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Lettere al Direttore del 1 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

03 Febbraio 2018 - 04:00

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Lavorare per riaprirlo
Il Museo del Lino è patrimonio di tutti
Gentile direttore,
sono stato in visita al museo del Lino proprio pochi giorni fa, e ho potuto ammirare le bellezze conservate non solo come oggetti, ma quello che rappresentano. Si tratta di una raccolta di oggetti dal dopoguerra in poi ad opera del fondatore Casimiro Becchi allo scopo di ricostruire e tenere viva la memoria collettiva delle origini contadine pescarolesi. Non solo, decise anche di trascrivere le testimonianze orali che altrimenti sarebbero andare perse per sempre. Ecco che accanto agli oggetti, numerosi sono gli scritti che raccontano di quando le donne abbandonarono le terre per andare a lavorare in filanda, di quando i contadini per arrotondare il misero stipendio della terra, coltivavano il baco di seta, di quando le donne si sono dedicate al ricamo e ai merletti. Oggi in quel Museo sono custoditi pizzi e merletti dal valore inestimabile e molte sono le scolaresche, gruppi e singoli individui che ogni anno lo visitano e ne restano sbalorditi, quanto lo sono rimasto io l’altro giorno.
La storia di quel museo è molto chiara, Regione Lombardia acquistò l’immobile donandolo al Comune con la clausola di farci sede permanente del Museo e per nessun motivo il locale deve cambiare destinazione d’uso. Con gli anni le amministrazioni che si sono succedute hanno ampliato i locali e messo tutto a norma, tant’è che oggi è una sede culturale invidiata da molte città.
Cronaca di questi ultimi giorni che l’attuale amministrazione ha deciso che quel Museo è privato e quindi dev’essere gestito dai privati e non sostiene più le utenze. Con questa decisione il Museo è costretto a chiudere i battenti e nulla sono valse le rimostranze dei soci e sostenitori del Museo.
Il Museo non è privato, con 5 euro ogni cittadino può diventare socio e di fatto la proprietà è per il 90% dei pescarolesi, è un patrimonio comune e lo statuto parla chiaro: nessun bene può essere venduto, nessuna speculazione è possibile fare.
Auspico che Comune di Pescarolo possa rivedere la decisione presa, sono certo frutto di una scelta affrettata. Basta una rapida visita in quel museo per accorgersi del suo splendore, della sua valenza storica e della sua importanza, punto di riferimento del territorio compreso fra l’Oglio e il Po. Ci si innamora velocemente di quel posto, si torna catapultati in un attimo nel passato e si vorrebbe che tutti possano ammirare quelle bellezze, non facciamo un errore nel togliere ai turisti e cittadini questa possibilità.
Luca Burgazzi
(Candidato consigliere regionale - Pd)


Oltre al danno la beffa
Telefono fisso isolato e offeso dall’operatore
Egregio direttore,
mi vedo purtroppo costretto a segnalare un episodio molto sgradevole in merito ai cattivi funzionamenti dei tanto pubblicizzati servizi Telecom.
La settimana scorsa durante la notte sono rimasto completamente isolato con il telefono fisso. Essendo abbonato Telecom agganciato al sistema Alice, ho eseguito la procedura richiesta dall’operatore del 187, il quale aveva risposto che esisteva un problema di zona e che la linea sarebbe stata ripristinata entro 48 ore lavorative. Questo equivaleva aspettare quattro giorni essendoci di mezzo il sabato e la domenica. Dopo quattro giorni non era ancora stato fatto nulla.
A questo punto ho richiamato la Telecom facendo presente che il telefono mi serviva perché sia io che mia moglie siamo disabili e che non siamo in grado di eseguire tutte le operazioni manuali richieste (vedi spostamenti di mobili per staccare e riattaccare spine e filtri collocati in posizioni per noi difficoltose da raggiungere). Ho pertanto chiesto di effettuare il più presto possibile una verifica sulla centralina.
All’insegna della massima collaborazione, l’operatrice di turno mi ha risposto: ‘Come si permette di dirmi queste cose, ma vada a quel paese’ e ha interrotto la comunicazione.
Lei mi dica, signor direttore, se è possibile che due persone anziane e disabili possano essere trattate in questo modo da un operatore di call center.
Io e mia moglie, visto che paghiamo regolarmente la bolletta telefonica, pretendiamo che il problema sia risolto e le scuse da parte della Telecom per il comportamento dell’operatrice poco accorta per dirla in breve.
Non è pensabile che due persone anziane rimangano senza telefono per giorni senza che qualcuno si faccia vivo per essere poi offese e umiliate per la loro disabilità.
E. B.
(Cremona)


