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30 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

01 Settembre 2017 - 04:00

IL CASO

LA NOSTRA CREMONA È UN MUSEO DIFFUSO
SALVAGUARDARLO È RIGENERAZIONE URBANA


Buongiorno direttore,
mi sono avventurato nella corte civile dell’oratorio di Sant'Agata in Corso Garibaldi.

Passeggiando sotto le antiche gronde di queste case gotiche mi sono imbattuto in un vero e proprio tesoro. I resti di una fabbrica del XIII secolo, ma forse anche più antica, realizzata riutilizzano pedali ed embrici romani. Un semplice muro di ottocento anni fa, direbbero molti nostri vecchi. Un muro di una casetta antica, cosi poco tutelate a Cremona nel corso dei decenni scorsi, che però ci rende eloquente la differenza tra la ricchezza dei nostri centri storici rispetto ad altre nazioni. Ambiente urbano, antichità, autenticità, storicità e valore artistico animano anche questa semplice costruzione dei nostri antenati, costruita con la sapienza dei capomastri medioevali, che mal si addice agli standard moderni. (...) questa sua natura costituita dalla muratura, questa materia, denominata dai sapienti ‘cultura materiale’, è la vera ricchezza d’Italia, dei nostri centri e della nostra arte. I turisti stranieri cercano questo a Cremona, il museo diffuso, oltre che i violini e ad una bella fetta di cotechino. Vi chiedo, in verità, noi cittadini ci rendiamo conto di cosa abbiamo tra le mani? Oppure come al solito ci lasciamo lusingare dai luoghi comuni: meglio demolire le antiche casette per ricostruirle al meglio. Solo questa pratica è a Cremona rigenerazione urbana? Solo questa pratica è recupero del costruito? Non è che semplicemente stiamo riducendo la complessità del luogo dove viviamo a formule semplici e veloci che alla fine ci porteranno alla rovina? Pensare di ridurre il restauro delle antiche case cremonesi alla semplice demolizione e ricostruzione mi appare invero una involuzione dell’architettura, intesa come scienza e pratica umanistica, forse anche uno svilimento della stessa rendita di posizione. Tutti ben sappiamo che, a parità d’età, un appartamento antico, con murature antiche e belle travi in legno vale di più di uno costruito in cemento armato. Chiedo anche ai cittadini, tanto amanti delle arti, se questa riflessione deve essere confinata ai soli tecnici oppure riguarda ognuno di noi. Certo possiamo procedere nel modo attuale, quello indicato dalle leggi che ci portano a perdere la nostra unicità che alla fine è identità (parola tanto abusata e tanto sconosciuta), oppure, possiamo come società civile iniziare a capire, volere e pretendere una nuova via, una nuova era che tuteli le antiche mura, valorizzi gli edifici e le rendite di posizione e addirittura porti un aumento dell'occupazione.
Angelo Garioni
(architetto, Cremona)

La sua lettera propone un argomento di riflessione sul quale mi auguro si registrino altre opinioni. Il dibattito è aperto.

LA POLEMICA

La scarsa manutenzione dell’Aspice porterà guai

Egregio direttore,

(...) il mio intervento è legato all’esperienza degli allagamenti che più volte hanno interessato l’abitato di Pescarolo. Da sindaco ho avuto modo di conoscere due importanti riferimenti che preannunciavano il fenomeno, un finestrino sul retro del comune che dava un primo segnale e la fossa del Borgo di fuori , quando l’acqua invece che andare verso la campagna tornava verso la piazza. Era l’Aspice che, allagata la comunale verso la Senigola, tornava in paese. Ormai sono ricordi che non posso dimenticare, oggi parzialmente superati grazie alla realizzazione delle due circonvalazioni che fanno da argini, però, a parte gli allagamenti che possono nascere da una rete fognaria ormai superata dai cambiamenti climatici, è sempre della massima importanza l’efficienza dell’ex fiume Aspice. Fui tra i promotori perché la manutenzione dell’allora fiume Aspice, invece che dipendere dal Magistrato del Po, passasse al Dugali , dando la possibilità di avere un contatto più diretto, sul territorio per le varie problematiche, con il netto no dell’ex presidente del Consorzio Aspice, Balestreri, non fu una cosa facile, ma la cosa andò in porto. Oggi un beneficio il territorio l’ha certamente avuto, ma non per l’Aspice. A questo punto non mi resta che chiudere con la pubblicazione di alcune foto, inviate circa un mese fa al Consorzio Dugali e al sindaco di Pescarolo ed Uniti. Ci tengo a farle conoscere anche a quelle persone che, alcuni mesi fa, si lamentarono per la scarsa manutenzione dell’ex fiume a monte, evidenziando i guai che sarebbero potuti nascere per Pescarolo, di fronte ad una situazione a valle che si evidenzia nelle foto, nel tratto della comunale che va verso Pieve Terzagni.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)

Galimberti e le nozze gay
Sindaco incoerente
Scorda le sue origini
Gentile direttore,,
rispondo al lettore Vincenzo Montuori, sul ‘caso’ Galimberti e unioni di fatto. Il vizio, sia permesso usare questo termine, sorge ab origine: Galimberti, cresciuto per decenni sotto l’ala della chiesa, sapeva che si candidava con l’appoggio fondamentale del Pd, partito favorevolissimo alle unioni di fatto, anche omosessuali, diversamente dalla chiesa. Ovvio che poi una volta sindaco abbia dovuto rispettare la legge dello Stato, ma nessuno obbliga ad accettare incarichi che possono comportare azioni contrarie alla propria morale. Per Galimberti ciò non deve avere costituito un problema, se è vero, come pare, che a fare il sindaco ci sta prendendo gusto e che si appresta a ricandidarsi, sempre con il Pd a fare da colonna portante.
In secondo luogo, ricordo al lettore che il sindaco può anche delegare un consigliere, senza scadere in un atteggiamento pilatesco, ma per coerenza con la propria etica. Da ultimo, ricordato che nel caso specifico si tratta di unione omosessuale, non capisco da dove discenda l’obbligo per Galimberti di officiare un rito che, secondo quanto riportato dalle cronache, si terrà a Montecatini, non a Cremona. Io resto della mia idea: chi va con lo zoppo impara a zoppicare... a maggior ragione se ha già una sua attitudine in tal senso.
L. G.
(Cremona)

