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23 luglio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

25 Luglio 2017 - 04:00

IL CASO
Sul 'miracolo' del buco di Aem sanato si è fatto 'spettacolarismo' di partito
Signor direttore,
il tormentone politico/amministrativo scoppiato quest’estate fra i banchi del consiglio comunale pone, ancora una volta, in primo piano il problema della gestione delle ‘partecipate’ del loro controllo, delle loro funzioni e dei loro costi che gravano sulla comunità, basti pensare alle tariffe dei servizi che offrono ai cittadini, tariffe che continuano a cambiare sigla (Ici, Imu, Tarsu, Tares, Tari, Tasi, Iuc, ecc.), così come continuamente segnano incrementi nel prezzo. Nei fatti, la notizia diffusa nell’ambito dei lavori del consiglio comunale a proposito del quasi annullamento del debito accumulato in un paio di legislature dall’Aem ha suscitato nell’opinione pubblica stupore ed interrogativi sull’importante operazione di ‘dimagrimento’ delle obbligazioni della partecipata da 100 a 8 milioni di euro, ossia meno 92%.
Le opposte fazioni politiche presenti in consiglio comunale, ma anche attraverso la stampa locale, si sono più volte confrontate e così, mentre le opposizioni argomentano ed interrogano, la maggioranza spiega, ma non convince. Usando il solo buon senso, la gente comune fatica ad entrare nei meccanismi a monte dell’operazione gestita dall’Aem e vagliata e condivisa, in fase di controllo, dal Comune: teme nuove imposizioni in tasse e si chiede se l’Aem continui o meno ad essere il ‘gioiello di famiglia’, oppure un tarocco da ‘vu cumprà?’ Da tenere in piedi con i tutori.
Altrove, i più sofisticati, rifiutando a priori l’idea di un ‘miracolo’, chiedono la ricetta di questa virtuosa operazione, in capo a chi ci governa, per proprio uso e consumo. Ed ancora, portata a conoscenza di tutti urbi ed orbi l’innovativa, importante ricetta del made in Cremona giunta all’orecchio del nostro presidente del consiglio - onorevole Gentiloni - quotidianamente alle prese con il debito pubblico in costante ascesa, questi potrebbe applicarla in parallelo, consentendo una discesa dello scomodo fardello da 2.300 a 184 miliardi di euro: record dei record e Premio Nobel per l’economia!
Ad ogni buon conto ed al di là di quanto dissertato, ivi comprese alcune provocazioni alquanto fantasiose, ma pertinenti, per non creare eccessi di attesa, sarebbe opportuno che i nostri locali politici / amministratori, qualunque sia la loro collocazione, prendano il coraggio di sciogliersi dagli ordini di scuderia e ci raccontino tutta la verità sino in fondo su questa ‘operazione stupore’: a pensarci bene, tutto ciò riqualificherebbe la politica ed il loro servizio, che, sconfiggendo i cittadini, cui non manca una più che giustificata indignazione, consentirebbe uno squarcio di luce fra la sindrome dell’emozione del momento e lo spettacolarismo di maniera, che vanno per la maggiore negli ambienti di partito.
Giuseppe Turcinovich
(Cremona)

Vedo che l’argomento continua a suscitare dibattito tra i lettori che, evidentemente, non si fanno bastare le spiegazioni fin qui fornite.

LA POLEMICA
La selva di tasse non è da paese normale
Egregio direttore,
sono quasi duecento le scadenze fiscali di luglio per i contribuenti e per gli intermediari abilitati che devono fare il conto con cartelle esattoriali rottamate, acconti vari, dichiarazioni dei redditi, rientro dei capitali, tasse, da ultima la nuova cedolare secca per gli affitti brevi il modello 730 da parte di chi ha scelto di procedere autonomamente o affidandosi ad un Caf/professionista abilitato la rottamazione delle cartelle, che consente di sanare la propria posizione con il fisco senza applicazione di sanzioni e interessi sulle contestazioni di tipo tributario.
La voluntary disclosure, la procedura per l’emersione dei capitali detenuti all’estero e in Italia e mai dichiarati al fisco, beneficiando di un abbattimento di sanzioni e interessi.
Sempre entro il 31 luglio scade il termine per il versamento degli acconti d’imposta con la maggiorazione dello 0.40%, applicabile anche all’Ace (Aiuto alla Crescita Economica), invio del 770 da parte dei sostituti d’imposta. Unico, Irap , Addizionale Regionale , addizionale comunale, imposta sostitutiva sul regime forfettario, Studi di settore, per i lavoratori autonomi contributi alla gestione separata Inps, per artigiani e commercianti contributi eccedenti il minimale, versamento per i diritti annuali alla camera di commercio eccetera (qui mi fermo per non demolire il lettore). Mi domando e chiedo ma siamo un paese gestito da persone normali?
Elia Sciacca
(Cremona)

