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11 agosto

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

14 Agosto 2017 - 14:41

Le foto dei lettori

Signore Direttore,
questo è il fosso che fa da spartitraffico in via Boschetto e che come vedete è praticamente intasato da detriti. Basterebbe poco evitare ciò, basterebbe che gli addetti alla manutenzione di tale fossato si prendessero la briga di rimuovere l'erba tagliata.

Romina Quadri
(Cremona)

IL CASO
I ricordi da mondina della 'Cechina', i nostri figli dovrebbero conoscerli
Egregio direttore
giorni fa è venuta a trovare mia madre (oramai quasi novantenne) una sua vecchia amica di gioventù, la ‘Cechina’ (Francesca) una persona ancora in forma ed attiva, molto simpatica e loquace. Mi chiede di vedere la cascina, e mentre la giriamo, i suoi ricordi prendono il sopravvento, tornando indietro di 50-60 anni fa, quando faceva la mondina. Inizia così un vero e proprio dialogo e discorso che durò per quasi un’ora senza mai fermarsi. A quel tempo, per le donne era come partire per il militare: arrivava il camion per portarle nel campo di lavoro, quasi sempre nella zona pavese o Piemonte.
Per 55-60 giorni lontano da casa e dagli affetti personali e familiari, lavorare in condizioni durissime tra acqua, fango e zanzare malariche, spesso in mezzo a piogge e forte vento; si dormiva in grossi casermoni, in letti a castello, proprio come i militari. Fare amicizie con le altre ragazze era difficile, c’era la ‘spregiudicata’, l’arrogante, chi metà dea chi metà donna, la ‘Cechina’ parlava delle altre con distacco, forse anche lei ha partecipato sicuramente a qualche rissa.
La sua fortuna, dice, che è stata quella di confidarsi con quelle più esperte e mature. La vita allora era molto dura e povera, lei, nata in un paesino di ceppo contadino, cresciuta in una civiltà contadina, era abituata sia per carattere che per personalità ad obbedire sempre. D’altronde, la raccolta del riso era sofferenza, il trapianto avveniva all’inizio dell’estate, sotto un sole cocente e la faticosa raccolta nell’autunno, i tanti cambi di vestiti, i bacini inarcati verso il cielo, le cosce nude ricoperte da calze con tanti buchi. Il suo parlare era triste. Si illuminò solamente quando parlò dell’ultimo giorno di lavoro, quando si faceva la festa finale, con una pista da ballo improvvisata sull’aia, fatto con assi di legno trovati nel cortile. E in quell’occasione che finalmente tutto si ripianava, e durante la serata c’era anche l’elezione di ‘Miss Mondina’.
Stanche, ma con il pensiero che anche quest’anno è finito. Mi racconta di storie d’amore, nate ma anche continuate e durate tanti anni, le canzoni cantate lavorando chine. La ‘Cechina’ continuava a parlare, parlare, e non si stancava mai, ed era anche bello ascoltare una realtà che oramai è scomparsa e che è presente solo nei musei contadini o nelle vecchie foto di nonne e bisnonne.
Ora i nostri figli si lamentano e si arrabbiano per un nonnulla, insieme allo studio della storia di migliaia di anni fa, dovrebbero sapere e conoscere anche quello che è avvenuto solo due-tre generazioni prima della loro, per scoprire e riconoscere le proprie radici.
Filippo Boffelli
(Codogno)

La ringrazio per questa lettera, che spero possa essere frutto di commenti nelle famiglie dei nostri lettori. E’ anche questa la Storia patria.

Non curato all’orfanotrofio
Gli archivi non hanno  i suoi documenti
Egregio direttore,
in riferimento alla lettera ‘Non curato all’orfanotrofio, mi negano i documenti’, pubblicata l’8 agosto in questa rubrica, l’Asst di Cremona desidera precisare che ha seguito con scrupolosa attenzione il caso del signor Cauzzi, con il quale gli operatori dell’Urp hanno più volte dialogato, sia verbalmente che per iscritto, fornendo risposte tempestive e puntuali. Premesso che è stato fatto tutto il possibile per assolvere alla richiesta del signor Cauzzi, purtroppo, la ricerca che l’Asst di Cremona ha svolto negli archivi aziendali non ha rivelato la presenza di alcun documento relativo alla sua persona o al percorso di cura da lui intrapreso dal 1946.
Asst di Cremona

Istituto del Nastro Azzurro
Pronti a presenziare a cerimonie ed eventi
Gentile direttore,
l’Istituto del Nastro Azzurro(...) grazie alla rinnovata sensibilità dei cremonesi, ha visto progredire l’impegno e l’operatività del sodalizio sul territorio di questa provincia, tanto che in pochi anni la Federazione composta attualmente da due sezioni, una nel capoluogo ed una a Crema, riesce a collaborare con diverse organizzazioni, in particolare con le associazioni combattentistiche e d’Arma, di servizio e di cooperazione nella realizzazione di eventi culturali e commemorativi. I soci sono di ogni estrazione, numerosi sono gli orgogliosi congiunti dei decorati al valor militare, in maggioranza eroi che hanno preso parte ai conflitti del secolo scorso. Il consiglio direttivo della Federazione provinciale, uscito dalle elezioni tenute lo scorso luglio, è composto da: maggiore dei carabinieri Antono Savino presidente, Mario Marazzi vicepresidente, Emanuela Schiavini segretaria tesoriere, Fabiano Gerevini consigliere, Francesco Vanazzi consigliere. Saremmo grati se venisse riconosciuta la partecipazione della rappresentanza dell’Istituto, con eventuale labaro, alle pubbliche cerimonie ed agli eventi culturali, in sintonia con i valori che esprimiamo.
Antonio Savino
(presidente della Federazione di Cremona dell’Istituto del Nastro Azzurro, Crema)

