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5 settembre

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

07 Settembre 2017 - 04:05

IL CASO
Il Gran Premio d'Italia è storia e passione. Lo striscione sull'autonomia lombarda vicino al "Cuore Ferrari" è un'offesa

Signor direttore,
ciò a cui si è assistito al Gran Premio d'Italia di Formula 1 a Monza è stato imbarazzante.
In mezzo alla marea rossa, vicino alle due maxi-bandiere della Ferrari che dominavano sotto il podio il rettilineo del ‘Tempio della velocità’ è comparso un terzo striscione, quello del Sì all’autonomia Lombarda.
È stato un insulto, una mancanza di rispetto nei confronti di tutti noi che eravamo presenti con la passione delle auto e della Ferrari fino al midollo! Noi che aspettiamo per un anno intero di andare sotto a quel podio leggendario e tenere, anche solo con un dito, il grande Cuore Ferrari.
Invece c’erano loro, che della Formula 1 e della Ferrari non interessa niente, ma avevano solamente voglia di protagonismo occupando spazio e posti ai veri tifosi.
Premetto che non voglio discutere del merito del ‘Sì’ o del ‘No’ all’autonomia Lombarda. Il Gran Premio d'Italia è storia, è passione, è odore di benzina e di gomma bruciata, è rumore dei motori, è tifo. Non è politica!
Mi auguro che nei prossimi anni non accadano più situazioni simili.
La Ferrari è di tutti e vedere uno striscione ‘politico"’ anche se senza un logo partitico, accanto al simbolo Ferrari, beh a noi veri appassionati del Cavallino ha fatto male al cuore.
Gabriel Fomiatti
(Casalmaggiore)

Uno striscione di circa 100 metri quadri con scritto ‘22 ottobre, sì autonomia’ (nella fotografia) è stato srotolato al termine del gran premio a Monza proprio sotto il palco delle premiazioni, in mezzo alla pista. L’iniziativa, che potremmo anche definire un ‘blitz’, è stata promossa e rivendicata dai Giovani Padani.

LA POLEMICA
La storia che leggiamo nei libri è fasulla
Signor direttore,
la storia, così come ci viene insegnata nelle scuole e come è scritta nei libri non esiste. Nei casi di buona fede solo nelle menti di chi l’ha scritta e sovente, quasi sempre, neppure in quelle quando la malafede consiglia di alterare la verità scomoda dei fatti per addomesticarli secondo la convenienza di chi la scrive.
In questo senso la storia, come anche per altri versi la religione, non è altro che uno ‘Strumentum regni’ e serve a dare lustro, potere e legittimità a coloro che l’hanno manovrata. Quando, alcuni decenni fa, ci recammo in Grecia, visitammo naturalmente il museo nazionale di Atene e fummo stupiti dalla grande quantità di statue e busti dell’imperatore romano Nerone dato che a scuola costui ci era sempre stato descritto come un crudele mostro assetato di sangue e persecutore dei cristiani. Chiedemmo spiegazioni alla guida, un vecchio professore di storia dell’arte in pensione ed egli, sorridendo, ci disse che la storia era stata scritta dai chierici che erano risentiti con Nerone per le persecuzioni subite dai cristiani e che quindi lo avevano dipinto come un mostro assetato di sangue mentre invece, per i greci, Nerone era stato un imperatore saggio, magnanimo che aveva fatto per la Grecia più di tutti i governanti passati.
Ci spiegò inoltre che le persecuzioni contro i cristiani non erano state dettate da odio di religione, ma dal fatto che essi, i cristiani, si ribellavano alle regole dello Stato di Roma che imponeva di considerare l’imperatore una divinità e che quindi erano soggetti alla pena di morte per ribellione allo Stato.
Ma senza scomodare Nerone e la Grecia, provate ad immaginare che la seconda guerra mondiale l’avessero vinta gli alleati dell’Asse e poi ditemi come la storia avrebbe giustificato gli aspetti degli avvenimenti negativi di Italia, Germania e Giappone e come invece sarebbero stati descritti e giudicati i bombardamenti terroristici che Inghilterra e America fecero in Italia e in Germania oppure le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, o l’imprigionamento in campi di concentramento negli Usa dei cittadini giapponesi e tedeschi, oppure il proclama del generale francese Juin che a Montecassino promise ai suoi soldati marocchini, in caso di vittoria, tre giorni di stupri e rapine senza alcuna punizione come poi realmente avvenne oppure le fucilazioni ordinate dal generale Patton in Sicilia di soldati italiani che si erano già arresi.
Oppure le stragi, gli stupri e le rapine fatte dall’armata rossa nel suo avanzare nella conquista della Germania o come sarebbe stata descritta la resistenza in Italia! Questo solo per citare i fatti conosciuti che poi, siamo sicuri, molti altri non vennero mai alla luce per motivi di opportunità.
Ed allora ecco che ci sono motivi concreti e provati di dubitare della veridicità della storia ufficiale e dato che i motivi e le situazioni, per quanto diversi sono sempre stati simili, è facile concludere che sempre la storia è stata una somma di menzogne e di verità addomesticate per gli interessi del potere del momento e che forse, solo dopo secoli e qualora non ci siano più interessi in ballo, si può sperare che un barlume di verità si possa fare strada nella foresta delle menzogne, delle falsità, delle omissioni sempre che non siano anche stati svuotati gli archivi e bruciati i documenti.
D’altronde se i ‘fabbricanti di pubblica opinione’ agiscono sul quotidiano attraverso i giornali, le televisioni, la letteratura ed ogni mezzo di comunicazione per portare il gregge nei recinti voluti dal potere, non si vede per quale motivo gli stessi interessi non possano spingere pseudo storici asserviti a fare lo stesso! Vorrei che la storia, almeno quella relativa agli ultimi due o tre secoli, fosse abolita dalla scuole e non solo per amore della verità, ma anche per igiene mentale.
Alessandro Mezzano
(Cremona)

