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Lettere al Direttore del 28 Gennaio

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gbonali@laprovinciacr.it

30 Gennaio 2018 - 11:54

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Disastro ferroviario/1.
Morti annunciate di persone innocenti
Egregio direttore,
quella che è successa sulla Cremona-Milano giovedì mattina non può essere l’ennesima tragedia annunciata. Sarebbe come dare per scontato che le migliaia di persone, che ogni mattina (come Pierangela, Giuseppina e Ida) si affidano ad un treno che li consegni al lavoro quotidiano, debbano farsi il segno della croce e debbano pregare di arrivare incolumi a destinazione. Preferibile non pensare a certi ‘risvolti della vita’. Meglio avere altri pensieri, o meglio, non averne. Il legittimo pregiudizio potrebbe essere quello del fidarci ed affidarci nelle mani di qualcuno che ci dia delle garanzie. Purtroppo, non sempre ciò avviene. Spesso, coloro i quali sono addetti alle nostre garanzie, alla nostra incolumità: soprassiedono, non fanno la loro parte. Sul campo, degli innocenti che pagano con la vita. L’umana compassione e la difficile comprensione sarà suffragata da un laconico «era destino» per alcuni anni almeno, sino alla prossima… tragedia annunciata.
Bruno Tanturli
(Crema)


Disastro ferroviario/2.
Anche io per anni su quel treno
Egregio signor direttore,
comunico alcune mie riflessioni sul deragliamento di un treno di pendolari a Pioltello. Ore 6,57 - giovedì nero per Pioltello: disastro ferroviario - morti e feriti per una mancata manutenzione dei binari. Ottima l’alta velocità (350 km/h) pessima l’efficienza dei treni per i pendolari. Ottime le retribuzioni e i vitalizi dei nostri parlamentari - pessime le condizioni salariali dei nostri lavoratori. Ho preso anch’io, per tanti anni, quel treno e sono uno di quelli che oggi possono inveire contro chi chiede il voto formulando vane promesse.
arch.lobuglio@libero.it


Disastro ferroviario/3.
Vedrete che diranno: «Privatizziamo»
Signor direttore,
dopo quello di Viareggio e di Adria, un altro drammatico disastro ferroviario. Anche in questo caso non si deve parlare né di fatalità né di errore umano. Queste tragedie sono il frutto di coscienti politiche di ‘classe’ fatte negli anni dai vari governi di centro destra e di centro sinistra (ai quali partecipavano quei dirigenti che oggi si sono scissi dal Pd per meri interessi di bottega). Nel tempo abbiamo assistito a una drastica riduzione del personale delle ferrovie, tagli alle corse dei treni per i pendolari con relativo aumento delle tariffe. Le decine di miliardi investiti nell’alta velocità provano che il problema non sono le risorse. Per servizi legati a un fascia alta di utenti i soldi si trovano, per lavoratori e studenti si offrono treni vecchi di 30 e passa anni. Gli investimenti per la manutenzione della rete locale sono una goccia nel mare che servirebbe. Dopo il disastro di Pioltello sentiremo il solito refrain: «basta col pubblico, la soluzione è privatizzare le ferrovie». Niente di più falso. Solo massicci investimenti pubblici, la nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori delle aziende di trasporto privato o in concessione, potrà evitare che drammi simili si ripetano in futuro.
Partito di Alternativa Comunista
(sezione di Cremona)


A Madonna di Campiglio
Gita in montagna. Ci lasciano a piedi
Signor direttore,
domenica 21/01 gita a Madonna di Campiglio partenza ore 6,00, ritardata alle 6,45. Ci sono ritardatari, non so, se forse si potevano lasciare a piedi. L’ultimo a salire è l’organizzatore, gestore del bar davanti al quale sosta il pullman e dove tutti abbiamo fatto colazione. Facciamo ulteriore sosta per prelevare due persone in un paese vicino; alla tabella di marcia dell’autista si aggiunge altro tempo, nessuna sosta fino alla meta. Rientro: mio marito ci avvisa che si è perso, purtroppo può succedere, ci lasciano a Madonna, «l’autista deve stare nei tempi». La cosa peggiore è che l’organizzatore non prova neanche a dire «mi spiace, speriamo vada tutto bene», si limita ad un «andate in albergo e domani mattina....». In pratica, arrangiatevi! Grazie, una gita da dimenticare.
G. C.
(Gerre de’ Caprioli)


