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29 settembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

31 Agosto 2017 - 04:00

IL CASO

ABBIAMO UNA TRADIZIONE CULINARIA DI SECOLI
IL NOSTRO COMPITO È NON DISPERDERLA

Egregio direttore,
accettando l’invito di un vecchio compagno di scuola mi trovo ad attraversare la vasta campagna mantovana, profonda, dal respiro caldo e grosso, odorante di Mincio, sono ospite di questo amico trasferitosi venti anni fa in questa terra, mi porta a visitare un mulino ancora attivo e in ottimo stato, la cascina secolare, macchine ed attrezzi agricoli nuovi e quelli vecchi del tempo che fu, si parla tantissimo e per tutta la mattinata, finché da lontano una voce femminile urla che il pranzo è pronto. E’ la suocera. Il mio amico mi dice: «Preparati perché ha fatto per anni la cuoca in un noto ristorante di Viadana». Vedo la tavola imbandita di prelibatezze con prodotti di nicchia con autentiche chicche gastronomiche. Non si resiste alla tentazione. Ma l’apice si raggiunge con il ‘risotto alla pilota’. Mi racconta come viene fatto: quando l’acqua raggiunge il bollore si butta un chilogrammo di vialone nano, otto minuti di cottura, testuali parole, ‘violenta’ perché assorba l’acqua, poi circa 20 minuti di cottura lenta nella sua camicia di burro, olio, salciccia locale e pontel (che sono le braciole di maiale), nella pentola di rame coperta con carta stagnola e servita con grana padano morbido, lasciando sul palato il gusto della nostalgia. Questo per dire che gli italiani vanno giustamente orgogliosi delle proprie tradizioni e specialità culinarie, tramandate da secoli attraverso la vita familiare d’impronta contadina, ma la paura è che col tempo si perda o meglio si voglia perdere le eccellenze che ogni zona italiana ha in favore di qualcosa che fa comodo ai signori seduti là, senza distinzione di colore.
Filippo Boffelli
(Codogno)

Più che i ‘signori seduti là’, che immagino siano i nostri governanti, io temo le logiche del profitto e le leggi del mercato che sacrificano prodotti di nicchia a favore di cibi di massa e impongono mode alimentari e gusti che non hanno nulla in comune con la nostra tradizione.

LA POLEMICA

BARRIO, LITIO, STRONZIO, ALLUMINIO... I ‘FUOCHI’ INQUINANO

Egregio direttore,
mi permetta di esprimere quanto sotto in merito allo spettacolo di fuochi pirotecnici programmati a conclusione della Festa del Pd di Crema. Complimenti al professor Ladina - Verdi Provinciali - che nell’intervista al giornale pone l’accento sull'inquinamento chimico dei fuochi, cosa di cui la totalità degli addetti ai lavori finge, scientemente, di ignorare. Nello specifico vorrei precisare che le varie tonalità dei fuochi, personalmente le chiamerei bombe, sono dovute ai seguenti cationi: fiamma verde: bario, fiamma rossa: litio e stronzio, fiamma gialla: alluminio. Tralascio altri elementi per presunta modesta tossicità. Riguardo alla tossicità dei primi tre elementi citati presumo sia arcinota. Per quanto riguarda l’alluminio, sembrerebbe che questo elemento abbia un ruolo importante circa la genesi della malattia di Alzheimer. Di sicuro ci ritroveremo a fine spettacolo con alcuni decine di chili di questi inquinanti pronti ad entrare nella catena alimentare con effetto devastante. Complimenti anche al sindaco, Stefania Bonaldi, per la posizione assunta in merito. Altro lato, che lascio alla lettrici ed ai lettori di valutare, la condotta di Matteo Piloni, che mi sembra perfettamente coerente con la carica di assessore all’Ambiente. Per ultimo: si potrebbe conoscere il costo economico dello ‘spettacolo’? Il costo ambientale, sicuramente, sarà altissimo.
Dulcis in fundo: voglio ricordare ai suoi lettori e lettrici che il 26 agosto alle ore 21 al ponte dell’Adda di Lodi, Waschen Boys col patrocinio del Comune di Lodi, fortunatamente il Parco dell’Adda Sud resta defilato, ci sarà un grande spettacolo pirotecnico, che molto probabilmente si potrà udire anche a Crema. Chiaramente qualche animalista doc, all’indomani delle esplosioni si chiederà la ragione per cui mamma cigno, papà e figlioletti sia scomparsi dai paraggi. Esiste però una attenuante per gli autori dei fuochi di Lodi: le polveri degli inquinanti saranno diluite dalle possenti correnti, soprattutto in questi periodi, del fiume tanto caro alla grandissima Ada Negri. Prendo spunto da questa ultima osservazione per suggerire ai dirigenti del Pd di traslocare lo spettacolo sulle rive dell’affluente cremasco dell’Adda, in modo che le polveri abbiano a cadere direttamente nel vicino depuratore di Crema. In questo modo tali polveri non resteranno sul territorio ma smaltite a norma nei fanghi prodotti dal depuratore medesimo.
E. B.
(Agnadello)

