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Lettere al Direttore del 26 Gennaio

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28 Gennaio 2018 - 00:27

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Arriva il tempo dei matrimoni
No al ‘volo dei colombi’ Meglio lanciare il riso
Signor direttore,
mi sono decisa a scrivere questa lettera per mettere a conoscenza, proprio ora che si avvicina la primavera e i tempi dei matrimoni, i futuri sposi che avessero in mente di ‘rallegrare’ la loro cerimonia col ‘volo dei colombi’, di pensare per un attimo alla fine che attende questi poveri volatili. Percorrendo infatti la via Mantova fino a Torre de’ Picenardi di lunedì non è la prima volta che mi imbatto in uno spettacolo che di allegro ha ben poco. La strada infatti è costellata di bianchi cadaverini insanguinati, risultato finale del classico volo di colombi di un matrimonio domenicale. La fine di queste povere colombe è purtroppo segnata, praticamente nessuna si riadatta alla vita selvatica dopo una vita in cattività, perciò spaesate, intimorite, finiscono sotto le auto o cibo per predatori. Anche in considerazione del fatto che la loro simbologia di candore e purezza, almeno per il matrimonio, è ormai superata, penso che il ‘lancio’ del riso e dei petali di fiori sia sicuramente scenografico e più consono all’evento.
Sabrina Papadia
(Cremona)


Famiglia dimenticata
Denatalità in Italia. Si deve intervenire
Signor direttore,
la popolazione degli extra comunitari aumenta ogni anno sia per la continua immigrazione che per l’alto grado di natalità che queste comunità presentano. Al contrario, la popolazione italiana è in continua discesa e la natalità tocca ogni anno record negativi che puntualmente sono superati l’anno successivo. Tra non molti anni avverrà il sorpasso e in Italia ci saranno più immigrati e loro discendenti che italiani e loro discendenti.
Eppure la tradizione italiana è sempre stata quella di fare figli e quindi ci devono essere dei motivi importanti se c’è stata una tale inversione di tendenza.
A me pare che le cause principali di questa situazione siano riassumibili in una sola considerazione e cioè nel fatto che attualmente sia oggettivamente molto difficile provvedere al mantenimento e all’educazione dei figli. (...)
Volendo poi scendere nei particolari, si dovrà evidenziare:
1) Le donne sono quasi tutte obbligate a lavorare perché un solo stipendio non è quasi mai sufficiente a mantenere una famiglia e la maternità contrasta con le esigenze del lavoro ed ancora di più della carriera.
2) I sacrifici economici e di impegno temporale che comporta l’educazione dei figli che oggi devono essere sempre accompagnati dappertutto a causa dell’insicurezza generale in cui si vive, non sono sovente alla portata della media delle coppie dato che richiedono effettivamente uno sforzo superiore a quanto normalmente sopportabile.
3) La quasi inesistente organizzazione da parte dello Stato di quei supporti che potrebbero aiutare a superare le difficoltà sopra elencate, a parte gli assegni familiari che, se furono un aiuto congruo al tempo in cui furono istituiti e per le esigenze di quei tempi (1937), sono oggi diventati sempre meno in grado di risolvere il problema economico dell’allevamento dei figli.
Se si vuole veramente promuovere la natalità si devono porre in essere, da parte dello Stato, delle opportune strategie che portino a quell’obiettivo anziché limitarsi a pochi interventi largamente insufficienti e ad un mare di demagogia e di retorica:
1) Si devono erogare assegni famigliari significativi in rapporto ai reali costi per il mantenimento dei figli.
2) Si devono varare leggi che favoriscano il lavoro a tempo limitato o delocalizzato presso le proprie case per le donne madri.
3) Si devono fare investimenti per scuole semi-convitto che provvedano all’istruzione ed allo studio dei ragazzi alleggerendo così il corrispettivo impegno dei genitori.
4) Si deve ristrutturare la scuola secondaria e le università in modo che i ragazzi escano da esse veramente preparati ad affrontare il mondo del lavoro e si devono creare incentivi per le aziende che accolgano a lavorare i neo diplomati ed i neo laureati.
5) Si devono fare leggi specifiche nell’ambito di una strategia ben strutturata e mirata alla difesa della famiglia in generale ed emanare provvedimenti che riescano a risolvere nella concreta pratica quotidiana i problemi che i tempi moderni e questa società schizofrenica pongono a chi volesse allevare dei figli.
6) Si deve impostare un’azione di educazione nazionale per ripristinare l’immagine della famiglia che è andata decadendo ed immiserendosi a causa della cinica filosofia del moderno edonismo che confonde il piacevole con il giusto e l’utilità con la morale e l’etica. (...)
Alessandro Mezzano
(Cremona)


