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2 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

04 Agosto 2017 - 04:00

L'INTERVENTO

Padania Acque fino al 2043
sarà in mano alle banche

Giovedì scorso (27 luglio) è stato approvato dai sindaci dei comuni soci di Padania acque l’evoluzione e il finanziamento del Piano d’ambito proposto dalla società, documento già approvato la settimana prima dal Consiglio di amministrazione dell’Ato. «Un piano complesso, frutto di oltre 6 mesi di intenso lavoro da parte di una squadra di professionisti: advisor tecnici e legali, Ato, Provincia di Cremona e Padania Acque», ha sottolineato il presidente di Padania Acque, Claudio Bodini, dichiarazione riportata sabato dal quotidiano ‘La Provincia’.

E che sia un lavoro complesso non ci sono dubbi se dopo un anno si è stati costretti a modificare il precedente Piano. E che non sia acqua fresca lo si evince dalle considerazioni finali scritte dal consiglio di amministrazione dell’Ato, nel documento: ‘Evoluzione e finanziamento del Piano d’Ambito proposta da Padania Acque, disamina dell’istanza di variante al Programma degli Interventi’ ( con un po’ di pazienza si trova sul sito dell’ente) e allegate all’approvazione del Piano, avvenuta, appunto il giorno precedente.
«E’ necessario – si legge a pagina 14 - effettuare un incontro tecnico con Padania Acque per chiarire e condividere il criterio di budget e quantificare gli investimenti del periodo 2020/2043 tenendo conto anche degli interventi già individuati. Visto alcuni disallineamenti di valori tra noi e Padania Acque, è necessario condividere una banca dati aggiornata on line. Visto i tempi ristretti, non è stato possibile effettuare un’accurata disamina del documento presentato da Padania Acque in data 14/7/2017, all’U.ATO e agli advisor finanziari».
Tanto di cappello all’Ato per la franchezza, ma con altrettanta schiettezza sia permesso di osservare che non è il miglior modo di procedere. Il Piano determina i destini del servizio idrico provinciale fino al 2043. Approvarlo senza un’accurata verifica non invita all’applauso. Tuttalpiù sancisce la massima fiducia dell’Ato in Padania Acque. Fiducia ben riposta se si considerano gli elogi che il presidente Bodini e l’amministrato delegato di Padania Acque, Alessandro Lanfranchi hanno riservato alla società da loro gestita durante l’assemblea di giovedì. Nulla da obiettare.
Certo è più elegante che i peana vengano elevati al cielo da soggetti neutrali e non dai diretti interessati, ma è questione di stile, che, sia chiaro, è ininfluente sui destini societari e irrilevante sulla professionalità degli amministratori. E’ un’annotazione di costume. Lo dice anche Freddy Mercury «Se devi fare una cosa, falla con stile». Forse la citazione è inappropriata. Il leader dei Queen è incompatibile con Padania Acque. Pazienza: se dopo un anno è stato riscritto un piano milionario, è possibile rivedere una citazione poco centrata. La prossima volta.
Meritano, invece, di essere segnalati un voto contrario e tre astenuti all’approvazione della revisione del Piano. Un’inezia, ma anche le virgole hanno un significato. Il direttore generale di Padania Acque, Marco Lombardi è stato bravissimo - e il superlativo ci sta tutto - a comunicare e illustrare in modo semplice e comprensibile ai presenti all’assemblea di giovedì i meccanismi e le complesse dinamiche finanziarie che hanno costretto a rivedere un piano più che ventennale, con in gioco centinaia di milioni di euro e ancora in fasce, ma già soppresso, ancora prima di diventare esecutivo. Il direttore generale è stato abile a motivare l’eutanasia dell’infante di un anno. Precisato questo, non si possono però ignorare alcuni incisi della relazione. In particolare è degno di nota il passaggio che indica la causa principale della rimodulazione finanziaria del Piano dello scorso anno, precisamente l’insostenibilità dal punto di vista bancario. Concetto che Lombardi già aveva espresso alcuni giorni prima nell’incontro residenziale di Crema
Rivedere e correggere qualcosa che non funziona rivela intelligenza e buon senso, ma non cancella le perplessità che nascono nell’apprendere che l’insostenibilità era ampiamente prevedibile. Il direttore è stato tranchant: nessuna banca avrebbe finanziato il Piano precedente.
A supportare l’affermazione del direttore provvede la brochure ‘Focus piano degli investimenti 2017-2043’. Distribuita ai soci, a pagina 11, presenta un istogramma con colonnine rosse che indicano gli investimenti previsti nel Piano dello scorso anno, e colonnine blu che indicano gli investimenti rimodulati dal nuovo piano. La differenza è macroscopica almeno fino al 2031.
Durante l’Assemblea è stata molto enfatizzata l’osservazione secondo la quale la modifica del programma di investimenti non snatura gli interventi già programmati e e non procurerà scossoni alla tariffa. Si potrebbe discutere su questa affermazione, ma anche accettandola alla lettera essa non nega che si siano sbagliati i conti, che le banche non avrebbero approvato il piano, che Padania si è adeguata ed è stata costretta a modificarlo. Non è un peccato. Non merita un’incazzatura. Al massimo il voto contrario e l’astensione. Errare è umano. Brindare al risultato ottenuto è un po’ esagerato.
L’importante è avere coscienza che fino al 2043 Padania Acque, per dirla con il profano, privo di master in finanza, è in mano alle banche. Ora si potranno usare escamotages linguistici e semantici per indicare in modo meno brutale la realtà, ma la sostanza resta immutata. Non si muove goccia d’acqua che banca non voglia. Almeno fino al 2043.
Durante l’assemblea di giovedì le parole più usate sono state bancabilità e banche. Un mantra. Le banche monitoreranno ogni sei mesi l’attività. Le banche porranno dei vincoli scritti su quanto non potremo fare. Le banche vorranno costantemente informazioni precise e puntuali. Le banche qui, le banche là. Le banche su, le banche giù. Che palle le banche. Ma nessuno scandalo, così va il mondo della finanza e quello di Padania acque. Sostenere che le banche diventeranno padrone di Padania Acque è eccessivo, ma, di fatto, il destino di Padania Acque è determinato da loro. E’ ancora acqua pubblica? Non sarebbe stato più conveniente acquisire un socio privato di minoranza che portava capitali freschi ed essere più liberi dalle banche? Sempre loro. Tranquilli è una provocazione. O no? Chi ancora crede che le banche non siano tutto, può sempre consolarsi con Antonio Gramsci: «Sono pessimista con l’intelligenza, ma ottimista con la volontà». Altri tempi.
Antonio Grassi
(sindaco di casale Vidolasco)

