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6 Gennaio

Lettere al Direttore

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gbonali@laprovinciacr.it

08 Gennaio 2018 - 17:15

Preziose indicazioni telefoniche
Mia moglie viva grazie a un medico del 118
Signor direttore,
ieri verso le ore 11,30 dopo aver lasciato sola mia moglie per circa 15 minuti, al mio rientro la trovo sul divano priva di sensi, priva di battito cardiaco e pressione arteriosa. Per me era il panico e dopo aver chiamato il 118, l’operatore che avevo contattato mi fa iniziare immediatamente il massaggio cardiaco e ogni 5 minuti dovevo prendere la cornetta del telefono e aggiornarlo, perché lui era sempre in attesa di notizie, la parola d’ordine era: continui il massaggio cardiaco fino all’arrivo dell’ambulanza che sta arrivando. Appena arrivata al Pronto soccorso le è stato applicato d’urgenza il pacemaker e ora mia moglie è ricoverata in rianimazione cardiologica, è viva. Vorrei tanto poter ringraziare quel medico del 118 che è stato in contatto con me per tutto il tempo, continuando a darmi indicazioni preziose e desidero farlo tramite il suo giornale. Sono convinto che le sue indicazioni abbiano salvato mia moglie. Grazie, lei è una persona meravigliosa.
Francesco Bodini
(Ostiano)


Sacchetti ‘bio’ a pagamento
Si grida allo scandalo per una sciocchezza
Signor direttore,
in Italia hanno depredato tutto pensioni, risparmi, cultura, istruzione hanno riempito il popolo di immigrati clandestini con i relativi risvolti apocalittici, hanno distrutto l’economia a suon di tasse e imposte selvagge. Eppure nessuno ha mosso un dito, nessuno si è ribellato, niente di niente. Poi col nuovo anno arrivano i famosi due centesimi obbligatori per i sacchetti della frutta e verdura e allora in tv, sui social, sui quotidiani si scatena il putiferio tutti a strapparsi le vesti in nome di un’inaccettabile scandalo vergognoso. Vergognoso è il popolo italiano che ormai è un popolo al contrario: nelle gravi ingiustizie non fiata, mentre nelle stupidaggini grida allo scandalo. Ho sempre sognato di essere governato da un governo ultra fascista, ma vistasi tanta crassa ignoranza, penso che neppure un tale governo sia in grado di rinsavire un popolo ormai allo sbando totale.
Marco Pedrabissi
(Trescore cremasco)


Non merita il mio voto
Le incoerenze di Pietro Grasso
Egregio direttore,
l’attuale presidente del Senato, Pietro Grasso, si è messo a capo del nuovo movimento Liberi e Uguali, é un suo diritto, ma mi viene spontaneo pormi alcune domande. Alla seconda carica dello Stato lui è stato eletto con i voti del suo ex partito (il Pd) ed ora si trova alla guida di una formazione antagonista: ma non era più opportuno che si dimettesse e che chiedesse i voti da libero cittadino? Invece no, resta al suo posto; caspita ma che bella dimostrazione di onestà politica. Da presidente del Senato avrebbe dovuto accettare la riduzione del suo lauto stipendio ed uniformarlo al tetto dei 240.000 euro annui così come hanno fatto (per la verità senza così grandi rinunce, il capo dello Stato e la presidente della Camera) ed invece no, lui non ha aderito: caspita ma che bella dimostrazione di sensibilità morale. Come iscritto al Pd avrebbe dovuto versare al suo partito una quota del suo stipendio: non lo ha fatto. Caspita che altra dimostrazione di sensibilità politica. Sono questi i politici che ci meritiamo? E sono questi i politici che ci vengono oggi a chiedere voti? Io ne terrò presente il 4 marzo 2018.
Attilio Boldori
(Cremona)