Campagna di russia
Il pensiero va ai nostri alpini dell’Armir
Signor direttore,
in questi rigidi giorni di gelo, il pensiero va ai nostri alpini dell’Armir (corpo d’armata in Russia), che su 55.000 che partirono, 34.000 morirono e 9.500 furono feriti o congelati. Ricordiamoli con questo loro canto: «Joska la rossa: il muro bianco dietro la tua casa / tu lo saltavi come un uccelletto. / Joska la rossa, pelle di bambagia, / tutte le sere prima di andare in letto. / Tu stavi lì, con le tue scarpe rotte, / e ci guardavi con quegli occhi neri, / e ballavi allegra tutta la notte, / e ai bravi alpini riscaldavi il cuore. / Joska, Joska, Joska, salta il muro fin che puoi, / Joska, Joska, salta il muro, balla con me. / Tu ci portavi il sole ogni mattina / e degli alpini eri la morosa, / sorella, mamma, bocca canterina, occhi di sole, meravigliosa rosa. E’ da tempo che ti cerchiamo, Joska la rossa, fiore di gaggia. /Ma dove sei andata, ma dove andiamo? / Siamo raminghi, o morti e così sia. / Ritornello. / Fossa con croce: saranno stati i nostri ragazzi? / E’ una tomba che pare un tumulo / e dentro dormi con tutti i tuoi fratelli / fermi, immobili, con gli occhi rivolti al cielo. / Joska, Joska, Joska, salta il muro, balla con me».
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)


Degrado a gombito
In Comune mai giunta nessuna segnalazione
Egregio direttore,
sono il sindaco di Gombito e sento il dovere di intervenire nella querelle di questi ultimi giorni riguardo ad aiuole selvagge, rifiuti abbandonati e tartarughiere abusive nel nostro paese, perché chiamato in causa da alcuni protagonisti di tali vicende. In tutto questo bailamme mi chiedo: perché le persone che sollevano problemi riguardo al decoro di una piazza o all’abbandono di rifiuti trovano il tempo di scrivere diversi articoli al vostro giornale e al Parco Adda Sud, e non l’hanno per inviare due righe di segnalazione al Comune? Infatti, ad oggi, nessuna comunicazione al riguardo è giunta agli uffici municipali. Ovviamente si sarebbe persa l’occasione di ottenere visibilità sulla stampa locale correndo anche il rischio che l’amministrazione potesse prendere adeguati provvedimenti. Con l’astio non si risolvono i problemi ma funziona bene per amplificare anche i più piccoli e, spesso, per crearne di nuovi.
Massimo Caravaggio
(Sindaco di Gombito)


Il programma ‘Mercosur’
‘Truffa legalizzata’ agli agricoltori
Signor direttore,
tra poche settimane dovremo recarci a votare per le elezioni regionali (Lombardia) e per quelle politiche nazionali. Quello che accadrà non lo so, ma il quinquennio appena trascorso, per quanto riguarda il mondo agricolo, è stato tra i peggiori in assoluto, anzi ci ha lasciato con un altro grosso problema. Ormai sono molti anni (soprattutto gli ultimi) che l’agricoltura italiana è diventata merce di scambio per accordi internazionale con il risultato che gli agricoltori e allevatori italiani sono stati costretti alla chiusura di moltissime aziende e questo ha danneggiato gravemente le produzioni del Made in Italy.
Il problema è la notizia (l’ennesima negativa) che l’Unione Europea sta per firmare il programma ‘Mercosur’ per avere rapporti commerciali con gli stati dell’America del Sud. L’intenzione è quella di chiudere l’intesa entro il mese di marzo quando in Italia non saranno ancora eletti i nuovi ministri! La mia preoccupazione (e non solo mia) è legata soprattutto all’arrivo, a dazio zero, di molti prodotti, tra cui grandi quantitativi di carne bovina. Come ho ripetuto più volte si tratta di prodotti che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia, ma che verranno immessi sul mercato a danno di noi allevatori subissati da continui controlli burocratici e non. Arriveranno poi agrumi contaminati da macchia nera O black-spot, e tutta una serie di prodotti agricoli di dubbia qualità. Decisamente più ridotti saranno i vantaggi per l’export agroalimentare Made In Italy, del pacchetto di quelle che saranno le nostre esportazioni non fanno parte pasta, formaggi e pomodori preparati ma solo sughi, marmellate e conserve di frutta. Da parte mia penso che questo accordo sia una ‘truffa legalizzata’ nei confronti di noi agricoltori.
Per pura informazione è necessario sapere che il Brasile e l’Argentina sono rispettivamente il secondo e il terzo produttore Ogm del mondo (soia e cereali in generale) e di questa comunità fa parte anche il Venezuela, dove tutt’ora è in atto una guerra civile. Basti pensare solamente che l’import del riso dall’Asia in Italia è aumentato dell’875% quest’anno, riso che arriva anche dalla Birmania dove c’è un genocidio nei confronti dei contadini che non vogliono cedere le loro terre. Giustamente il consumatore decide cosa voler comprare ma io queste guerre non le sostengo.
Filippo Boffelli
(Codogno)