IL CASO
Biciclette ruba e e ritrovate
Il nostro grazie ai vigili urani

Signor direttore,

vorrei rendere pubblico ciò che ci è successo nei giorni scorsi. Abbiamo subito un furto di biciclette e siamo andati un po’ riluttanti a sporgere denuncia presso la Polizia locale, a Porta Venezia. Il giorno dopo abbiamo ricevuto la bella notizia che le biciclette erano state ritrovate ed erano pronte per esserci riconsegnate.
Il recupero della refurtiva è potuto avvenire grazie al pronto intervento della Polizia giudiziaria eseguito successivamente alla visione dei filmati delle telecamere, che mostravano il fatto. Un grosso grazie dunque al corpo di Polizia Locale ed un invito ai nostri concittadini a denunciare sempre qualsiasi furto.
Renzo Biazzi
(Cremona)

Le forze dell’ordine fanno del loro meglio contro la micro criminalità e necessitano del massimo della collaborazione da parte della cittadinanza. Casi come questo sono meno rari di quanto si possa pensare. Vale la pena ribadirlo.

L’addio a Marco Giusto
Quante ‘battaglie’
Mancherà al basket
Egregio direttore
volevo esprimere un velato rammarico per la scarsa eco del mondo cestistico, specie cremasco, alla scomparsa di Marco Giusto.
Riconoscendo al suo giornale un ricordo nel trafiletto a lui dedicato, vorrei sottolineare che l’avvocato Marco Giusto ha dato molto alla pallacanestro cremasca soprattutto nel settore femminile.
Lo ricordo come avversario intelligente, preparato ed entusiasta nelle ‘battaglie’ fra Crema e Soresina. Esprimo così la mia tristezza per la sua perdita e mi permetto, a nome del basket cremonese, di esprimere le condoglianze ai familiari.
Mauro Agarossi
(Ticengo)