L’italia arranca, ecco come fare
L’economia si rilancia stampando moneta
Egregio direttore,
in questi ultimi tempi si sentono teorie strampalate ed originali sul perché l’Italia non cresce rispetto ai paesi sviluppati e soprattutto perché il nostro Pil rimane sempre sostanzialmente depresso. Le risposte sono davvero variegate ed in taluni casi esilaranti. Ascolto spesso le trasmissioni radiofoniche in cui giornalisti anche si lasciano andare a ricette che prevedono per esempio assurde ipotesi di vendita di pezzi di Stato per riequilibrare il rapporto deficit/Pil ma perdendo di vista la questione principale. Perché il nostro Pil non cresce? Gli altri Paesi avanzati pagano in media l’1% del Pil di interessi sul debito all’estero mentre noi paghiamo in media circa il 2%-2,5% del Pil ogni anno di interessi all’estero. Lo stato italiano ha pagato 3.500 miliardi di interessi del debito dal 1981 di cui 1.000 miliardi sono andati all’estero dal 1995 circa in poi. A questi 1.000 miliardi hanno corrisposto 1.000 miliardi di tasse aggiuntive, il che spiega in gran parte il perché del Pil depresso ed inferiore a quello degli altri paesi sviluppati. In sostanza: a parità di tassi di interesse la percentuale da pagare sul debito che va all’Estero (e quindi non rimane in Italia a disposizione dell’economia interna) è più che doppia e la differenza appesantisce appunto il Pil di almeno l’1%. Se il 40% del debito pubblico è in mano agli stranieri e a questi si pagano gli interessi è facile immaginare come l’economia nostrana ‘manchi’ di miliardi che prima facevano ‘girare’ l’economia mentre oggi mancano del tutto. Quali ricette sono inevitabili per risollevarci? L’esempio esiste già: occorre fare come la Cina in cui lo Stato prende il controllo di Bankitalia e/o delle maggiori Banche e fa loro ‘creare’ denaro (senza andarlo a prendere a prestito sui mercati finanziari) in misura sufficiente perché l’economia funzioni e la disoccupazione sia ridotta progressivamente. La Cina ha stampato denaro pari al 100% del Pil dal 2008. Come? Le sue banche, che sono controllate dallo Stato, hanno raddoppiato la quantità del credito disponibile all’economia. E’ successo qualcosa di negativo? No, il Pil è cresciuto e con esso l’economia interna, l’occupazione, investimenti, ricerca e sviluppo. Forse concetti difficili da digerire ed ostici ma non esistono altre ricette: qualcuno le mette in pratica e corre veloce, mentre noi al massimo ‘gattoniamo’.
Stefano Bottaioli
(consulente finanziario, Cremona)

Sa meglio di me che tutto ciò che lei scrive è irrealizzabile finché restiamo in Europa (e ne abbiamo tutto l’interesse).


Giovanni paolo II ‘santificio’
Quante beatificazioni non tutte meritate
Signor direttore,
quanti santi ci sono in Paradiso nessuno lo sa. Ogni papa, per lasciare una traccia tangibile del proprio pontificato, nominava santi talvolta anche a sproposito. Il record sembra appartenere a Giovanni Paolo II, vero e proprio ‘santificio’. Nella storia millenaria, molte persone meritando l’appellativo di santo, altre invece lasciano un po’ a desiderare. Molti pontefici del passato hanno vissuto nel lusso più sfrenato, cibo eccellente, ambienti spaziosi sani e luminosi, eserciti di inservienti, di camerieri e religiose che li accudivano come dei monarchi. Di quali gesta eclatanti si saranno distinti per meritarsi la santità una volta entrati (si spera) nei campi elisi ? Dio solo lo sa. Nel mio piccolo invece ho conosciuto persone straordinarie che hanno lavorato, lavori faticosi, sporchi e malsani che gli hanno pure accorciato la vita. Il loro unico conforto era la fede e la famiglia dove trovavano amore, sicurezza e serenità. Per molti di loro la malattia era il preludio alla morte e la speranza di una vita ultraterrena leniva il dolore rappresentato dal trapasso. Questi erano dei veri santi, uomini e donne che con la forza delle loro braccia hanno contribuito a costruire questo Paese e che ora riposano quasi dimenticati.
Andrea Zecchini
(Camisano)

