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15 agosto

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

17 Agosto 2017 - 04:00

Le foto dei lettori

L'antica chiesa di Borgolieto, museo a cielo aperto

Egregio direttore,
le invio una foto scattata tempo fa che ritrae l’immagine di un piccolo museo all’aperto: l’antica chiesa di Borgolieto, frazione di Gussola, intitolata a S. Benedetto. Circondata dal verde, immersa nel silenzio della campagna, questa splendida testimonianza storica simbolo del paese, è in buono stato di conservazione. Segnalata nel registro dei ‘Luoghi del cuore’ del F.A.I. auspico che in futuro possa essere maggiormente valorizzata. Vorrei aggiungere che questa chiesa fu testimone in pieno Medioevo di un grave fatto che coinvolse Borgolieto e i suoi abitanti, e che il sacerdote Angelo Grandi nel suo libro: ‘Descrizione della provincia e diocesi cremonese’ descrive con queste parole: ‘Nel 1348 apertasi guerra tra Luchino Visconti signore di Milano e Luigi Gonzaga duca di Mantova, movendo il primo sui suo esercito, la più parte composto di cremonesi e bresciani capitanati dal conte di Michele Persico, contro Casalmaggiore e Sabbioneta, che assai gli stava a cuore di prendere, Borgolieto, i cui abitanti volendo ai mantovani, difensori di Casalmaggiore, attraversare il passo rompendo le vie e atterrando gli alberi, fu abbruciato’.
Gian Luigi Pettenuzzo
(Sospiro)

Ne parlo con...

Cremona, in via Lanaioli

Quei blocchi di cemento rubano spazio a un'auto
Signor direttore,
scrivo perché ormai da troppo tempo, in Via Lanaioli, alcuni blocchi di cemento occupano uno spazio dedicato a un posto macchina per i residenti. Sono blocchi di cemento impiegati durante manifestazioni ed eventi per impedire atti terroristici. Al termine delle manifestazioni, come succede in tutte le città, i blocchi vengono rimossi e non parcheggiati alla stregua di un automobile.
Spero che questa segnalazione, in allegato trovate una foto scattata ieri, possa finalmente contribuire al ripristino del posto auto inagibile.
fabio_degas@hotmail.com
(Cremona)

Soresina
Gli stalli per i disabili lontani dall'ingresso
Egregio direttore,
sapendo che corro il rischio di diventare noioso, vorrei ancora una volta parlare dell’attenzione che il Comune di Soresina rivolge ai disabili.
Il nuovo parcheggio di viale Lombardia che, anche se ancora chiuso, ha assunto la sua definita connotazione.
In tutti i parcheggi che si rispettino (supermercati compresi) lo stallo con le righe gialle è vicino agli accessi: qui no, è lontano dall’ingresso che più lontano non si può. Come ho già ribadito altre volte, i disabili sono stufi di ‘entrare da dietro’ od essere relegati ‘là in fondo’! Perché costringere chi ha poche possibilità motorie a fare 50 metri in più per uscire dal parcheggio? Per vergogna? Vergogna!
Flavio Zanenga
(Soresina)

Evidenzio la sua segnalazione per mettere in risalto quello che appare essere un controsenso. Invito l’amministrazione comunale a chiarire la decisione di piazzare gli stalli per i disabili in una posizione tanto scomoda.