Film di Guadagnino a Crema
Il provincialismo del centro-destra
Caro direttore,
le proteste del centro-destra contro il film di Guadagnino, e i soldi spesi dal Comune per permettere le riprese sono le tipiche polemiche di un piccolo mondo che preferisce vivere nel suo guscio di provincia, magari buttando milioni di euro per altre faccende.
Essere provinciali non è un difetto; può essere una qualità, in un certo senso, ma il provincialismo è una brutta malattia. Peggio della pertosse. Chissà, se chi ha protestato contro il film di Guadagnino riconoscerà di aver avuto torto. Non credo. Il provincialismo quando attecchisce non lo stacchi più. Diventa insopprimibile.
Marino Pasini
(Crema)


Piazza Garibaldi a Soresina
Zona disastrata ma mettono il Wi-Fi
Egregio direttore,
stamane leggo su ‘La Provincia’ dell’iniziativa messa in atto da Comune e Aspm di portare Wi-Fi e filodiffusione in piazza Garibaldi a Soresina.
Sono allibito: la piazza presenta brutture di ogni tipo. Parecchie beole nella zona del parcheggio sono state divelte probabilmente per usura ma anziché sistemarle hanno preferito asportarle ed usare al loro posto bitume e asfalto.
Troppa fatica rimettere in ordine il selciato. Il monumento a Garibaldi perde pezzi e grosse pietre rimangono sul basamento a segnalare una incuria dilagante. E’ diventato il bivacco degli extracomunitari. Mai un vigile a mantenere un minimo di decoro.
L’orologio della piazza segna ancora l’ora legale. In due mesi e mezzo non hanno trovato il tempo per muovere le lancette. E l’amministrazione e l’Aspm cosa hanno pensato? Alla Wi-Fi e alla filodiffusione. Una vergogna infinita.
L. E.
(Soresina)


Elezioni e promesse
Ai politici non importa niente di noi
Gentilissimo direttore,
da molto tempo i nostri ‘amatissimi’ politici hanno iniziato le grandi manovre per accaparrarsi un posto al sole nelle grandi sale di Roma con una miriade di promesse fantascientifiche che ci fanno solo sorridere e sinceramente creano molta confusione perché lo sappiamo tutti non cambierà nulla o almeno pochissimo.
Il grande messaggio che mandano agli italiani è sempre il solito e a nulla sono valsi gli insegnamenti passati, insegnamenti anche goliardici ma che avevano un senso che era quello di far esercitare al popolo quella che era la linea guida di una nazione. Ora si candidano politici di lungo corso, ingegneri e dirigenti di aziende che poi di politica non ne capiscono una mazza ed infine pure dirigenti calcistici ma solamente a scopo famigliare…
La mia domanda è una sola e semplice : ma a questa gente importa qualcosa di noi poveri mortali che andiamo a sostenerli e portarli sull’olimpo del Dio denaro per dei risultati che poi fanno solo il loro interesse dimenticandosi già il giorno dopo le elezioni delle promesse fatte in campagna elettorale?
Ci si domanda se è giusto andarli a votare se è giusto mandare queste persone a decidere di noi di fronte al mondo? Sono giunto alla conclusione che chi sbaglia non siamo noi che facciamo il nostro dovere fino in fondo andando alle urne.
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)


Smog sì, anzi no
Possiamo fidarci di chi ci amministra?
Caro direttore,
allarmismo fuori luogo. Dopo ingiustificati allarmi sul tasso d’inquinamento atmosferico gravante sulla città, ecco un dato inoppugnabile: Cremona risulta tra i primi posti per qualità dell’ambiente. Comunicato emesso dalla fonte più attendibile in ambito nazionale. Ciò a smentire le relazioni degli organi competenti locali. A tale proposito sorgono spontanei alcuni interrogativi: mancassimo di sufficienti preoccupazioni per aggiungervene di ulteriori? Che i monitoraggi effettuati sul posto siano avvenuti nelle ore e nei punti più critici del nostro capoluogo? Magari nei giorni di mercato e nelle piazze Cadorna o Libertà? Le perplessità sollevate consentivano di accettare ipotesi tanto disastrose? Non viviamo in un contesto rurale che tanti potrebbero invidiarci? Sino a che punto dovremmo fidarci di amministratori che permettono vengano propagate notizie inattendibili?
Achille Conti
(Cremona)

