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Lettere al Direttore del 18 Gennaio

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gbonali@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2018 - 23:25

Vera libertà democratica
Nel partito radicale solo parole di dialogo
Signor direttore,
mi permetta di fare un commento in merito a ‘La Polemica’ che l’11 gennaio il suo giornale ha dedicato al comunicato del Radicale storico cremonese Sergio Ravelli. Le ragioni mediatiche che ne hanno suggerito la postazione in chiave polemica sono evidenti ed è merito del giornale se non trovano conferma nel testo. Non avanzo critiche per questo, ma considero importante riparlarne per ribadire il concetto ivi espresso benissimo. Le tre parole emblematiche del Partito Radicale - Nonviolento, Transnazionale, Transpartito - rappresentano i contenuti sostanziali che motivano fortemente ad aderirvi quando se ne venga a conoscenza. Nessuna muove a polemica, tutte al dialogo e al confronto aperto. (...) Nessuno scontro personale in questo partito, tanto meno contro chi, come Emma Bonino, ne fa parte pur avendo scelto di esporsi autonomamente partecipando alla competizione elettorale. Personalmente sono iscritto da quando proprio Sergio, nel ’94 al tempo delle condivise illusioni sul riformismo liberale di Berlusconi, me lo ha fatto conoscere con le stesse parole usate oggi. Vi ho trovato la pratica ininterrotta del metodo della democrazia liberale e la militanza attiva per la sua affermazione nel mondo a sostegno dei diritti umani presso tutti i popoli. Per il poco che posso collaboro a questa militanza, ma penso sia necessario che molti vengano finalmente a conoscenza di questa realtà politica e a farne parte se si vuole rinnovare la speranza di arricchire e diffondere le pratiche di libertà democratica messe in pericolo da autoritarismi e populismi in espansione.
Ermanno de Rosa
(Cremona)


Grave errore di liberi e uguali
Scelta irresponsabile non appoggiare Gori
Signor direttore,
la sinistra di Pietro Grasso ex magistrato anti mafia, leader del partito Liberi e Uguali ha deciso di non dare il suo appoggio a Giorgio Gori alle elezioni regionali della Lombardia. Ci sarebbe piaciuto strappare la Lombardia alla destra e invece no... Spiegatelo ai vostri elettori che è meglio la vostra purezza di una possibile vittoria, non limitatevi a dire che comunque Gori non ce l’avrebbe fatta anche col vostro aiuto... Siete anche bugiardi!
Premesso che, con il lavoro fatto in questi tre anni dal Pd sono ottimista che Gori sarà il Presidente della Regione Lombardia, vorrei rammentare loro come Bertinotti affossò il governo Prodi restituendo il Paese a Berlusconi e di come D’Alema calpestò l’esperienza dell’Ulivo, di come ha sempre cercato di distruggere tutto ciò che rappresentava il nuovo e il futuro. Una perfetta visione profetica, come ha detto Gentiloni. (...) In fondo l’importante è difendere il proprio ego, non difendere chi ne ha davvero bisogno amministrando! Molti circoli culturali del Pd in questo avevano anticipato i tempi. Alea jacta est! Il dado è tratto. Si trattasse solo di mangiare brodo sarebbe il meno. Ma l’assemblea di LeU ha deciso, nonostante le porte ancora aperte, di non appoggiare Gori in Lombardia. Errore grave, a mio avviso, che pregiudica, in modo grave la possibilità di strappare la Lombardia alla destra, alla Lega, alla Compagnia delle Opere...
Il partito Liberi e Uguali poteva entrare nell’alleanza facendosi garante di temi molto importanti come la scuola, la sanità. l’acqua pubblica, l’accoglienza, la lotta alla criminalità, la tutela dell’ambiente... Tutti punti presenti nel programma di Gori che la loro presenza avrebbe rafforzato. Niente da fare. La storia ci giudicherà. Il centrosinistra non ha ancora imparato una delle più grandi lezioni di Berlinguer: ‘Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno’.
Celso Vassalini
(Circolo Pd Brescia Est)


