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6 settembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

08 Settembre 2017 - 04:00

IL CASO

Ammassati sui treni come sardine
Anche colpa di un orario senza senso

Signor direttore,
come ogni anno Trenord ci ha riservato il regalo del cambio di orario per il mese di agosto. Numerosi treni cancellati. Il cambio obbligatorio per i viaggiatori che da Cremona siano diretti a Milano (via Treviglio) cha creato disagi non degni di un Paese che si voglia chiamare civile e di una regione che voglia considerarsi ‘locomotore dell’Italia’.
Da Cremona c’era il treno 10460 (6.41) per Treviglio (arrivo 7.53). Era necessario attendere il treno 1700 che da Verona porta a Milano Centrale (8.05 a Treviglio).
Alcune mattine fa, dato il numero di viaggiatori, numerosi passeggeri non sono riusciti a salire sul treno e coloro che ‘fortunati’ sono riusciti a salire si sono trovati stipati in un modo inverosimile. Naturalmente non era funzionante l’aria condizionata e l’aria non era respirabile. Fortunatamente nessun passeggero ha avuto malori.
È una cosa indecente. Non si possono far viaggiare le persone in queste condizioni. Le persone hanno una loro dignità e oltretutto pagano un biglietto. (...)
Quando si definisce l’orario del mese di agosto perchè non si tiene conto che gran parte delle persone nell’ultima settimana riprendono il lavoro? L’orario ‘normale’ con tutti i treni ripristinati è entrato in vigore solo lunedì 4 settembre.
La maggior parte dei pendolari hanno ripreso a lavorare una decina di giorni fa. E noi non siamo come il presidente di Regione Lombardia o gli assessori oppure i dirigenti di Trenord che si muovono con l’auto blu. (...)
Oreste Parati
(Crema)

La soluzione potrebbe essere quella di fare ferie più lunghe e rientrare al lavoro solo a settembre iniziato. Sto scherzando. Le osservazioni che lei ha avanzato sono di buon senso. Trenord è spesso nel mirino delle critiche e mi auguro che voglia spiegare le sue ragioni.

LA POLEMICA

BOCCIATURE VIETATE, A SCUOLA LA SELEZIONE DEI MIGLIORI È DIVENTATA UTOPIA

Egregio direttore,
sono ormai quasi trent’anni che i vari governi (di destra o di sinistra) hanno deciso di trasformare la scuola italiana in un ‘oratorio laico’, nel quale gli studenti devono stare bene, impegnarsi il minimo possibile, e dimenticare le fatiche dello studio. Una scuola dove la meritocrazia e la selezione dei migliori sono diventate parole (e azioni) politicamente scorrette, quasi delle bestemmie. Camuffando il loro agire con pretestuose e luccicanti riforme, i governi – per esempio togliendo le ore nei laboratori, avvilendo e snaturando così il ruolo dei professionali e degli istituti tecnici - hanno mirato sempre e comunque a tagliare i costi dell’istruzione pubblica, diventati troppi elevati dopo l’introduzione dei famigerati team nelle scuole elementari, con l’abolizione della maestra unica e la moltiplicazione delle ‘maestre specialiste’, e la conseguente riduzione dell’insegnamento dell’italiano a sole sei ore settimanali (con la conseguente diffusa incapacità di tanti studenti di leggere e di scrivere). La ‘sperimentazione’ di ridurre a quattro anni il curricolo dei licei va proprio in questa direzione: in un colpo si toglie lavoro (e retribuzione) ad un quinto dei docenti delle superiori! Monti voleva portare a 23 ore (con lo stesso stipendio) l’orario cattedra, per raggiungere il medesimo risultato. Ma questi sono più furbi, e parlano - a vanvera – di aiutare gli studenti ad entrare prima nel mondo del lavoro. La proposta di vietare le bocciature nelle scuole elementari (dove di fatto è già così) e alle medie persegue la trasformazione di cui sopra: la scuola deve essere solo un parcheggio piacevole per le giovani generazioni; non importa poi se queste rimangono di fatto semi-analfabete. E pensare che far ripetere un anno alle elementari ad un allievo in difficoltà lo potrebbe aiutare – senza i paventati, inesistenti, traumi – a consolidare le sue competenze, così da continuare poi proficuamente il suo percorso scolastico. Prima si interviene e meglio è. Ma ciò non è di fatto più possibile, ed ora verrà una legge a certificarlo, con grande gaudio delle famiglie, che non vogliono grane per i loro figli, mentre li parcheggiano a scuola. Credere, come qualcuno incredibilmente fa, che gli studenti – senza una seria valutazione, senza voti realistici e con promozioni garantite – si mettano a studiare per il piacere di farlo, e che togliere le ripetenze migliori la qualità della scuola, è come credere che, togliendo le pene previste per i reati, i ladri smettessero di rubare, gli assassini di uccidere. Oppure che i lazzaroni, dando loro un reddito garantito, si mettessero a lavorare. Utopie deliranti, che portano allo sfascio la società. Concludo con una domanda retorica: a chi giova un popolo di ignoranti e di semi-analfabeti?
Guido Antonioli
(Pandino)