Il grande fiume/1.
Ogni sera vi si ripete
il mito di Fetonte
Signor direttore,
un grande mito antico che si ripete sul nostro fiume ogni sera: quello di Fetonte figlio del Sole del quale volle guidare il carro fiammeggiante. Avvicinatosi troppo alla terra, per evitare che la incendiasse, Zeus lo fulminò e lo precipitò nel fiume Eridano. Così ti vedo immenso fiume, dilagare per l’immensa campagna, per nude sabbie e folti pioppeti, in una sterminata radura d’orizzonti.
Grigio d’afa, soffuso d’azzurro qua e là, fumide lontananze senza palpito. Foschi allungati riflessi di nuvole e di boschi nello specchio d’acqua che immobilmente va. Ad un tratto si squarcia il cielo alle mi spalle e mi investe una grande fiamma d’occiduo sole. Tutto arde, avvampa, splende. Rosso rame è il sabbione, la riviera è di sangue, colma d’oro è la valle. Un attimo. È passato. i miei occhi hanno scorto precipitare il carro di Fetonte nel fulgore del mito; e il mio cuore ora è pieno del lamento smarrito che le Eliadi sorelle fanno sul fanciullo morto.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Il grande fiume/2.
La brezza mattutina
sospinta dai gabbiani
Signor direttore,
la brezza mattutina che dal Po si diffonde pare ne sia sospinta dall’ali dei gabbiani a mitigar dall’afa che spesso ne importuna all’apogeo d’agosto. Rammenterem, per altro, di ricambiare il loro pensiero rispettoso scorgendoli planare come se unicamente sol fossero protesi a ricercare prede?
Marco Rossi
(Cremona)

Casanova del Morbasco
Festa ‘In strada’
Grazie a tutti
Signor direttore,
sabato 26 agosto si è svolta la 4 festa In Strada a Casanova del Morbasco con ottimo successo. Anna e Luca del Carpe Diem colgono l’occasione per ringraziare tutto lo staff, don Franz, don Giuseppe, la nostra sindaca e tutto il personale del comune di Sesto ed Uniti ma in particolar modo tutti quelli che hanno partecipato alla festa rendendo la serata speciale e con l’occasione di invitarvi l’anno prossimo.
Anna e Luca
(Casanova del Morbasco)

Alla sacra famiglia
I miei brutti ricordi
di 3 anni in collegio
Signor direttore,
la mattina del 29 agosto ho letto l’articolo che riguarda le suore del collegio ‘La Sacra Famiglia’. Non conoscendo a fondo il contenuto dell’articolo, non posso certamente commentarlo. Ma posso riferire qualche particolare, a me ben noto durante la mia permanenza in quel collegio durato circa tre anni. Vi ricordate voi che quando c’era un funerale, davanti al corteo c’erano sempre dei bambini vestiti tutti uguali? Io ero uno di quelli e magari anche due volte al giorno. Vi ricordate quelle belle piastrelline tutte colorate che venivano usate sulle pareti da esperti muratori, chiamate mosaico? Io ero uno di quei bambini che dovevo operare la cernita e sistemarle in appositi contenitori. Perché quelle piastrelline venivano portate da un autocarro all’interno dei collegio e ribaltate al centro del cortile e quando uscivano erano già pronte da attaccare alle pareti. In questo modo noi bambini, mediamente dai 7 ai 10 anni imparavamo a lavorare. E loro, le belle suore delle quali ricordo ancora i nomi, avevano la mano d’opera gratuita. Ma non del tutto perché chi aveva lavorato aveva diritto a un mela per merenda. Altre cose occupano ancora la mia memoria, avevo 8 anni, ora ne ho 75, ma non ho mai potuto dimenticare. E loro hanno continuato a comperare gli immobili confinanti con il loro istituto. Tante altre cose avrei da dire, ma è meglio che restino solo nella mia memoria. C’è solo una cosa che mi irrita, sentir parlare, dell’istituto Sacra Famiglia di via XI Febbraio di Cremona.
Francesco Bodini
(Cremona)

Ius soli
Vale per il branco
degli stupratori?
Gentile direttore,
riferendomi alla recente discussione sulla legge relativa allo ius soli, legge dalla quale dovrebbero dipendere tutto il nostro futuro, il nostro benessere e la nostra libertà (sic), almeno a giudicare dal martellamento mediatico di questi ultimi tempi, non posso certo fare a meno di chiedermi se tale sciagurata legge sia stata concepita anche per alcuni nostri ‘(s)graditi ospiti’ come ad esempio il branco di marocchini che lo scorso fine settimana ha violentato una turista polacca (ed un transessuale peruviano) o quel tal Abid Jee, mediatore culturale (figura professionale dalla quale dipende la maggior parte del nostro benessere economico, ovviamemte) le cui recentissime dichiarazioni relativamente allo stupro di una donna, preferisco astenermi dal commentare.
Davide Vacca
(Reggio nell’Emilia)

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