Le sparate di Boeri dell’Inps
E’ un globalista solo se gli fa comodo
Signor direttore,
eccoci alla nuova sparata del presidente Inps Tito Boeri: dopo aver perorato la causa migranti per la salvezza delle casse dell’Istituto ora sempre per la stessa causa il presidente si è avventato contro i pensionati italiani che vanno a vivere all’estero facendo così mancare alle casse dello stato italiano 1,5 miliardi di euro di imposte. A parte il fatto che il problema tasse non è un suo problema ma un problema del fisco, lui che è sostenitore della globalizzazione dovrebbe sapere che i suoi presupposti sono la libera circolazione delle merci, del denaro e delle persone. Tutti i giorni questo ci viene ricordato quando si parla del negoziato su Brexit in corso fra Europa e Gran Bretagna e dunque se così è perché un italiano non dovrebbe sfruttare la fiscalità di vantaggio proposta da un paese dell’euro come il Portogallo? O come le Canarie nel caso della Spagna? Sono veramente singolari questi signori globalisti nostrani; se le multinazionali vanno in Irlanda o Lussemburgo per pagare il 15% di tasse oppure Marchionne è residente in Svizzera va tutto bene, e va pure bene se il governo Gentiloni fa una legge per attirare in Italia i milionari in giro per il mondo facendo pagare loro una tassa forfettaria di 200 mila (duecentomila!) euro l’anno, ma il pensionato italiano no, non deve trasferirsi in Portogallo perché sottrae soldi al fisco. In pratica la globalizzazione dovrebbe servire solo ai milionari, alle multinazionali e ai migranti. C’è qualcosa che non quadra urge porvi rimedio e alla svelta!
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

Addio a un amico
Franco Ariberti cultore del vernacolo
Caro direttore,
ti rubo un po’ di spazio della rubrica per ricordare un amico pizzighettonese che ci ha lasciato nel mese scorso all’età di 75 anni, e dopo varie peripezie di salute: parlo di Francesco Ariberti, detto Franco, per anni valente cultore della poesia anche in vernacolo. La stessa rubrica del quotidiano La Provincia ‘El cantoon del dialet’ lo ha visto come protagonista con le sue liriche in rima, ma anche in corsivo, che spaziavano in ogni dove. Dall’indole vivace e profonda, è stato per molti anni un attivista della Democrazia Cristiana di Pizzighettone, al quale ha dato il suo contributo disinteressatamente e con indubbio acume politico. Per un certo periodo è stato presidente della Commissione socio- economica, dopo l’indimenticabile precursore ed ideatore, che fu Fulvio Pesenti, quando negli anni ’80, venne affidata alla stessa l’organizzazione della manifestazione ‘Tre giorni in piazza’, ancora attuale ai nostri giorni. Nell’ultimo decennio ha fatto parte del gruppo pittori e poeti pizzighettonesi che, ogni periodo natalizio, organizzano la loro mostra presso il centro culturale comunale di via Garibaldi. Anche la scorsa annata 2016, le sue liriche poetiche erano esposte assieme ai lavori degli altri artisti: ma la sua presenza era mancata, sentore di una salute che stava irreversibilmente vacillando. Se ne è andato senza clamori, quasi in punta di piedi, come era solito fare, lasciando un vuoto tra i familiari e gli amici di sempre. Grazie di tutto Franco, non sarai dimenticato.
Erminio Mola
(Pizzighettone)

Sono un commerciante onesto
Non speculo ma i costi lievitano
Signor direttore,
vorrei dirle la mia sulla risposta che lei ha dato alla signora di Pandino per quanto riguarda la lettera de il caso del giorno 23 maggio. Sono un commerciante onesto e faccio a lei e ai lettori dei paragoni tra ieri e oggi per quanto concerne la spesa di un’attività. Parliamo della tassa dei rifiuti. Ieri il costo era di 800mila lire l’anno, oggi siamo arrivati alla cifra di 1.300 euro più la spesa per i rifiuti del plateatico 70 euro circa più una piccola parte condominiale per far si che vengano ritirati nel vano garage. Altro esempio e la spesa per la corrente elettrica, ieri costava 800mila lire circa bimestrale con acque e gas inclusi, oggi siamo in media sui 650 euro mensili solo di corrente elettrica. Tutto questo e verificabile. Per quanto mi riguarda non speculo su nessuno. E per finire le faccio notare che il costo di questo giornale ieri era di 1.200 lire oggi 1,20euro ( cento per cento di aumento) eppure lo compro ogni mattina.
Alessandro Bongiorno
(Cremona)