Calcio dilettanti, basta obblighi
Aiuti alle società che crescono i giovani
Egregio direttore,
ho appreso da poco che nella riunione di metà stagione del Comitato Regionale Lombardo è stato deciso di ritornare all’obbligo delle 4 quote nelle categorie dilettantistiche di Eccellenza e Promozione (1 classe 97; 1 classe 98; 1 classe 99; 1 classe 2000 sempre in campo per tutta la partita). A questo punto penso sia arrivata l’ora di dire le cose come stanno per il bene del calcio dilettanti e per il bene di questi ragazzi che vengono di nuovo illusi di poter giocare almeno nelle massime categorie dilettantistiche. Questa regola assurda fa solo del bene ai club professionistici che in questo modo riescono a fare cassa prestando tutti i loro giocatori ritenuti non idonei. Il 99% di questi ragazzi dopo poche stagioni li ritrovi in Prima e Seconda categoria. Basta obblighi basta vincoli basta divieti, ma incentivi importanti alle società che hanno un settore giovanile e che promuovono i loro giocatori nelle prime squadre senza doverli pagare profumatamente come purtroppo succede spesso. Diversamente far pagare multe molto più salate a tutte quelle società che per loro scelta non hanno squadre di settore giovanile.
Paolo Grossi
(Cremona)


La polemica sugli immigrati
Fontana ha detto solo ciò che pensano tutti
Egregio direttore,
intervengo sulla polemica scatenata dopo la frase pronunciata per la piaga immigrazione dall’avvocato Attilio Fontana candidato alla carica di presidente della Regione Lombardia per il centrodestra, strumentalizzata come sempre dai despota del centrosinistra. Forse Fontana si è espresso male in quanto non è nella sua indole fare certe affermazioni, comunque da vero signore ha chiesto pubblicamente scusa. Conosco molto bene Fontana in quanto è stato presidente del Consiglio della Lombardia dal 2000 al 2005, in quel periodo il sottoscritto era funzionario dei gruppi consiliari e quindi aveva spesso rapporti stretti lui, che ha sempre dimostrato di essere una persona molto preparata capace e soprattutto equilibrata. Carissimo Attilio da gentiluomo quale sei hai fatto le tue scuse per smorzare tale ipocrita ed ambigua polemica ma a mio avviso non devi scuse a nessuno in quanto ciò che hai detto è ciò che pensa la maggior parte della gente, anche una buona parte di quella che ideologicamente non sta dalla tua parte. Ti faccio gli auguri per la tua campagna elettorale e spero di incontrarti in qualità di presidente della Regione Lombardia, in quanto nella coalizione politica di centrodestra che fai parte e sei chiamato a rappresentare non vi è personaggio qualificato più di te.
Franco Nico Ranzenigo
(segretario Movimento politico patrioti d’Italia, Cremona)

IL CASO
‘GIORNATA DELLA MEMORIA’ E INCAPACITÀ DI LEGGERE I SEGNI PREMONITORI DEL MALE

Egregio signor direttore,
venerdì sera, nel salone della scuola primaria di Bonemerse si è celebrata la ‘Giornata della Memoria’. Ad accompagnare il numeroso pubblico presente, in questa commemorazione della tragedia della Shoah, la compagnia teatrale guidata da Laura Perlasca attraverso testi, canzoni, musica e danze, che hanno rapito l’attenzione di tutti e generato commozione e silenzio profondo. Non è mancata, però, una considerazione finale, a risposta della domanda mai sufficientemente ripetuta e sempre attuale, umana, semplice, innocente... e ragionevole: come è stato possibile tanto male? La risposta c’è! Sta nella banalità del male! Sta nella nostra incapacità di leggere la realtà nei suoi segni evidenti e premonitori, nella nostra distrazione ed egoismo, nella nostra pigrizia intellettuale ed irresponsabilità sociale, nella nostra poca o nulla conoscenza dell’umano.
Quella tragedia cominciò con l’emanazione, in Germania, di leggi razziali di cui anche il governo fascista italiano si macchiò nel 1938, con la corresponsabilità del re d’Italia e di chi non si ribellò a tale misfatto. Molti uomini e donne di questi Paesi rimasero adagiati nell’indifferenza. Segno evidente di una coscienza sopita ed insensibile al dramma umano che si stava attuando. Significativa l’affermazione di Noemi di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei): «Quel che accadde fu tutto perfettamente legale, corrispondente al formalismo del principio di legalità, ma contrario al diritto naturale». Pochi protesteranno in nome di questa verità! Fu così anche per i gulag di Lenin-Stalin e per i campi di sterminio nazisti, così come oggi assistiamo al diffondersi banale dell’uccisione della vita umana nel seno materno, alla pratica dell’utero in affitto, all’affermarsi del ‘pensiero unico’ che non ammette obiezioni, eccetera. La Giornata della Memoria a noi sollecita queste riflessioni ed una preoccupata considerazione che un nostro caro amico ha sintetizzato così: «La rimozione del diritto naturale, genera una giustizia che odia se stessa». Il nostro auspicio: recuperiamo l’umano che c’è in noi.
Oreste Bini e Luigi Guarneri
(sindaco e vicesindaco di Bonemerse)
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Condivido la prima parte della vostra lettera, ma, per favore, non infanghiamo la ‘Giornata della Memoria’ con paragoni infondati.