Il pd vera forza di governo
Solo chi non fa nulla non commette errori
Signor direttore,
e rieccola la signora Gina Giugni, elettrice di sinistra, ma molto critica (legittimamente ci mancherebbe) verso le scelte e le persone del Pd.
La signora si domanda: ‘Sarà in grado l’assessore Alessia Manfredini di affrontare temi come immigrazione, bail-in, fiscal compact, debito pubblico, sistema pensionistico, uscita dall’euro, sostenibilità ecologica delle nostre città’...
Beh, per prima cosa, visto che li pone mi piacerebbe conoscere il parere della signora Gina su questi temi e poi... Ma neanche una persona che raggruppa i poteri di Mandrake, Hulk e Spider-man riuscirebbe a risolvere in 5 anni tali problematiche; e poi la Manfredini, qualora venisse eletta, è una delle mille onorevoli (troppi) presenti alle Camere.
Perché invece non vedere la candidatura come un ricambio salutare al parlamento? Invece se il Pd candida, come fa, Pizzetti, ecco un partito arroccato sui soliti noti, viceversa se si candida una nuova persona, ecco questa serve a coprire un vuoto di ricambio.
Beh anch’io vorrei dire la mia: secondo me il Pd è l’unico partito che sappia coniugare cambiamento, giustizia sociale e crescita come dimostrato negli ultimi 5 anni di governo.
Non ha fatto errori? Solo chi non fa non sbaglia. Certo è che alle destre, ai populisti e a chi è ‘troppo di sinistra’ questo non va. Si coalizzano per battere il Pd (vedi referendum) ma incapaci di dare, questi sì, una soluzione ai problemi che con superficialità si pensava di affrontare... (se vince il No in 15 giorni si può fare una riforma costituzionale).
In conclusione la signora Gina dice: ‘Per come si sono scelti i candidati, in caso di sconfitta, il Pd perderebbe male’. Io aggiungerei con tanta gioia della signora Gina.
Anche alle Europee il Pd, nei sondaggi, era dato alla pari dei 5 Stelle; i risultati invece li abbiamo visti tutti. Anch’io penso che il 40,8% delle europee sia irripetibile. Ma attenti a non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso.
Giorgio Cigognini
(Izano)

La missione dei giornalisti
Ricercare la verità e ricostruire i fatti
Egregio direttore,
non è un argomento di stretta attualità, ma credo che molti lettori non lo conoscano e in questo periodo di campagna elettorale, quando i giornalisti vengono spesso demonizzati (tranne quelli che si candidano) dall’una e dall’altra parte con accuse generalizzate di parzialità, mi sembra opportuno ricordare l’operato di Nello Scavo, cronista del quotidiano ‘L’Avvenire’ che, come molti colleghi si impegna per svolgere l’unico compito che nobilita la professione del giornalista: la ricerca e la testimonianza della verità, ossia il racconto dei fatti esattamente come sono avvenuti.
Recandosi personalmente nelle zone ‘calde’ del mondo, ha svolto inchieste sulla criminalità organizzata e sul terrorismo, spaziando dalla ex Jugoslavia ai paesi dell’ex Unione Sovietica e dal Sudest asiatico all’America Latina. Per scrivere ‘La lista di Bergoglio. I salvati da Francesco durante la dittatura’, tradotto in quindici lingue e diffuso in tutto il mondo, alcuni anni fa è partito per l’Argentina, alla ricerca della verità sulle voci di presunta connivenza di quello che sarebbe diventato papa Francesco con gli esponenti della feroce dittatura che insanguinò il Paese sudamericano tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.
Prima del minuzioso lavoro di ricostruzione di Nello Scavo, a livello mediatico la figura di Jorge Mario Bergoglio era sporcata da questa presunta vicinanza con la spietata repressione dei militari argentini, in particolare l’ammiraglio Massera e il generale Videla, mentre adesso è difficile trovare un opinionista ancora disposto a sostenere questa teoria in pubblico. L’attuale papa Francesco in realtà non ha mai collaborato con i militari golpisti, anzi, mettendo a rischio la propria vita, ha sottratto ai ‘voli della morte’ decine e decine di persone finite nel mirino dei generali, più fortunate delle decine migliaia di ‘desaparecidos’ torturati, uccisi e cancellati persino dalla possibilità di essere ricordati dai loro cari.
La tentazione dell’assolutismo e del giudizio sommario, affidandosi magari a delatori di dubbia moralità, è sempre presente anche qui e anche ora. Fortunatamente non genera morti, ma sicuramente lede la dignità delle persone e offende la verità, col beneplacito del ‘silenzio vergognoso di tanti’, che pensano di ricavare vantaggi personali da meschine operazioni di potere. Sarebbe bene che tutti lo tenessero presente e traggano esempio da Nello Scavo e da chi opera in ogni ambito per difendere la ricostruzione dei fatti esattamente come si sono svolti.
Gabriele Beccari
(Cremona)