Al presidente del quartiere 4
Comitati non nati
per fare politica
Egregio direttore,
la lettera di Antonio Croci, presidente del Comitato di Quartiere 4, pubblicata lunedì 28 agosto, mi offre l'opportunità di affermare che sì, è vero, ci voleva un nuovo scatto da parte del Comune per sbloccare la situazione creatasi al Cambonino per quanto riguarda l’abbandono indiscriminato di rifiuti ingombranti. Dico nuovo in quanto, oltre alle azioni svolte dal Comune, alle sanzioni comminate, al passaggio più frequente per il ritiro dei rifiuti concordato con Linea Gestioni, le iniziative che Aler intende attuare potevano essere sollecitate dallo stesso Comitato di Quartiere ed essere realizzate da tempo. Negli ultimi due anni l’attenzione, gli interventi e i sopralluoghi sul posto da parte mia, così come del gestore della raccolta dei rifiuti e degli agenti della polizia locale ci sono sempre stati: attività compiute periodicamente, non alla ricerca di visibilità, ma al solo scopo di comprendere e risolvere i problemi e non di alimentare polemiche. Ognuno è comunque libero di scegliere il proprio stile di comportamento e di svolgere il proprio ruolo come meglio ritiene, fermo restando che i comitati di quartiere non sono nati per fare politica nel senso stretto del termine. Detto questo, ritengo che la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti sia importante e indispensabile per azioni concrete come l'anteprima di ‘Puliamo il Mondo’, tenutasi venerdì scorso, alla quale mi auguro seguano attività svolte in autonomia dal comitato nei prossimi mesi senza la presenza della sottoscritta.
Alessia Manfredini
(assessore all’Ambiente del Comune di Cremona)

Challenger: grande tennis
Perché ignorate
il torneo di Manerbio?
Signor direttore,
non ho letto sul La Provincia, nello spazio dedicato allo sport, notizie in merito al torneo di tennis di Manerbio, torneo che si è concluso il 27 agosto. Il torneo challenger di Manerbio è il più importante sia come montepremi sia come partecipazione di giocatori, del nord Italia. Sinceramente non comprendo questo silenzio. Il fatto che Manerbio sia in provincia di Brescia non penso sia il motivo anche perché, ad esempio, tutte le volte che la provincia riporta notizie su Bozzolo penso faccia bene anche se Bozzolo appartiene alla provincia di Mantova. Ricordo che negli anni precedenti La Provincia ha sempre riportato notizie in merito al torneo. Cordiali saluti da un affezionato tennista vostro lettore.
Lupo Faccini
(Cremona)

Il torneo, pur importante, è fuori dal nostro territorio di riferimento. Prendiamo questa sua come spunto di riflessione per l’anno prossimo.

Per chi fa politica
Avversari e nemici
Ecco dove li trovi
Signor direttore,
quando cammini lungo la strada della Politica, ricordati sempre che se hai degli avversari te li trovi davanti ma se hai dei nemici sono al tuo fianco.
Pietro Ferrari
(Cremona)

A proposito delle famiglie gay
Figli in carne e ossa
e non sintetici
Signor direttore
al signor Antonioli rispondo che oggi alla base dell’omofobia «vera piaga sociale che attraversa gran parte della società e chiesa cattolica eccetto papa Bergoglio», ci sono molte persone represse che odiano (o invidiano) chi manifesta la propria felicità di vivere ed amare! (...) Non c’è nessuna ventata omosessualista, si nasce già gay, solo che prima si viveva nascosti, e ci si sposava con donne. Le madri lesbiche e i padri gay hanno già figli, che hanno avuto da precedenti relazioni etero. I figli sono tutti uguali fatti di carne e ossa, e non sintetici. Tranne che in Italia, in quasi tutto l’Occidente cristiano ci sono i matrimoni gay egualitari, e leggi dove madri volontariamente e gratuitamente aiutano coppie sterili o gay a portare in grembo il nascituro. Anche gli etero partono da un desiderio egoistico di fare figli, poi diventa spesso dedizione d’amore, dove al centro c’è sempre la tutela del bambino, che vuole essere amato da genitori indipendentemente dal loro sesso.
Luciano Bartoli
(bartlux@libero.it)

