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30 novembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

02 Dicembre 2017 - 04:10

IL CASO

Lunga vita a Guadagnino
Grazie per il film girato a Crema

Caro direttore,
da ormai diverse settimane leggiamo sulla stampa straniera le recensioni entusiaste sul film del regista Guadagnino ‘Call me by your Name’ girato nel Cremasco nel 2016. In aggiunta ai giudizi estremamente positivi su attori, sceneggiatura, regia, etc. che hanno portato a vincere 2 Gotham awards, ed a ricevere svariate recensioni positive al London Film Festival, Toronto Film Festival, NY Film Festival, etc. Voglio segnalare moltissimi articoli apparsi sul Guardian, NY Times, Elle Decor, Vanity Fair, Time Magazine, The Wall Street Journal, Rolling Stone e molti altri. In tutti questi articoli i giornalisti e gli attori parlano, oltre che del film, di Crema e del suo territorio, si menzionano locations, ristoranti (come degni di stelle Michelin) e si decanta il nostro territorio. Sulla stampa locale troviamo invece una serie di articoli che sostanzialmente denigrano l’operato della casa cinematografica per delle inadempienze amministrative, peraltro in seguito regolarmente risolte.
Non è il momento di dare risalto ad un incredibile operazione di marketing territoriale di cui sta beneficiando il nostro territorio. Questo non a seguito di un progetto delle autorità locali e di investimenti in pubblicità da parte di enti pubblici o privati,
epirulli@gmail.com

Ha ragione. La vicenda, poi risolta, del mancato pagamento delle comparse non deve inficiare l’ottimo lavoro svolto da Guadagnino.

LA POLEMICA

A Castelverde la biblioteca muore e nessuno alza un dito

Signor direttore,
siamo un gruppo di cittadini di Castelverde, che si è recentemente costituito a nucleo civico per la rinascita del nostro splendido paese. Domandiamo uno spazio sul giornale, sempre attento nel riferire con imparzialità le notizie che riguardano il territorio; e per questo auspichiamo che non passerete sotto silenzio la nostra accorata preoccupazione per la sorte del Centro culturale Agorà, dove i nostri figli si erano abituati a trascorrere pomeriggi sereni dedicati alla lettura, allo studio, allo svago, fruendo dell'immenso patrimonio librario e mediatico ivi conservato. Noi stessi, come adulti, ci recavamo sovente agli incontri di promozione alla lettura, agli spettacoli teatrali, alle proiezioni filmiche, ai concerti jazzistici... e a tutto quel florilegio di attività culturali che fremevano all’interno delle pareti dell’Auditorium Fabrizio de André, fiore all'occhiello del Centro culturale, e vanto civico del nostro amato territorio padano. Da circa tre anni, progressivamente, questa vitalità culturale è progressivamente scemata: gli eventi artistici sono diventati sempre meno frequenti e sempre più grossolani; gli acquisti dei libri si sono quasi azzerati e la qualità dei volumi si è notevolmente abbassata; il bibliotecario non è quasi mai presente; gli orari di apertura sono poco comodi, sia per noi genitori, sia per i nostri figli. Ci siamo informati in altri paesi del territorio e abbiamo appurato che nessuna biblioteca di pubblica lettura è aperta tutti i giorni al mattino, e soltanto tre ore, un giorno, al pomeriggio. A nostro avviso si tratta di un orario poco ragionevole, dal momento che al mattino i ragazzi sono a scuola tranne, forse, gli studenti universitari che però non sono i principali utenti di questa biblioteca. L’anomala organizzazione che abbiamo descritto - o disorganizzazione, ci verrebbe da dire - costringe spesso noi genitori a chiedere permessi al lavoro, per andare a prendere a prestito i volumi al mattino, che altrimenti i nostri figli, al pomeriggio, dovrebbero andare a cercare nelle biblioteche vicine, aperte in orari più ragionevoli: Casalbuttano, ad esempio, o Sesto o Cremona. Molto spesso, inoltre, il bibiliotecario non è in servizio (per gravi ragioni familiari, ci hanno detto), per cui il Centro Culturale resta chiuso, oppure il bibliotecario viene sostituito da persone poco competenti, che non riescono a trovare i libri e a fare i prestiti. Accade inoltre che sul sito del Comune risulti che la biblioteca è normalmente aperta, ma poi, giunti davanti al cancello, questo risulti chiuso; spesso senza neppure un avviso affisso per segnalare per quanto tempo durerà il disservizio. La scorsa settimana, per esempio, ci è capitato di leggere un cartello affisso da un dipendente, il quale, facendo ciò che sarebbe spettato ai suoi superiori, informava i ‘cittadini che la biblioteca il giorno dopo sarebbe stata chiusa’ e che lui si sostituiva a loro nella cura di informare gli utenti, ‘rischiando un severo provvedimento disciplinare". (...) Com’è possibile che questo accada in un paese ricco e progredito come quello in cui abbiamo la fortuna di abitare, senza che nessun consigliere di minoranza domandi spiegazioni in consiglio?
Maurizio Pingitore
(Nucleo civico per la Rinascita di Castelverde)

Stesso programma
Berlusconi nel 2017
uguale al 1994
Signor direttore,
1994 candidato premier Silvio Berlusconi, programma: meno tasse per tutti, meno leggi, meno invadenza dello Stato, dentiere, pensioni ad un milione per le minime, realizzazione del ponte Messina-Villa San Giovanni.
2017: identico programma con l’aggiunta del premier (un generale). Per favore, i generali se attivi lasciamoli nelle caserme, se in pensione auguriamo loro un lungo riposo. Gli italiani saranno stati dei mammalucchi nel credergli, ma reiterare lo stesso errore sarebbe da masochisti. Sono fiducioso che eviteremo questa sciagura. Mia previsione? Salvini-Meloni-5 Stelle col beneplacito della rete e col supporto dell’amante, cioè la destra.
Domenico De Lorenzo
(Cremona)