IL CASO
VOGLIO FARE ANCH’IO IL VIGILE URBANO E FREGARMENE DEL CODICE DELLA STRADA

Egregio direttore,
spesso si dice che un’immagine valga più di mille parole: io voglio calare asso e tre nella stessa mano e, all’immagine, aggiungere le parole.
Pochi giorni fa mi trovo a passare nel comune di Pizzighettone e, vedendo un esercizio in cui mi posso approvvigionare di ciò che mi serve, parcheggio la mia automobile a lato della strada, appena davanti a quella della polizia locale. ‘Se posteggiano loro, si potrà’, penso frettolosamente. Solerte la vigilessa mi si fa sotto ammonendomi che su quel lato della carreggiata vige il divieto di sosta (deterrente che sta all’automobilista urbano come la criptonite a Superman!). Mi indica però un posteggio disponibile sulla piazzetta prospiciente: preferendo il pragmatismo di una soluzione alla perdita di tempo di una polemica, risalgo a bordo e occupo il parcheggio suggeritomi dalla tutrice dell’ordine pubblico.
Qualche attimo per sbrigare le mie compere (3-4 minuti al massimo nel negozio il cui ingresso inizia dove finisce il cofano della mia macchina) e, all’uscita, la contravvenzione faceva capolino dal mio tergicristallo. Chiedo educatamente spiegazioni alla fiscalissima (?) vigilante che mi comunica subito la mia mancanza: non ho esposto il disco orario richiesto nella zona.
Ora: lasciamo perdere che non esiste disco orario più veritiero di avermi seguito lei stessa nelle manovre di parcheggio, mi prendo anche l’ammenda. Ma non accetto che lei passi impunita, con la sua auto in palese divieto di sosta nel mentre che eleva a me la stessa contravvenzione. Non accetto la sua spiegazione alle mie richieste: ‘Io sono in servizio per cui posso!’ ; e io quando sono a lavoro, perché non posso? Ci sono lavori di serie A e altri di serie B o C?
Voglio fare anch’io il vigile allora e fregarmene del codice della strada quando sono in servizio (e non di emergenza, a meno che dare multe a chi non ha esposto il disco sia una emergenza)! Non dovrebbe essere invece lei la prima a dare l’esempio di una buona condotta etica considerato il ruolo che ricopre nella società?
Non accetto la difesa che ne ha preso il suo collaboratore interrogato a riguardo (nella figura del segretario comunale dello stesso borgo, essendo il tecnico responsabile del servizio di polizia locale quel giorno non presente in Comune), che mi ha rinfacciato di non poter decidere io se quello fosse o meno un servizio di emergenza. Con, per lui, almeno un merito: quello di avermi strappato una risata in questa triste vicenda.
G. G.
(Soresina)
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Capisco la sua irritazione. Mi auguro che la polizia locale di Pizzighettone voglia dire la sua e mi permetto una semplice osservazione: era proprio necessaria quella multa?

