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27 novembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

28 Novembre 2017 - 04:05

IL CASO

CAMBONINO SEMPRE PIÙ ‘LONTANO’ DA CREMONA
AVANTI COSÌ VOTEREMO A CASTELVERDE

Egregio direttore,
la volevo ringraziare perché grazie alla pubblicazione della mia lettera sul sottopasso del Cambonino e al risalto dato il giorno dopo sulla sua testata con l’intervento del rappresentante del comitato di quartiere, signor Croci (ringrazio ovviamente anche lui) sabato ho visto l’installazione dell’opportuna segnaletica per mettere in sicurezza i jersey.
Mi rammarico solo del persistente isolamento del quartiere Cambonino ulteriormente aggravata dalla successiva chiusura di via Castelleone.
Siamo sempre più lontani da Cremona. Se continuiamo di questo passo sarà più facile per noi andare a Castelverde che in centro a Cremona.
A questo punto mi chiedo se dovremo votare a Castelverde alle prossime elezioni del sindaco?
Luca Nolli
(nolli.luca@yahoo.it)

Leggo il suo timore come una provocazione - con una forte vena polemica - nei confronti dell’amministrazione comunale. Non c’è dubbio che i lavori di questo periodo e la conseguente viabilità modificata penalizzino il Cambonino che di problemi ne ha già tanti.

L'INTERVENTO

INDIETRO TUTTA
IL CANTIERE DELLE RIFORME SI È FERMATO

È clinicamente nota come nevrosi psicomotoria e produce scomposta agitazione di corpo, mente e parola. La stiamo osservando su vasta scala in questa frenetica vigilia elettorale di incerta conclusione, ma di certo, anzi certissimo inizio. Si aprì lo scorso dicembre con la sconfitta referendaria di Renzi. Il resto è conseguenza. A cominciare dall’annaspare di una sinistra costretta in piena campagna elettorale alla drammatica ma indifferibile separazione delle due anime che aveva tentato di fondere: riformismo liberaldemocratico e comunismo. Sfortuna vuole che questo travagliato passaggio incontri il favore della voracità mediatica, disinvolta nel trasformarlo, a costo di declassarne la natura politico culturale, nella cruenta e movimentata saga di una razza padrona che sente sul collo il fiato della sconfitta. La battaglia che si consuma alla sinistra del sistema è in effetti telegenica. Il che la rende intrigante. Ma al prezzo di spostare in secondo piano l’aspetto più serio della faccenda. Cioè la necessità che non solo la sinistra ma il Paese nel suo complesso abbia l’onestà intellettuale di scorporare il giudizio sul renzismo dalla natura concreta e oggettiva dei problemi che ha identificato e tentato di affrontare. Si può discutere se le soluzioni fossero corrette ma non si può negare che finalmente l’Italia fu messa davanti a se stessa, costretta a fare i conti coi propri storici limiti e con riforme e potature strutturali che il passaggio da un sistema relativamente protetto al mare aperto e burrascoso della globalizzazione rende necessarie alla sopravvivenza.

