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9 Gennaio

Lettere al Direttore

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gbonali@laprovinciacr.it

11 Gennaio 2018 - 04:00

Appello a ‘Padania’
Perdita occulta di acqua: zero sconti
Egregio signor direttore,
chiedo cortesemente ospitalità nel suo giornale per esporle il trattamento massimo che Padania Acque Spa può concedermi relativo ad una perdita occulta di acqua fatturata e per la quale non mi viene concesso nessuno sconto ma solo una rateizzazione. (...) Fattura dicembre 2017 euro 244,98 possono concedermi sei rate senza nessuno sconto. Non ho accettato. Questo, nonostante mio marito abbia dimostrato con documentazione che ho 89 aani, invalida civile al 100% grave (senza pensione di accompagnamento). Faccio qualche passo solo col bastone e contemporaneamente sorretta da mio marito di 94 anni ( unico mio aiuto e convivente). Confido che la direzione di Padania Acque Spa voglia cortesemente usare comprensione ed umanità verso chi è stato già duramente colpito.
A. L. L.
(Cremona)


Contro l’ingovernabilità
Serve una tregua tra tutti i partiti
Caro direttore,
(...) lavoro, giovani, coesione sociale sono stati, a mio modo di vedere, gli argomenti caratterizzanti il breve intervento del presidente Sergio Mattarella che ha poi concluso augurandosi che sia un confronto su cose concrete, nel rispetto reciproco, con lo sguardo rivolto al futuro. Neppure 60 sono i giorni che mancano a quando conosceremo le percentuali assegnate a ciascun partito e, di conseguenza, quale ventaglio di scelte avrà a disposizione Mattarella. Se non ci sarà un vincitore con un largo margine (ancora una volta mi viene da pensare a tutti coloro che hanno remato contro il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016), sarà necessario immaginare coalizioni che arrivino a maggioranze sufficientemente autonome. La più gettonata, leggendo tra le righe di quanto si sente dire, potrebbe essere una riedizione del ‘Patto del Nazareno’, ovvero Partito Democratico + Forza Italia e parte di quel raggruppamento di centrodestra comprendente Salvini e la Meloni. E questa potrebbe essere, guardando all’esperienza tedesca, una grande coalizione. Io vorrei immaginare qualcosa di diverso e di più corposo, una coalizione universale con durata certa anche se non brevissima, ma non perché sono uno sciocco, un illuso o, suggerisce qualche amico, un sognatore.
Prima di Natale ho cominciato a sentire Salvini che, pur dicendosi certo di superare il 40% con il futuro raggruppamento comprendente Berlusconi, la Meloni e qualche gamba aggiuntiva, non scartava l’idea di utilizzare i voti di altre forze. Tra Natale e capodanno è stato Di Maio, per conto dei 5 stelle, a ripetere che se supereranno il 40% pretenderanno da Mattarella la guida del Governo, ma con l’aggiunta di essere disposti ad imbarcare tutti quelli che ci stanno, politici ed il meglio della società. Mi chiedo: se, come sembra, le prospettive per il dopo voto non sono delle più tranquillizzanti, se l’Italia non è ancora uscita dai problemi che tutti ben conosciamo, se Corea del Nord e Corea del Sud, nello spirito Olimpico, si incontreranno il 9 gennaio prossimo per firmare, probabilmente, una tregua, non è ipotizzabile che anche da noi si possa pensare a mettersi tutti insieme per affrontare le difficoltà che ci stanno soffocando?
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)


Animali in pediatria
L’esperienza dice che sono proprio utili
Signor direttore,
aiutare i bambini ricoverati in ospedale con una terapia che preveda la presenza di cani. Fu lo psichiatra infantile Boris Levinson che ne riscontrò gli effetti positivi durante una seduta con un bambino autistico.Nel 1961, Levinson espresse le sue considerazioni in un saggio nel quale evidenziava la funzione co-terapeutica degli animali. In effetti, le notizie sull'effetto curativo degli animali risalgono, addirittura, agli egizi e ai greci. La zooterapia (pet therapy) è una co-terapia basata sulla interazione persona-animale che integra le terapie tradizionali.
Primo Mastrantoni
(segretario Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, Roma)