Pericoloso per l’ecosistema

Il gambero killer
è una specie invasiva
Egregio direttore,
bella l’immagine del gambero di fiume immortalata dal signor Mario Ferrari in zona Boschetto. Solo un appunto: quel gambero non è un gambero nostrano, cosa di cui gioire, bensì trattasi del cosiddetto gambero killer ovvero gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), specie considerata invasiva a causa della sua voracità e la cui aggressività e potenzialità riproduttiva fanno di questa specie un vero pericolo per gli ecosistemi in cui viene introdotta. Portatore sano della ‘peste del gambero’ che fa strage delle specie autoctone, è un grande divoratore di girini, uova e piccoli pesci, oltre ad essere provetto scavatore di lunghi tunnel che possono rovinare le sponde delle rogge e dei fossi. È in grado di resistere fuori dall’acqua per diverse ore e sfrutta questa sua capacità per spostarsi e colonizzare nuovi habitat. A causa della sua resistenza all’inquinamento è pure sconsigliato cibarsene, in quanto è in grado di accumulare tossine in quantità pericolose per l’uomo. Bene ha fatto il signor Mario a dare la precedenza ma per la prossima volta accetti un benevolo consiglio: tiri dritto.
Giulio Bottini
(Cremona)

A Casalmaggiore
Serata di emozioni
grazie a Fausto Tenca
Egregio direttore,
lo Spazio aperto spesso, giustamente, ospita opinioni, giudizi, proposte. Credo che uno spazio debbano trovarlo anche le emozioni. Emozioni, ogni persona le esprime o le subisce in modo diverso.
Domenica sera presso il parco Comunale di Casalmaggiore posso dire di aver percepito emozioni forti legate a canzoni che portano ai ricordi, a tratti di vita giovanile e non. Questo grazie al concerto organizzato dall’orchestra Fausto Tenca, in poche parole sta racchiuso il significato del concerto ‘cinquanta anni di musica in una sola serata’.
Cinquantanni una parola che ti esce dalla bocca in modo veloce, ma cinquanta anni sono tanti, sono mezzo secolo, quando andavamo a scuola si parlava di un avvenimento accaduto 50 anni prima , ovvero la prima guerra mondiale, un tempo che sentivamo lontanissimo da noi, oggi invece per noi, la nostra gioventù sembra ieri.
Cosa centra tutto questo con le emozioni che ti fanno provare certe canzoni, centra parecchio, perché queste ti fanno sentire tutto più vicino, più familiare, un vissuto da ricordare.
Sono grato a Fausto Tenca per aver avuto l’intuizione di proporre questo progetto, fatto di musica, di canzoni e di ricordi, nel contempo è riuscito a coinvolgere un popolo che oltre ad ascoltare delle belle canzoni, intreccia conoscenze e amicizie. (...)
Tenca è riuscito in questo intento, in un momento in cui oltre all’individualismo conta di più il virtuale che il reale.
La pacca sulle spalle, una stretta di mano amichevole, un abbraccio caloroso, la stima reciproca è quello che a Fausto Tenca è riuscito in questo percorso.
Stare una serata ad ascoltare canzoni dove alcune di esse in modo particolare ti riportano indietro nel tempo, dove l’emozione non è la regola , ma è quell’attimo fuggente fatto di ricordi.
Gerelli Sante
(Gussola)

Le gerarchie servono
All’Islam manca
una guida spirituale
Egregio direttore,
all’Islam manca una guida spirituale. Due sono le palle al piede che ancora affliggono le comunità islamiche: la mancanza di una guida spirituale unanimemente riconosciuta (e in grado di redigere un’univoca interpretazione del Corano) e la condizione di sudditanza riservata alla donna. L’assenza di una gerarchia che ha impedito, sinora, lo scambio tra culture che non hanno mai cessato di contrapporsi.
La mancata emancipazione femminile che non ha permesso un intervento paritario capace di rimuovere quell’egemonia del sesso forte, indiscusso protagonista del destino comune. Solo il superamento di queste rigide barriere culturali potrebbe consentire il riavvicinamento di civiltà fondamentali per la storia del genere umano e per la propria evoluzione.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Ora solo cemento e rifiuti
Dal balcone prima
vedevo piante e campi

Signor direttore,
fino allo scorso anno quando andavo sul balcone vedevo piante d’alto fusto e anche un prato verde. Ora hanno tagliato le piante e cementificato tutto. In più da una parte hanno costruito una carrozzeria, dall’altra un rumoroso autolavaggio, nel mezzo una discarica. Tutto ciò a fronte di un centinaio di appartamenti siti in via Nuvolone.
Beppe Giava
(Cremona)

‘Battaglie’ telefoniche
Lasciare il gestore
è stata un’impresa
Egregio direttore,
nei giorni scorsi ho letto la vicenda del signore che dopo mesi è riuscito a scollegarsi dalla Tim. Io dopo due raccomandate con due ricevute di ritorno - la prima nel 2016 e la seconda nell’aprile 2017 - sono riuscita dopo tutto questo tempo a farmi togliere la linea ma continuo a pagare. Ogni volta che chiamavo il 187 e riuscivo a prendere la linea e chiedevo la disattivazione del telefono la comunicazione si interrompeva. Finalmente, dopo quasi un anno dalla prima disdetta, un operatore si è messo la mano sul cuore e mi ha ascoltata: mi ha dato il codice di disattivazione e il codice del rimborso spese visto che stavo pagando da settembre 2016. Ho giurato che la prossima bolletta che mi arriva la porto dai carabinieri e li denuncio per truffa. Ho tutto documentato, carta canta. Scusi lo sfogo ma ho pagato il mese scorso ancora 57 euro.
Marina Pizzamiglio
(Soresina)

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