La bocciatura referendaria ha per contraccolpo generato un’illusione ottica pericolosamente consensuale il cui esito è palese: derubricati i problemi e chiuso a tempo indeterminato il cantiere delle riforme strutturali. Cantiere in cui il ventennio berlusconiano, pur miracolato da schiaccianti maggioranze parlamentari e da un’idonea cultura liberale e imprenditoriale, ha lavorato poco e timidamente. La difficoltà del momento non lascia margini di manovra né ad opportunistiche smemoratezze riguardo alla recente biografia nazionale e alle comuni responsabilità né alla vera natura del problema con cui ci stiamo misurando. Qui non è in gioco l’incompatibilità caratteriale fra questo o quel protagonista della sinistra. E’ in gioco la modernizzazione del sistema Italia. La ripresa c’è ma è debole e settoriale, il debito pubblico lievita fuori controllo, il deficit strutturale chiede interventi forti, persino i disordini bancari clamorosamente venuti alla ribalta sono in parte riconducibili al fatto che la politica ha utilizzato malamente e incautamente il credito come strumento sostitutivo di mancate riforme sociali. Seconda considerazione: posto che la difesa delle fasce più deboli è e deve restare il naturale obiettivo di una politica di sinistra, occorre ammettere che, pena l’inefficacia degli sforzi, gli strumenti da utilizzare vanno sottoposti a un coraggioso ripensamento. Oggi chi fa meglio il suo mestiere di difensore dei lavoratori? Susanna Camusso, rigida nell’armatura ideologica dei suoi ‘no’ oppure Cisl e Uil che pragmaticamente trattano commisurando richieste con possibilità oggettive di un sistema che, depredato e squilibrato, deve tentare un’ardua giustizia fra le generazioni di oggi e di domani? A giudicare dall’assalto in corso all’incustodito cantiere delle riforme diremmo che l’aria che tira è quella di un tacito ma sostanziale ‘indietro tutta’. Un inconcludente fare e disfare, tornando ogni volta al punto di partenza, pare il destino obbligato di un’Italia tutt’ora in cerca di una cultura di governo con corsia di emergenza adeguatamente blindata rispetto ai contingenti interessi di parte. Renzi che diceva di sè ‘mi spezzo ma non mi piego’ e a modo suo pose la questione di una cultura di governo, è oggi un contorsionista costretto a smontare le sue politiche sul lavoro in un desolante mercatino di scambi e ricattucci. Quanti voti vale al borsino dei cambi un pezzo di Jobs Act? Quanti collegi potrebbe valere un riesumato articolo 18? La politica è, da sempre, ricerca di un decente compromesso fra costi e ricavi. Ma c’è una soglia sotto la quale il compromesso diventa svendita o, in questo caso, suicidio assistito in nome di un futuro di mediocre trasformismo. Perché trasformismo, a meno d’un miracolo, sarà la vera parola chiave del futuro. Col nuovo sistema elettorale nessuno avrà vittoria tanto netta da disporre dei numeri necessari a realizzare le promesse elettorali. Ascoltando le mirabolanti offerte in campo, a cominciare da quelle del ringalluzzito Cavaliere, diremmo che tutti hanno mangiato la foglia: sanno che le Camere, ridotte a selva di paralizzanti veti incrociati, consentiranno di fare ben poco. Si può dunque senza rischio promettere tutto. Peccato che gli italiani siano refrattari alle rivoluzioni. Sarebbe l’occasione buona: chiudere a doppia mandata i rappresentanti del popolo nelle sedi istituzionali e tenerli a pane e acqua finché non trovano l’accordo su poche, urgenti riforme da realizzare, chiunque vinca o semi vinca, nella palude del dopo voto. Il Paese non ha bisogno di chiacchiere ma di una rete di sicurezza e qualche farmaco salvavita che lo accompagni e protegga nell’incerto futuro che il Rosatellum ha in serbo per lui.
Ada Ferrari

Non solo contro le donne
La violenza non ha né sesso né colore
Egregio direttore,
il 25 novembre è stata la giornata contro la violenza sulle donne, giornata che ha visto parecchie manifestazioni ovunque. Sinceramente a vedere certe cose in televisione mi si è accapponata la pelle perché la violenza non ha né sesso, né razza, né colore, si dovrebbe istituire la giornata contro la violenza in generale, perché spesso i soggetti vittima di violenza non sono solo donne, ma al contrario di quanto si crede anche uomini, bambini e animali. Che tristezza poi vedere le femministe manipolare questa giornata per i loro interessi, complice anche un proverbiale crasso bigottismo italico.
Urge in questa società allo sbando un immediato cambio di mentalità, altrimenti i problemi sulla violenza non faranno altro che inasprirsi.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

È vero che la violenza non ha né sesso, né razza, né colore ma gli abusi contro le donne sono una piaga in netta crescita, soprattutto in famiglia. Proprio per questo credo sia giusto celebrare la giornata contro la violenza sulle donne e riflettere su una cultura e un modello educativo ancora troppo maschilista.