Spariti i re e i nobili
I politici la fanno
da padroni
Egregio direttore,
che dire della divertentissima e assai precisa lettera di Ivan Loris Davò di Spinadesco? Ovviamente, che denuncia un problema strutturale, e non una malattia passeggera. È cioè il solito problema: a partire dalle rivoluzioni ottocentesche - dalla ‘cacciata’ di principi e nobili - il mondo della politica è diventato quello della reggia dove si fa e si disfa in completa e serena assenza del padrone. Per uscirne dobbiamo riformare il nostro punto di vista e attuare le facili e banali tecniche ‘padronali’. Rimandiamo il sig. Davò e gli sfiduciati alla riforma contenuta nel Manifesto del partito.
Claudio Bettinelli
(presidente di Popolo sovrano)
Roberto Bonezzi
(segretario di Popolo sovrano)

Da presidente del consiglio
Mussolini non ebbe
mai uno stipendio
Egregio direttore,
mi complimento per la pubblicazione della fotografia di Mussolini a pag. 16 de La Provincia di oggi dal titolo: Il Caso-Mussolini cittadino onorario-via la delibera. Al di là delle ‘fake news’ di coloro che vorrebbero riscrivere la storia, peraltro adesso con l’aperto sostegno della presidentessa Boldrini e le visioni del simpatico on. Fiano (Pd), ammetto che la vista della fotografia di Mussolini rende onore all’Italia e agli italiani per un presidente del Consiglio (31.10.1922 – 25.07.1943) che non ha mai percepito uno stipendio nella carica!
Fulvio Lorenzetti
(Crema)

Il 20 gennaio a San Bassiano
Brava la Banda
di Pizzighettone
Signor direttore,
le scriviamo perché, attraverso il suo giornale, desideriamo complimentarci con il Corpo Bandistico Pizzighettonese. Siamo un gruppo di amici che ne segue e apprezza l’attività e vogliamo segnalare in particolare il bellissimo concerto tenuto in occasione di S. Cecilia, nella casamatta 26 delle nostre mura. La banda ha regalato ai numerosi ascoltatori un vero e proprio ‘viaggio musicale’. Ci ha accompagnato a teatro, sulle famose note di Verdi, Bizet e Lehàr; ci ha portato al cinema, attraverso emozionanti colonne sonore; ci ha trascinato in discoteca, con l’energia della musica pop; ci ha perfino invitato… al ristorante, facendoci assaporare una gustosa varietà di melodie in una famosa composizione scritta appositamente per banda. Infine ha coinvolto tutto il pubblico con la scoppiettante marcia Radetzky, nel gradito bis. Il nostro ringraziamento va al maestro Alberto Spelta, direttore esperto e appassionato, e a tutti i bravi musicisti. Grazie Corpo bandistico Pizzighettonese! Non vediamo l’ora di partecipare al prossimo concerto, che si terrà il 20 gennaio, per il patrono S. Bassiano.
Edoardo Moggi
(Pizzighettone)

Lo dico in versi
Cremona, ti amo
come sei
Signor direttore,
A Cremona
Ti amo come sei/ città amara / di nebbia e aria malata. / Ti amo come sei /perché ogni marciapiede / porta i miei passi, / i sogni, le lacrime e i desideri. / Ti amo come sei/ senza un perché, / perché quando si ama / si ama così.
Lucia Zanotti
(Cremona)

Un paese alla deriva
Tutta la politica cerca
ancore di salvezza
Signor direttore,
la politica italiana, da destra a sinistra, cerca le sue ancore di salvezza da gettare nel mare in tempesta previsto per la prossima primavera, quando, dopo le elezioni, bisognerà evitare che il Paese vada alla deriva.
M. R.
(Cremona)

Rassegnati, non ti ascoltano
Demicheli, perché
non lasci il Pd?
Egregio direttore,
si è aperta una polemica sulle pagine del giornale tra l’assessore Pd Alessia Manfredini e l’on. Toninelli dei 5 Stelle sulla partecipazione degli elettori alle votazioni interne dei rispettivi partiti. Fa bene l’assessore Manfredini a rivendicare l’ampiezza del numero degli elettori che hanno votato per il Pd alle primarie nazionali e a quelle locali, rispetto agli sparuti numeri raggiunti dai 5 Stelle nelle loro votazioni on line; ma Toninelli fa delle affermazioni condivisibili quando ricorda che i risultati di quelle primarie Pd si riferiscono a situazioni ormai lontane e richiama il fatto che la scelta di Gori come candidato del centrosinistra alle regionali lombarde è stata di fatto un’autocandidatura. Ed è un fatto che il Pd perde iscritti ed elettori da un po’ di tempo, mentre, pur essendo le primarie grilline ‘ridotte’, il consenso elettorale intorno ai 5 Stelle cresce. Nella polemica si inserisce l’amico De Micheli il quale lamenta (giustamente) che ad ogni elezione il Pd chiede l’appoggio del popolo delle primarie di cui poi si dimentica. Ora, rivolgo al mio interlocutore una domanda molto semplice: visto che si dichiara contrario sistematicamente ad ogni scelta del partito cui afferma di appartenere, perché continua a starci? So già che egli mi risponderebbe: ci sto per promuovere una critica costruttiva. Questo avrebbe un senso se le sue osservazioni fossero recepite, almeno a livello locale; in caso contrario, come mi pare che sia, non vedo quale possa essere il frutto di questa sua tenacia; si sa, la speranza è l’ultima a morire.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

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