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4 Gennaio

Lettere al Direttore

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gbonali@laprovinciacr.it

06 Gennaio 2018 - 04:00

Genovesino all’ala ponzone
L’autore della mostra si auto promuove
Buongiorno direttore,
certo che l’articoletto a firma M. T. sulla mostra del Genovesino (immagino Marco Tanzi) è degno di nota per obiettività e correttezza comportamentale, già il fatto che sia stato scritto dallo stesso autore della mostra la dice tutta. E poi che dire della classifica del Giornale dell’Arte: chi ha promosso la mostra? L’avvocato Fabrizio Lemme che è l’avvocato dello stesso Tanzi (come lui stesso ha dichiarato in altre occasioni, quando firmò la petizione contro Sgarbi e la sua mostra ad Expo) e che magari ha prestato pure uno dei tanti quadri di collezione privata della mostra, e poi ancora Sgarbi che guarda caso è stato chiamato a fare una mostra nel 2018 a Cremona e poi ancora Tavella della casa d’aste Sotheby's con cui il Tanzi ha collaborato.
federico.libero2017@libero.it
A pensare male spesso ci si azzecca. Non nel suo caso: M. T. sta per Mariagrazia Teschi, nostra giornalista del settore Cultura & Spettacoli, esperta d’arte. Lei, piuttosto, perché non ha il coraggio di firmarsi?


Non ci sono più giustizia e ordine
Con la monarchia staremmo meglio
Signor direttore,
non passa settimana che su ‘Spazio aperto’ non compaia un letterone di qualche sapiente del senno di poi, che non vuole che ci dimentichiamo che Vittorio Emanuele III fu un vile, traditore, venduto e pusillanime. Costoro, invece di provocarmi un risentimento verso questa persona, mi fanno soltanto pena e mi inducono a pensare di che pasta è fatta certa gente. Mi domando allora come si sarebbero comportati costoro nei suoi panni. Certo si sarebbero opposti all’alleanza con la Germania nazista finendo in un lager. Per fortuna il re non lo fece, tanto che gli stessi nazisti dovettero riconoscere che gli italiani erano restati monarchici ed alla fine della guerra lo dimostrarono ancora una volta quando una buona parte degli italiani votò per la monarchia che perse il referendum per un pugno di voti. Ci ripensino dunque questi detrattori del re, se la presenza di un sovrano al Quirinale non avrebbe significato rispetto per la patria e per le istituzioni e non come in questa specie di repubblica dove la giustizia e l’ordine sono diventate vuote parole.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)


Fondi del governo a romanengo
Grazie a Cavalli la ‘cascinetta’ in salvo
Egregio direttore
vorremmo ringraziare pubblicamente Marco Cavalli, ex sindaco di Romanengo; da cittadino ha segnalato la ‘cascinetta’ accanto alla Rocca Castello al progetto del Governo Italiano Bellezza@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati. Grazie alla sua indicazione la comunità romanenghese beneficerà di una cifra molto importante (950.000 euro) che permetterà il recupero di un pezzo della nostra storia.
Seguono 21 firme
(Romanengo)


Candidature del pd in regione
Forse usare un ‘clic’ è metodo migliore?
Signor direttore
mi permetto di ritornare sulle candidature Pd alla Regione. Per alcuni elettori di sinistra(?), il Pd non ne azzecca una. Prima non andava bene il metodo ‘gavetta’ ora non va bene il metodo ‘Cencelli’ reo di dare rappresentanza alle minoranze (corrente orlandiana). Forse il metodo usato da altri (un semplice clic.) è migliore? Il sistema Pd alla signora Gina non garba? Se ne faccia una ragione.
Giorgio Cigognini
(Izano)