Regionali. Primarie del M5S
Numeri davvero bassi
quelli del Pd altra cosa
Egregio direttore,
mi permetta di fare due semplici considerazioni sulle recenti primarie organizzate dal M5s in vista delle prossime elezioni regionali.
Primarie, tutt’altro che oceaniche. In tutta la Lombardia, hanno partecipato solo 4.286 elettori. Nella sola provincia di Cremona forse poco più di un centinaio di voti. Il dato non è disponibile.
Nel M5s bastano infatti solo 783 preferenze per essere candidato alla Presidenza di una Regione. In questo caso di Regione Lombardia. L’attuale consigliere regionale bergamasco Dario Violi, giovane, 32 anni, sarà il candidato che sfiderà Maroni e Gori alle prossime elezioni regionali.
Forse è utile ricordare ai simpatizzanti sul territorio del M5s i numeri delle primarie organizzate dal Pd per scegliere i propri rappresentanti nelle ultime elezioni, nella sola provincia di Cremona e i numeri delle preferenze.
Primarie per il parlamentari del 29 dicembre 2012, (organizzate in sette giorni tra Natale e Capodanno): Cinzia Fontana 2.451, Luciano Pizzetti 2.431, Titta Magnoli 1.928, Alessia Manfredini 1.393, Annamaria Abbate 481.
Elezioni regionali, 24 e 25 febbraio 2013 con preferenza unica: Agostino Alloni 5.127, Maura Ruggeri 2.734, Ivana Cavazzini 2.228.
Numeri un po’ diversi. Una bella differenza.
Alessia Manfredini
(direzione regionale del Pd)

Toscolano Maderno
Quell’immobile adatto
come sede dei disabili
Egregio direttore,
ma a lei risulta che l’ex Istituto cremonese di Toscolano Maderno sul Garda sia stato venduto? Ci terrei a saperlo, siccome ho proposto su ‘La Provincia’ di far coincidere le prime intenzioni che motivarono la ristrutturazione della struttura a beneficio dei disabili della provincia, con l’esigenza di trovare una sede idonea per i disabili dell’Alto Garda che attualmente ha sede sempre in Toscolano Maderno, nella sede Anfaas di Villa Zanardelli che però non sarebbe più idonea. La proposta consisteva nel cedere la struttura cremonese in comodato per ospitare la sede dei disabili gardesani, con l’usufrutto della comunità cremonese di una parte dell’edificio come casa per le vacanza per le famiglie dei disabili... Un servizio mirato, che comunque in modo analogo già viene svolto in estate presso la sede di Villa Zanardelli.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Abbiamo chiesto un ragguaglio all’amministrazione provinciale ma non risulta che la struttura di Toscolano Maderno, ad oggi, sia stata venduta.

Proverbi da rivedere
Il potere è un’arma
a doppio taglio
Signor direttore,
penso che sia giunto il tempo di cancellare dalla nostra mente il proverbio che recita: ‘Il potere logora chi non ce l’ha’ e sostituirlo con un altro che recita: ‘Il potere tende a criminalizzare chi ce l’ha e a legittimare la delinquenza di chi non ce l’ha’.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Farmaci alla Coop
Una scelta discutibile
Filantropia sospetta
Egregio direttore,
come mai le Coop avranno ottenuto la concessione allo smercio di prodotti farmaceutici quasi non bastassero i generi già trattati? Lo faranno per venire incontro alle esigenze della loro affezionata clientela? Per esclusive ragioni umanitarie? Animate da lodevole spirito di servizio? Non sarebbe più corretto lasciare tale compito agli ‘speziali’ implicando competenze mediche che solo dei laureati possono assicurare? Quand’anche orientamenti sulle scelte alternative (e meno costose) alle specialità prescritte? O lo faranno per estendere il proprio raggio d’azione anche in altri settori merceologici onde incrementare, insieme al fatturato, gli utili relativi? Non sarebbe auspicabile, invece, si decidessero a calmierare i prezzi degli articoli più comuni (ovvero quelli di prima necessità) per tanti che hanno risorse assai limitate e faticano a tirare fine mese?
Massimo Rizzi
(Cremona)

Che brutta la nebbia!
Cancella tutto
Persino i rumori
Signor direttore,
tanti sono i disagi climatici che il vivere in questo lombardo piano comporta. Tra i tanti la nebbia è senz’altro uno dei peggiori. Se sali sull’argine del fiume non vedi che un grande mare piano, grigio, senz’onde, unito. Senti soltanto qua e là le piccole grida selvagge di uccelli spersi in questo mondo vano. Le case sembrano rovine avvolte dalla polvere di qualche devastante cataclisma e in aria, come sospesi, neri scheletri di pioppi. E da lontano giunge il suono ovattato di una campana di qualche chiesetta sperduta in questa immensa grigia pianura.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

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