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13 ottobre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

15 Ottobre 2017 - 04:05

L'INTERVENTO

una ‘casa’ politica di cattolici
necessaria contro il laicismo

Ho letto con vivo interesse le considerazioni di don Alberto Franzini sulla opportunità di un ‘casa comune’ dei cattolici in politica, per frenare la deriva etica verso un soggettivismo impazzito nella legislazione non solo dell’Italia, ma dell’Europa (la Spagna starebbe per legalizzare matrimoni tra consanguinei!); nel suo articolo era ben chiara la distinzione tra i due poteri: politico ed ecclesiale, espressa con la chiarezza e competente del teologo-docente. Quindi ben lungi da lui evocare la duplicazione della Dc che appartiene, irreversibile, ad un’epoca passata, in cui ha assicurato il contributo dei cattolici alla vita politica dopo le tribolazioni del ‘non expedit’, dell’‘Exequatur’ in seguito alla battaglia di Porta Pia nell’Ottocento, ricordando, recentemente, le aggregazioni laiche e laiciste il generale Pagliari di Stagno Lombardo morto in quell’occasione. Su questo c’è convergenza con Franco Verdi, esponente del Partito democratico cremonese intervenuto domenica scorsa su ‘La Provincia’; una distinzione insorge quando Verdi risponde alla opportunità di una ‘casa comune’ di cattolici impegnati in politica auspicata da don Alberto. Premesso che la forza politica da lui auspicata, don Alberto sarebbe ovviamente di cattolici, mai dei cattolici, Verdi propone una convergenza su temi politici in senso lato, che appartengono alla dottrina sociale della Chiesa; li elenca, aggiornati, coinvolgendo per esempio, il problema delle migrazioni; ma sottolinea la irreversibilità della disseminazione dei cattolici nei partiti esistenti; non solo: conferma la normativa individualistico-soggettivistica, che va dalla legalizzazione dell’aborto (che non appartiene all’elenco) fino al riconoscimento dell’utero in affitto, ‘matrimonio gay’ e via incrementando la distruzione della cellula famigliare. Se non c’è una ‘casa comune’ tutti i discorsi sull’impegno politico dei cattolici finiscono coll’essere come l’incontro dei vescovi a Natale coi politici: un appello alle coscienze da parte del vescovo di turno per poi continuare come sempre. Dopo ‘Porta Pia’ i cattolici non hanno più partecipato alla vita politica, fino a quando la situazione socio-economica e culturale ha indotto Giolitti ad allargare il diritto di voto, a riconoscere le Camere del Lavoro, ha coinvolto socialisti e cattolici; questi ultimi divennero politicamente irrilevanti.
Solo con don Luigi Sturzo e con le Leghe Bianche, cioè nella ‘casa comune’, cattolici svolsero un ruolo politico tale, da dare fastidio al fascismo montante, spedendo don Sturzo in esilio e Guido Miglioli a passare ad ‘altra sponda’ non più politicamente cattolica. Don Alberto ha voluto, credo, stimolare noi laici ad ‘inventare questa ‘casa comune, a non rassegnarsi al sistema micidiale attuale.
Mario Pedrini
(Cremona)

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Ne parlo con...

Il ministro o l’azienda?
Caso ilva, qualcuno sta giocando sporco

Egregio direttore,
sarei felice di avere chiarimenti sulla vicenda Ilva-Italsider perché evidentemente qualcuno sta giocando veramente sporco.
Se il gruppo Acelor-Mittal acquirente di Ilva ha cambiato le carte in tavola volendo imporre la riassunzione ex novo dei lavoratori senza aver concordato questo all’atto dell’acquisto di Ilva si tratterebbe di una vera porcata e se questi sono gli inizi, quale affidabilità avrebbe il gruppo franco-indiano nel garantire il risanamento ambientale degli stabilimenti?
Se viceversa la cosa era stata concordata con il governo ad insaputa dei lavoratori allora il ministro Calenda avrebbe perso ogni credibilità e dovrebbe tirarne le conseguenze: dimissioni senza se e senza ma.
In ogni caso di tutta la vicenda possiamo trarre alcuni insegnamenti: si parla tanto di investimenti stranieri che non ci sono, quando ci sono però la prima conseguenza è sempre e solo una: tagli e riduzioni di stipendio e mi può spiegare in queste condizioni come potrà esserci mai ripresa se i cittadini guadagnano sempre meno?
La classe politica che ci gestisce appare sempre meno preparata ad affrontare la situazione e riguardo a future privatizzazioni la cosa mi preoccupa molto.
A proposito, Alitalia non doveva essere venduta? Chi sono i potenziali acquirenti? Siamo ad ottobre e tutto tace, le cose più importante sono il Rosatellum e lo Ius Soli!
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