IL CASO
SONO AMMALATO DI CANCRO E IN CURA
RISCHIO L’AZZERAMENTO DELLO STIPENDIO

Egregio direttore,
Noè, madido di sudore, stava ancora segando le ultime assi per la costruzione dell’arca, quando l’Inps metteva in atto (lecitamente) le norme che prevedevano la decurtazione progressiva dello stipendio fino ad arrivare al suo azzeramento in caso di superamento del periodo massimo di assenza dal lavoro per malattia. I più distratti non se ne sono mai accorti finché tempo fa il caso del ventiduenne affetto da sarcoma e vittima di tale provvedimento ha suscitato l’indignazione generale, compresa quella del suo datore di lavoro che, filantropicamente mosso a compassione, ha deciso di intervenire di tasca sua per svergognare l’infamia di tale procedura. Mi trovo purtroppo nella situazione dello sfortunato giovane: dopo radioterapia, chemioterapia ed un primo intervento chirurgico, sto affrontando un secondo ciclo di terapie al termine del quale una seconda operazione spero risolverà il problema definitivamente. Stesso trattamento l’Inps riserverà anche a me, se supererò i termini di malattia previsti dalla legge. Tanti politici da noi eletti (senza polemiche sui criteri di tali elezioni) stanno ora convertendo le vasche da bagno di seconde e terze case in imbarcazioni adeguate, novelli samaritani votati a traghettare sfortunata umanità bisognosa, dalle sponde africane ai nostri lidi. Mi chiedo ora quali siano l’acume e la logica di norme che stanziano quote da capogiro (non è vero che siano completamente a carico di fondi europei) alle cooperative che gestiscono migranti: somme non destinate a subire progressive decurtazioni poiché giustamente si deve mangiare ogni giorno, castigando invece chi lavorando da 35 anni come il sottoscritto, sta contribuendo a garantire i pasti di costoro. Nessuno se la prenda con chi arriva a vario titolo galleggiando precariamente nel nostro Paese. Si punti invece il dito contro coloro che, occupati in ben più nobili questioni come il diametro delle zucchine in sede europea, si fingono miopi davanti ai problemi degli onesti cittadini comuni.
Non stupiamoci quindi se prossimamente venisse istituito un fondo per la formazione di assistenti bagnanti da inviare nelle zone calde degli sbarchi, e restiamo vigili poiché se si discute di zucchine, un motivo ancora per ora sconosciuto ci sarà e noi ormai proni, ci stiamo preoccupando.
P.S.: Mi si tacci di populismo, ma non mi chieda per chi voterò alle prossime elezioni!
Luciano Lazzari
(Casalmaggiore)
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Mi auguro vivamente che le cure sortiscano gli effetti sperati. Premesso questo, ritengo inconcepibile che, in un Paese nel quale ci si confronta sul reddito di dignità, una persona ammalata possa perdere il proprio stipendio.

LA POLEMICA
ANNO NUOVO, SOLITO SALASSO PER L’AUTOTRASPORTO

Egregio direttore,
anno nuovo, stangata nuova. Soprattutto per noi autotrasportatori, che se da un lato lottiamo per chiedere una diminuzione dei costi per poter essere competitivi, dall’altro ‘festeggiamo’ (si fa per dire) l’immancabile aumento delle tratte autostradali, che scatta implacabile ogni Capodanno. Il ministero dei Trasporti li chiama - con pudore o forse con un pizzico di vergogna - «adeguamenti» che derivano dalle convenzioni con le società di gestione autostradale. (...) Ogni concessionaria autostradale, in base all’inflazione e al recupero degli investimenti avanza la sua richiesta al Mit che concede o meno l’aumento. L’intenzione del ministero è quello di premiare le compagnie autostradali che si sono comportate meglio, tenendo conto della qualità del servizio, del recupero della produttività e degli investimenti. Sarà pur vero, ma intanto le imprese di autotrasporto merci e persone, devono confrontarsi con ulteriori balzelli che rischiano di mandare in tilt i bilanci, già risicati. (...) L’incremento medio del pedaggio per i veicoli sull’intera rete autostradale, calcolato sulla base delle percorrenze 2016, risulterebbe essere pari al 2,74%, mentre lo scorso anno l’aumento era stato ‘appena’ dello 0,77%. Il paradosso è che diverse concessionarie che hanno goduto degli aumenti dei pedaggi più significativi tra il 2008 e il 2017 sono anche tra quelle che risultano avere effettuato minori investimenti rispetto a quanto previsto nei piani finanziari. Il colpo è più pesante su alcune tratte del Nord. E se l’azienda fa dei trasporti dal Piemonte al Friuli, e viceversa, si trova con aumenti anche del 25% o del 30%. È necessaria una trasparenza sui pedaggi, perché la tariffa è già costituita dai costi di gestione, dalle manutenzioni ordinarie e straordinarie e dagli investimenti sulla sicurezza. Non ci aspettavamo di certo l’aumento del 4,69% della A35 Brebemi, anche se compensato dalla scontistica del 20 per cento che Brebemi si è impegnata ad assicurare per tutto il 2018. Purtroppo il pedaggio dell’A35 era già altamente al di sopra delle altre concessionarie, quindi sarebbe stato più opportuno non applicare nessun aumento. Questi rincari non seguono la logica dell’inflazione, che dovrebbe essere quindi intorno all’1,2%.
Antonio Petrogalli
(presidente Fai Lombardia, Brescia)

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