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26 settembre

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

28 Settembre 2017 - 04:00

Le foto dei lettori

Grave incuria agli androni III e IV del cimitero
Egregio direttore,
sono un cittadino che si reca con una discreta frequenza presso il cimitero comunale, per rendere visita ai propri cari, e con mio grande rammarico mi trovo costretto a segnalare a lei e alla sua redazione le condizioni di grave incuria nel quale si trovano gli androni III e IV, invasi da piccioni e relativi escrementi, devo purtroppo constatare che sotto l’attuale amministrazione la situazione è notevolmente peggiorata. Allego testimonianza fotografica.
G. G.
(Cremona)

Ne parlo con...

Linea Gestioni

Carta persa dai camion, si farà più attenzione
Egregio direttore,
con riferimento alla lettera pubblicata in data 24/09/2017 a titolo ‘Mezzi troppo carichi rovesciano carta e plastica nel nostro quartiere: ora basta’, ringraziamo per la segnalazione e confermiamo a lei e ai cittadini del quartiere il nostro impegno quotidiano affinché venga mantenuta alta l’attenzione durante l’esecuzione dei servizi di raccolta rifiuti e pulizia stradale a vantaggio del decoro urbano.
Primo Podestà
(direttore generale Linea Gestioni srl)

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Casalbuttano ed Uniti
Per vincere servono i voti della locale comunità gay
Gentile direttore,
a quasi 4 anni dalla sconfitta elettorale, il Movimento politico di Nuova Linea, di Casalbuttano ed Uniti, non si da pace. Il sindaco professor Donato Daldoss e la sua squadra hanno amministrato più che bene, e hanno perso di ben 400 voti.
Nelle riflessione interne al movimento, dei propri meet up, sono state prese in considerazioni due riflessioni, la prima riguarda la composizione della lista, troppo stemperata politicamente, bisognava riprendere il precedente discorso di una lista politica di centro destra con appoggio dei partiti nazionali, questo per non disperdere voti, altrimenti molti elettori come nel 2014, non si sono riconosciuti in cabina nell’espressione del loro voto.
Come seconda riflessione, per l’attuale sindaco, vincitore, ha pesato il voto indiscutibile della «comunità gay locale» — in cambio vedi il Regolamento per le unioni civili — quindi per il 2019 bisogna andare nella profondità, ed essere più penetranti in questo elettorato, che può determinare la vittoria, come per l’attuale sindaco, mettersi quindi in sintonia anche con quanto espresso da papa Francesco in ‘Amoris Laetitia’, non condanna di coloro che vivono situazioni di innegabile sofferenza, ma aperti all’accoglienza, assumendo posizioni che ci permetteranno di vincere il Comune nel 2019 andando incontro a tutte le diversità.
Aprirsi alle diversita' e alla comunità, locale gay, auspicando il loro appoggio politico alle elezioni comunali 20019 di Casalbuttano ed Uniti sarà senz’altro una carta più che vincente, visto che sono in tanti.
Giacomo Mondini
(segretario politico di Nuova Linea, Casalbuttano)

