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Lettere al Direttore del 25 Gennaio

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aferrari@laprovinciacr.it

27 Gennaio 2018 - 02:42

Verso le elezioni
Per un 18enne su due la politica è lontana
Caro direttore,
da un sondaggio fatto, ai diciottenni, uno su due non interessa la politica. Quest’anno, per la prima volta, il 4 marzo, voteranno i ragazzi che sono nati nel nuovo millennio. Cosa voteranno? Come si pongono rispetto alla politica? Per ora, come sempre (grande bagarre tra i partiti), manca poco. Ne sono attratti, non lo sono, e perché? I 18enni risultano essere meno interessati alla politica rispetto all’opinione pubblica in generale. Quali sono dunque i motivi che non avvicinano, o allontanano i ragazzi dalla politica? Le solite facce che ‘sparano’ promesse a più non posso tengono lontani i ragazzi. È semore la solita minestra... I 18enne che sono alla prima votazione si aspettano di essere informati sulle questioni del Paese che da parecchi anni (troppi) procede come i ’gamberi’. Inoltre si rendono conto che terminati gli studi trovare il posto di lavoro è come cercare un ago nel pagliaio. Hanno davanti l’esempio di molti di loro che si trasferiscono all’estero per trovare una occupazione. Altro che netta ripresa...
A. D.
(Cremona)

Nuovo slogan elettorale
Fare più figli. Mi spiegate il perché?
Gentile direttore,
l’onorevole Meloni ha recentemente dichiarato: ‘Dobbiamo incentivare famiglie a fare figli’. All’uscita del liceo frequentato dai nostri figli si può notare una massa infinita di ragazzi che si dirige fuori e che dentro rimane stretta tra le mura. Un interrogativo si muove. Che senso ha spingere per la crescita numerica dei figli.
Silvio Pammelati
(Roma)

Sono bravi e gentili
Gestiscono tanti bar. Cinesi bravissimi
Signor direttore,
in questi giorni sento solo parlare di promesse elettorali... Io vorrei dire qualcosa per i punti di aggregazione, bar e quant’altro. Cremona è invasa da cinesi che gestiscono i bar dove noi diversamente giovani ci troviamo a fare due chiacchiere, una partita a carte. Voglio spezzare una lancia a favore dei gestori. Sono sempre gentili con tutti, dico tutti. Sono capaci, mai arroganti, lavorano tanto, sono puliti e qui mi fermo. Io abito in via Mantova vicino a un bar tabacchi gestito da due ragazze aiutate dal papà: sanno fare bene il loro lavoro e hanno una parola gentile per tutti. Ovviamente non ho niente contro i gestori italiani.
mario051048@yahoo.it

Non conta il colore politico
Il centrosinistra pensa a tutto il suo territorio
Egregio direttore,
è stato approvato il progetto esecutivo con il quale la Provincia di Mantova prevede la spesa di 1 milione e 406mila euro per lavori di manutenzione straordinaria sulle strade di propria pertinenza. Tra le opere previste rientra la Strada provinciale n. 78 che attraversa i comuni di Marcaria e San Martino dall’Argine. L’intervento, già annunciato durante un incontro avvenuto il novembre scorso a San Martino dall’Argine, riveste una particolare importanza per i nostri cittadini, perché renderà più agevole il transito sulla strada in questione che oggi si presenta bisognosa di manutenzione. Il Pd di San Martino dall’Argine ringrazia l’Amministrazione provinciale per aver posto la nostra infrastruttura tra le priorità dei suoi investimenti, assorbendone una quota corposa, pur in una situazione di risorse carenti. Questo rileva come il centrosinistra abbia a cuore tutto il suo territorio e non abbia dimenticato la nostra area. L’Ente di Palazzo di Bagno sta agendo secondo un ordine di priorità che parte dalle necessità effettive e, diversamente da altri, non decide sulla base dell’esistenza di amministrazioni amiche o di orientamento politico diverso. (...)
Circolo Pd di San Martino dall’Argine