Le sfide del terzo settore
Lavoro e dignità vanno di pari passo
Gentile direttore,
si è tenuto il convegno ‘Nel mercato con il Terzo Settore. Una sfida possibile’, organizzato dalla Cooperativa Sociale Il Calabrone di Cremona. Una realtà promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. Il titolo di questo convegno parla di una sfida. La sfida di riuscire a dare dignità nel mondo del lavoro a persone che solitamente ne sono escluse. La sfida di creare lavoro. La sfida di tante persone che attraverso il lavoro hanno ritrovato fiducia e dignità, potendo iniziare una nuova strada. Anche dopo una vita costellata di difficoltà e a volte anche di errori. Ebbene possiamo dire con orgoglio che stiamo vincendo questa sfida!
Vorrei subito ribadire che per noi lavoro e dignità vanno di pari passo. Tutti i lavori, anche i più umili e faticosi, danno dignità al lavoratore. Quando viene meno la dignità, allora non si può più parlare di lavoro, ma di sfruttamento. Lo sappiamo bene noi che andiamo sulle strade ad incontrare le donne costrette a prostituirsi. Alcuni le chiamano sex workers (lavoratrici del sesso), ma è una bugia. Sono sex slaves (schiave del sesso).
Sono vent’anni che il Calabrone vola. Sapete la storia che don Benzi usava ripetere? Diceva uno studio americano che secondo le leggi della fisica, il calabrone avesse ali troppo piccole per sostenere il suo peso e dunque non potesse volare. Eppure volava. Ecco lo stesso vale per la nostra cooperativa, che ha preso il nome in prestito dal simpatico insetto. Non si sa come faccia a stare sul mercato, in maniera competitiva, avendo la metà dei dipendenti come persone che la società definisce svantaggiate. Eppure lo fa. Le imprese ‘normali’ sono spinte dal mero profitto. Noi crediamo di avere un valore aggiunto: le persone che hanno fatto un percorso all’interno delle nostre cooperative, nel momento in cui recuperano le proprie potenzialità vengono nuovamente inserite nel mondo lavorativo. Questo perché offriamo sostegno alle persone in disagio affinché camminino con le proprie gambe. Non facciamo assistenza e non riceviamo neppure assistenza: le nostre cooperative sociali stanno sul mercato come qualsiasi altra impresa privata. Siamo competitivi, il nostro segreto è che nel nostro profitto c’è la valorizzazione della persona, e lì sta il nostro positivo bilancio sociale. Profitto e inclusione sociale non sono due categorie incompatibili, le nostre cooperative ne sono dimostrazione.
La Cooperativa Il Calabrone ha 46 dipendenti, di cui quasi la metà sono persone svantaggiate. Non solo questa cooperativa sta sul mercato e compete con altre aziende. Questa cooperativa crea molto più lavoro rispetto alle altre aziende. Il nostro obiettivo non è la massimizzazione del profitto, come insegnano a scuola, ma la massimizzazione del lavoro, in modo sostenibile.
In questi anni di crisi, alcuni economisti hanno parlato di crescita senza lavoro (jobless growth). Mi chiedo: a cosa serve una crescita senza lavoro? Solo ad aumentare le disuguaglianze nella distribuzione del reddito. A far diventare i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.
Ecco allora l’importanza di «un’economia al servizio della persona, che riduce le disuguaglianze e ha come fine il lavoro per tutti» (Papa Francesco, 26 ottobre 2017, Messaggio per la Settimana Sociale dei cattolici).
Giovanni Paolo Ramonda
(Cremona)


Ma perché va in tv?
Il capitano Ultimo non mostra il volto
Signor direttore,
in televisione il capitano Ultimo, che ha arrestato Totò Riina, non mostra il suo volto. Perché?
Gianfranco Mortoni
(Mantova)