LA POLEMICA
Linea gestioni ci impone una tassa sulla casa

Egregio direttore,
l’assessore Alessia Manfredini, rientrata a tempo debito (il così detto piede in due scarpe) in Regione Lombardia, mi induce a pensare che abbia voluto sottrarsi a giudizi politico gestionali negativi in merito alla eccessiva personalizzazione operativa della pluralità di deleghe di competenza. Mi soffermerò solo sul tema raccolta differenziata: un’enfatica enunciazione di comunicati che ha prodotto nei cittadini un alto tasso di confusione; «metteremo i micro-chip per controllare», «peseremo i rifiuti», «ogni cittadino pagherà in funzione dei chilogrammi di rifiuti prodotti», eccetera. Nella sostanza e semplificando, la raccolta differenziata ha ottenuto il risultato, enunciato ed ottenuto, con la semplice distribuzione di contenitori specifici per la raccolta e smaltimento di quattro tipologie di rifiuti: umido/organico, plastica, vetro/lattine, carta, indifferenziata (rifiuti non assimilabili alle precedenti tipologie). Un risultato che era matematicamente prevedibile in funzione del rapporto fra il peso proprio dei rifiuti riciclabili «vendibili», rispetto ai non riciclabili destinati alla discarica e/o all’inceneritore «costosi». Comunque i fatti dimostrano il buon risultato operativo della raccolta differenziata e la civile ed educata partecipazione dei cittadini. Quindi: diamo a Cesare ciò che è di Cesare, ma non facciamone un miracolo. A quanto premesso manca la considerazione di un fattore importante: «il costo» che, come da legge di merito, l’appaltatore ha presentato per gli anni 2016 e 2017 al comune di Cremona nel proprio piano economico finanziario per la raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani: il cosiddetto porta a porta. Recentemente l’assessore Manzi ha dichiarato che per l’anno 2018 «la tassa rifiuti diminuirà per tutte le utenze private». Tale dichiarazione fa presumere che l’iniziativa ed il risultato ottenuto grazie alla intensa operatività della assessora Manfredini, sia stato portato a termine senza incremento dei costi ovvero in linea con le precedenti gestioni. In realtà la società appaltatrice «Linea gestioni» - Gruppo Lgh, già dal 2016, ha assunto l’iniziativa di emettere fatture «Raccolta rifiuti urbani porta a porta; fatturazione servizio di ritiro all’intero»... addebitando per ogni «unità abitativa del condominio il corrispettivo di euro/anno 24,00+Iva 10% = Euro 26,40». Punto e paga... anche per unità abitative sfitte da anni, quindi esonerate dalla Tari, quindi non esigibili (per inciso le fatture non espongono la ritenuta di acconto)
Sostanzialmente Linea Gestioni applica una vera e propria tassa sulla casa (unità abitativa) a prescindere dai dettami prescritti per legge per il pagamento della tassa rifiuti (Tari) che viene applicata in funzione dei metri quadrati e dei residenti nella unità abitativa. Nella sostanza si crea il precedente che un privato imponga tasse ai cittadini e quindi le possa variare a propria discrezione. Per inciso si ricordi che tale servizio, a parole e nel tempo, era stato così quantificato: prima 10, poi 20 euro. Nei fatti, dal 2016 euro 26,40. Tale addebito, configurato per la raccolta rifiuti all’interno, assume ed è un illecito ed arbitrario atto da parte dell’appaltatore Linea Gestioni che, in quanto tale, ha come unica controparte l’ente pubblico, appaltante il Comune, che, come da legge dello stato, è il primo ed unico responsabile istituzionale del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Non solo, Linea Gestioni ad oggi, pur avendo dialogato, non presenta alcun mandato che la legittimi a trattare, per conto del comune, con le associazioni amministratori di condomini, a loro volta soggette alle decisioni delle assemblee condominiali. Per finire: se «la raccolta all’interno» costa, sia il Comune ad inserirla nelle cartelle della Tari per i cittadini che adottano tale servizio spiegando, contestualmente, come usi e consuetudini (che pur assumono valore giuridico) possano essere disattesi per meri interessi politici. Se, invece, la giunta comunale, per potersi politicamente vantare di diminuire la Tari ha dato mandato (?) a Linea Gestioni di fatturare ed incassare i costi per la «raccolta all’interno» si pubblichi la delibera di giunta completa delle motivazioni adottate per eludere la legge di merito che, per la quantificazione dei costi, enumera una quantità di valutazioni, ma non prevede nel modo più assoluto la fattispecie di un rapporto fra i cittadini e l’assuntore dell’appalto per tale servizio. Sia chiaro che ad oggi ed a queste condizioni «Toto» non è disposto a pagare. Meglio! E’ disposto a partecipare al costo per un ricorso al Tar da parte di tutti gli amministratori di condominio in rappresentanza di migliaia di titolari con «unità abitativa» in condominio. Fermo restando che ogni titolare può richiedere di partecipare alla raccolta «porta a porta» ovvero ponendo correttamente i rifiuti sul marciapiede, dimenticando l’esistenza di un locale immondizie previsto in concessione edilizia e normative igenico-sanitarie.
Arnaldo Maggi
(Cremona)