Migranti sfrattati a Roma
L’Italia sia clemente
con gli eritrei
Egregio direttore,
avendo visto le immagini di guerriglia urbana tra forze dell’ordine e migranti a Roma, formulo a lei e ai gentili lettori alcune considerazioni. Tra bombole di gas lanciate sulla polizia e idranti usati per sgombrare i migranti che dormivano davanti alla stazione Termini la parola integrazione non ha fatto un buon servizio. Spiace ancor più vedere poi che i soggetti interessati erano in maggioranza eritrei, un popolo verso il quale l’Italia deve essere riconoscente visto che hanno eroicamente combattuto al nostro fianco durante l’avventura coloniale italiana del secolo scorso. Forse più di tutti i migranti gli eritrei meriterebbero lo status di rifugiati ma come sempre l’ambiguità italica innalza una coltre di fumo per confondere e sparigliare le idee. Se l’Eritrea è uno stato dittatoriale, che viola sistematicamente i diritti umani come mai il nostro governo all’Onu non si è mai fatto portavoce di sanzioni ed isolamento diplomatico verso quel regime? Ci interessa solo la Libia o forse neanche quella visto la lentezza della nostra diplomazia che ha così lasciato spazio alla Francia di Macron? (...) E veniamo ora alla questione pi� generale della legalità. Sembra diventata il nuovo leit motiv della politica italiana; improvvisamente quando si � ormai a meno di un anno dalle elezioni ecco riemergere il grande problema italiano: la mancanza di legalità e allora si scopre che i migranti oggetto della guerriglia urbana a Roma occupavano illegalmente l’immobile dal 2013, ma allora erano una ‘risorsa’ e non si poteva dire nulla oggi invece sono diventati un problema ed ecco lo sgombero in malo modo. Che dire degli ‘espulsi’ quando in realtà vagano indisturbati nelle nostre città trasformando stazioni ferroviarie e piazze in suk altro che rimpatrio. Si dirà che questo è difficile ma allora perché notificargli un pezzo di carta con il timbro della questura se questo non vale nulla? Il solo compilarlo non è una perdita di tempo? Non sarebbe più sensato radunarli in qualche luogo per tenerli sotto controllo? E poi il lavoro nero, il caporalato è da quando sono piccolo ormai 40 anni fa che se ne parla e non è mai stato estirpato sono solo cambiati i soggetti dagli italiani ai migranti ma tutto è rimasto come prima anzi più di prima con baracche dall’odore nauseabondo in piena campagna con tanto d’immondizie e lotte intestine tra i ‘residenti’. (...)
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

Mostra si Bertoldi su Wojtyla
L’artista mi donò
il ritratto di don Primo
Signor direttore,
apprendo della bella mostra dell’artista Bertoldi su papa Wojtyla allestita presso il nostro battistero. Osservo incuriosito ed ammirato quel ritratto del Bertoldi prontamente riportato dal tuo giornale e raffigurante il vescovo Assi in compagnia di papa Wojtyla. Mi colpiscono quelle due stupende piccole xilografie sorrette dalle mani del Pontefice. Così che, con la memoria, vado ad un non lontano giorno in cui ricevetti orgoglioso un gradito omaggio che l’artista Bertoldi, con bottega in Cremona, si prodigò a recapitarmi. Una pregevole cartelletta amorevolmente rilegata e contenente una stupenda xilografia numerata ritraente un bel primo piano di don Mazzolari, oltre ad un memoriale scritto per lo stesso don Primo di pugno dall’indimenticato don Carlo Bellò. Perché vedi direttore l’opzione della Resistenza tanto a cuore a quel prete antifascista fedele al Vangelo, fu appunto per don Primo «…una realtà vissuta se fu persino tradotto a Villa Merli di Cremona». (...)
Giorgino Carnevali
(Cremona)

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