Con principi e porporati
Ordine Costantiniano la nostra difesa?
Signor direttore
‘Roma, Vaticano, 13-15 maggio 2016: il Sacro militare ordine Costantiniano di San Giorgio ha organizzato il II pellegrinaggio internazionale, dietro l’invito del Santo Padre, per il Giubileo straordinario della misericordia. Il pellegrinaggio era guidato dal cardinale Renato Raffaele Martino, gran priore dell’ordine Costantiniano, seguito dalle loro altezze il principe Carlo e la principessa Camilla di Borbone delle Due Sicilie, duca e duchessa di Castro e dalle alte cariche dell’ordine’. Vorrà dire che, in caso di guerra, potremmo farci difendere da tale ordine. Ah, Costantino, ah, nobili.
Gianfranco Mortoni
(Mantova)


Basta svolazzi morali
Devi fare del bene disinteressatamente
Signor direttore,
mi chiedo perché il signor Pietro Ferrari di Cremona invece di segnalare buche stradali, giardinetti trasformati in gabinetti per cani e via dicendo (come abitualmente fa), periodicamente si lanci in svolazzi morali che non gli fanno bene. Prendiamo quello apparso su ‘Spazio aperto’ di lunedì che recita «non sempre è bene fare del bene». Il suo giudizio categorico: «sbagliato!» predispone subito male, checché siano state le sue esperienze personali, ed a nulla valgono i suoi ghirigori del tipo «per colpa di qualcuno non si fa più bene a nessuno» che per lui sarebbe un’attenuante. Ma la sua chiusura è decisamente sconcertante quando dice «se hai fatto bene a far bene» (ma si fa sempre bene a farlo!), «lo capisci dopo». Dopo quando? Invecchiando? Se quello che hai beneficiato si comporta come vuoi tu? Nell’aldilà? Non si dimentichi che qualcuno ha detto ‘Non sappia la tua destra quello che fa la tua sinistra’. Ossia: fai il bene e basta!
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)


Quante pretese peregrine
Bisogna ritrovare la misura delle cose
Egregio direttore,
avrei voluto passare il giorno di Natale tra suoni di zampogne e di campane accompagnato a un pasto assai frugale con le persone care e più lontane per rinverdir memorie d’un passato che restano quei doni i più graditi in quanti ancor ne fossi ricolmato: cimeli logorati e mai sopiti. Il fuoco di pretese peregrine ci ha tolto la misura delle cose; siam pronti a valicar ogni confine ma attenti che il profumo delle rose soccela pur l’insidia delle spine e spesso delusioni dolorose.
Massimo Rizzi
(Cremona)