L’INTERVENTO
IL TERMINE RAZZA NON S’ADDICE ALLA SPECIE UMANA

Egregio direttore, vorrei riprendere brevemente la questione relativa alla presenza della parola ‘razza’ nella Costituzione e quindi all’argomentazione di chi sostiene che se è nella Costituzione la si può usare.
Certo che la si può usare (non è di per sé una brutta parola), ma non riferita alla specie umana, perché all’interno della specie umana non esistono le razze, nell’accezione del termine comunemente usata.
Le razze, cioè la presenza di individui con un patrimonio genetico così differenziato, all’interno di una stessa specie, fino al punto da rendere l’accoppiamento tra individui di ‘razze’ diverse impossibile o infecondo o, ancora, in grado di procreare solo individui sterili (vedi il caso dell’accoppiamento cavallo-asina), esistono solo nel regno animale e anche qui con molti distinguo, che sarebbe troppo lungo descrivere. Molto spesso le ‘razze’ sono indotte dall’uomo che, nei secoli, ha selezionato individui con caratteri somatici molto distintivi, come è nel caso dei cani, dei gatti o dei cavalli.
Ma nella specie umana è ormai ampiamente dimostrato che il patrimonio genetico è condiviso in una altissima percentuale tra tutti gli individui e che la variabilità genetica è già molto ampia nel nostro ‘vicinato’ (pari all’85%) e ben poco aggiunge il confronto anche con popolazioni assai distanti da noi e somaticamente molto diverse (solo il 10-15%). Per chi fosse interessato a questi argomenti suggerirei la lettura di un bel libro scritto in modo divulgativo da un grande genetista italiano, Guido Barbujani, intitolato ‘L’invenzione delle razze’, edito da Bompiani nel 2006.
Nella nostra Costituzione la parola ‘razza’ viene utilizzata, nel bellissimo e fondamentale articolo 3, con lo scopo nobilissimo di stigmatizzare e condannare qualunque tipo di discriminazione tra esseri umani. Il riferimento al nazifascismo e alle sue aberrazioni nonché alle tristissime leggi razziali promulgate in Italia era ed è evidente.
Le conoscenze scientifiche non erano allora così avanzate quanto lo sono oggi, grazie alla codifica del genoma umano. Vi erano inoltre ancora gli echi ottocenteschi, quando il concetto di razza aveva una sua ‘dignità’ scientifica.
Oggi, come del resto proposto anche recentemente da genetisti ed antropologi della Università di Pavia, ritengo sarebbe opportuno sostituire nell’articolo della Costituzione quel termine con una diversa locuzione come ad esempio ‘etnia’ o meglio ‘provenienza geografica’, che ben si lega al problema delle migrazioni, fenomeno attuale quanto sempre presente nella storia dell’umanità.
L’articolo 3 potrebbe quindi diventare: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di provenienza geografica, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori al’l organizzazione politica, economica e sociale del paese».
Questo chiarirebbe come non sia corretto parlare di razza nell’ambito umano e aiuterebbe a superare un pregiudizio ancora purtroppo diffuso. Certo non sarà risolutivo, ma guardare le cose partendo da un presupposto scientifico corretto può essere un primo passo verso l’accettazione, sia pur difficile, di chi è diverso da noi.
Paolo Bodini
(Liberi e Uguali, Cremona)