‘La gioconda’ in teatro, si può
Ponchielli alla Rai e non a Cremona
Signor direttore,
anche in occasione di questo Capodanno 2018, dal teatro La Fenice di Venezia, è stato trasmesso l’usuale Concerto di Capodanno e tra i brani in programma ancora abbiamo potuto ascoltare la ‘Danza delle ore’, dall’annunciatore presentata come «tratta dal capolavoro di Amilcare Ponchielli, La Gioconda, opera lirica ambientata a Venezia al tempo della Serenissima». Questa occasione è l’ulteriore conferma, ove ve ne fosse bisogno, della fama mondiale del nostro Amilcare Ponchielli, ovunque celebrato e rappresentato, tranne che a Cremona. La Sovrintendente al Teatro cremonese ha risposto tramite questo giornale che quale gloria di Cremona non c’è solo Ponchielli, ma c’è anche Monteverdi, il quale già viene opportunamente celebrato. Ma che c’entra? Chi mai l’ha negato? Io, e molti che ho sentito, lamentiamo che non si dia analogo spazio a Ponchielli, il quale, senza inopportuni paragoni artistici, è indubbiamente assai più popolare di Monteverdi. L’altra motivazione della mancata rappresentazione della Gioconda viene attribuita, sempre da parte della Sovrintendente, ai costi eccessivi di allestimento dell’opera di Ponchielli. Non si tratta di trasportare la laguna di Venezia sul palco, né di noleggiare le gondole, né di ingaggiare il corpo di ballo del Bolshoi. A proposito di opere che necessitano di allestimenti imponenti e di ‘masse’, come ricordato dalla Sovrintendente, faccio modestamente notare che un tal Zeffirelli allestì nientemeno che l’’Aida’ (quella che a Verona si rappresenta all’Arena, con tanto di masse di figuranti e persino con gli elefanti in scena) nel 2001, al Teatro Verdi di Busseto. Il teatro di Busseto è un teatro dalle dimensioni di una bomboniera (300 posti, contro i quasi 1.200 del teatro Ponchielli e palco di dimensioni ridicole in proporzione). Non c’erano le masse, non c’erano gli elefanti, ma fu ugualmente una rappresentazione, con regia, scenografia e interpreti di qualità eccelsa. D’altro canto, a Piacenza (16 e 18 marzo) e a Reggio Emilia (6 e 8 aprile) ‘La Gioconda’ è in cartellone e, come ho fatto io, così possono fare altrettanto tutti i melomani ammiratori di Ponchielli e della Gioconda, cioè recarsi a Piacenza o a Reggio Emilia.
Giorgio Telò
(Cremona)

Gli attacchi di socci a francesco
Bravo fratel Zambotti
Il Papa salva la chiesa
Gentile direttore,
desidero inviare un forte, sincero «bravo» a fratel Francesco Zambotti per la risposta che solo un uomo di grande fede poteva dare ad un integralista come il giornalista Antonio Socci. Questi si permette di offendere papa Francesco dall’alto della sua incultura oscurantista, che mi ricorda un certo cardinal Lefèbvre. Socci non ha capito che questo papa ha salvato la chiesa da un decadimento che stava diventando irreversibile. Per questo motivo scrissi una lettera accorata al vescovo emerito mons. Dante Lafranconi, che mi ricevette concedendomi un colloquio durato quasi un’ora. Si è trattato di un dialogo aperto, scevro da ogni schematismo. Proprio quello che Socci non riesce a fare. Potenza dell’integralismo!
Licio D’Avossa
(Mambrui, Kenya)

IL CASO
Cremona, oh mia cara: ognuno di noi faccia il possibile per valorizzarla
Caro direttore,
io non sono di Cremona ma vivendoci da oltre vent’anni mi considero adottato. Per questa naturale simpatia con la città del «silenzio» e del «suono divino» mi addolora sentir parlare «grigio» della città. Il primo confronto è con Brescia, superiore in tutto, insomma Brescia è un’altra cosa. Brescia è un dato di fatto che sia ottima per molti motivi, soprattutto il dinamismo commerciale-industriale, ma tutto ciò non giustifica collocare Cremona su una zattera e lasciarla andare alla deriva lungo il suo grande fiume. Insomma tanti fili d’erba sparsi nel campo, accorpati dal vento della mediocrità, diventano un fascio consistente, pesante come un macigno. Cremona poiché a vocazione agro-alimentare risulta ben poco conosciuta non solo nel mondo ma anche in Italia. Ma grazie a Dio ci sono i violini ma la loro voce non può da sola urlare nel deserto dell’ignoramento. Ora che Cremona risulti accerchiata da belle e operose città limitrofe, vedi Parma, Mantova, Bergamo, Verona, Piacenza e la fatal Brescia è un dato di fatto ma è proprio per questo che dobbiamo sostenere la nostra città. Abbiamo una delle piazze più belle d’Italia, il Torrazzo campanile più alto del mondo in muratura, 112 metri come il razzo Saturno V, quello della Luna, l’enorme orologio astronomico, unico per la sua complessità, due meravigliosi teatri, il Ponchielli e il Museo del Violino, per non dire della bomboniera del Filo. Ma tutto ciò non basta. Io parlo per me stesso e del nostro ospedale. Pochi mesi fa ho subito un intervento di una certa rilevanza e sotto i ferri del primario chirurgo e dell’anestesista ho apprezzato la loro bravura e professionalità, unitamente a tutto lo staff della riabilitazione, medici, infermieri e studenti universitari praticanti. Qualcuno potrà arricciare il naso se dopo tutta questa sviolinata per la nostra città, proprio non ci sia qualcosa di storto. (...) Chissà, io potrei essere uno degli scontenti non solo del nettare ma anche della manna dal cielo. Insomma se ognuno di noi mettesse un granello di positività per la nostra città, la cometa di Cremona potrebbe tornare a risplendere un po’ di più.
Pietro De Franchi
(Cremona)
Noi facciamo quotidianamente del nostro meglio per valorizzare il territorio, senza dimenticare di puntare il dito su ciò che non va, per amore e non per il gusto della distruzione.