Giusto ieri il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha detto che «sull’Ilva di Taranto la penso come il ministro Calenda, che è poi anche la posizione del Governo: noi pensiamo che bisogna andare avanti con il confronto ma l’azienda deve dare una risposta a fronte di impegni che erano stati assunti in partenza come quadro generale». In sostanza, il ministro Calenda ha fatto saltare il tavolo di confronto con Arcelor Mittal e Marcegaglia giudicando «irricevibile» il piano di tagli del personale e di revisione dei livelli retributivi presentato dall’azienda, considerato in difformità con gli impegni assunti vincendo la gara per l’acquisto dell’azienda. Da qui il muro contro muro.

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Le foto dei lettori

Caro direttore, l’ingresso della Cremonese in serie B mi ha convinto a ritornare allo stadio e a riprovare la gioia e
l’emozione di quando la palla entra in rete. In questa foto non mi sono fatto scappare l’occasione di immortalare la
scena. Lo sport è bello, unisce in modo particolare quando tutto si muove nella correttezza e nel rispetto reciproco.
Forza Cremonese aspetto il ritorno in A io ci credo e tu? Salvo Liuzzi (Cremona)

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Ma all’Ats non me l’hanno detto
Medico di base
temporaneo: si può
Signor direttore,
l’Odissea vissuta dal mio amico Dante ha dell’incredibilmente vero. Mentre in certi ospedali del sud anche le formiche vengono ricoverate senza alcuna prescrizione medica, in quelli del nord per ottenere un farmaco indispensabile a garantire la propria sopravvivenza è indispensabile la ricetta del medico di base o della mutua. Il guaio inizia quando sei assente per motivi personali dalla tua patria, e tornando scopri che il ‘tuo medico’ è andato in pensione e non sei più residente nella città dalla quale sei partito, quindi sei senza medico e senza in teoria la possibilità di farsi prescrivere una ricetta per acquistare medicine a salvaguardia della propria salute. E qui inizia il suo ballo del cia-cia-rle, quindi pur vivendo una salute precaria, armato di santa pazienza, si reca all'Asl locale per chiedere che gli venga assegnato un nuovo medico ma la risposta è negativa perché non è più residente in questa città da tanto tempo e allora, sorretto dagli ultimi sgoccioli di pazienza, si reca al Pronto soccorso dove viene ricevuto come un malato immaginario e fatto parcheggiare in sala di attesa in attesa del suo turno.
Dopo ore di attesa viene ricevuto ma viene liquidato e trattato come un perdi tempo, perché quello non è il luogo per recarsi a chiedere una ricetta per acquistare medicine.
Allora, mentre sta per far esplodere l’ultimo atomo della tua pazienza, si alza una voce angelica, estranea alla discussione, che gentilmente lo informa che l’Ats (ex Asl) in questi frequenti casi è obbligata ad assegnarti un medico di base ‘temporaneo’ e così domani è un altro giorno e... se sarà ancora vivo deve tornare all’Ats e spiegare alla funzionaria addetta quello che in pratica lei aveva il dovere di sapere, sperando che il suo calvario non termini sulla croce.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Dilagano le giornate dedicate
Io prof rifiuto
la ‘festa dei prof’
Egregio direttore,
qualche giorno fa una collega mi ha detto «Sai che oggi è la festa degli insegnanti»?
No, non lo sapevo... festa dei nonni, della mamma, del papà, dei single, degli innamorati, delle donne... e che altro? No, mi rifiuto di festeggiare, se non il mio compleanno e quello dei miei figli. Vogliamo fare un anno di festeggiamenti?
Vi suggerisco qualche idea: festa dei ricercatori, festa dei volontari, festa di chi ha il conto in rosso in banca, festa di chi non riuscirà ad andare in pensione, festa di chi paga le tasse, festa di chi paga il canone Rai, festa di chi non ha nulla da festeggiare. Che dite? Possiamo arrivare a 365? Sarà una festa tutti i giorni.
Elisabetta Ferrari
(docente, Cremona)

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