L'INTERVENTO
L'Italia impari a difendere i propri interessi in Europa
Più volte sul punto di sfasciarsi, l’Unione europea è finora riuscita ad evitare quel che Macron, nella recente visita greca, ha definito un rovinoso «suicidio politico». Vero. Converrà tuttavia archiviare l’overdose retorica che ha fin qui puntellato l’edificio comunitario spacciandolo per erede del nobile idealismo europeista del secondo dopoguerra.
La realtà racconta un’altra storia. Il nocciolo di questa Europa è duramente elitario e plutocratico. Formalmente contano tutti, di fatto conta chi ha la forza necessaria per compensare la cessione di sovranità imposta a ogni paese con soddisfacenti tutele del proprio interesse nazionale. La bandiera del libero mercato, filosofia ufficiale dell’Unione, è insomma issata o ammainata a seconda delle convenienze e si concede ampie levate di scudi in senso protezionista quando a suggerirle è quella ragion di stato che, anche in tempi di ‘giochi senza frontiere’, mantiene autorevole e vincolante voce in capitolo.
E’ da manuale in proposito il decorso, ad esito tuttora incerto, del braccio di ferro fra Italia e Francia: contesa economica ma anche pezzo teatrale ad alto contenuto di suspence riguardante i cantieri navali francesi del gruppo coreano Stx di cui la nostra Fincantieri ha acquisito i due terzi e dunque il controllo.
A Macron la cosa brucia tant’è che, al momento, ha optato per la temporanea nazionalizzazione. Ma come? Non s’era fatta l’Unione proprio per superare le economie nazionali e dar vita a economie di rete, grandi poli industriali europei in grado di competere coi giganti mondiali, specie asiatici? Infatti quello resta il copione ufficiale. Ma in concreto la musica è un’altra e a imprimere brusche frenate alle grandi fratellanze economiche ecco avanzare svariate ragioni: il segreto industriale, quello militare, i posti di lavoro, l’opportunità che ciascun paese si tenga stretti i settori produttivi strategici affinché quel che resta delle sovranità nazionali non finisca sotto il livello di guardia.
Che idea farsi del suggestivo pasticcio? Rigurgiti nazionalisti, ritorno al vecchio schema, superato solo a parole, dello stato padrone? No. Più realisticamente parleremmo di un’Europa che nel passaggio dalle parole ai fatti deve disporsi a un difficile e lento rodaggio, complicato dal fardello di secoli di storia, cioè di un vissuto di relazioni internazionali non propriamente fraterne. Macron, idolo di breve durata delle nostre sinistre, ci insegna dunque un paio di cosette.
Primo: chi crede che i populismi siano l’unico ostacolo sulla via dell’integrazione europea vive su un altro pianeta.
Secondo: l’auspicata creazione di efficaci poli industriali europei esige gioco di squadra ma anche adeguata spregiudicatezza autodifensiva da parte dei singoli partner aderenti. Calenda, al timone delle nostre politiche di sviluppo, l’ha capito molto bene e, congedata la stagione delle concilianti morbidezze, mostra i muscoli e batte i pugni sul tavolo. Vedi caso Mediaset-Vivendi, capitolo Tim e ora Fincantieri.
Curioso è invece il Renzi-pensiero riguardo a Fincantieri: l’ex premier fa sfoggio di cavalleresca simpatia verso i francesi visto che in fondo proteggono il loro interesse e buon per loro se ci riescono. Qualcosa non quadra. Fu a suo tempo fra i più radicali sostenitori del nostro passaggio da un capitalismo di sistema, cioè guidato da una cabina di regia politico istituzionale, a un puro capitalismo di mercato, integralmente affidato alla sapienza spontanea del gioco domanda offerta. E i risultati non furono rose e fiori. L’Italia ha rischiato, e rischia tuttora, il ruolo di appetibile supermercato in cui avventori stranieri, magari a prezzi di saldo, smontano e asportano delicati tasselli del sistema-Paese.
A questa versione selvaggiamente predatoria del mercato non siamo in grado di rispondere con adeguata reciprocità. I numeri parlano chiaro: nelle pescose acque del mercato globale siamo assai più pescati che pescatori, cioè più comprati che compratori. La linea Calenda tenta di invertire la rotta. E lo fa nell’unico modo possibile: nuovamente responsabilizzando il sistema istituzionale riguardo agli indirizzi della nostra politica industriale. Strano che Renzi non riconosca in questo la messa in pratica del famoso ‘partito della nazione’ che tanto invocava senza costruirne con la dovuta coerenza la vera premessa: un grande piano industriale su cui il governo fosse pronto a giocarsi la faccia e la partita per la sopravvivenza del sistema Italia. «L’Italia salva le banche. La Francia salva le industrie» nemmeno l’impietosa frecciata della stampa francese nelle fasi calde del confronto ha innescato una riflessione di adeguato respiro sullo stato di salute del nostro capitalismo e sulle pericolose latitanze della politica.
Cosa suggerisce l’archivio del passato? A tirarci fuori dai massacranti esiti della crisi del ’29, analoga a questa, fu l’Istituto per la Ricostruzione Industriale ideato nel ’33 da due manager pubblici di genio, e personale formazione liberista, come Beneduce e Menichella. Grazie all’Iri lo stato si riservò funzione di indirizzo dello sviluppo industriale e si garantì un ingente patrimonio industriale, futuro strumento di un grande capitalismo di sistema, dalla siderurgia di Sinigaglia all’Eni di Mattei.
Era la premessa del futuro miracolo economico. Nel 2017 la ricetta non può essere la stessa. Lo spirito invece non può essere diverso.
Ada Ferrari

Messo alle corde da Sgarbi
Imbarazzante in tv il comunista Vauro
Signor direttore,
in tv su la 7 c’era il vignettista comunista Vauro a difendere la legge di Emanuele Fiano che punisce ‘chiunque propagandi, con scritti o con oggettistica, il fascismo’. Non stiamo ad entrare nel merito della legge Fiano che giudichiamo una legge liberticida, anticostituzionale, antidemocratica e cretina perché pretende di combattere le idee con le leggi. Merita invece una certa attenzione l’atteggiamento di Vauro che, senza vergogna e con la solita spocchia, si è orgogliosamente dichiarato comunista senza considerare cosa è stato e cosa ha fatto nel mondo il comunismo: 100 milioni di morti, gulag, purghe, guerre, persecuzioni, tanto che per impedire le fughe dei cittadini dagli stati comunisti fu obbligato a costruire muri e barriere di filo spinato.
Messo alle corde dalle contestazioni di Sgarbi circa l’abominio liberticida del comunismo passato e di quello odierno Vauro ha detto che lui è comunista italiano dimenticandosi di due fatti importanti e cioè che il comunismo italiano è stato di infima importanza nel quadro del comunismo mondiale e che gli epigoni del comunismo italiano, da Togliatti a Napolitano a Berlinguer a Longo, a Secchia, a Ingrao, alla Iotti, a Di Vittorio, a Bertinotti, ai militanti del partito tutti hanno pianto la morte di Stalin lo stragista.
alessandro.mezzano@alice.it

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Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    28 Settembre 2017 - 12:34

    Il Sig. Mondini scrive con una trasparenza disarmante per questi tempi. Mettere nero su bianco e così pubblicamente la propria intenzione di svendere qualsiasi idea e cultura proprie, pur di ottenere qualche voto in più è davvero incredibile a sentirsi. Lo ringrazio perché nessun altro, nemmeno il sindaco attuale, certamente lo dirà mai apertamente ("sì, abbiamo fatto un provvedimento inutile ma era per avere qualche centinaio di voti in più che da noi fanno la differenza"). Stessa cosa che ha fatto Renzi. Solo che ha agito più in grande. E non si fermerà a questo. Però invito il Mondini ad una ulteriore riflessione: è proprio sicuro che la comunità gay (davvero sono 400 solo a Casalbuttano?) voterà per la sua lista? Ha contato quanti sono invece i voti che perderà dai suoi soliti elettori?

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