LA POLEMICA
Liberare le festività dall’oppressione del lavoro
Signor direttore,
oltre il ponte sul fiume Serio, in via Cadorna, c’è una panetteria che espone in vetrina un cartello che condivido appieno: «La domenica è il giorno del Signore e della famiglia». Aggiungerei, a completare, che è anche il giorno dedicato al riposo, agli hobby e alla cultura. Confesso che sopporto con un certo fastidio le aperture festive dei centri commerciali e dei negozi. Le considero la manifestazione concreta della supremazia delle merci e del mercato sulle vite delle addette e degli addetti alle vendite. Inoltre le considero un arretramento rispetto ai momenti di socialità non mercificata che la comunità ha saputo costituire e di cui la festa rappresentava la giornata per eccellenza. Nell’anno 2012 furono raccolte oltre 70.000 firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare ‘Libera la domenica’, promossa di Cei e Confesercenti. Attualmente è ferma in Parlamento una proposta di legge che prevede la chiusura obbligatoria degli esercizi commerciali di almeno 12 giornate festive all’anno, in occasione delle più importanti ricorrenze, sia civili che religiose. È una proposta insufficiente, concepita per dare un poco di sollievo al personale, senza urtare più di tanto la sensibilità mercantile delle catene della distribuzione; è un timido passo in avanti, non certamente la soluzione del problema. Eppure la soluzione c’è e non ha bisogno del ricorso al Parlamento, richiede solo che cambino le abitudini dei frequentatori dei centri commerciali e degli affezionati agli acquisti nelle giornate festive. Per tanto tempo si è fatto a meno di queste cattive abitudini, diventate ormai una maniera per occupare il tempo libero, più che per soddisfare dei bisogni primari. Liberare le festività dall’oppressione del lavoro è una questione di civiltà, ritengo insopportabile che le merci e il denaro prevalgano sulle necessità ed i diritti delle persone, che il mondo sia vissuto come un’enorme raccolta di merci ed i suoi abitanti (quelli che se lo possono permettere), come consumatori da spingere agli acquisti compulsivi, di giorno e di notte, una giostra in continuo movimento.
Mario Lottaroli
(Crema)
Medici e paramedici, badanti, autisti e piloti di aereo, membri delle forze dell’ordine, cuochi, baristi e camerieri, attori e personale legato al mondo dello spettacolo, sportivi professionisti, operai e dirigenti dei servizi essenziali, ambulanti e artigiani, edicolanti e giornalisti... Sono alcune delle categorie di persone che lavorano di norma di domenica e nelle feste comandate. Secondo la Cgia di Mestre sono almeno 4,7 milioni gli italiani che lo fanno. Per loro il suo ragionamento non vale? Se i centri commerciali sono affollati di domenica è perché, evidentemente, offrono un servizio che ‘copre’ un bisogno. All’Orio Center, dove era stato proclamato dai dipendenti lo ‘sciopero di Natale e Santo Stefano’, il 26 dicembre sono passate oltre 60mila persone. Nello stesso giorno al CremonaPo, dato ancora più sorprendente, sono stati superati i 30mila ingressi. Moltissime le famiglie. Magari solo per fare una passeggiata tutti insieme

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