Baby gang/1
Condannarli, pagano una volta maggiorenni
Signor direttore,
mi sembra assurdo che dei criminali (chiamiamoli pure con un termine adatto) minorenni possano in quanto tali essere immuni da qualunque condanna.
In questi giorni ne ho sentite di tutti i colori, e pensare che non saranno puniti per quello che hanno e fanno mi lascia esterrefatto, e altrettanto perplesso mi lasciano le varie giustificazioni e discussioni sul tema: ‘l’influenza dell’ambiente e il contesto in cui vivono’, i ‘problemi familiari’... e via dicendo, come se nello stesso ambiente e con gli stessi problemi non vi fossero anche persone ‘normali’. Non voglio entrare nelle varie situazioni, ma vorrei proporre una cosa (...). Prendendo come esempio la scuola con i debiti e i crediti formativi, creiamo i debiti penali; un minore viene comunque processato e la prima condanna fa ‘allertare’ il debito, da questo punto in avanti ogni altra condanna viene registrata; quando raggiunge la maggiore età e subisce una ulteriore condanna deve scontare anche quelle da minore. Ovviamente le imputazioni avute in minore età risultano sul certificato penale e costituiscono ‘aggravanti’ nei procedimenti in maggiore età. Si potrebbe anche inserire una ‘scadenza’ per alcuni reati minori: se, per esempio, per 15 anni non si hanno ulteriori condanne tutto viene azzerato, in questo modo sarebbero contenti anche coloro che definiscono certi episodi solo ‘bravate’.
Ultima cosa: da genitore mi sono chiesto come avrei reagito se uno dei miei figli avesse ‘per gioco’ o ‘per noia’, dato fuoco a un senzatetto giustificandosi che ‘non voleva fargli male...’ e sinceramente non mi sono dato una risposta ma l’unica certezza è che mi sarei sentito complice di un simile delitto per non essere stato capace di evitarlo avendo fallito come padre.
Pierangelo Lusvardi
(Isola Dovarese)


Baby gang/2
Quando c’era lui tutto questo non c’era...
Signor direttore,
baby gang, bullismo, violenza gratuita. I ragazzi si scatenano sempre di più con episodi di delinquenza inaccettabili! Quando facevano i Balilla tutto questo non c’era. Chissá perché?
Alessandro Mezzano
(Cremona)


C’è chi esulta per i massacri
Gli islamici ‘moderati’ si facciano sentire
Caro direttore,
un sondaggio in diretta ha rivelato come, in Italia, gli attentatori islamici vengano considerati eroi dal 4% degli intervistati e martiri da un altro 9% di risposte. A rincarare la dose, l’emittente araba Al Jazeera riporta che, ben il 94% dei sui ascoltatori, condivida i sequestri ed esulti davanti alle esecuzioni sommarie (atroci sgozzamenti) decisi dai ‘patrioti’ iracheni. Saremmo curiosi di conoscere quanti musulmani ‘adottivi’ di casa nostra, più o meno legali, ne condividano tali criteri ‘umanitari’. Auspicando di venir conservati sino a morte naturale, siamo sinceramente angustiati per la sorte di tanti specialmente i più giovani, per i quali si prospettano tempi sempre più gravidi d’insidie. Non si può certo rimanere indifferenti attorniati da numeri così preoccupanti di ‘nazionalpacifisti’ ma ci guardassimo, in particolare, da coloro che hanno persistito nel mantenere esposti vessilli arcobaleno con intenzioni del tutto opposte...
P. F. Mari
(Cremona)


I canti degli alpini
In una triste canzone oltre il danno la beffa
Signor direttore,
da un nastro di canti degli alpini, ho tolto questa triste canzone che riporto: Questa è la triste storia di un soldato, che per disgrazia ritornò dal fronte e sul capo invece dell’alloro, si è ritrovato cento corna in fronte. ‘Vicino a mia moglie, baciar la mia bambina, la vita è così bella, la vera libertà! Pensa, e camminando per la strada acciottolata, vede una finestra illuminata. Bussa alla porta il bravo soldatino e sulla porta appare un bel bambino. A questi gli domanda dov’è la Carolina’. Mia mamma è in cucina - risponde - a fare il suo mestiere: amici e conoscenti e militar soldati del fronte o congedati, fanno tappa notte e dì. A tutti loro racconta che è senza marito perché è andato con Dio sui monti a guerreggiar’. Mette i ricordi dentro il tascapane, passa la mano sopra il capo biondo e mentre intorno sta crollando il mondo, riprende il uso cammino senza ritorno. ‘Dà un bacio alla tua mamma, dà un bacio a tua sorella, dì a tua mamma che è passato tuo zio e se ne è andato per non tornar mai più’. È già finita la guerra di già da qualche mese, avrei voluto fermarmi per sempre al mio paese: due case, un’osteria la chiesa e il campanile; ma ormai non lo posso più.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