Le frottole del governo
La ripresa economica la sentono in pochi
Egregio direttore,
nonostante le belle promesse da campagna elettorale di questo governo nell’affermare che va tutto bene, è chiaro a tutti che la così paventata ripresa economica l’avverte solo il 10% della popolazione, cioè quelle attività che hanno a che fare con l’estero, industria e turismo e inoltre le previsioni di quest’anno evidenziano che noi cresceremo da ultimo Paese in Europa, cioè meno della Grecia. È chiaro che la crescita di questi anni è solo trainata dalla congiuntura internazionale, che ha trascinata anche l’Italia da ultima, in Europa era già iniziata prima di noi. Da quest’anno ci saranno tutta una serie di aumenti: luce, gas, autostrade, spese bancarie, alcune tariffe postali, spese di notifica per multe se non si ha la Pec...
Nella finanziaria è inoltre presente un’altra botta per le famiglie, in quanto dal 2019 si potranno usufruire delle detrazioni per i figli a carico se hanno un reddito inferiore a 4.000 euro anziché 2.840, ma con una differenza sostanziale, mentre prima non era indicata l’età, dopo si potranno beneficiare fino a quando i figli avranno solo 24 anni. Alla faccia del tanto decantato sostegno alle famiglie.
dalicr@alice.it

Il caso delle quote latte
Dall’Ue accanimento contro l’Italia
Egregio direttore,
ho visto che l’Unione Europea è tornata in ballo con le quote latte dell’Italia. A parte il fatto che lo Stato ha già saldato la multa comminata, ora vogliono che a pagare siano i produttori! Un accanimento che potrebbe portare al fallimento alcune aziende. Ma è forse ciò che vogliono per favorire altre nazioni. Le quote sono decisioni cervellotiche che puniscono l’Italia che non avendo petrolio, ferro, uranio, carbone ecc... basa molta della sua economia sull’agricoltura e derivati. Perché non introduciamo quote per la produzione di autovetture, di birra, di elettronica. Quello europeo è un mercato libero e lo deve essere per tutto e per tutti! Quali quote di migranti l’Unione Europea ha stabilito per Repubblica Ceca, Polonia, Austria e Romania? E quali sanzioni gli ha comminato, visto che nessuno di quei Paesi ha accettato le condizioni?
Due pesi e due misure , irrazionali e indebite. Giù le mani dall’Italia e guai al nostro governo se pagherà ancora un solo euro per le quote latte.
Renato Verini
(Cremona)

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Quella delle quote latte è una pagina non felice che ha creato danni al fisco e distorsioni della concorrenza a discapito degli allevatori onesti. I produttori in difetto hanno avuto tutte le possibilità di regolarizzare la loro posizione attraverso adeguate rateizzazioni e ora c’è il rischio che a rimetterci siano ancora una volta gli allevatori onesti.

IL CASO

TRENO DERAGLIATO, SICUREZZA TRASCURATA
I POLITICI ABBIANO LA DECENZA DI TACERE



Egregio direttore,
ieri mattina un treno di Trenord è deragliato tra Pioltello e Segrate, alle porte di Milano. Il convoglio era partito da Cremona e diretto a Milano Piazza Garibaldi. Il bilancio provvisorio di quanto accaduto è di tre morti e decine di feriti, alcuni gravi.
Sono furioso perché sono anni che denunciamo lo stato di disagio e totale abbandono in cui versano certe linee ferroviarie lombarde. Sono anni, dati alla mano, che sottolineiamo con ogni mezzo agli amministratori e alle Istituzioni competenti la necessità di attivarsi. Anni che chiediamo di non considerare solo i ritardi, ma anche i rischi di sicurezza e di carattere sanitario.
I politici che, pur avendo il dovere di intervenire, finora non hanno fatto niente e oggi, a tragedia avvenuta, si riempiono la bocca di solidarietà e promesse di investimento, quantomeno per rispetto nei confronti delle vittime, abbiano la decenza di tacere.
Alessandro Rosa
(Consigliere comunale de ‘Il Listone’, candidato al Consiglio regionale con la lista ‘Gori presidente’ - Casalmaggiore)
In queste ore rabbia e indignazione per quello che è successo sulla linea Cremona-Treviglio-Milano sono un sentimento comune a tanti cittadini. Su questo giornale l’abbiamo scritto centinaia di volte: la sicurezza viene prima di tutto e si deve mettere mano alla rete ferroviaria locale.