Precettato nel 1944
Non mi presentai si presero mio fratello
Signor direttore,
essendo nato nel primo semestre del 1926, il 18 luglio 1944 ero precettato per andare in Germania e, come tutti gli altri, non mi sono presentato. Una notte sono venuti a prendermi e, non trovando me, hanno portato via mio fratello lasciando un principio di incendio in una casa zeppa di fieno, paglia e legname; per fortuna è finito tutto bene, ma se fosse finita diversamente perdonare i delatori è troppo. Darò fastidio ai camerati, ma perché non farlo sapere?
Angelo Rosa
(Viadana)

Automobilisti e danni da animali
Mi è capitato e ho avuto il rimborso
Signor direttore,
ma chi lo ha detto che la Regione Lombardia non rimborsa i danni subiti dagli automobilisti che investono animali selvatici sulle strade? Tempo fa ho avuto la sventura di imbattermi in un fagiano che mi ha completamente sfasciato lo specchietto retrovisore esterno. Seguendo l’iter burocratico normale sono stato rimborsato ed anche in tempi relativamente brevi. Non è la Regione che rimborsa i danni ma le assicurazioni legate all’ambiente caccia di cui le regioni si fanno carico.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Ratti in pensione
Spero non sia un addio a noi lettori
Signor direttore,
questa mia è una lettera per Giovanni Ratti da un tifoso grigiorosso. Ciao Giovanni, Non ci conosciamo, ovvio, ma è come se io ti conoscessi da anni. Dai primi articoli sulla Cremo, al fantastico articolo del «grattugiarmi i coglioni sul pavé in bicicletta», fino alla tua lettera di oggi che spero non sia un addio. Il saper di poter leggere i tuoi articoli era un motivo in più per prendere tutti i lunedì il giornale. Nessun augurio, non voglio menar gramo, ma solo che spero di leggerti ancora.
E se non succederà, mi rileggerò gli articoli che ci hanno accompagnato in tutti questi anni. Fantastici! Goditela e lascia un boero anche a noi.
Massimo Saviola
(Cremona)

La rassicuro: lei non leggerà solo di lunedì Giovanni Ratti, che continuerà a dilettarci con i suoi ‘Punti di vista’ anche durante altri giorni della settimana.

Alla Mater Dei di Tignale
Luogo di incanto e raccoglimento
Signor direttore,
Tignale Bresciano è sempre stato nel mio immaginario un luogo di relax, su una terrazza naturale che s’affaccia sul nostro maggiore lago alpino, e vede specchiarsi, nell’acqua increspata dal recente temporale, le martoriate creste del monte Baldo. Lo scenario è incantevole. E ho goduto per una settimana di questo incanto, pur nella grande calura. Ospite dell’accogliente casa per ferie Mater Dei e adatta a persone che amano riposo, il silenzio, le compagnie non caciarone, ma quelle discrete della passeggiata in paese o nei boschi circostanti, o al santuario di Montecastello, ho apprezzato anche l’ottima cucina, il lindore e la freschezza degli ampi spazi della Casa. La Cappellina a piano terra completava le mie esigenze di raccoglimento. L’aver scoperto questo luogo di ferie così accattivante, mi dà la necessità di dirlo anche a voi che leggete questa mia esperienza: fate la mia stessa scoperta. Vale la pena. Approfitto di queste righe per dire il mio complimenti all’organizzazione sempre disponibile e generosa. A Roberto, a Ivana, al personale e alla cuoca ‘Grazie’ e... arrivederci.
don Eugenio Pagliari e don Emilio Doldi
(Cremona)

Tragedia di Marcinelle
L’accostamento coi migranti è penoso
Caro direttore
l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Marcinelle si consumò una strage, numericamente la più importante dal dopoguerra ad oggi, di immigrati italiani. Un incidente che stroncò la vita a 262 persone, di cui 136 italiani. Tutte le personalità politiche hanno espresso il proprio omaggio in ricordo della tragedia e, ovviamente, la più alta carica dello Stato non poteva esimersi. Purtroppo, però, le sue parole non erano solo di ricordo e a scopo celebrativo, bensì ad uso strumentale della sciagura; parole infarcite di retorica ed atte a paragonare chi trovò la morte lavorando - in stato di semischiavitù! - in quel sito estrattivo, con chi oggi viene mantenuto a spese della comunità in alberghi o strutture create ad hoc per il loro sostentamento. I nostri connazionali furono spediti in un Belgio dall’allora Governo italiano in cambio di forniture di carbone. I nostri operai furono trattati dell’Italia alla stessa stregua di merce da scambiare con altra merce, dal Governo belga anche peggio.
Voler accomunare la drammatica vicenda degli operai italiani che persero la vita nelle viscere della Terra con chi oggi si ristora liberamente nei bivacchi allestiti a spese nostre, lo trovo un esercizio davvero penoso e completamente fuori luogo.
Diego Storti
(Ostiano)

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