In stazione a san giuliano
Non posso acquistare il biglietto, pago di più
Egregio direttore,
il giorno 16 gennaio sono salito sul treno a San Giuliano Piacentino per andare a Busseto ed essendo sprovvisto di biglietto (a San Giuliano non si può acquistare) mi sono rivolto al capotreno per il biglietto e ho pagato 2,20 euro. Al ritorno ho acquistato il biglietto a Busseto, presso una rivendita autorizzata (tragitto più lungo del primo: Busseto-Castelvetro, e ho pagato 1,50 euro. Perché queste deficienze debbono essere a carico dei cittadini?
lobugliosalvatore9@gmail.com


Abolire il canone rai
Sembra pubblicità ingannevole
Gentile direttore,
è di questi giorni la proposta di Matteo Renzi di voler abolire il canone Rai dopo che, da premier, ne introdusse il suo pagamento nella bolletta elettrica allo scopo di combatterne l’evasione. Peccato però che lo stesso Renzi, dopo averne proposto l’abolizione, si dichiari contrario alla privatizzazione della Rai stessa, dichiarando che la copertura andrebbe quindi cercata o innalzando i tetti pubblicitari oppure dalla fiscalità generale. Ipotizzando che l’obiettivo di coprire il canone innalzando i tetti pubblicitari sia cosa difficile per ragioni di ‘mercato’, credo che spostandolo sulla fiscalità generale non si farebbe altro che cambiare nome alla tassa, redistribuendone sì il peso, ma non alleggerendo il totale complessivo.
Restando in tema di pubblicità elettorale, questa proposta di Matteo Renzi mi sembra decisamente ingannevole.
Davide Vacca
(Reggio Emilia)


Troppe pratiche ferme
Priorità ribaltate e tribunali dei minori
Gentile direttore,
il passato 10 gennaio 170 aspiranti tutori volontari che hanno partecipato ai corsi di formazione e hanno ricevuto l’attestato di partecipazione e sottoscritto la richiesta di iscrizione nell’elenco dei tutori volontari per minori stranieri non accompagnati istituito presso il Tribunale per i minorenni di Roma. A consegnare gli attestati saranno il Presidente del Tribunale per i minorenni di Roma, Alida Montaldi e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti. Una domanda nasce spontanea. Non sarebbe meglio che Presidenti di Tribunali di minori, vedi Alida Montaldi, si occupassero - e speditamente - degli affidamenti endogenitoriali di figli di coppie separate italiane anziché di minori stranieri che andrebbero lasciati nei luoghi originari?
Silvio Pammelati
(Roma)