PUNI DI VISTA

Anche barbera e champagne possono incontrarsi

I giovani (e quelli che fanno finta di esserlo) camminano come sonnambuli, fissando lo schermo del loro qualcosaphone. Quindi era solo questione di tempo, e infatti è successo. Ci siamo scontrati, io immerso nel mio giornale, quel ragazzo ipnotizzato dal suo aggeggio. È stato un frontale senza conseguenze per le persone e le cose; ed è stato anche uno scontro di civiltà, nel senso che è stato civilmente seguito da una constatazione amichevolissima, con reciproche scuse. In lui semmai ho indovinato un’ombra di divertito sconcerto, come se avesse urtato un signore in frac e cappello a cilindro. Poteva essere l’occasione per qualcosa di simile a quello che succede in una vecchia canzone di Giorgio Gaber, un imprevisto cin cin fra due persone che più diverse non si può, io col mio bicchiere di barbera - il giornale è un contenitore di notizie invecchiate il giusto come un buon vino rosso - e lui col suo bicchiere di champagne cioè il qualcosaphone zampillante di (fin troppe) bollicine. Ma perché lo scontro diventasse un incontro ci voleva reciproca curiosità. Se avessi urtato un altro che stava leggendo un giornale, avrei di sicuro badato a quale quotidiano fosse (dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei) e solo la discrezione mi avrebbe trattenuto dal chiedergli quale articolo stesse leggendo. Ma di quello che stava guardando quel ragazzo sul suo dispositivo elettronico davo per scontato che non mi interessava. E d’altra parte che cosa poteva interessare a lui di quello che era stampato su quei fogli, roba che nasce vecchia, superata nel momento in cui viene stampata, ben che vada parla di ieri mentre adesso si vive di breaking news, di attimi fuggenti e sfuggenti, la smania di sapere tutto e subito sostituisce la voglia di capire. Ci separavano al massimo due generazioni, mica un’era geologica, eppure nessuno dei due era interessato a comunicare, non avevamo niente da dirci, niente da chiederci. Il salto fra le generazioni non è certo una novità, ma adesso c’è qualcosa in più che prima non c’era, il reciproco disinteresse; come in un brutto film di fantascienza abitiamo lo stesso spazio ma in dimensioni diverse, senza possibilità né voglia di comunicare, gomito a gomito però separati da un crepaccio stretto ma di abissale profondità. Il crepaccio dell’indifferenza. Ogni generazione ha sempre cercato di scalzare la precedente, senza avere la pazienza di aspettare che il tempo facesse il suo lavoro. La mia generazione poi dello strappo da quella prima ha fatto a suo tempo una bandiera che ha inalberato in ogni sua espressione, dalla lunghezza dei capelli ai vestiti, dal linguaggio alla musica. Ma lo stesso sottolineare queste differenze in ogni occasione era a modo suo un rapporto, dialettico conflittuale protestatario ribellistico, ma comunque un rapporto. La differenza veniva rivendicata, esibita, strillata, ma anche la provocazione è un rapporto, vuole suscitare una reazione, creare un confronto, rovesciare la situazione. Noi non ignoravamo Claudio Villa, deridevamo lui e chi apprezzava il suo modo di cantare. Non ignoravamo i prof, semmai li contestavamo. La volta che non ci alzavamo quando loro entravano in classe era per manifestare dissenso, minarne l’autorità, provocare una reazione, non perché nemmeno ce ne accorgessimo come succede adesso. L’autorità esisteva, non era la parola vuota che è diventata, semmai la si voleva strappare di mano a chi l’aveva. C’era confronto, magari sguaiato da una parte e rigido dall’altra, ma c’era. C’erano due parti che volevano imporsi l’una all’altra, ignorarsi non era un’opzione. Si stava seduti allo stesso tavolo, la generazione prima col suo bicchiere di barbera, la generazione dopo col suo bicchiere di champagne, con gusti possibilità esigenze diversi ma consapevoli di condividere la stessa situazione e semmai a bisticciare su come la si doveva interpretare e indirizzare, accettare o rifiutare, conservare riformare o rivoluzionare. Inconciliabili spesso, indifferenti mai. Ci si contendeva il controllo dello stesso mondo, si volevano sostituire le proprie regole a quelle altrui, anche il rifiuto di ogni regola è una regola, anche vietare di vietare è un divieto. Adesso si vive in mondi diversi. Non sul piano fisico, tanto è vero che ogni tanto ci si scontra sul marciapiede. Ma se appena si possono evitare scontri, ci si ignora. Non abbiamo niente da darci e da dirci, niente da chiederci e da prenderci. Se anche frequentiamo gli stessi posti, ci sediamo a tavoli separati, ciascuno con i suoi simili. Una secessione senza guerra, e quindi senza possibilità di fare pace. Magari anche questo è tutta colpa della mia generazione (della quale un giorno o l’altro proverò a stilare un bilancio, e non sarà una passeggiata) che ha dato un pessimo esempio quanto a egocentrismo sovrano. Però l’antidoto c’è ed è la curiosità, quella che spinge a scoprire nuovi mondi, come in Star Trek. Con in più la comodità che noi per scoprire mondi inesplorati non abbiamo bisogno di intraprendere una missione quinquennale, ci basta camminare distrattamente sul marciapiede. Non sarebbe male se le generazioni smettessero di abitare la stessa società come separati in casa, scommetto che qualche storia da raccontarci, qualche esperienza da barattare, le troveremmo. E allora se per caso (magari perché ‘gli scappa’ mentre il qualcosaphone si sta ricaricando, e in bagno per dare un’occhiata a qualcosa non resta che questo giornale lasciato lì dal papà) un giovane leggesse questo articolo e fosse interessato all’esperimento, è ufficialmente invitato a sedersi al mio stesso tavolo di osteria e fare due chiacchiere. Col mio bicchiere di barbera, col suo bicchiere di champagne. Pago io.
GIOVANNI RATTI