 

Ne parlo con...

ANIMALI MORTI GETTATI NEI FOSSI
IL NORD ‘TERRA DI MEZZO’ PER I TRAFFICI ILLECITI

Egregio direttore,
ci chiediamo cosa stia avvenendo nella nostra provincia in questi ultimi tempi: dopo il ritrovamento di un cane morto gettato in un fosso nel comune di Persico Dosimo (che non ha neppure avuto spazio in cronaca), anche il ritrovamento di un cane, due gatti e due conigli morti gettati in un fosso nel cremasco, tra Torlino Vimercati ed Agnadello.
Sono casi gravi, allarmanti. Sul cane di Persico Dosimo sono in corso indagini delle autorità competenti perché pare che un microchip ci sia, anche se non lombardo, mentre quello cremasco non ha microchip e quindi ogni tentativo di ricostruirne la provenienza sarà di fatto impossibile.
E’ allarmante non solo che gli animali morti vengano smaltiti in questo modo, dopo una morte che non si sa dove e come sia avvenuta, ma questa presenza di animali non registrati e dei quali si è trovato il corpo solo per puro caso, per segnalazioni di privati cittadini.
E’ fin troppo facile associare queste vicende al fatto che spesso vengono ritrovati vaganti sul territorio animali sprovvisti di microchip che nella maggior parte dei casi rimangono presso i canili che li accolgono (se vengono recuperati, perché alcuni muoiono in incidenti stradali) e al fatto che anche il nostro territorio è interessato dal fenomeno di arrivo di cani con traffici di animali, dal nostro Sud o da altri paesi europei. Quindi non è difficile ipotizzare che ci siano persone che quando gli animali non trovano adozione, semplicemente li disperdono sul territorio; si aggiungano a questi gli animali che fuggono da trasporti fatti senza adeguate misure di sicurezza.
E’ da decenni che il Nord è ‘terra di mezzo’ per i traffici di animali, luogo di arrivo ma anche di partenza per un ulteriore Nord (Germania, Svizzera, Paesi Bassi…), paesi nei quali non esiste anagrafe canina e nei quali gli animali si perdono, con le lunghe ombre nere di vivisezione, pellicce, bordelli con animali, eutanasie nei canili per sovraffollamento/mancata adozione e tanti altri orrori più o meno legali.
E’ ora che si aprano gli occhi su questi traffici, sia da parte delle autorità competenti cui spettano controlli e vigilanza, sia da parte dei cittadini sensibili alle condizioni degli animali, spesso ingannati loro malgrado da questi trafficanti.
Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) onlus

Egregio direttore, sono già passati parecchi mesi ma gli abitanti di via Olona aspettano con infinita pazienza che il Comune di Cremona trovi le risorse per la riparazione del chiusino sprofondato togliendo così dalla carreggiata quell’ostacolo di segnalazione di colore rosso.
G. G.
(Cremona)

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  • ilgurzo2003

    31 Gennaio 2018 - 09:34

    Esprimo solidarietà a Bini e Guarneri per le conclusioni che traggono dal Giorno della Memoria. L'incapacità di giudicare, di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, è stata sostituita da ciò che è legale e ciò che non lo è, e i due criteri si sono sovrapposti per cui tanti pensano che ciò che è legale è anche giusto. Perfettamente logico quindi chiudere il ragionamento ricordando che pratiche odierne come l'utero in affitto, l'adozione di bambini a qualsivoglia, la possibilità di sposarsi con chiunque e in qualunque numero sono prossime a diventare legali, ma non potranno mai essere tolte dall'elenco delle pratiche che sono "male". Sappiamo però che saremo in pochi a dire queste cose, se ce le faranno dire (la legge Scalfarotto, per esempio, vuole impedire la libertà di pensiero ).

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