IL CASO
IL PO STA MORENDO CON NOI E PER NOI NECESSARIO IL RIPRISTINO AMBIENTALE

Caro direttore,
prima o poi dovremmo fermarci e pensare a come abbiamo ridotto il fiume Po. La sua natura di fiume. Il suo ambiente fatto di animali e piante. Transitando spesso dai ponti sul fiume possiamo notare il corso monotono delle acque, sempre infossate tra arginature di pietre e acciaio. Si dice ‘regimentate’ si legge ‘uccise’. Le lanche stanno scomparendo come le morte e i bodri. Le aree umide si stanno seccando. Il tema del Po non deve essere solo visto nell’ottica della risorsa economica, dello sfruttamento indisciplinato e senza limiti. Vanno benissimo ‘Vento’ e ogni attrattiva turistica che possa attrarre risorse economiche però il primo punto è la riqualificazione ambientale. Il Po torna balneabile, così si scrive da alcuni anni, ma per noi il fiume deve tornare ad esplodere di vita. Recentemente due testi del dottor Riccardo Groppali possono indicarci la via. Non tanto nelle considerazioni scientifiche, utili e necessarie, ma piuttosto nelle impressioni che si formano nella mente del lettore. I ricordi dei Guazzoni e di Lenzi possono essere quel punteruolo che sfonda il nostro sogno di uomini tecnologicamente avanzati ma fondamentalmente superficiali. Il Po, era un fiume di pescatori professionisti, di avventure, di bambini e ragazzi a caccia di leggende, pieno di fauna e flora, di acque umide, palustri specchio dell’antica palude basso padana. Magari avessimo ancora nei pressi delle Colonie Padane le nostre belle aree umide. La mitica lanca Livrini. Sì, quelle aree ci porterebbero molti turisti e molte risorse. Come gli Les Hortillonnages d’Amiens. La disperazione ci assale però leggendo in questi due libri di tempi addietro quando il Comune di Cremona colmava le lanche con i rifiuti solidi urbani. Fosse un incubo sarebbe meno spietato della realtà passata. Il Comune di Cremona che doveva proteggere i suoi cittadini e il suo territorio. Il Comune che trasformò i bodri di San Rocco in discarica, anni ’70. Quando le amboline e le anguille sapevano di naftalina oppure quando il fiume bruciava per le macchie di idrocarburi. Potremmo continuare a lungo. Potrei citare la mia gioventù passata sul pennello delle Colonie Padane a contare gli arbusti imbrattati di plastica. Il fiume muore con noi e per noi. Non ci sono più passeri nei suoi boschi. Cosa aspettiamo ad iniziare ad imporre la nuova politica: ripristino ambientale del fiume. La politica è fare ciò che i tempi richiedono. Ultimamente ci hanno tolto anche i filari di pioppi e la monocoltura arriva sugli spiaggioni. Oggi per molti la politica è solo un mezzo di arricchimento personale, conta solo candidarsi, ma le idee? I programmi? Lo spirito di coesione e gruppo? E a cosa serve la politica se non è al servizio della società, se non risolve i problemi, se non gli anticipa prima che nascano? Forza politica riparti dal tema del fiume Po. Direttore, la lascio con questa bella fotografia di M. Azzali, alla fine il nostro fiume sarà sempre il Grande Fiume.
Angelo Garioni
(architetto, Cremona)
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Condivido la sua passione per il fiume e lo spirito con il quale ha scritto questa lettera, che è un atto d’amore. Per alcuni errori e scempi compiuti in passato non c’è rimedio. Ma sono cautamente ottimista per il futuro. Sono convinto che col tempo l’accresciuta sensibilità ambientale servirà a favorire il recupero e la valorizzazione del Po e del bacino padano.

L’ANNIVERSARIO
Da 40 anni senza manicomi, un ‘valore’ italiano

Egregio direttore,
ritengo un dovere civico ricordare la legge 180 voluta da uno dei maggiori psichiatri italiani: Franco Basaglia. Sono passati 40 anni dall’approvazione di quella legge che impose la chiusura dei manicomi istituendo i servizi di igiene mentale pubblici e facendo dell’Italia il primo Paese al mondo ad abolire gli istituti psichiatrici. Sentenziò come il malato non sia uno scarto dell’umanità ma una persona che conservava la sua piena dignità e personalità eliminando così il concetto che rinchiudere sia terapeutico. «Finché esisterà un luogo fisico nel quale attuare l’esclusione, questo luogo verrà sempre riempito. Prima di tutto va eliminato. Poi si aprirà il dibattito» (Ravasini-Basaglia). Ed infatti negli stati dove pure la riforma fu avviata questa non ebbe successo. Fallita perché ha messo in discussione tale principio. E così in Italia sono sorte nel tempo strutture territoriali alternative: case-famiglia, centri psico-sociali, cooperative di lavoro ridando così voce a quanti era stata tolta. Con la ‘ Basaglia’ si sono abbattute le mura che separavano la tragica realtà manicomiale e la città eliminando anche fisicamente le barriere tra mondo interno ed esterno e dando a tutti i ricoverati la speranza di un futuro migliore. Erano anni carichi di ideali e aspettative, lontana dalle «politiche aziendali» attuate ora dalle Asst.
Angelo Guerci
(Crema)

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