 

LE FOTO DEI LETTORI

Signor direttore, una bella immagine stile ‘pop art’ delle giostre di piazza Roma, gioia per i bambini di oggi e ricordo per gli adulti di un tempo che fu degli anni ’60
Salvo Liuzzi
(Cremona)

Ne parlo con...

Promesse da pulcinella
DOPO IL VOTO DEL 4 MARZO LA NOSTRA VITA SARÀ UNA PACCHIA

Egregio direttore,
dopo le elezioni del 4 marzo e una volta che le promesse che ci sono state giurate da tutti i candidati premier, saranno mantenute (aspetta e spera), la nostra vita sarà una pacchia.
Potremo guardare le tv di stato senza pagare il canone, me l’ha promesso Renzi. Potremo usare l’auto senza pagare il bollo, me l’ha promesso Silvio. Manderemo i figli o i nipoti all’università, senza pagare le tasse, me l’ha promesso Piero Grasso. Avremo un reddito minimo garantito da 780 euro al mese, me l’ha promesso Luigi Di Maio. Se avremo una moglie casalinga e un figlio in casa, avremo un integrazione sino ai 1.250 euro, me l’ha promesso Berlusconi. Se poi i nostri figli troveranno lavoro, me lo hanno promesso tutti, saranno pagati 10 euro l’ora parola di Renzi. Non verremo più licenziati il Jobs act, verrà abolito, e i soldi che guadagneremo, saranno tassati al 15% me l’ha giurato Salvini. Se non l’avremo fatto prima, lasceremo il lavoro a 60 anni, non più a 67 come adesso e a 70 anni dal 2030 (come mi ha assicurato Berlusconi) E tutti riceveranno una pensione minima di mille euro al mese sempre promesso da Berlusconi).
Gli economisti dicono che se le promesse verranno mantenute ci costeranno oltre 200 miliardi l’anno e che lo Stato, per adempiere alla promesse di Pulcinella, non sarà certamente in grado di reperire i fondi, visto che quando si tratta di tagliare le spese improduttive e clientelari i nostri amati politici sono impotenti hanno il braccino corto e non possono perdere parte del loro elettorato.
Per la cronaca ricordo che il nostro debito pubblico ammonta, dato dicembre 2017, a quasi 2.290 miliardi di euro. Naturalmente la stragrande maggioranza delle promesse come in passato non verrà mantenuta ma noi italiani siamo fatti così, crediamo ancora a Babbo Natale.
Elia Sciacca
(Cremona)

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Siamo vaccinati anche a questo. Sappiamo bene che la campagna elettorale è il momento delle promesse per acchiappare i voti ma - in effetti - in queste prime settimane si ha la sensazione che la situazione sia davvero sfuggita di mano, almeno a qualcuno. A noi spetta il compito di ‘filtrare’ certi eccessi ricordando che ogni promessa deve essere supportata da una copertura economica. Il tempo delle favole è finito da molti anni.

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