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26 novembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

27 Novembre 2017 - 12:33

L'INTERVENTO

METTERE IN SCENA ‘LA GIOCONDA’ COSTA DAVVERO CARO

Gentile direttore, rispondo alla lettera del signor Giorgio Telò, pubblicata da ‘La Provincia’ il 19 novembre.
«Gentile signor Telò, Cremona non ha dato i natali solo ad Amilcare Ponchielli, ma anche a Claudio Monteverdi padre del melodramma e la cui fama ed importanza musicale l’hanno portato ad essere celebrato a livello internazionale. La geniality del ‘Divin Claudio’ viene ahimé poco riconosciuta in patria, ma il teatro Ponchielli cerca di dar risalto alle sue opere grazie ad festival a lui dedicato e che porta a Cremona un folto pubblico italiano e straniero. ‘Gioconda’ di Ponchielli è andata in scena a Cremona nel teatro a lui dedicato nel 1996. L’opera fu realizzata in coproduzione e grazie al sostegno economico del teatro alla Scala di Milano. La produzione di ‘Gioconda’ coinvolge masse artistiche importanti: un cast di dieci solisti, coro, orchestra, coro voci bianche, banda di palcoscenico e balletto. Anche la famosa danza delle ore richiede la presenza di un corpo di ballo preparato e sarebbe un peccato mettere in scena tale titolo senza di esso. Purtroppo le risorse del teatro Ponchielli e dei teatri di Opera Lombardia (teatro Sociale di Como, teatro Grande di Brescia, teatro Fraschini di Pavia, teatro Donizetti di Bergamo) con cui coproduciamo i cinque titoli in cartellone non ci consentono di mettere in scena un titolo così impegnativo, come altri titoli verdiani che prevedono masse artistiche imponenti. Ci auguriamo però che in futuro ci siano risorse adeguate e necessarie tali per cui si possa realizzare una produzione di qualità e di livello degne di un titolo così importante».
Angela Cauzzi
(sovrintendente del teatro Ponchielli Cremona)

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Ne parlo con...

Stramberia toponomastica
COSA C’ENTRA VIA TAVERNAZZE
CON LA ‘TANGENZIALINA’?

Signor direttore,
forse è inevitabile che le Commissioni di toponomastica, per come vengono frequentemente ricomposte, producano di tempo in tempo risultati di grana diseguale. Ma spiace che talora partoriscano autentiche stramberie, come quella di cui sto per dirle, francamente inspiegabili.
L’altro ieri percorrevo via San Rocco, diretto al Bosco ex-Parmigiano, e nel curvare a destra verso la nota ‘tangenzialina’ per la prima volta ho visto la tabella recante la denominazione via Tavernazze (qualcuno mi ha detto che, benché fiammante, é lì ormai da parecchio. Ma tant’è...).
Sono trasalito: le Tavernazze in quel posto? Conosco troppo bene la omonima cascina, parte dell’antico podere così denominato, da centocinquant’anni proprietà della famiglia Pagliari, che si affaccia sulla antica strada Bassa di Casalmaggiore alla congiunzione con la via Gerre Borghi, all’estremo limite del territorio del comune di Cremona. Due chilometri suppergiù distante dalla tabella di cui sto parlando.
Perché si é deciso di posizionarla lì come a casaccio, usandola per denominare la altrimenti conosciuta ‘tangenzialina’?
Così si è ottenuto di adoperare un importante toponimo storico, attestato persino dalla cinquecentesca Carta del contado del Campi, per un luogo che con esso non ha relazione alcuna se non di stare comunque a oriente della città. Perché non si è adottata una denominazione più consona a questa località, come ad esempio potrebbe essere via del Budrio, visto che proprio un bell’esemplare di stagno di tal genere le è posto a lato quasi in contiguità con il Cavo Morta? Un suggerimento di modifica che rivolgo in particolare all’architetto Garioni, non meno importante di quella da lui meritoriamente proposta per il piazzale di Porta Po.
Enzo Rangognini
(Cremona)

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Le foto dei lettori

Signor direttore, viale Po corsie pedonali? beppeviero@hotmail.com

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Messaggiando tutto il tempo
Giovane coppia a cena
tanti sms, zero dialogo
Egregio direttore,
appartengo a quella generazione ‘a cavallo di’: post periodo bellico quanto è bastato per non vedere macerie e disperazione ed abbastanza nuova per aver dovuto abbandonare carta e penna a favore di un ‘invio’ sul pc per comunicare con il direttore del quotidiano della mia città. E’ cronaca che riguarda i giovani d’oggi: fenomeni di bullismo, di insofferenza alle autorità scolastiche, di associazione in bande armate e relative sparatorie, di assunzione di droghe, insomma, la testimonianza di una inquietudine che non mi apparteneva.
Se oggi fossi ancora un giovanotto, sono sicuro, mi mancherebbero i ‘profumi’ del materiale scolastico; avrei nostalgia del rapporto diretto con i docenti che, spesso, sfiorava la complicità nei momenti critici degli esami; avrei bisogno di fare passeggiate e parlare, parlare, parlare… con persone ‘umane’.
Ispirato da una giovane coppia vicina di ‘pizza’ che ha ‘dialogato’ messaggiando tutto il tempo con il proprio cellulare sino all’arrivo del conto che è riuscito a strappare un «hai 2 euro di moneta?».
Bruno Tanturli
(Crema)