Soprattutto col calcio mercato
Interviste ai calciatori
Sempre le stesse frasi
Gentile direttore,
ho un grande ma purtroppo inesaudibile desiderio: eliminare le solite interviste ai calciatori soprattutto durante il calciomercato. Tutti hanno sempre sognato la nuova maglia e daranno il massimo per non deludere chi ha dato loro fiducia, per tutti il nuovo allenatore è il migliore del mondo, i nuovi compagni fantastici, i nuovi tifosi straordinari e la nuova società ha un grande progetto.
E se non saranno titolari, poco importa, deciderà il mister, l’importante è farsi trovare pronti, la prossima sarà una stagione molto importante. Quante volte abbiamo sentito e ancora sentiremo queste parole?
Michele Massa
(Bologna)

Il vero stress è se lo lasci a casa
In vacanza col cane?
Sì, ama stare con noi
Signor direttore,
(...) leggere nel 2017 articoli che parlano dello stress che si può causare nel cane portandolo in vacanza, è veramente esilarante per non cedere alla ‘disperazione’ nel percepire quanto lavoro ci sia ancora da fare per ‘svecchiare’ veramente la nostra cultura cinofila. In quanto presidente di un’associazione sportiva cinofila ho sentito il dovere di rispondere all’articolo comparso su ‘La Provincia’ il 26 luglio ‘Cani e vacanze: i consigli degli esperti’.
Possiamo confutare questi ‘consigli’, se così possiamo chiamarli, in un’unica e semplice affermazione: il cane è un animale sociale. In quanto tale , il suo primo e fondamentale bisogno etologico è stare insieme (tutti insieme) al suo gruppo ‘etero-specie’ composto da tutti gli elementi della famiglia in cui è inserito.
Per un cane, non esiste punizione peggiore di essere separato dal proprio gruppo seppur rimanendo nel «proprio territorio», giusto per citare testuali parole dell’articolo. Per il nostro cane, poter condividere esperienze con noi è un fondamentale bisogno etologico, per non parlare del valore educativo che una vacanza insieme può avere se ben gestita e guidata dal compagno umano. (...)
Un’altra affermazione chiave da ricordare a questi sedicenti esperti è: bisogno perlustrativo. Il cane è un animale olfattivo che decripta il mondo con il naso; questo si coniuga col suo bisogno perlustrativo e quindi la necessità di mappare nuovi ambienti insieme col suo gruppo.
La libertà su una spiaggia o in mezzo ai boschi: non v’è nulla di più appagante per il nostro amico a quattro zampe. (...)
Sara Ghezzi
(istruttore certificato, Monticelli d’Ongina)

Ma ‘faccia feroce’ con gli italiani
Lo Stato tollerante
con rossi e clandestini
Signor direttore,
ormai qualsiasi violazione, anche grave, della legge da parte di etnie o razze illegalmente presenti (clandestini) sul territorio fu-italiano viene bellamente ignorata dai tutori della legge, in special modo dalla magistratura.
Lo Stato fa la faccia feroce solo con gli italiani che oggi si trovano immersi in una tirannia comunista camuffata dalla dizione del politicamente corretto. Si va a caccia del fascista 2017 e si scarcera dopo 24 ore il magrebino o il rom che uccide o ruba, si guarda con benevolenza ai criminali dei centri sociali che devastano intere città ma si sanziona pesantemente colui che chiama clandestino il clandestino. Che schifo di nazione l’Italia 2017.
giuliano.galassi@libero.it

Mutuate dal politichese
Quante stravaganze
lessicali sentiamo
Caro direttore,
difficile commentare le complicazioni che, da qualche tempo a questa parte, ci affliggono la vita quotidiana con stravaganze lessicali mutuate dal politichese. Il termine di spazzino e netturbino, spesso, risulta suonare epiteto tra i più volgari per gli orecchi dei novelli ‘operatori ecologici’ quando non ne provochino le repliche salaci. Altrettanto lesivo potrebbe risultare l’attributo di cameriera per ogni ’collaboratrice domestica’ o di cieco per il ‘non vedente’?
La nostra tv, prima palestra d’ipocrisia, non pratica identiche modalità avvalendosi di perifrasi abituali per adeguarsi al più gretto conformismo? Questa nuova moda, infarcita di circonlocuzioni indebite e fuori luogo, non sta deviando il linguaggio dalla semplificazione migliore? Che dire poi delle sigle assai spesso ermetiche ai più?
P. F. Mari
(Cremona)

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