Giorno della Memoria/1
Tutta la storia deve essere studiata
Gentile direttore,
tra le iniziative lanciate dalla nostra ministra Valeria Fedeli per il Giorno della Memoria del 27 gennaio (e che attraverserà tutto il 2018) è previsto anche il concorso ‘I giovani ricordano la Shoah’. Di cui sia benvenuta la conoscenza, ma viene spontaneo osservare che la storia è più completa e più formativa se ci fanno studiare anche i romani, gli etruschi, i cartaginesi e, più vicine nel tempo, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale (es., in quest’ultima, la Campagna di Russia/1941).
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

Giorno della memoria/2
In Italia pure la storia ha un colore politico
Egregio direttore,
si sta avvicinando il Giorno della Memoria per il ricordo dell’olocausto e come ogni anno manifestazioni ovunque per dire mai più a questo, mai più a quello e soprattutto mai più al nazismo tanto criminalizzato dal popolo bue, anche se secondo il mio parere tanto criminale non era visto come vanno certe ‘cose’ in Italia. Si ricordano i sei milioni di ebrei sterminati da Hitler e allora volevo rinfrescare la memoria ai cattocomunisti italiani facendo presente che Stalin nei Gulag in Russia, cioè i campi di lavoro forzato, di morti ne ha fatti più del doppio di Hitler nei campi di concentramento nazisti, ma chissà perché nessuno ne parla e nessuno si ‘strappa le vesti’ come quando si parla dell’olocausto. E tutti gli anni così. Forse perché in Italia anche la storia ha un colore politico.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

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Non condivido per niente il suo giudizio sul nazismo. È vero, invece, che sui crimini perpetrati dal comunismo in Russia, in Italia - e non solo - si tende a minimizzare.

IL CASO

In politica contendibilità e selezione del personale sono un problema serio

Gentile direttore,
sin dall’epoca di tangentopoli si è assistito, tra i pochi partiti rimasti e i tanti movimenti nati, una progressiva mancanza di contendibilità e allo stesso tempo un aumento dell’incapacità a selezionare personale politico adeguato con conseguente insipienza dei quadri dirigenti, a dimostrazione della scarsissima preparazione dei politici attuali. Coloro che hanno avuto occasione di leggere alcuni scritti miei, sono al corrente delle denunce che ho fatto in questa rubrica sul modo di selezionare distorto che opera il partito in cui milito, il Pd, metodi pochi inclusivi e poco contendibili, nei quali il più delle volte prevale il gradimento del capo di turno, a discapito della competenza e idea di partito da parte di coloro che sono stati posti negli incarichi di prestigio tra i democratici. Constato però, che questo metodo poco edificante è proprio anche di altri parti tra i quali anche movimenti (5 stelle) che volevano essere un esempio di rottura rispetto a questo tipo di andazzo. Un esempio per tutti è dato dalla cronaca di questi giorni che vede il clima nel Movimento 5 stelle avvelenato a seguito di esclusioni eccellenti tra coloro che volevano partecipare alle cosiddette parlamentarie, nelle quali sono stati penalizzati più di duemila attivisti. Tra costoro, in ambito locale, spicca la bocciatura dello storico militante Elia Sciacca, motore, assieme all’addetto stampa Beccari, dei pentastellati cremonesi.Il tutto avviene, come da copione, a discapito della competenza e preparazione, grazie allo zampino sinistro del deputato Danilo Toninelli, attore, in questo caso, dell’esclusione di Sciacca, visto che probabilmente non rientra nel gradimento del deputato in questione, a discapito delle qualità e meriti della figura del militante esautorato. Vedo che i presupposti di discontinuità e differenziazione da parte dei grillini rispetto agli altri partiti e movimenti, sono naufragati pesantemente, non solo con le prove poco edificanti del governo delle città di Roma e Torino, ma soprattutto alla prova dei fatti, ossia la selezione e la conseguente conferma di personale politico anima del movimento stesso. L’esclusione, ripeto, di duemila attivisti dalle parlamentarie, ne è una prova visibile e inconfutabile.
Giorgio Demicheli
(Cremona)