IL CASO
PENSIAMO ALL’AMBIENTE, PER FARE LA SPESA
I SACCHETTI DI PLASTICA NON SONO NECESSARI

Signor direttore,
nonostante il grande progresso, che ci sta aiutando a risolvere i grandi problemi di una natura sempre più instabile e pericolosa, ci soffermiamo a discutere su ciò che noi abbiamo creato: con i mari imbottiti di plastica e con rifiuti di ogni genere sulle nostre città.
Voglio puntare l’attenzione sui discussi sacchetti di plastica o biodegradabili per le spese quotidiane utilizzati nei negozi.
Mi presento come un po’ esperto dopo 60 anni di lavoro in forneria e generi alimentari. Le buste o sacchetti di plastica per comprare generi alimentari fanno parte di una politica che non funziona: basta lamentarsi se si paga 2 o 5 o 10 centesimi per una borsina di plastica. Il commerciante queste buste o borsine, anche biodegradabili, le paga con l’aggiunta dell’Iva e poi, senza alcun aumento, le fa pagare al cliente. Le borsine non si può non farle pagare, come tanti vorrebbero.
Cari consumatori, per risolvere questi problemi bisogna tornare indietro di parecchi anni o correggere certe regole malfatte. Nel mio negozio di pane, frutta, verdura li metto in sacchetti di carta, non di plastica come impongono nei supermercati. Perché non usare la borsa portata da casa, noi cremonesi chiamiamo la ‘sporta’ fatta di paglia e saggina. Perché non eliminare tutte le confezioni di plastica, specie le bottiglie per l’acqua minerale usando quelle di vetro come una volta, ricordo che se mancava una bottiglia vuota nel cambio te la facevano pagare. La raccolta differenziata se è fatta bene non deve essere pagata, ricordo ancora anni fa che 2 o 3 volte all’anno vendevo camion di carta e cartoni e mi pagavano dalle 50 alle 150mila lire. Ora invece devo pagare io plastica, vetro e carta: che sono risorse che si possono utilizzare ancora. Bisogna introdurre regole diverse nel consumo di plastica: far pagare a chi non rispetta le regole e avvantaggiare chi le rispetta, perché il riutilizzo può diventare una risorsa.
Basta vedere città sporche e piene di rifiuti, ogni regione deve avere un suo inceneritore per prodotti non riciclabili. Tanto ritornare indietro non si può. Solo la disciplina e il rispetto delle regole ci si può salvare anche da catastrofi ambientali.
Antonio Pagliarini
(Isola Dovarese)
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Sulla polemica dei sacchetti ho già avuto modo di esprimermi. Più in generale credo che il rispetto dell’ambiente passi anche da prassi quotidiane elementari e da una attenta gestione del ciclo dei rifiuti.

LA POLEMICA
Ora anche alce nero pronto alla beatificazione

Egregio direttore,
come condannare chi difese ad oltranza la propria terra calpestata per millenni da rispettosi avi, dall’invasione di spavaldi e violenti conquistatori, disposti allo sterminio pur di ottenere ogni disponibilità dall’illecita occupazione? Alce Nero, esponente delle tribù Sioux (quelle di Toro Seduto e Nuvola Rossa, per intenderci), lottò allo stremo prima di essere confinato in una ‘riserva’, dove a 42 anni si convertì al Cristianesimo. A 12 anni aveva partecipato all’annientamento del contingente guidato dal famoso Custer a Little Big Horn e in seguito scampò al massacro di Woundeed Knee, ennesimo esempio degli intenti ‘pacificatori’ del Governo. Qualche scalpo di ‘viso pallido’ avrà quindi sicuramente fatto bella mostra di sé nel suo tepee (la tenda di forma conica tipica dei nativi dell’epoca) dato che diverse vite furono troncate dai suoi colpi di fucile o pugnale.
Non c’è comunque limite alla Misericordia, tanto che i vescovi di Baltimora e dintorni hanno avviato un procedimento di beatificazione volto alla futura Santità del soggetto, motivandolo con la sua fervente opera di conversione delle tribù della sua etnia. C’è da rimanere di stucco: una Chiesa che si dichiara aperta all’accoglienza, ma che tuttora discute sull’opportunità di impartire l’Eucarestia a chi ha alle spalle un divorzio; definisce le unioni al di fuori del matrimonio cristiano ‘scarabocchi’, come fece l’ex ‘pastore’ della mia comunità sul giornalino parrocchiale; si sente comunque sempre in diritto di giudicare ogni condotta di vita che ‘sgarri’ dai suoi dettami, santifica però con un’esecrabile motivazione chi ha contravvenuto al principale comandamento divino: rispetta comunque la vita! Da una parte però mi sento più sereno: con tutti i peccati che ho accumulato, non mi è preclusa l’aureola!
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)