Crema, no all’idea di Cattaneo
Parcheggi e sanzioni
Comune inflessibile
Egregio direttore,
nei giorni scorsi il giornale ha pubblicato un articolo ben strutturato in cui si è dato conto di una discussione avvenuta nel Consiglio Comunale di Crema (20 novembre) relativa alle sanzioni che vengono irrogate agli automobilisti che sostano in zona parcometro e che sforano il tempo per il quale avevano effettuato il pagamento. In particolare, il consigliere Carlo Cattaneo, facendo riferimento ad una recentissima sentenza del giudice di pace di Crema, ha chiesto al Comune di Crema di consentire agli automobilisti di poter regolarizzare la propria posizione pagando, questo sì, l’integrazione per il tempo non coperto dal precedente versamento della tariffa, ma non la sanzione amministrativa di carattere pecuniario. Inspiegabilmente, l’Amministrazione comunale ha ‘alzato il muro’ contro questa proposta che, oggettivamente, è ispirata ai principi di ragionevolezza e di tutela degli automobilisti di buona fede che lasciano decorrere il tempo per mera dimenticanza o per un imprevisto. Mi pare, inoltre, di non ravvisare alcun danno all’erario del Comune, poiché gli automobilisti sarebbero, comunque, tenuti a pagare il servizio di sosta.
L. C.
(Crema)

Piante tagliate a Gradella
E’ stato uno scempio
Erano tutelate
Gentile direttore,
vogliamo rendere note ai lettori de il quotidiano La ‘Provincia di Cremona’ come l’amministrazione Polig gestisce il verde pubblico pandinese senza rispettare le norme e le leggi. In data 22 settembre 2017 un privato (senza nessun diritto) ha tagliato lungo la strada comunale di Gradella ben 21 pioppi cipressini, rovinando per sempre il paesaggio che non sarà più come prima. Gradella è una delle frazioni di Pandino (l’altra è Nosadello) ed è iscritta dal 2005 all’Associazione i Borghi più belli d’Italia - Filari d’alberi e vecchie cascine. Questi alberi secondo una valutazione dell’agronomo locale, dottor Forestale, Andrea Wojnar, non dovevano essere abbattuti in quanto solo due risultavano essere malati. Facciamo presente che gli alberi erano considerati di rilievo storico e/o ambientale. Inoltre, l’area fa parte del Parco Locale d’interesse Sovracomunale Fiume Tormo, che obbliga coloro i quali hanno la necessità di recidere alberi di dover chiedere l’autorizzazione. Il taglio ingiustificato ha scatenato da parte dei cittadini di Gradella e Pandino una serie di proteste sui social. Noi di Lista Civica PerPandino abbiamo deciso di presentare un’interrogazione. (...) Riportiamo la risposta del sindaco: «La decisione del taglio dei 21 alberi è stata assunta dal titolare del fondo privato sul quale le piante sono state messe a dimora oltre trent’anni fa. Quindi partiamo fin da subito da due presupposti diversi: l’assunzione che questo è patrimonio pubblico; l’altro, quello del fatto che sono stati messi sia a dimora e che sono curati da sempre da chi gestisce il fondo e da chi ne è proprietario. Quindi, per questa ragione non è stato emanato nessun atto amministrativo». Parole ingiustificabili.
Francesca Sau e Federico Bondioli
(lista civica ‘Per Pandino’)

Favoriscono le diseguaglianze
Progressisti
che sciagura
Signor direttore,
i comunisti, i socialisti e i loro eredi hanno deciso di essere progressisti: hanno sposato il progressismo che ha prodotto le legislazioni a favore di divorzio, aborto, unioni civili, fecondazione assistita eterologa, e oggi si battono per la legalizzazione di eutanasia, matrimonio omosessuale, utero in affitto, droghe ‘leggere’ e immigrazione di massa. Tutte cose che favoriscono la mercificazione dei rapporti umani, la precarietà sociale, la diseguaglianza economica, la contrazione dei salari degli strati sociali più deboli, la riorganizzazione dello sfruttamento capitalista della manodopera. Fra poco avremo lo ius soli e la sciagura sarà completa, e i rossi saranno felici. Ma presto il conto verrà chiesto loro e ai loro lacchè.
Giuliano Galassi
(Cremona)

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