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Da anni la selezione del personale politico è un problema reale. I partiti ‘classici’, quelli strutturati, sono accusati di nominarli nelle segreterie (il Pd) o a Palazzo Grazioli (Forza Italia). L’arrivo del Movimento 5 Stelle aveva fatto pensare ad una svolta ma la democrazia del web non ha convinto e le parlamentarie sono un esempio lampante.

LA REPLICA

Museo del lino, chiusura determinata dal sindaco
Signor direttore,
mi hanno sorpreso e indignato le offese e il livore della lettera del Sindaco di Pescarolo ed Uniti Graziano Cominetti, pubblicata dal giornale La Provincia il 21 gennaio. Avevo deciso di non rispondere perché ritengo che offese e odio si commentino da soli. Poi ho pensato che una risposta la dovevo ai ‘miei bravi’ (Cominetti li conosce benissimo e davvero può immaginarli miei succubi?), ai volontari che gratuitamente (sottolineo: gratuitamente) lavorano al e per il Museo rendendone possibile l’attività e ai pescarolesi, tutti, ma in modo particolare a chi questo Museo, con sacrificio e intelligenza, l’ha voluto e costruito e a chi, con la donazione di oggetti e attrezzi, l’ha reso possibile. Quello che il Sindaco sembra ignorare è che il rapporto tra Comune e Associazione Museo del Lino è normato da una Convenzione che salva la reciproca autonomia, approvata dal Consiglio Comunale e dall'Assemblea del Museo del Lino nel 2004. Il Sindaco e la maggioranza del Consiglio Comunale hanno messo in discussione l’articolo della Convenzione relativo al pagamento delle utenze (luce, gas, telefono) rendendo impossibile di fatto al Museo la continuità (i bilanci del Museo sono pubblici). L'’ssemblea dell’Associazione Museo del Lino di fronte alla posizione del Comune ha deciso, all’unanimità, come era suo diritto, di ricorrere al Tar di Brescia che si pronuncerà il 23 maggio. Non entro nel merito di una richiesta di incontro che a me non risulta. Sappiamo comunque per quanto detto dal Sindaco nelle varie interviste, quale sarebbe stata la proposta che avrebbe stravolto il senso della Convenzione e avrebbe compromesso l’autonomia del Museo (ma non è proprio questo che si voleva?). Comprendo benissimo che al Sindaco dia fastidio la chiusura del Museo fino alla sentenza del Tar e in modo particolare il cartello che la comunica, affisso sul portone d’ingresso. Ma deve rendersi conto che la chiusura del Museo l’ha determinata proprio lui, il Sindaco, con la sospensione di luce, gas, telefono, a partire dall’1 gennaio 2018 rendendo impossibile la fruibilità del Museo stesso. E d’altra parte come possiamo dimenticare che fin dai primi atti della consigliatura Cominetti risulta la volontà di modificare la Convenzione tra Museo e Comune improntata, lo ripeto, al rispetto e alla reciproca autonomia. È proprio l’autonomia del Museo che sembra essere il vero oggetto di discussione, la volontà da parte del Comune di creare un rapporto di dipendenza e non di conoscenza e di interesse per il Museo che probabilmente molti consiglieri di maggioranza non hanno mai neanche visto se non forse quando frequentavano le elementari. E non interessa che il Museo del Lino sia uno dei musei etnografici più importanti della Regione Lombardia tanto da essere insignito della Rosa Camuna.
Detto questo, e quale sarà la sentenza del Tar, mi auguro che sia possibile un clima più disteso tra Comune e Associazione nel rispetto della reciproca autonomia e nell’interesse della nostra comunità.
M. Stefana Mariotti
(Presidente del Museo del Lino)

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