L’INTERVENTO
La scuola non è un costo ma una priorità del paese

L’attuale campagna elettorale, purtroppo, è finora caratterizzata da promesse mirabolanti e da improbabili offerte speciali, da pericolose fughe in avanti e da aleatori proclami, che poi inevitabilmente vengono ridimensionati da repentine retromarce o da parziali smentite. Se la politica è l’arte del possibile da realizzare nell’interesse comune, allora agli occhi e alla mente dei nostri politici non dovrebbe sfuggire l’essenziale, ovvero che risale a dieci anni fa - era il gennaio del 2009 - l’ultimo accordo sul secondo biennio economico del contratto nazionale della scuola, quando già imperversava la bufera della grave crisi economica e finanziaria del 2008. In quell’anno furono varati dei provvedimenti di contenimento della spesa che hanno determinato fino ad oggi il blocco delle retribuzioni e pesantissimi tagli degli organici del personale scolastico, compensati solo in parte dalle assunzioni degli ultimi due anni, con un ‘risparmio’ per lo Stato di oltre otto miliardi di euro in un triennio, ottenuto peraltro al prezzo di un progressivo peggioramento delle condizioni di lavoro del personale scolastico in tutte le scuole del nostro Paese. La scelta di disinvestire nella scuola si è dimostrata profondamente sbagliata e ha concorso a determinare una grave e perdurante carenza dell’Italia per quanto riguarda il volume di spesa in istruzione e formazione che è inferiore a quello degli altri Paesi europei, come per l’ennesima volta hanno confermato i recenti dati dell’Ocse. Sono stati anni difficili sia per la mancanza di lavoro, sia per la sempre più diffusa precarietà che ormai nei rapporti lavorativi tende a diventare regola, privando le giovani generazioni di una solida e concreta prospettiva di futuro. Anche per gli insegnanti sono stati anni duri in cui è cresciuto progressivamente il disagio per lo scarso riconoscimento, in termini di dignità e valore, riservato al lavoro che si svolge nella scuola. Se la scuola è un bene comune da difendere, perché un’istituzione fondamentale di formazione e di crescita per le singole persone e per l’intero Paese, come sostengono tutti gli addetti e i non addetti ai lavori, istituzioni comprese, come mai gli insegnanti che sono la metà dei laureati italiani e che costituiscono l’asse portante e indispensabile del fare scuola, sono retribuiti in modo inadeguato, cioè al terz’ultimo posto in Europa, prima di Grecia e Portogallo? Appartiene al senso comune che ‘si paga poco ciò che si pensa valga poco’, ma se questo concetto viene riferito e applicato alla scuola, a mio parere, diventa, a dir poco, imbarazzante e inquietante perché ipocrita, ingiusto e contraddittorio. Se è vero, come è vero, che la scuola istruisce, educa, accoglie, promuove equità e cittadinanza e rimuove le disuguaglianze, non merita di essere considerata un semplice costo, ma dovrebbe essere invece assunta come priorità sulla quale far convergere gli interessi dell’intera comunità nazionale, con ciò che ne consegue, in termini di considerazione sociale e riconoscimento retributive per chi vi opera. Nell’ultimo decennio gli stipendi del personale scolastico hanno perduto il 12% del loro potere di acquisto, per gli insegnanti circa 10.000 euro di mancato guadagno, compensato in minima parte dal bonus di 500 euro annui degli ultimi due anni, non inseriti peraltro nello stipendio, quindi non pensionabili, e soprattutto da spendere come, dove e quando vuole il ministero dell’Istruzione. Dunque è arrivato il momento di adeguare le retribuzioni del personale scolastico, trovando le risorse necessarie per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, come si e impegnata a fare la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, e fare in modo che anche il personale scolastico che va in pensione, percepisca il Tfr come gli altri lavoratori e non ben 27 mesi dopo aver cessato il servizio, perché questa è un’indebita trattenuta attuata da questo governo e da quelli precedenti, ai danni dei lavoratori pubblici. Resta chiaro, però, che il nuovo contratto dovrà anche regolamentare tutte le nuove dinamiche e tutte le questioni che incidono sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico, dando un quadro chiaro e certo dei diritti e dei doveri di ciascuno per facilitare il buon funzionamento e il buon governo delle istituzioni scolastiche dell’Italia, in una visione di scuola come comunità.
PROF. GIORGIO ZERBIN
(Cremona)

Arrivare in piazza marconi da qui è una sfida vera

Egregio direttore,
in via Aselli all’ingresso in centro lato viale Trento e Trieste campeggia da anni questo cartello stradale.
L’indicazione ‘centro’ è corretta, ma quella che indica il parcheggio coperto in piazza Marconi è quantomeno fuorviante: sfido chiunque, cremonese o forestiero, ad arrivare da qui a piazza Marconi. Tra divieti di transito, isola pedonale ad orari ed altri impedimenti è letteralmente impossibile.
Ma non è il caso che il Servizio Traffico intervenga e lo modifichi anche e soprattutto a beneficio dei non cittadini, che magari vengono in visita a Cremona da turisti e seguendo l’indicazione si trovano poi intrappolati in piazza Roma?
Ho notato altri cartelli stradali ‘impossibili’ e sarà mia cura segnalarli.
Attilio Boldori
(Cremona)


Ne parlo con...