L'INTERVENTO
Le due Rome, il 'rosso' e il 'nero', l'interesse nazionale meno chiaro
Una domanda rimbalza nei giornali di questa estate bollente. Perché l’Italia non ha un Macron che ne difenda a muso duro l’interesse nazionale? Forse perché per difenderlo bisogna prima capire qual è. E le idee, al momento, non sembrano chiarissime. Ma, soprattutto, perché l’Italia non è la Francia: evidenza agevolmente verificabile buttando un occhio all’illuminante sfasatura dei rispettivi tempi storici.
L’unificazione territoriale francese iniziò nel dodicesimo secolo e, sloggiati gli inglesi, era cosa fatta alla metà del 1400. Il compimento della nostra unità territoriale, terre irredente escluse, avvenne nel 1870 con porta Pia e la presa di Roma, fonte a sua volta di infinite grane per il giovane Stato i cui esordi non furono l’idillio nazionalpopolare che l’epopea risorgimentale ci ha romanticamente raccontato. Grane dovunque. La Questione meridionale, col brigantaggio, sottraeva di fatto un consistente pezzo del Paese al controllo dello Stato. La Questione romana a sua volta gli sottraeva consenso e lealismo di larga parte dei cattolici cui il papa, in risposta alla perdita dello Stato pontificio, aveva ingiunto di astenersi dalle elezioni politiche. Cioè di punire con l’Aventino della coscienza religiosa il nuovo Stato usurpatore e laico.
L’Aventino durò fino al 1913 quando il conte Ottorino Gentiloni, illustre antenato dell’attuale presidente del Consiglio, riuscì ad allentare le maglie del divieto, aprendo la strada alla progressiva immissione dei cattolici, in chiave antisocialista, nella vita nazionale.
Ebbene sì: sia detto senza malizia, ma ci fu un tempo in cui un Papa e un Gentiloni esortavano i cattolici a fermare le sinistre. Dunque, negli anni in cui avrebbe dovuto consolidarsi quel senso di comune appartenenza identitaria, che dell’interesse nazionale è la naturale premessa, il sistema Italia scricchiolava e si misurava con molteplici spinte disgregatrici. Il Regime in seguito, coi progetti di colonialismo demografico in Africa orientale, tentò, sulla scia della sinistra crispina, di guadagnarci un posto nel consesso dei Grandi d’Europa.
Ma una politica di potenza all’italiana, in realtà, non è mai decollata. E la storia, che è sempre scritta dai vincitori, non ha mancato di prendere in seguito impietose distanze dai vinti, mettendo di fatto all’indice l’idea stessa di interesse nazionale per trascorsa collusione col fascismo. Nacque lì quel retrogusto antidemocratico e guerrafondaio che, per deliberata strategia politico ideologica, tuttora accompagna lo spinoso tema del nostro interesse nazionale. Il problema, per dirla con Stendhal, è il Rosso e il Nero. Il Nero, cioè l’enorme ruolo diretto e indiretto giocato dalla Chiesa di Roma in uno Stato nazionale che, unico al mondo, ha due capitali, contiene cioè due Rome. La Roma ecumenica e universale del Capo della cristianità e la Roma motore politico istituzionale dello Stato italiano. E non sempre, com’è naturale, i direttori d’orchestra delle due sponde del Tevere dirigono all’unisono.
Se Minniti ipotizza un blocco navale per contenere l’invasione migratoria, la Cei controbatte e la Caritas configura ipotesi di disobbedienza civile. In effetti, la vocazione della Chiesa, a maggior ragione mentre il suo asse si sta spostando in Africa, è un universalismo ecumenico che poco o nulla ha a che fare con la dimensione storico politica della nazione e tanto meno con le ragioni dell’interesse nazionale e del suo ‘sacro egoismo’. Il problema delle due Rome sta qui. Ed eccoci all’altro colore tenacemente avvinto alla nostra storia nazionale e al suo tessuto sociale: il Rosso.
Anche la cultura politica della sinistra con l’idea di nazione ha modesta famigliarità storica. Nel suo dna originario non c’è la nazione ma, al contrario, l’internazionale proletaria. A lungo, nel ‘900, l’interesse nazionale è stato avvertito come una bega borghese, frutto tossico del capitalismo da cui l’internazionale dei contadini e degli operai faceva bene a chiamarsi fuori. Piaccia o no, sono queste - il Rosso e il Nero - le nostre culture dominanti. La tenaglia ideologica del cattocomunismo ha soffocato l’eredità del liberalismo risorgimentale e complicato la nascita di una condivisa e laica religione civile che veda nell’interesse nazionale un diritto-dovere da perseguire senza bigotti sensi di colpa. Il problema dell’Italia vaso di coccio fra vasi ferro - oggi esploso - rimase in realtà dormiente per decenni come paradossale effetto della divisione del mondo in blocchi. Per anni l’Italia ha monetizzato grazie alla guerra fredda il suo ruolo geograficamente vitale per gli interessi strategico militari e commerciali di Stati Uniti e Nato.
Un po’ fedeli all’America, un po’ civettando coi Paesi non allineati ce la siamo a lungo decorosamente cavata. La marginalità italiana è iniziata col disimpegno progressivo degli Usa nel teatro mediterraneo. E un’altra riflessione è da fare. Quando mezzo mondo scalpitava dalla voglia di macellare il leader libico Gheddafi, Berlusconi frenava, convinto che non corrispondesse all’interesse nazionale italiano.
Se quella prudenza non fosse stata impallinata dai geniali custodi della ‘democrazia progressista’ forse oggi non piangeremmo sull’incapacità di fare i nostri interessi e non dovremmo ancora una volta saldare il conto degli errori altrui, Francia compresa.
Ada Ferrari

La Regione rimborsa
Danni da animali vicino alle strade
Gentile direttore,
in merito alla lettera apparsa sul quotidiano la Provincia del 9 agosto dal titolo ‘Troppi animali nei pressi delle strade, va rimborsato dei danni, chi li investe’, le segnaliamo che Regione Lombardia ha attiva una linea di intervento dedicata al rimborso dei danni ai veicoli dei cittadini derivati da collisione con fauna selvatica.
Tutte le informazioni relative alle modalità di richiesta di risarcimento sono recuperabili al seguente link: http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/servizi-e-informazioni/cittadini/diritti-e-tutele/assicurazioni-e-risarcimenti
Ufficio territoriale Regionaledella Regione Lombardia

L’estate degli anziani
Sollievo estivo servizio fondamentale
Gentile direttore,
può servire sollievo nel tempo della vacanza? Sembra un ossimoro e invece è proprio quel che succede se vacanza, etimologicamente mancanza, diventa assenza di compagnia, di attività degli amici di tutti i giorni.
Così durante la chiusura d’estate dei Centri Diurni Disabili il servizio di sollievo estivo in corso a costituire un aiuto importante per alcuni degli ospiti dei CDD, significativo per loro prima e più ancora che per le loro famiglie.
Basterebbe guardarli sul pulmino che in queste mattine di agosto li conduce al Centro di via Platani per non avere dubbi sulla loro felicità e sulla bontà di questo progetto.
Aggiungo che a dispetto della cronaca tristemente frequente di contributi e donazioni che disattendono i loro obiettivi, l’aiuto del Premio di bontà appositamente erogato dalla società San Vincenzo De Paoli sta trovando piena realizzazione, con la rinnovata gratitudine di ospiti e famiglie.
Infine desidero esprimere un sincero grazie all’entusiasmo e al sorriso degli educatori della società Dolce (Manuel, Juvet e Simona) perché fanno davvero la differenza.
Anna Laura Zappieri
(Comitato di Rappresentanza Disabili - Cremona)

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