LA LETTERA
SI CHIUDE UNA BELLA ESPERIENZA MA IMPEGNO E PASSIONE RESTANO

Caro direttore, dopo 12 anni di esperienza in Parlamento, ho deciso di rinunciare alla proposta di candidatura al Senato.
Sono stati 12 anni intensi, entusiasmanti, a tratti anche particolarmente difficili, ma vissuti fino all’ultimo con lo stesso entusiasmo, passione, senso del dovere e della responsabilità come il giorno in cui varcai per la prima volta l’aula di Montecitorio.
Anni durante i quali ho cercato di coniugare il lavoro istituzionale nazionale con l’impegno su e per il territorio. So che a volte ci sono riuscita ed altre un po’ meno, ma vi assicuro che la disponibilità all’ascolto e all’incontro è stata massima perché poi, alla fine, è sempre stato il territorio il luogo di cui mi piace avere cura.
Anni, questi ultimi, in cui ho avuto un privilegio straordinario, quello di poter dare una mano nella gestione del gruppo Pd alla Camera. Un’esperienza unica, che ho voluto vivere fino in fondo con tutta l’umanità, l’attenzione e la sensibilità di cui sono capace per tenere insieme una comunità politica che non può essere semplicemente la somma di singole personalità o di aree.
Anni in cui è cresciuto in me ancora di più il rispetto per le istituzioni, per il confronto con le diverse opinioni, per la fatica dei pensieri lunghi, contro ogni forma di banalizzazione e di uso cattivo e violento del linguaggio e del comportamento. In cui è cresciuto, quindi, l’amore per la bella Politica.
Ma, poi, c’è un tempo per tutto. E ho capito che ora è arrivato il tempo per dire che è giusto lasciare il campo ad altri.
Tutta quella ricchezza la porto con me e ne faccio tesoro, per continuare il mio impegno nel Pd e sul territorio.
Voglio ringraziare tutti coloro che in questi anni mi sono stati vicini, mi hanno appoggiata, criticata, sollecitata. In particolare, voglio ringraziare tutti, ma proprio tutti, i circoli del Pd della nostra provincia: il loro sostegno e la loro fiducia sono stati per me costante motivo di orgoglio. Chiedo loro comprensione rispetto a questa mia scelta.
Ora, pancia a terra, per lavorare con ancora più energia e determinazione nella campagna elettorale sia per le elezioni regionali che per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo: con le candidature di Luciano Pizzetti e Alessia Manfredini il Pd mette in campo due nomi forti e autorevoli, su cui dobbiamo spenderci senza alcun indugio. Io, come sempre, farò la mia parte!
Cinzia Fontana

LA POLEMICA
Fossi una donna mi sentirei offesa dalle ‘quote rosa’ in politica

Egregio direttore,
non possiamo non notarlo; le donne rivestono ruoli fino a qualche decennio addietro di esclusiva prerogativa maschile. Buoni frutti sembrano quindi aver dato le battaglie delle ‘femministe’ già dagli anni ’70 per veder riconosciuti diritti che la legge naturale dava per scontati.
Rappresentanti del ‘gentil sesso’ pilotano oggi aerei civili e militari, conducono treni e comandano navi; si trovano nelle forze dell’ordine (anche generali dei Carabinieri), nei tribunali, nelle forze armate, vertici ospedalieri titolari di dicasteri e poltrone dirigenziali pubbliche e private... Si dà per scontato che criteri di merito e stoica perseveranza abbiano portato costoro ad occupare con giusto orgoglio il loro posto.
Il punto dolente di questa sacrosanta scalata sociale è, come spesso avviene per altre astruse elucubrazioni, in Parlamento: qui le donne dovrebbero aver accesso, come accade ora nei consigli di amministrazione di società quotate in Borsa, non perché liberamente elette per capacità, ma grazie alle ‘quote rosa’, che impongono un minimo legale di presenze femminili tra i colleghi uomini. Trovo questa una vera discriminazione, aberrazione di intenti, nonché autentica concretizzazione del pregiudizio che dovrebbe abbattere: ti consentiamo di sedere sugli ambìti scanni non perché te lo sei conquistato, ma perché la magnanimità verso il tuo genere, riscatterà anche la nostra atavica superbia. Fossi una donna, mi sentirei offesa di essere considerata facente parte di una categoria meritevole di tutele particolari quali: anziani, disabili, pensionati, che ne avrebbero davvero diritto! E allora, siamo o no sullo stesso piano di valutazione? Si pensa forse che più donne in Parlamento portino ad un ingentilimento della politica? Non pensateci nemmeno! Berlusconi, dopo aver avuto a che fare con la teutonica rigidità della Merkel, criticò Zapatero per l’eccessiva presenza femminile nel Parlamento spagnolo; ve la ricordate poi ‘iron lady’ Thatcher? Si parla di donne e sono la dimostrazione che ‘oltre le gambe c’è di più’ come ribadivano alla loro maniera nel 1991 Jo Squillo e Sabrina Salerno; chi non è ancora del tutto convinta di ciò pare essere ormai solo la gerarchia ecclesiastica che, pur lodando in ogni occasione il loro ruolo di madri e mogli, stenta a promuoverle come meriterebbero perseverando a relegarle in ruoli subalterni, vere ‘Paria’ (ultima casta della società indiana) cui è precluso ogni miglioramento della propria condizione; ‘donne al telefono che non suona mai’! (Zucchero).
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)