Perché odiano Renzi
Vince per gli errori di Bersani e D’Alema
Gentile direttore,
anch’io alla pari del signor Montuori e, presumo, tanti altri lettori, seguo il dibattito sul tema del perché Renzi è fatto oggetto di così tanto odio. Concordo pertanto con l'analisi del filosofo Massimo Recalcati su ‘Repubblica’ nel passaggio in cui puntualizza che la sinistra anziché aver elaborato il lutto della sua morte, si è accanita con colui che ha tentato, sia pur con errori madornali, di imporre una svolta al Partito Democratico, ossia Matteo Renzi. Pertanto coloro che si ritenevano dei grandi politici (parlo di Bersani, D’Alema ) al posto di mostrare all’interno del Pd la loro preparazione e carisma creando il vuoto attorno al segretario Renzi, hanno avuto la grande e brillante idea di fondare l’ennesimo partitino o movimento alla sinistra dei democratici stessi.
Ricordo che il Bersani proprio ad inizio legislatura è stato delegittimato dai cosiddetti 101 parlamentari piddini nel corso delle votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica, episodio che mandò all'aria la candidatura di Romano Prodi. Proprio su quell’increscioso episodio è ritornato in corsa Renzi, eletto poi segretario attraverso le primarie del 2013. Quindi è proprio sugli errori e le delegittimazioni di segretari del passato che è nato il Renzi, ed è inutile che il D’Alema manifesti la sua contrarietà a quest’ultimo con proclami di puro stile mafioso del tipo «finché vivrò, Renzi non avrà mai pace in quanto gliela farò pagare amaramente». Questo stile del cosiddetto leader massimo, la dice lunga sulle sue capacità politiche e mi tocca scomodare per l’ennesima volta la storica frase di Nanni Moretti: «Con questi dirigenti non vinceremo mai».
Giorgio Demicheli
(Cremona)

Ricordo a 150 anni dalla nascita
Il vescovo Franco e l’amore per Crema
Gentile direttore,
centoquaranta anni fa, il 27 luglio 1877 (nel calendario romano festa di San Pantaleone Martire), nasceva a San Damiano d’Asti Francesco Maria Franco: sacerdote nel 1900 e prima coadiutore e poi prevosto ad Agliano, si distinse per la intelligente e zelante cura d’anime e la promozione della stampa cattolica; nel 1919 vescovo (consacrato ad Asti nel santuario di Maria Porta Paradisi, egli portava la Madonna nel nome e la volle pure nello stemma episcopale), si gettò anima e corpo nella cura pastorale della antica e vasta diocesi sarda di Ozieri, che percorse in lungo e in largo incontrando generosamente i suoi fedeli, di qualunque estrazione sociale fossero (generosità che nasceva dalla sua acuta sensibilità, oltre che dalla sua profonda fede). Dopo 14 anni fu trasferito a Crema, dove continuò in modo indefesso quella dedizione totale al suo popolo che già aveva ben conosciuto Ozieri: cinque visite pastorali, sei nuove parrocchie, il nuovo seminario. «Monsignor Franco infatti era un uomo dal cuore grande ma insieme dalla volontà tenace e dalla mano energica» (‘Il Nuovo Torrazzo’, 10 febbraio 1968); in questo tempo, come sempre – del resto - seppe avere rara dignità e indipendenza di giudizio: memorabile la difesa tenuta nel 1949 dell’eroico Cardinale J. Mindzsenty; fu sempre vicino alle vittime della guerra, ai profughi, ai poveri e ai deboli; fece pubblico voto che se la città fosse stata risparmiata dai bombardamenti, avrebbe eretto alle Villette una Chiesa dedicata a San Giuseppe; fu sempre lungimirante promotore della cultura e dell’arte; come detto, fondamento della sua energica ed inesauribile attività era la sua profonda fede, espressa significativamente ad esempio dalla Lettera pastorale della Quaresima del 1944 interamente dedicata alla Madonna di Fatima, oppure dal culto del Sacro Cuore, da lui instancabilmente incoraggiato; diede la misura evidente della fede, della sensibilità e della nobiltà d’animo di Francesco Maria Franco la sua ultima volontà: essere sepolto nella cattedrale di Crema, come poi accadde.
Enrico Carioni
(Trescore Cremasco)

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