governo del centrodestra con a capo Silvio Berlusconi, allora nel pieno dei suoi poteri.
Invece Berlusconi non mosse un dito e i prezzi, nel cambio lira-euro, sfuggirono a ogni controllo. In ogni caso, i mali presenti dell’Italia non dipendono dall’adozione dell’euro; altrimenti non ci si spiegherebbe perché, in quindici anni, il Pil di Paesi come Francia, Germania, Spagna e perfino Portogallo dove è in vigore l’euro, sia cresciuto su cifre che vanno dal 4 all’ 8 per cento e quello dell’Italia solo dello 0,5 per cento.
Ah, dimenticavo! Voglio assicurare la professoressa Ferrari che non sono un prodiano.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

MARCIAPIEDE SCONNESSO E PERICOLOSO IN VIA GIUSEPPINA

Signor direttore,
le fotografie che le invio riguardano un tratto di marciapiede di via Giuseppina in condizioni oscene. Si tratta di una ventina di metri di fianco al parcheggio vicino al parco giochi dove chi passa è messo ‘a dura prova’ e rischia di cadere a causa di diverse buche, asfalto crepato e sconnesso! Il via vai a piedi in quella zona non manca e i residenti giustamente protestano. La sistemazione non credo sia complicata e non credo richieda tempi lunghi. Proprio per queste ragioni mi auguro che il Comune intervenga rapidamente.
L. P.
(Cremona)

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