 

Ne parlo con...

Merita una visita
Il Perugino di Cremona in mostra a Bergamo

Egregio direttore,
ritengo sia doveroso, se non mandatorio, per chi apprezza e difende l’arte cremonese, recarsi a Bergamo per constatare la collocazione di uno dei capolavori della nostra città nell’ambito della mostra che l’Accademia Carrara ha da pochi giorni inaugurato (fino al 6 maggio) sotto il titolo ‘Raffaello e l’eco del mito’. Ci si può rendere felicemente conto dell’eccellente sistemazione che in una delle prime sale della rassegna è stata conferita alla ‘Madonna con il Bambino in trono tra i Santi Giovanni Evangelista e Agostino’, tavola dipinta dal Perugino nel 1494 per un committente cremonese e mai uscita prima d’ora dalla nostra chiesa di Sant’Agostino, come ricordato di recente dal vostro giornale. L’occasione per una trasferta in terra bergamasca è fornita dalla rara possibilità di ammirare a pochi centimetri dagli occhi un’opera sublime, tra l’altro quella nel formato maggiore dell’intera mostra, opportunamente inserita nello spazio ‘Raffaello e i suoi maestri’. Non sfuggano all’attenzione, come non è altrettanto possibile cogliere nella sede originale, la vivacità dei colori e la raffinatezza degli ornamenti delle veste cangianti, gli sguardi ora perduti ora fissi dei protagonisti dipinti, l’eleganza della cornice architettonica. Accanto all’opera, un’altra pregevole Madonna, proveniente da Mosca, di Giovanni Santi, morto proprio in quel 1494, che di Raffaello fu padre ed insegnante e che di Pietro Vannucci, il genio di Perugia da lui definito ‘divino’, riconobbe la grandezza dello stile. Se non ci fosse stato Perugino, Raffaello non sarebbe arrivato pochi anni dopo ai vertici della pittura rinascimentale. Ne ho avuto conferma soffermando a lungo lo sguardo, come merita, sulla ‘nostra’ Madonna e paragonando una precoce ‘Orazione nell’orto’ dell’Urbinate pure in mostra a Bergamo, con il più ampio, strepitoso quadro del Vannucci sul medesimo soggetto da me ammirato pochi giorni fa agli Uffizi. Peccato che a Bergamo del quadro cremonese non sia stata predisposta una riproduzione in cartolina, ma l’opera è comunque ben commentata nel pregevole catalogo in vendita al book shop.
Complimenti ai prestatori e agli organizzatori per aver fornito ai visitatori un’occasione formidabile per conoscere o rivedere una delle poche testimonianze pittoriche del Perugino del Nord Italia, un capolavoro che vale certamente la visita; di una simile opera i cittadini cremonesi, che magari la andranno a rivedere con più interesse quando tornerà dalla Carrara, devono sentirsi orgogliosi.
Giovanni Cerri
(Cremona)

Egregio direttore, è inevitabile non notare come nella splendida piazza duomo all’imbrunire della sera puntualmente si accendono e si illuminano le luci dei dispositivi mobili che con grande emozione dei loro proprietari sono li pronti a catturare lo splendido scenario imponente che sempre ci regala il nostro magico Torrazzo e Duomo. Questo scatto ci testimonia che anche io sono stato attratto dall’emozione di colui che sta scattando.
Salvo Liuzzi 
(Cremona)

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