Rileggiamo Oriana Fallaci
La cultura di sinistra, il rapporto con l’islam
Egregio direttore,
sarebbe utile a tutti, di tanto in tanto, andarsi a rileggere le parole profetiche scritte pochi lustri fa da Oriana Fallaci.
La grande giornalista ricordava sovente come vi fosse uno strettissimo nesso tra la diffusione di un islam arrogante in Europa e la pure diffusa cultura di sinistra - socialista, postcomunista o comunista che sia - nel continente.
In queste sere ho avuto modo di assistere a una trasmissione di un’emittente regionale in cui vi erano ospiti, tra gli altri, l’ex ministro del governo Prodi Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista, e Diana De Marchi, consigliera comunale del Pd a Milano. Ebbene, quando tra i vari temi si è trattato quello della bocciatura della grande moschea di Sesto San Giovanni (comune amministrato dal centrodestra), i due politici hanno dato il meglio, difendendo a spada tratta le istanze dei musulmani pur in presenza di vari vizi formali tali per cui il comune di Sesto non avrebbe potuto dare in ogni caso l’autorizzazione.
La consigliera Pd, brillante solo in protervia, drammaticamente penosa per tutto il resto, ha pure difeso accanitamente il presunto diritto degli islamici di celebrare la festa del sacrificio che, com’è stato ricordato in studio, è la festa dello sgozzamento, officiata con un rito che la nostra civiltà considera barbaro, efferato, inaccettabile, in quanto infligge all’animale una morte lenta e atroce.
Ma per il Pd, quinta colonna dell’islam in Italia, è giusto così: annulliamoci, noi italiani, noi europei, con tutti i nostri valori, la nostra religione, la cultura che abbiamo faticosamente costruito in secoli, in nome degli stranieri - soprattutto se sono musulmani - delle loro tradizioni da imporci in casa nostra, dei loro ‘diritti’.
La sinistra potrà proseguire a cambiare nome dozzine di volte, ma l’etichetta nuova non varrà mai a cambiare la qualità del prodotto, come l'esperienza - lunga - insegna.
S. M.
(Cremona)

Stupri di Rimini/1
Anche per il branco sarà valido lo ius soli?
Gentile direttore,
alla fine il branco di Rimini si è rivelato essere una gang di minorenni; ragione per la quale tra recuperi, affidamento ai servizi, domiciliari e semilibertà trascorreranno solo pochi mesi di carcere.
Se sono sfortunati, quando usciranno la legge sullo ius soli verrà applicata anche a loro, ragione per la quale saranno già italiani (sic) e ciò consentirà di non conteggiare più le loro future imprese tra le numerosissime compiute dai nostri (s)graditi ospiti.
Davide Vacca
(Reggio Emilia)

Stupri di Rimini/2
Due si sono costituiti. Cosa da non credere!
Caro direttore,
è ora di finirla con questi stranieri che non rispettano le nostre usanze; due minorenni marocchini sotto pressione per l’indagine su un duplice stupro, sono andati a costituirsi.
Un vero italiano, educato alla dottrina liberale, se ne starebbe tranquillo ad aspettare la prescrizione, polemizzando sui ‘social’ contro la magistratura lassista e buonista.
D’altronde è lo Stato che deve provare i reati, mica il cittadino. Che, se opinabilmente privato della libertà dai manettari giacobini può ben elevare la sua presunzione d'innocenza fino al processo di primo grado, anzi fino all'appello, anzi fino alla Cassazione, anzi fino a Strasburgo, anzi fino al giudizio universale.
Inoltre è specialmente volgare mettere a processo chi è baciato dalle urne, indiscusso suggello di italianità.
Ma questi nord africani non si vogliono integrare, una vergogna colpa dei comunisti.
Si capisce che sono ironico?
Fabio Marchini
(Gallignano)

Assolutamente sì.

Ambizione, che guaio
È sbagliato cercare di voler essere altro
Signor direttore,
fa parte integrante della nostra natura umana l’ambizione di arricchirsi o da dimostrarsi tali. Però a volte il voler troppo dimostrare di far credere di essere ricchi ci porta inevitabilmente a calpestare la nostra dignità nel nome di una nostra ridicola reputazione. E ciò che fa più pena è che non ci rendiamo conto di apparire invece buffoni agli occhi della gente che noi pensiamo ci ammiri o invidi.
Questi sono i veri poveri!
Pietro Ferrari
(Cremona)

Terremoto sul Garda
È zona sismica e anche zona protetta
Caro direttore,
tre scosse di terremoto sul Garda, senza che vi siano stati danni, poiché come qualcuno disse, questa è zona sismica e come ‘qualcuno vuole’, questa è zona protetta, super protetta.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

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