Aiutateci ad aiutarli
IN ETIOPIA SI MUORE DI FAME CARESTIA SENZA PRECEDENTI

Caro direttore,
segnalo a lei e a tutti i lettori la grave situazione in alcune zone dell’Etiopia e in Eritrea. La siccità sta ancora provocando l’emergenza fame. Adulti e bambini sono vittime innocenti di questo grave problema e il vostro è un aiuto importantissimo. (...) La siccità e la conseguente carestia alimentare continua ad attanagliare alcune zone dell’Etiopia. A cavallo tra il 2015 e il 2016 l’Etiopia è stata colpita dalla peggiore siccità degli ultimi 30 anni. (...) Siamo intervenuti principalmente nei villaggi delle zone maggiormente colpite dalla carestia, dove siamo stati chiamati dai referenti dei villaggi che assistiamo con l’adozione a distanza. La distribuzione delle derrate alimentari (latte in polvere, farina, zucchero, olio) avviene in collaborazione con le autorità locali e il capo del villaggio che ci segnalano e radunano le famiglie più bisognose di ogni villaggio e stabiliscono la quantità di provviste da assegnare in base al numero di componenti di ogni nucleo familiare. Interventi effettuati grazie a voi; i primi aiuti risalgono al mese di maggio 2016 quando, nei villaggi di Gondar, Boditi, Mokonissa, Bukama - dove sono presenti suore di Sant’Anna e Francescane - e nella diocesi di Harar abbiamo distribuito derrate per un valore di 148mila euro. Altri 167mila euro donati successivamente ci hanno permesso di distribuire, il 12 aprile 2017, altri 700 quintali di farina per il pane a circa 2.500 persone a Mokonissa; uomini, donne e bambini erano provvisti di sacchi e borse nei quali riporre gli alimenti che ricevevano. Alla vigilia di Pasqua gli aiuti alimentari sono arrivati a Makallè e Adigrat, il 19 aprile la distribuzione degli aiuti è avvenuta a Gondar a Nord di Addis Abeba. Il primo maggio a Boditi, nel sud del Wollayta, sono stati distribuiti altri 1.400 quintali di farina. Erano presenti circa 2.400 persone appartenenti ad altrettanti nuclei familiari dell’area, scelti tra i più bisognosi. Ogni capo famiglia, uomo o donna, ha ricevuto 50 kg di grano. L’emergenza continua. E’ ancora necessario intervenire con urgenza, le richieste di aiuto stanno aumentando. Continua pertanto l’impegno del CAE per l’acquisto e la distribuzione di derrate alimentari alle popolazioni delle zone più colpite.
Ricordiamo che tutte le donazioni a favore del Centro Aiuti per l’Etiopia Onlus sono deducibili o detraibili. Per questo vi chiediamo di aiutare un bambino. Fai un’offerta libera, quanto ti senti, quanto puoi, anche poco. Una goccia non è niente, ma il mare è fatto di gocce d’acqua. Gli aiuti vengono portati di persona nei villaggi. (...)
Giuseppe Martinenghi
(Centro aiuti per l’Etiopia - Cremona)

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  • ilgurzo2003

    23 Gennaio 2018 - 15:55

    Esatto Lazzari. Vedo che alla fine della lettera ha colto uno dei grandi significati della Misericordia: puoi essere anche uno anticlericale della bassa cremonese, ma se converti il tuo cuore, anche alla fine della vita, c'è posto per te nella Gloria di Nostro Signore. La Misericordia bandisce la disperazione. Bravo, hai detto una grande verità

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